«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Ridateci l'accountability...


C'erano una volta i grandi partiti di massa: DC e PCI, soprattutto, anche se non erano  i soli. Nel secondo dopoguerra operarono come pedagoghi nell’educare il popolo alla democrazia, passando dall'incombente dialettica delle armi alle armi della dialettica.
Poi, è andato crescendo il loro affanno nel leggere le trasformazioni sociali avvenute nei decenni successivi. I segnali di crisi c'erano tutti quando, con la caduta del Muro di Berlino, è venuto meno il collante ideologico e l'intero sistema dei partiti, peraltro corroso al suo interno, è collassato. Così, nel passaggio alla cosiddetta Seconda repubblica, replica della Prima senza averne la sua vivacità, quei partiti sono spariti, mentre le nuove formazioni politiche hanno perso contatto con il territorio, in favore della comunicazione mediatica centrata sul leader.
L’attuale legge elettorale - il famigerato Porcellum - non fa che aggravare le cose, togliendo ai candidati persino lo stimolo a fare campagna elettorale, in mancanza sia dei collegi uninominali sia del voto di preferenza. Gran parte degli attuali partiti hanno una grossa testa (il leader, appunto) ed un corpo gracile, il che produce sia lo sfilacciamento della disciplina interna, anche in Parlamento, sia il costituirsi di veri e propri comitati d’affari nell'inconsapevolezza (per dire un eufemismo) del proprio ruolo di leadership nazionale.
Cambiare è necessario: anzitutto, nel rapporto tra elettorali e partiti, nel segno di un maggior dialogo che rinunci ai tempi effimeri della comunicazione televisiva e mediatica, in generale, per un ascolto diretto delle esigenze dei cittadini; è anche urgente ripristinare il principio del rendiconto (accountability) dell’azione politica, che si è atrofizzato anche tra le istituzioni, con peggioramento della qualità di tutto il sistema.
Di questo e altro abbiamo parlato con Marco Almagisti, docente di scienze politiche all’università di Padova, ospite del primolunedìdelmese del 4/2/2013, sul tema La qualità della democrazia, tema cui il Nostro ha dedicato anche il suo ultimo saggio.

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