«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Riforma costituzionale sotto la lente

A giudicare dalla partecipazione (sala gremita), dall'interesse per il taglio dell'incontro proposto (al centro, l'analisi dei contenuti della riforma costituzionale e della ratio che la sottende, sviluppate rispettivamente da Marco Cantarelli e Vladimiro Soli), dai numerosi e ragionati interventi dei partecipanti (con le ragioni del Sì e del No, ma anche carichi di dubbi e perplessità), dalla passione per una materia certamente complessa e dalla pacatezza di toni con cui è stata affrontata, il primolunedìdelmese dello scorso 3 Ottobre 2016 è stato un buon esercizio di dialogo democratico di base. Qualcosa di prezioso, di cui si avverte sempre più l'esigenza, proprio di questi tempi...
Vari hanno chiesto di poter disporre della presentazione svolta da Marco Cantarelli: ne trovate una sintesi a questo link. Essa sintetizza le modifiche costituzionali proposte. Quindi, vengono esposte le ragioni del Sì e quelle del No (se non tutte, almeno le principali), desunte dalla copiosa documentazione disponibile in rete, cui rimandiamo. Un contributo certamente non esauriente, data la complessità delle questioni in gioco, ma speriamo utile per un approccio riflessivo alla materia.
Grazie dell'attenzione e alla prossima!

Acqua, salute, democrazia

Altissimo 1“Possiamo bere tranquillamente l'acqua del rubinetto?”... “Quali falde sono inquinate?”... “Cosa si può fare per sanare la situazione?”... “Quanto tempo ci vorrà?”... “Chi pagherà i danni?”...
Sono solo alcune delle domande, preoccupate, concrete ed urgenti, che i molti convenuti al primolunedìdelmese del 6 Giugno 2016 su Acqua, salute e democrazia hanno posto a Lorenzo Altissimo, già direttore del Centro Idrico di Novoledo, Vicenza (nella foto), il quale ha affrontato il tema: Emergenza PFAS e altri veleni: dati e possibili rimediQui la sua presentazione.
Di gestione pubblica o privata delle risorse idriche, con particolare riferimento al recente decreto Madia, che prevede l'obbligo di gestione dei servizi a rete, fra cui l'acqua, mediante società per azioni, ha parlato Angelo Guzzo, presidente di Acque Vicentine, SPA a capitale pubblico, in quanto formata da 31 Comuni della Provincia di Vicenza, che gestisce il servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione) in un bacino d'utenza di circa 300 mila abitanti.
Stimolato, in tal senso, da vari interventi di rappresentanti di comitati e associazioni, protagonisti cinque anni fa del referendum sull'acqua bene comune.
Nel corso della serata, ci siamo inoltre collegati con Omar Jerónimo, leader indigeno maya-ch'orti' del Guatemala, dove nelle scorse settimane migliaia di contadini e indigeni, partendo dai loro villaggi hanno percorso centinaia di chilometri fino alla capitale, per manifestare in difesa delle fonti idriche minacciate da imprese senza scrupoli e funzionari pubblici corrotti. Per saperne di più, qui

 

Il Consiglio Comunale di Vicenza delibera sul TTIP

In merito al controverso accordo di Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP nell'acronimo inglese), il 24 Maggio 2016, dopo oltre un'ora di dibattito - il video della seduta è disponibile a questo link (da 1:39:30 a 2:48:42) - il Consiglio Comunale di Vicenza ha approvato una delibera che «impegna l'Amministrazione: 
- a promuovere presso i cittadini azioni di informazione e sensibilizzazione sul TTIP;
- a sollevare la questione in sede ANCI, visto che alcune parti del Trattato entrano in conflitto con il principio costituzionale della sovranità delle autonomie locali in tema di diritti e beni pubblici;
- a sostenere e promuovere il circuito delle economie locali, espressione di un territorio nei suoi aspetti sociali, culturali ed imprenditoriali;
- ad inviare la presente deliberazione all’Anci, al Consiglio Regionale, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento Italiano ed Europeo ed alla Commissione Europea.»

Il testo completo della delibera è disponibile qui.

Promemoria.
La mozione è stata presentata il 14 Aprile 2015 dalla consigliera Valentina Dovigo, eletta da una lista civica apparentata con SEL.
Il 16 Settembre 2015, il presidente della nostra Associazione (Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo, ANS-XXI ONLUS), Marco Cantarelli, è stato ascoltato sul tema dalla commissione consiliare Sviluppo Economico e Attività Culturali, che aveva quindi rinviato al Consiglio la mozione.
Il 7 Maggio 2016, una delegazione di 17 vicentini ha partecipato alla manifestazione nazionale indetta dalla campagna Stop TTIP, a Roma.
Quindi, il 16 Maggio 2016, un gruppo di 36 cittadini di Vicenza ha rivolto a tutti i consiglieri comunali la seguente lettera.
Vari momenti di approfondimento - primolunedìdelmese, corsi di formazione, altri incontri - hanno accompagnato questi mesi di mobilitazione e coronato questo successo.

Che tempo farà dopo la COP21 di Parigi

Definito una "svolta storica", dell'accordo di Parigi sul clima, due giorni dopo (e non è un modo un dire...), era difficile trovarne traccia sui media italiani, peraltro disattenti, a dir poco, anche durante lo svolgimento della conferenza, e prima. Ad esempio: sapevate che l'Italia, poco prima della COP21, ha comprato una quota di 20 milioni di tonnellate equivalenti di CO²  dalla Polonia, spendendo 4,7 milioni di euro? Ciò, al fine di raggiungere l'obiettivo di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra fissato al 6,5% dal Protocollo di Kyoto ed evitare così la procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea. La notizia è passata nel silenzio generale dei media e, persino, del ministero competente! Di questo e, soprattutto, dei risultati della conferenza di Parigi, stimolati da un folto e attento uditorio, abbiamo parlato al primolunedìdelmese del 14 Dicembre 2015, con Veronica Caciaglico-fondatrice e presidente dell'Italian Climate Network, testimone diretta del cruciale evento.

