«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Il Gazzettino del Nord/Est, 4 Aprile 2007

Sul pldm "Servitù militari, difesa e spesa pubblica", svoltosi il 2/4/2007.

«Caso Dal Molin: l'esercito Usa possiede 565 edifici» Indagine di Rete Lilliput sui siti militari nel Vicentino: «Camp Ederle 2, caso emblematico di mancanza di informazione»

«Il Veneto è la seconda regione d'Italia, dopo la Sardegna, in fatto di presenza di basi e strutture americane sul territorio, con ben 57 chilometri quadrati di superficie occupata. E poco si conosce di ciò che accade all'interno di queste aree di guerra: non si sa quali armi si possano trovare e se vengano impiegate armi all'uranio impoverito per le esercitazioni. Mancano informazioni, trasparenza e regole. Ed il caso Dal Molin è certamente emblematico di come la popolazione locale non sia stata informata sulle modalità in cui il territorio verrà svenduto agli americani». Con queste parole l'altra sera Giulio Marcon di Sbilanciamoci è intervenuto all'incontro "Servitù militari, difesa e spesa pubblica" con una finestra sul cortile relativa alla presentazione dell'indagine di Rete Lilliput sui siti militari nel vicentino.
«Occorre arrivare nel più breve tempo possibile - aggiunge Marcon - ad una conferenza nazionale sulle servitù militari ed alla costituzione di una commissione che valuti ciò che accade all'interno delle basi militari statunitense. Non è più ammissibile che il governo americano si trinceri dietro il segreto militare, mentre dalle basi italiane continuano a partire interventi di guerra in violazione dell'art. 11 della Costituzione repubblicana».
Le guerre americane d'oggi vengono giustificate, in quanto concordate con le Nazioni Unite, e viene loro assegnato un ruolo umanitario. «Per giustificare i propri interventi d'attacco ed etichettarli quali interventi umanitari - prosegue Marcon - gli Usa affiancano alle missioni di guerra delle missioni volte a sostenere ed aiutare le popolazioni devastate da malattie e povertà, portando farmaci e viveri. E la vicina base americana di Motta di Livenza è un laboratorio di questa nuova modalità di fare guerra, che gli americani da alcuni anni stanno portando avanti». E sul futuro di Vicenza: «La nostra città è destinata a diventare - spiega Bellanda, coautore della ricerca condotta dagli attivisti vicentini di Rete Lilliput - la base di una delle due squadre di combattimento americane. La base vicentina, infatti, è considerata dagli americani una base operativa principale, dove militari e famiglie restano a lungo per gli addestramenti, e costerà 322 milioni di dollari». Interessante l'analisi del patrimonio americano nel territorio berico. «L'esercito americano è proprietario di 565 edifici nel vicentino e ne gestisce altri 56. Ederle e Setaf assime - prosegue Bellanda - hanno un valore di 716 milioni di dollari con 490 edifici estesi su un totale di 615mila metri quadrati». Con le strutture americane in città, Vicenza rappresenta uno straordinario polo logistico per le forze armate statunitensi. «Oltre al deposito della Fontega, in avanzato stato di degrado - conclude Bellanda - c'è il noto deposito sotterraneo di Longare, pure in fase di restauro per un importo complessivo di circa un milione di dollari. A questi siti se ne aggiungono altri meno noti: un centro logistico a Vicenza Est, dove viene gestita la stipula dei contratti delle basi vicentine; vicino a Lerino esiste una struttura logistica che gestisce i veicoli americani vicentini e di tutta l'Italia. Ad Arcugnano, sopra la collina di Longare, c'è un'altra area adibita a deposito sotterraneo, in stato di abbandono, e mai bonificata. A Polegge, infine, si trova un oleodotto che arriva addirittura sino ad Aviano e viene impiegato per il trasporto di combustibile».

Matteo Crestani
 

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