«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Il Gazzettino del Nord/Est, 15 Ottobre 2008

Sul pldm "Vicenza città aperta" del 13/10/2008.

DIARIO
15 ottobre

C'è impero e impero. Su quello degli Stati Uniti si dilunga l'economista Bret Stephens, ospite nella prima pagina di ieri del Wall Street Journal. America will remain the Superpower recita il trasparente titolo dell'articolo, dove si ricorda che ci sono voluti due secoli di assedi ottomani per far cadere Costantinopoli, e due guerre mondiali - più una fredda per segnare la meno cruenta fine dell'impero britannico. Precedenti in base a cui Stephens, editorialista del settimanale di politica internazionale Global View, indica nell'attuale crisi economica globalizzata qualcosa che ha offuscato il dominio americano, ma senza metterlo in discussione.
Né possono aspirare a rovesciarlo argomenta l'analista - potenze come Russia e Cina, le cui Borse hanno subito crolli ancora più vistosi. Figurarsi Vicenza è il pensiero che scorreva l'altra sera fra i presenti al Lunedì del Mese proposto alle Missioni Estere dal giornalista Marco Cantarelli. Tema del dibattito, a cui partecipavano lavicesindaco Alessandra Moretti e l'ex sindaco Giorgio Sala, era la città all'indomani della consultazione sull'area Dal Molin . Democratico campo di battaglia dove lo schieramento del No-Base, dopo la conta del referendum, somiglia più che mai all'indomita, ma minuscola compagnia a fumetti delgallo Asterix al cospetto della superpotenza romano-americana.
Resta il fatto che autoproclamarsi Impero, è passo che storicamente innesca una propria decadenza, come rammentano gli esempi citati da Stephens. Forse perché sul cocuzzolo del mondo c'è una solitudine che non fa bene alla salute. Meglio allora fare i dominatori lo stesso, ma senza indulgere troppo all'autocelebrazione. Una lezione che meglio di George Bush ha appreso, e umilmente insegna, ilsignor Bepi Prandina, 84 anni, geniale inventore di canne da pesca oggi alla guida di una società di lenze vicentine ai primi posti nel Veneto. Domenica a Nove gli ultimi due titoli regionali Aics. Nella prova individuale lo vince il farmacista Alessandro Rigoni, mentre nella gara a squadre l'impresa è delcavalier Gino Tomassini assieme a Paolo Guerra, Giorgio Mattioli e Franco Sandonà. Quattro pescatori che in tutto fanno 270 anni. Età imperiale.

Stefano Ferrio


L’EX SINDACO GIORGIO SALA
«Vicenza è sola, non può contare sull'aiuto di nessuno ma è bene sapere che gli Usa non cambiano mai politica»

«Purtroppo i vicentini contrari alla base non possono contare su alcuna sponda né dalle istituzioni né dal mondo economico». Dall'ex sindaco di Vicenza Giorgio Sala arriva per il fronte del No Dal Molin un'iniezione di grande realismo. Nell'affollato incontro di lunedì sera ai Saveriani, complice l'assenza dell'atteso Achille Variati, sostituito all'ultimo dal vicesindaco Alessandra Moretti, è stato di Sala l'intervento più interessante sulla questione della base. Dal quadro dipinto dall'ex primo cittadino ne esce una Vicenza sola, isolata, che può difendersi contando solo sulle proprie forze. Il suo ragionamento è partito dall'esito della consultazione popolare: «Alla vigilia pensavo che se si fosse arrivati a 15mila voti avremmo ottenuto un risultato decoroso. Ma 24mila rappresentano una novità sensazionale per una città come Vicenza. Diciamolo: si trattava di una scelta politica, non amministrativa. I precedenti con gli americani erano buoni: nel '45 erano stati accolti come salvatori, nel '55 nessuno aveva obiettato sulla Ederle. Cosa è successo nel frattempo? Siamo cambiati noi o sono cambiati loro? È cambiato il ruolo dell'America e noi non siamo più d'accordo di accettare a scatola chiusa le loro decisioni».
Gli statunitensi si faranno condizionare dai 24mila voti? «Non penso proprio, così come non penso proprio che le cose cambieranno dopo l'elezione di Obama. Sono rimasto basito quando alla televisione ho visto Berlusconi congratularsi con Bush dicendo che il presidente americano sarebbe entrato nella storia. Nella storia ci entrerà, ma per il pessimo lavoro svolto. Comunque sono convinto che le decisioni sulla soluzione Dal Molin le abbiano prese gli alti comandi militari e che i nostri governanti, Prodi e Berlusconi, le abbiano più che altro subite. La scelta di Vicenza è tutt'altro che casuale: è stata invece ben ragionata e risponde ad una precisa strategia. L'operato di Paolo Costa come commissario non mi sorprende. Guardiamoci piuttosto attorno: governo, Regione, Provincia e partiti ci hanno abbandonati: sono molto deluso dal Pd e penso a come debba sentirsi un leghista. Ma soprattutto il mondo economico, che a Vicenza pesa moltissimo, è tutto a favore della base. Comunque vada, questa battaglia contro il Dal Molin ha unito diverse anime della città: l'augurio è che questa unione continui».

Enrico Soli

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