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STOP TTIP: raggiunte 3 milioni di firme

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Lunedì 5 Ottobre 2015, al primolunedìdelmese, abbiamo fatto il punto sul negoziato fra Stati Uniti ed Unione Europea, noto con l'acronimo di TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti) con Monica Di Sisto, portavoce della campagna STOP TTIP Italia, che ha affrontato un argomento assai complesso e ignoto ai più per la mancanza di trasparenza che lo circonda, con competenza e capacità comunicativa, condita di ironia. Intenso anche il dibattito, animato dai molti partecipanti. Per saperne di più sulla settimana europea di mobilitazione dei prossimi giorni, qui.

Migranti, profughi, rifugiati

Del dilemma accFOTO 2 TGLoglienza/respingimenti, di quel che si fa e non si fa, di cosa si può fare e cosa no, di quel che si dovrebbe o potrebbe fare e, invece, non si fa, a livello italiano, ma, soprattutto, europeo, abbiamo discusso con Chiara Favilli (nella foto), docente di Diritto dell’Unione Europea all'Università di Firenze e collaboratrice dell'Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), in una serata tanto interessante quanto partecipata del primolunedìdelmese (8 Giugno 2015). Buon segno, di questi tempi (bui)!
Come è noto, le regioni italiane, i cui presidenti si oppongono all'arrivo di nuovi profughi, non sono fra le più accoglienti in questo senso.
Secondo dati del Centro Astalli di Vicenza, presentati all'incontro, i migranti arrivati e registrati nella provincia berica, fra il Marzo 2014 e il 2015, sono stati 1.487. Dei quali, ai primi di Giugno, soltanto 530 erano ancora presenti.
In gran parte (43,8%) ospitati nel capoluogo, il resto in una ventina di altri Comuni.
Siriani (366, 25%) ed eritrei (318, 21%), i gruppi più numerosi; i quali, però, hanno tutti già lasciato il territorio vicentino.
Nel 2014, ha ricordato Favilli, sono stati 170 mila i migranti arrivati in Italia, pari ad un aumento del 277% rispetto al 2013. Di essi, tuttavia, solo 64.625 persone hanno richiesto asilo in Italia, pari ad un aumento del 143% rispetto al 2013, quando erano state 26.920. E le altre 105 mila circa? Evidentemente, hanno preso altre rotte verso altri Paesi europei...
Nello stesso anno, la Germania ha ricevuto 202 mila richieste di asilo, la Svezia 81 mila e la Francia altre 64 mila. Da cui si evince che, in rapporto alla popolazione nazionale, l'Italia si trova ancora più in basso nella graduatoria europea dell'accoglienza.
Secondo i dati ancora parziali del 2015, il numero di "arrivi" nel territorio italiano è destinato a superare le cifre del passato. Di qui, l'emergenza umanitaria in cui siamo coinvolti. Per un'analisi delle prospettive di "soluzione" della stessa, che sono complesse, difficili e, probabilmente, non immediate, rimandiamo a questo recente articolo di Chiara Favilli.

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Petrolio e crisi globale

Nella cosiddetta Terza Guerra Mondiale in atto, la questione dell'approvvigionamento energetico riveste un'importanza cruciale. La decisione di pilotare al ribasso il prezzo del crudo, fortemente voluta dall'Arabia Saudita in seno all'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio nel Novembre scorso, sta sconvolgendo il mercato petrolifero; beneficiando, nonostante tutto, alcuni Paesi e provocando il collasso di altri; spingendo fuori mercato le fonti rinnovabili; obbligando un po' tutti i governi a ripensare le proprie politiche energetiche; ridefinendo alleanze internazionali, a volte inconfessabili; ridisegnando la geopolitica della crisi.
Insomma, petrolio in abbondanza e a buon mercato non significa che tutto vada per il meglio, anzi! Cosa c'è dietro tale scelta? Quali sono i suoi obiettivi? Quando e come finirà?
Ne abbiamo discusso, al primolunedìdelmese del 4 Maggio 2015, con Demostenes Floros (nella foto), esperto del settore, analista geopolitico per la rivista Limes, docente al Master di 1° Livello in "Relazioni internazionali di impresa: Italia-Russia (Modulo: Energia)" dell’Università di Bologna.
Qui potete scaricare la sua presentazione e qui il glossario dei termini utilizzati, curato dallo stesso Autore.

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Petrolio e crisi globale

 

Nella cosiddetta Terza Guerra Mondiale in atto, la questione dell'approvvigionamento energetico riveste un'importanza cruciale. La decisione di pilotare al ribasso il prezzo del crudo, fortemente voluta dall'Arabia Saudita in seno all'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio nel Novembre scorso, sta sconvolgendo il mercato petrolifero; beneficiando, nonostante tutto, alcuni Paesi e provocando il collasso di altri; spingendo fuori mercato le fonti rinnovabili; obbligando un po' tutti i governi a ripensare le proprie politiche energetiche; ridefinendo alleanze internazionali, a volte inconfessabili; ridisegnando la geopolitica della crisi.

Insomma, petrolio in abbondanza e a buon mercato non significa che tutto vada per il meglio, anzi! Cosa c'è dietro tale scelta? Quali sono i suoi obiettivi? Quando e come finirà?

Ne abbiamo discusso, al primolunedìdelmese del 4 Maggio 2015, con Demostenes Floros, esperto del settore, analista geopolitico per la rivista Limes, docente al Master di 1° Livello in "Relazioni internazionali di impresa: Italia-Russia (Modulo: Energia)" dell’Università di Bologna.

Qui potete scaricare la sua presentazione e qui il glossario dei termini utilizzati, curato dallo stesso Autore.

 

375 associazioni europee dicono NO TTIP

Proteggere i cittadini, i lavoratori, l'ambiente, dalle minacce che deriverebbero dall'approvazione del controverso TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership, l'Accordo di Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti). È quanto chiedono 375 organizzazioni  della società civile di 25 Paesi europei - tra cui la nostra Alternativa Nord/Sud per il XXI secolo (ANS-XXI ONLUS), che ha trattato il tema più volte; vedi qui e qui -, in una lettera aperta inviata il 3 Marzo 2015 agli europarlamentari.

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Attualmente, le commissioni del Parlamento europeo stanno discutendo un progetto di risoluzione sui negoziati TTIP, il cui voto è previsto nel Maggio 2015, che non sarà giuridicamente vincolante per i negoziatori, ma rappresenterà comunque un segnale politico significativo, dal momento che qualsiasi accordo finale dovrà essere votato dall'Europarlamento.
«Il TTIP è un tentativo di colpo di stato delle grandi corporazioni – sostiene Pia Eberhardt di Corporate Europe Observatory, organizzazione che monitora le attività delle lobbiesin cui le grandi imprese di entrambe le sponde dell'Atlantico stanno cercando di ottenere, tramite negoziati segreti, ciò che non poteva essere raggiunto in processi aperti e democratici, dall'annacquamento delle norme di sicurezza alimentare al ritorno alla regolamentazione del passato in campo finanziario».
Per Paul de Clerk, di Friends of the Earth Europe, una delle organizzazioni ambientaliste più importanti d'Europa, «il TTIP è come un cavallo di Troia. Alla fine, si scopre che tutto si riduce ad un abbassamento degli standards di qualità degli alimenti, dell'ambiente e delle norme sul lavoro, e al sacrificio dei diritti democratici in nome degli interessi corporativi. Gli eurodeputati dovrebbero respingere con forza i pericoli contenuti nel TTIP, come dare alle aziende nuovi e ampi poteri per citare in giudizio i governi portandoli in tribunali di parte».
Il riferimento è all'ISDS (Investor-state dispute settlement), il meccanismo giuridico che dovrebbe risolvere le controversie fra Stati ed imprese private.
Erich Foglar della Federazione Sindacale Austriaca (ÖGB) afferma: «I sindacati non appoggeranno accordi che porteranno alla perdita di posti di lavoro, all'aumento delle disuguaglianze e all'indebolimento della democrazia».
Nella lettera aperta, le organizzazioni firmatarie chiedono innanzitutto trasparenza: «Tutti i documenti relativi ai negoziati TTIP, incluse le bozze dei testi consolidati, devono essere resi pubblici per permettere un dibattito pubblico aperto e un esame critico» degli stessi. In effetti, si denuncia, «i negoziati si svolgono a porte chiuse, senza una completa ed effettiva consultazione pubblica. Ai gruppi lobbistici del mondo degli affari è concesso un accesso privilegiato alle informazioni e l'opportunità di influenzare i negoziati».
L'opposizione al TTIP sta crescendo in tutta Europa. Di recente, oltre un milione e mezzo di persone hanno firmato la petizione della European Citizens’ Initiative agli europarlamentari di interrompere i negoziati sul TTIP e non ratificare l'accordo UE-Canada, noto come CETA.
In Italia, è da tempo attiva la campagna Stop-TTIP.

Papa Francesco ai movimenti popolari

FANTI PLDM 2FEB2015Da più parti definito “storico”, il discorso di papa Francesco ai partecipanti all'incontro mondiale dei movimenti popolari, tenuto il 28 Ottobre 2014 nell'Aula Vecchia del Sinodo, ha purtroppo avuto scarsa eco nei media italiani. Invero, dell'incontro in sé si è parlato poco, giusto per sottolineare, con molto provincialismo, questa o quella presenza fra le delegazioni. Non a caso, nella dichiarazione finale emessa al termine di tre giorni intensi di lavoro, i movimenti popolari hanno chiesto con enfasi ai «giornalisti di diffondere la versione completa del discorso del papa, che, ripetiamo, sintetizza gran parte della nostra esperienza».
Intendiamo dare un modesto contributo in tal senso, rendendo disponibili tali documenti, messici gentilmente a disposizione da Claudia Fanti (nella foto), giornalista dall'agenzia ADISTA, che all'incontro vaticano ha partecipato con la delegazione dei Sem Terra brasiliani.
Claudia Fanti è stata nostra ospite al primolunedìdelmese del 2 Febbraio 2015. Nel quale abbiamo discusso di vari aspetti dell'attuale pontificato: dalla Pace all'Ambiente; dagli sforzi per propiziare dialogo e negoziato nella crisi mediorientale alla mediazione fra Cuba e Stati Uniti; dalla beatificazione del vescovo salvadoregno Romero alla nomina di nuovi cardinali, con occhio di riguardo alle “periferie” più che al “centro”; dai rapporti con le chiese d'Oriente all'ecumenismo; dalle questioni etiche ai problemi con la Curia, agli scandali, alla ristrutturazione dello IOR; dai “maldipancia” dei “cattolici medi”, cui lo scrittore Vittorio Messori ha inteso dare voce, di recente, sul Corriere della Sera, alle speranze che invece suscita in larghi settori sociali, anche lontani dalla Chiesa Cattolica... Con la consapevolezza che, a due anni dal suo insediamento, l'agenda di Bergoglio interroga tutti perché, comunque vada, a cambiare non sarà soltanto la Chiesa Cattolica.

TTIP: what is this? Sapevatelo!

Qualcuno ha definito l'accordo commerciale, attualmente in discussione, con discrezione assoluta, tra Stati Uniti ed Europa, equivalente per importanza strategica alla funzione svolta dalla NATO durante la Guerra Fredda. Esso sembra, infatti, destinato ad avere importanti conseguenze su un gran numero di attività economiche, sociali e culturali, fra le due sponde dell'Atlantico - come abbiamo cercato di riassumere nella 'nuvola di parole' sotto raffigurata -, ma anche notevoli ripercussioni sul piano geopolitico mondiale, ridisegnando alleanze internazionali e sfere di influenza.

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Nei fatti, l'Accordo di Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti (Transatlantic Trade and Investment Partnership: TTIP, nell'acronimo in inglese) sarà il tema, forse, più cruciale di cui dovrà dibattere il Parlamento Europeo, che verrà eletto nel Maggio 2014.

Inoltre, nel prossimo Luglio, l'Italia assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea per il secondo semestre di quest'anno, e, secondo varie fonti, in tale 'finestra temporale' verrà accelerato il negoziato in corso.
Tuttavia, nonostante la sua rilevanza, di tale accordo si parla poco, persino in campagna elettorale.
Nel primolunedìdelmese svoltosi a Vicenza il 5 Maggio 2014, abbiamo cercato di saperne di più. Chi volesse, può scaricare la presentazione fatta da Monica Di Sisto, giornalista, vicepresidente di Fairwatch, docente di Modelli di Sviluppo Economico alla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana di Roma. Fatene buon uso; con preghiera di citare l'Autrice e la fonte.

Le disuguaglianze in/accettabili

L'Italia è un Paese immobile e diseguale, dove i figli dei ricchi hanno molte più probabilità di farcela, così come i figli dei poveri di restare indietro. Dove il lavoratore spesso paga più tasse del suo datore di lavoro. E dove molti non pagano. Per ridare mobilità economica e sociale all’Italia, intraprendere una vera battaglia di modernizzazione, fare in modo che le "scalate" tornino a essere possibili, soprattutto per i giovani, occorre porre rimedio a quelle disuguaglianze "inaccettabili" nei redditi e nelle ricchezze, che rappresentano ostacoli alla vera uguaglianza delle opportunità. Perché, come dice Joseph Stiglitz,  oggi sappiamo «che più uguaglianza significa anche più crescita», ma anche che più uguaglianza oggi, può voler dire più mobilità sociale domani.
Di questo e altro abbiamo parlato con Maurizio Franzini, docente di Politica Economica nella Facoltà di Economia nell‘Università di Roma "La Sapienza", direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario sullo Stato Sociale (CRISS), autore di Disuguaglianze inaccettabili. L'immobilità economica in Italia, Laterza, 2013.
Ecco una sintesi della sua presentazione al primolunedìdelmese del 2 Dicembre 2013.

Il pugno e la carezza


Il pugno e la carezza: riflessioni sulla pace è il bel titolo del n. 2, Aprile-Giugno 2013, con cui la rivista Esodo ha voluto ricordare il 50° anniversario dell'enciclica Pacem in terris, di Papa Giovanni XXIII. Riportiamo qui uno degli articoli proposti, dal titolo Guerra e pace a Vicenza.

Aumentano di numero, durata, vittime, costi. Anche se le chiamano "guerre di bassa intensità". Per sostenere le quali è necessario assicurare "cuori e menti" alla causa. Per questo, è urgente rinnovare il "dizionario della pace". La sfida del Parco della Pace, a Vicenza. Ne scrive Marco Cantarelli.

Il territorio di Vicenza è uno dei più militarizzati al mondo. Con l'aggravante – dal nostro punto di vista – che, a differenza di altri luoghi, le più importanti ed estese fra le numerose istallazioni militari, che deturpano il paesaggio, sorgono in centri abitati o, comunque, a ridosso di insediamenti urbani, caratteristici del modello di “città diffusa” che ha trasformato il Veneto negli ultimi decenni.
Altra peculiarità di tale presenza militare è che essa è fondamentalmente straniera, in particolare statunitense. Anche se non va dimenticato che Vicenza è sede del Centro di Eccellenza per le Unità di Polizia di Stabilità (COESPU, dall'acronimo in inglese), dell'Arma dei Carabinieri, e ospita, inoltre, la Forza di Gendarmeria Europea (EUROGENDFOR o EGF), il primo corpo militare dell'Unione Europea a carattere sovranazionale; entrambi, centri di formazione delle polizie di diversi Paesi europei e, pure, extraeuropei.
Tale presenza militare non è nuova; risale al dopoguerra e si è sviluppata nel contesto della Guerra Fredda: il territorio vicentino ha ospitato, infatti, per circa mezzo secolo istallazioni missilistiche nucleari, depositi nucleari, caserme, magazzini e strutture di comando militare delle forze statunitensi e dell'Organizzazione del Trattato Nord-Atlantico (NATO).
Contrariamente a quanto occorso altrove, la fine della Guerra Fredda non ha comportato una riduzione della presenza militare in questo territorio, piuttosto una sua moltiplicazione: come dimostra la vicenda della nuova base militare statunitense, denominata “Del Din”, di prossima inaugurazione nell'area dell'ex aeroporto civil-militare Dal Molin.
Tale rinnovata, ampliata e riqualificata presenza militare risponde alle nuove esigenze operative nei cosiddetti “teatri caldi”: Vicenza è sede del Comando AFRICOM, che sovrintende la proiezione strategica degli Stati Uniti nel continente africano; di stanza a Vicenza sono, inoltre, vari battaglioni della 173° brigata aviotrasportata delle forze armate statunitensi, in questi anni in prima linea in Iraq e Afghanistan.

Oltre che per il fatto in sé, per il modo in cui è stata gestita l'intera vicenda, la nuova base militare rappresenta una ferita per la comunità vicentina, destinata a non rimarginarsi facilmente. Ciò che è accaduto nelle scorse settimane è emblematico: contrariamente a quanto inizialmente dichiarato sulla necessità logistica di concentrare in un'unica caserma, da costruire, “tutta” la citata brigata, le autorità militari statunitensi hanno notificato che alcuni battaglioni della stessa resteranno di stanza in Germania; suscitando dubbi sull'effettiva necessità del nuovo insediamento, la cui costruzione ha, peraltro, causato un grave dissesto idrogeologico nell'area circostante, secondo studi tecnici comunali in corso. Non solo: al tempo stesso, le forze armate statunitensi hanno avviato lavori di ristrutturazione dell'ex base missilistica Pluto, sita a Longare, pochi chilometri a Sud-Est della città; con l'obiettivo, ufficialmente, di farne un ennesimo centro di addestramento. Alle proteste dei sindaci interessati, le autorità militari pare abbiano rinunciato a quest'ultimo progetto.
A preoccupare non è solo l'occupazione di ampie porzioni di territorio: la presenza militare e civile correlata alla prima – molti familiari delle migliaia dei soldati risiedono, infatti, nel territorio vicentino – incide notevolmente sul piano demografico, su quello abitativo-urbanistico, nonché sui trasporti a livello locale.
In questo contesto, le partenze dei soldati per Kabul, nonché il loro ritorno “a casa”, sono argomenti di cronaca nei media locali; che, a mo' di bollettini di guerra, danno conto anche della triste sequela di caduti, dando così una sensazione di immanenza di quel conflitto.
Negli stessi media trovano eco, poi, episodi di cronaca nera – frequenti risse in discoteca, molestie causate da stato di ubriachezza, financo reati più gravi –, che vedono protagonisti militari “in libera uscita”.
Insomma, parafrasando Bertold Brecht, vien da osservare come «nelle nostre città la guerra c’è sempre» (Me-ti, Libro delle Svolte).

Le due guerre mondiali combattute nel Novecento – il territorio vicentino è stato “linea del fronte” nella Prima e pesantemente bombardato nella Seconda –, le lotte di liberazione dal colonialismo e dall'imperialismo nei Paesi del Terzo Mondo nel dopoguerra, la Guerra Fredda fondata sull’equilibrio del terrore atomico, hanno plasmato l’immaginario collettivo sul tema per decenni. Tuttavia, neanche le guerre sono più come quelle di una volta...
Nei tanti conflitti che pullulano nel mondo – secondo il rapporto Mercati di guerra di Caritas Italiana, stilato insieme alle riviste Famiglia Cristiana e Il Regno, il 2011 è stato l’anno con il più alto numero di guerre mai registrato dalla fine della Seconda Guerra Mondiale: 338 conflitti armati censiti; 18 in più rispetto al 2010 –, sempre meno si combatte per la conquista di territori quanto per il controllo delle risorse naturali o, comunque, per obiettivi politico-economici, che sono chiave per i mercati globali.
Oggi, più che fra Paesi o nazioni, gran parte dei conflitti bellici si scatenano all’interno di Stati, la cui istituzionalità è fragile, se non già collassata. Anche per questo, una volta venuto meno il monopolio statale della violenza, a scontrarsi sono fazioni armate che rappresentano interessi di gruppi etnici, sociali, religiosi. Le frontiere non costituiscono più un argine, né ci sono linee del fronte da sfondare. I nuovi campi di battaglia sono, piuttosto, città e villaggi, dove diventa difficile, se non impossibile, distinguere fra civili e militari, spesso confusi fra di loro, nonostante il ricorso alle più sofisticate tecnologie; o dove il terrorismo, proprio per la sua brutalità, disconosce tali differenze.
La durata stessa dei conflitti va ormai oltre ogni ragionevole, umana sopportazione. Fondamentale, in tal senso, è il ruolo dei media nel forgiare il consenso dell’opinione pubblica, interna ed internazionale, a favore degli interventi militari, spesso presentati come “missioni di pace”; o nel far approvare bilanci della “difesa” sempre più gonfiati e mascherati. Del resto, mai come oggi, l'industria civile e quella militare paiono intrecciarsi.
La guerra moderna, insomma, non sembra avere più limiti geografici, naturali, temporali, tecnologici; è diventata tanto pervasiva quanto normale nella sua quotidianità, al punto che non è facile discernere fra lo stato di guerra e quello di pace...
Ciò non riguarda solo i deserti mediorientali, le montagne afghane o le savane africane. La proiezione militare in quei “teatri” richiede di un solido consenso “domestico” alla stessa. Per questo, uno degli obiettivi strategici delle nuove dottrine della “guerra totale al livello più basso”, proprio dei “conflitti di bassa intensità”, è quello di “pacificare cuori e menti” della popolazione, che in patria o nelle “retroguardie”, come Vicenza, non si rassegna all'attuale “sistema di guerra” dominante.
Per questo, si moltiplicano le azioni “civili”, volte a sviluppare consenso intorno alla presenza militare nel territorio e alla logica che essa sottende: apertura al pubblico delle caserme; giornate di pulizia dei parchi, che vedono all'opera soldati armati di rastrelli; scambi di visite scolastiche; borse di studio; corsi di formazione e seminari; convegni sulle opportunità per gli affari che possono scaturire (war as business)...
Aldilà degli effetti propagandistici, l'insieme di iniziative “non-militari” mira, non solo, a forgiare un modus vivendi fra popolazione civile e militare, evidentemente essenziale alla pacifica convivenza; quanto all'accettazione, magari convinta, da parte della prima dei vantaggi che si presume possano derivare dalla presenza della seconda, pur tenendo idealmente e restando fisicamente lontani i teatri bellici veri e propri.

In tale scenario, anche il “dizionario della pace” urge essere aggiornato. Va in questo senso la campagna lanciata, di recente, da Pax Christi per la “smilitarizzazione” della scuola italiana, dove si moltiplicano iniziative, tarate a seconda delle fasce di età degli alunni, quali visite guidate ad istallazioni militari, corsi volti ad avvicinare i giovani alla vita militare impartiti da docenti delle stesse forze armate, esperienze di mini-naja... Il tutto, con patrocinio ministeriale.
Nel contesto vicentino, un interessante banco di prova della capacità di costruire percorsi alternativi e qualificanti è dato dal “processo di progettazione partecipata” del Parco della Pace, nella parte dell'ex aeroporto Dal Molin antistante la nuova base militare: una superficie di circa 65 ettari, concessa dal Demanio al Comune di Vicenza, per la cui utilizzazione l'Amministrazione Comunale, tramite un gruppo di esperti “facilitatori” di processi partecipativi, appartenenti alla Cooperativa Architetti e Ingegneri – Urbanistica (CAIRE), di Reggio Emilia, e alla società Avventura Urbana, di Torino, ha, dapprima, ascoltato decine di rappresentanti di vari settori della società civile vicentina. Quindi, un gruppo di una quarantina di quest'ultimi, risultato più omogeneo nella visione del futuro del Parco, si è riunito, nel Marzo 2013, in un seminario di un giorno e mezzo per approfondire ulteriormente la materia. Successivamente, a fine Aprile 2013, la Giunta Comunale di Vicenza ha istituito, con delibera, il Tavolo della Partecipazione del Parco della Pace, di cui fanno parte i soggetti fin qui coinvolti, restando aperto a quanti vogliano contribuire alla fase di ideazione. Ovviamente, il Tavolo ha carattere consultivo; ma il suo parere, pur non vincolante, va comunque obbligatoriamente acquisito, perché venga affidato all'architetto tedesco Andreas Kypar, incaricato dal Comune della progettazione esecutiva del Parco. Se son rose, fioriranno...

Vicenza: Parco della Pace o parco “acquatico”?


Il sistema di drenaggio nell'area dell'ex aeroporto Dal Molin, a Vicenza, venne costruito circa ottant'anni fa: la delibera del Consiglio Provinciale che diede il via ai lavori reca la data del 6 Giugno 1929.
Costo dell'opera complessiva: circa 2 milioni di lire di allora: una fortuna, per un lavoro coi fiocchi, però! Assecondando, infatti, la pendenza naturale del terreno, da Nord a Sud, ma anche da Est a Ovest, il reticolo di canali sotterranei che venne realizzato garantiva lo scorrimento delle acque piovane verso il vicino fiume Bacchiglione.
Per decenni, quel sistema di drenaggio ha funzionato e gli aerei potevano decollare e atterrare senza doversi trasformare in idrovolanti...
Finché nella parte occidentale dell'area dell'ormai ex aeroporto Dal Molin è stata costruita la nuova base statunitense “Del Din”, di prossima inaugurazione. A conseguenza della quale, scrive Lorenzo Altissimo, direttore del Centro Idrico di Novoledo, incaricato dal Comune di Vicenza di condurre uno studio tecnico sull'area, «l'originaria rete di drenaggio è stata interrotta, parzialmente ostruita o completamente distrutta» e «le acque meteoriche e di falda... sono oggi impossibilitate a defluire in tempi rapidi».
Altissimo (nella foto) ha presentato i risultati del suo studio al primolunedidelmese dell'8 Aprile 2013, con la partecipazione, fra gli altri, dell'Assessore all'Ambiente al Comune di Vicenza Antonio Marco Dalla Pozza. Il documento completo, ricco di dati e fotografie del terreno ed aeree, è consultabile al nuovo sito del Parco della Pace, a questo link. Ne raccomandiamo la lettura!


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Guatemala: terrore e impunità

È uno stillicidio di stragi, omicidi mirati, agguati, imboscate, minacce a leaders popolari, indigeni, sindacali, ambientalisti, difensori dei diritti umani, attivisti ed esponenti, anche di rilievo, della Chiesa Cattolica. Come se il tempo, quel "brutto tempo" del genocidio, non passasse mai, ma continuasse sotto la parvenza di una democrazia, asservita agli interessi di un'oligarchia ottusa, pronta di difendere a mano armata i propri privilegi, fondati sull'esproprio della terra e delle risorse naturali, sullo sfruttamento della forza-lavoro, sul razzismo nei confronti della popolazione indigena.
L'8 Marzo 2013, è stato assassinato Carlos Hernández, attivista del movimento contadino e indigeno riunito intorno all'associazione Nuevo Día, partner dei nostri progetti nel Paese centroamericano. Giorni prima, aveva denunciato il disboscamento selvaggio di una zona montagnosa nell'area Maya Ch'orti', nel Sud-Est del Guatemala, che sta seccando una sorgente di acqua, vitale per la comunità locale. Facendo nomi e cognomi degli autori del disastro ambientale e dei funzionari compiacenti. Le minacce non sono tardate ad arrivare. Carlos è riuscito ad evitare il peggio per qualche giorno. Ma, gli assassini hanno atteso che viaggiasse da solo per sparargli vari colpi d'arma da fuoco.
Decine di attivisti e dirigenti di quel movimento sono costantemente minacciati. Idem dicasi per tanti altri movimenti popolari, contadini, indigeni guatemaltechi.
In coro, chiedono giustizia - alleghiamo la petizione di Amnesty International - , la fine di questo clima di terrore, di poter manifestare le proprie opinioni senza rischiare la vita, di vivere in pace e lavorare dignitosamente. Ci associamo a queste elementari richieste. Continueremo a sostenere la loro lotta per una società più giusta, in pace e  armonia con l'ambiente. Se vuoi darci una mano...

Parco della Pace a Vicenza


Lo aveva annunciato l'Assessore Antonio Marco Dalla Pozza, rispondendo al Question Time del primolunedìdelmese sull'iter di progettazione del Parco della - o per? - la Pace nell'area dell'ex aeroporto Dal Molin, lo scorso 1° Ottobre 2012: il Comune di Vicenza ha successivamente incaricato due società di consulenza, la CAIRE-Urbanistica, di Reggio Emilia, e Avventura Urbana, di Torino, di "facilitare" un processo di "progettazione partecipata" con la cittadinanza. Di conseguenza, nelle settimane successive, ha avuto luogo una serie di interviste a vari attori della vita politica e sociale vicentina, interessati al tema. A quanto pare, i risultati di questo primo giro di consultazioni dovrebbero, quindi, essere presentati e discussi in una seconda fase del percorso partecipativo: aspettiamo fiduciosi.
Nella primavera del 2013, ha annunciato il Comune, la palazzina uffici sita all'ingresso principale del parco verrà adibita a «sede dell'ufficio progettazione del Parco della Pace, dove i cittadini potranno chiedere informazioni, proporre idee o avere copie di documenti relativi al parco»; un'area di circa 650 mila m².
Nel frattempo, in Febbraio dovrebbero avviarsi i lavori di bonifica dell'area, pesantemente bombardata dagli Alleati nella Seconda Guerra Mondiale. La gara europea è stata vinta dalla Gap Service, di Padova, che ha presentato un'offerta di 656 mila euro, con un ribasso di circa 100 mila rispetto al "tetto" previsto; tale somma è finanziata dallo Stato. La bonifica, che dovrebbe durare circa 4 mesi, raggiungerà i 5 metri di profondità.
Altro problema serio riguarda il sistema di drenaggio delle acque della zona, danneggiato dai lavori di costruzione della base: la posa di migliaia di pali di cemento nel terreno, su cui sorgono le istallazioni militari, ha, infatti, creato un effetto diga nel reticolo drenante e vari punti dei dintorni si allagano ormai con frequenza alle prime piogge. Il Comune ha, quindi, incaricato il direttore del Centro Idrico di Novoledo, Lorenzo Altissimo, di coordinare le analisi della falda acquifera e della stratigrafia idrogeologica, al fine di ricostruire il reticolo drenante nell'area del parco, favorendo lo scarico delle acque meteoriche nel Bacchiglione.
D'altro canto, sono quasi ultimati i lavori di costruzione della nuova base statunitense, che prenderà il nome di "Del Din" (tanto per restare in rima...). L'inaugurazione è prevista per l'estate 2013.

Se lo dice l'FMI...


«I flussi di capitale possono avere benefici importanti per singole nazioni tra i membri del Fondo e nell'economia globale»
; tuttavia, essi «comportano anche rischi, perché possono essere volatili e vasti in rapporto alle dimensioni dei mercati domestici». Pertanto, tempi e modi della liberalizzazione «devono essere pianificati adeguatamente», se si vuole che i «benefici (siano) superiori ai costi», e non è detto che ciò sia «un obiettivo appropriato per tutti i Paesi in qualunque momento».
Insomma, «controlli temporanei sui capitali possono dimostrarsi efficaci».
Parola di Fondo Monetario Internazionale, in un documento discusso dal suo board a metà Novembre e reso pubblico ai primi di Dicembre 2012.
Sì, hai letto bene: l'FMI, quello che si era sempre opposto a tutto ciò e, anzi, mal tollerava quelli che pubblicamente - a Seattle, Genova, etc. - gli rimproveravano i disastri che le sue politiche economiche hanno fin qui causato e da cui non sarà facile riprendersi...
E, a proposito di flussi di capitale fuori controllo, si moltiplicano gli scandali che riguardano alcune fra le più grandi banche del mondo.
La svizzera UBS ha annunciato il pagamento di una multa per complessivi 1,5 miliardi di dollari (circa 1,1 miliardi di euro), che andranno alle autorità staunitensi, britanniche ed elvetiche, per aver manipolato l'indice di riferimento del mercato interbancario, comunemente noto come LIBOR (London Interbank Offered Rate).
Qualche mese fa, per lo stesso motivo, la banca britannica Barclay's era stata condannata per lo stesso motivo a pagare una multa di 450 milioni di dollari.
In sostanza, le indagini hanno appurato che un pugno di grandi banche si accordavano sul tasso di interesse da applicare su prestiti, mutui, conti correnti, etc.: altro che "libero mercato", regolato dalla "legge della domanda e dell'offerta"!...
Altra "bolla" finanziaria riguarda i cosiddetti "derivati" - contratti a copertura di rischi finanziari, basati sulle più diverse, e in alcuni casi a dir poco curiose, variabili -, come lo scandalo del Monte dei Paschi di Siena ha evidenziato. Secondo le autorità britanniche, 9 su 10 contratti derivati venduti dalle banche a piccole e medie imprese di quel Paese sarebbero irregolari. Altro che crediti allo sviluppo!
E che dire della multa di 1,9 miliardi di dollari che la HSBC dovrà pagare alle autorità statunitensi, che la accusano di essersi prestata al riciclaggio di denaro "sporco" dei cartelli del narcotraffico messicani, oltreché di aver agevolato finanziamenti a banche saudite sospettare di legami con organizzazioni terroristiche e, pure, di aver favorito transazioni con l'Iran, aggirando le norme statunitensi che le vietavano?
In fondo, alla banca, che si è detta dispiaciuta per l'accaduto, è andata persino bene: la multa è, sì, superiore a quanto si aspettasse (1,5 miliardi di dollari); ma i dollari dei narcos messicani fatti entrare "legalmente" negli USA erano, secondo l'accusa, ben 7 miliardi!...

Cercasi rotta, non scorciatoie

Non era facile ritrovarsi, dopo il voto, a discutere di Europa, Italia, finanza e lavoro. Quando, settimane prima, abbiamo ideato il pldm del 4 Marzo scorso, lo scenario post-elettorale che si prefigurava era ben diverso...
Nondimeno, pur nell'incertezza del momento, crediamo sia stato utile mettere meglio a fuoco alcuni dei nodi dell'agenda socio-economica che qualsiasi futuro governo italiano dovrà districare. Questioni complesse, rispetto alle quali, finita la campagna elettorale, non ce la si può più cavare con facili slogan, tanto per fare audience (e voti). Cercasi una rotta per l'Europa, ha scritto il relatore Claudio Gnesutta, economista, collaboratore di Sbilanciamoci!. Per cambiare le politiche europee. Non scorciatoie, per barcamenarsi.
A chi volesse approfondire le problematiche, segnaliamo questa pagina di documenti dell'Autore.
Chi volesse dibatterne, può trovare ospitalità anche in queste pagine.

Ridateci l'accountability...


C'erano una volta i grandi partiti di massa: DC e PCI, soprattutto, anche se non erano  i soli. Nel secondo dopoguerra operarono come pedagoghi nell’educare il popolo alla democrazia, passando dall'incombente dialettica delle armi alle armi della dialettica.
Poi, è andato crescendo il loro affanno nel leggere le trasformazioni sociali avvenute nei decenni successivi. I segnali di crisi c'erano tutti quando, con la caduta del Muro di Berlino, è venuto meno il collante ideologico e l'intero sistema dei partiti, peraltro corroso al suo interno, è collassato. Così, nel passaggio alla cosiddetta Seconda repubblica, replica della Prima senza averne la sua vivacità, quei partiti sono spariti, mentre le nuove formazioni politiche hanno perso contatto con il territorio, in favore della comunicazione mediatica centrata sul leader.
L’attuale legge elettorale - il famigerato Porcellum - non fa che aggravare le cose, togliendo ai candidati persino lo stimolo a fare campagna elettorale, in mancanza sia dei collegi uninominali sia del voto di preferenza. Gran parte degli attuali partiti hanno una grossa testa (il leader, appunto) ed un corpo gracile, il che produce sia lo sfilacciamento della disciplina interna, anche in Parlamento, sia il costituirsi di veri e propri comitati d’affari nell'inconsapevolezza (per dire un eufemismo) del proprio ruolo di leadership nazionale.
Cambiare è necessario: anzitutto, nel rapporto tra elettorali e partiti, nel segno di un maggior dialogo che rinunci ai tempi effimeri della comunicazione televisiva e mediatica, in generale, per un ascolto diretto delle esigenze dei cittadini; è anche urgente ripristinare il principio del rendiconto (accountability) dell’azione politica, che si è atrofizzato anche tra le istituzioni, con peggioramento della qualità di tutto il sistema.
Di questo e altro abbiamo parlato con Marco Almagisti, docente di scienze politiche all’università di Padova, ospite del primolunedìdelmese del 4/2/2013, sul tema La qualità della democrazia, tema cui il Nostro ha dedicato anche il suo ultimo saggio.

Dizionario della crisi


La crisi economica italiana non è una, fondamentalmente, causata dal, pur colossale e problematico, debito pubblico. Lo ha sostenuto Vincenzo Comito al pldm del 1° Ottobre 2012. Per approfondire tale punto di vista, rimandiamo ai siti www.finansol.it e www.sbilanciamoci.info in cui il Nostro sviluppa l'analisi.
Intanto, a chi ce ne farà Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., invieremo via e-mail il Dizionario della crisi, elaborato dall'Autore: dall'A alla Z, tutti i termini finanziari di cui non avete mai osato chiedere...

Latinos en USA


Il voto dei latinos, cioè dei latinoamericani e caraibici emigrati negli States e naturalizzati statunitensi, pare sia risultato decisivo per la rielezione di Obama. Persino a Miami, tradizionale bastione del voto repubblicano. Ne abbiamo parlato a Latinoamericana, lo scorso 15 Novembre 2012. Le proiezioni demografiche annunciano un costante aumento della, pur composita e non uniforme, comunità latina: e se le simpatie di quest'ultima continueranno ad andare prevalentemente ai democratici, per i repubblicani si annunciano tempi di "vacche magre", ancorché bianche e ricche... Alcuni di essi se ne sono già resi conto se, quello che viene presentato come l'astro nascente del GOP (Grand Old Party), è il giovane quarantunenne senatore della Florida, Marco Antonio Rubio, figlio di immigrati cubani.

Le... miniere aperte dell'America Latina

Sembrava "cosa" del passato, dei tempi della Colonia o della Dottrina Monroe (quella dell'America agli americani, cioè a quelli del Nord...). Secoli di sfruttamento selvaggio e devastante avevano "prosciugato" le viscere di quella terra. Tanto che di molte miniere non restavano che leggende.
Tuttavia, la fame di materie prime del Nord del mondo e le assai più sofisticate, rispetto al passato, tecnologie per l'individuazione dei minerali preziosi hanno fatto sì che, in America Latina (ma non solo), da qualche anno ormai si stia assistendo ad un rinnovato boom minerario. Con conseguenti spolazioni di terre, soprattutto ai danni delle popolazione indigene, contaminazione dell'ambiente, financo militarizzazione, anche privata, del territorio. E profitti per i soliti noti.
Ne abbiamo parlato a Latinoamericana, del 15/2/2013, con l'ausilio di vari filmati, reperibili in rete: vedere per credere!

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