«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
  • slide01.jpg
  • slide02.jpg
  • slide03.jpg
  • slide04.jpg
  • slide05.jpg

NICARAGUA / Canale e povertà, incertezza e confusione

Sono molte le contraddizioni contenute nel discorso di Daniel Ortega pronunciato in occasione del 34° anniversario della Rivoluzione, su cui vale la pena riflettere. Il Nicaragua sta uscendo dalla povertà? Sarà davvero costruito il Canale o questo megaprogetto si rivelerà una “fiaba cinese”? Il governo sta rispondendo ai problemi economici e sociali, e al malcontento che la sua politica economica sta provocando? Avverte il governo qualche rischio imminente? Non è possibile trovare risposte chiare a queste domande nelle parole, come sempre confuse, del Presidente della Repubblica, pronunciate il 19 Luglio scorso. Ma, ci si può provare...

Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

È sempre più fastoso lo scenario in cui il partito al governo celebra gli anniversari della Rivoluzione. Quest'anno la novità estetica è stata rappresentata da una profusione di costose rose blu negli addobbi floreali del palco della celebrazione e in otto cosiddetti “alberi della vita”, di tredici metri di altezza, che evocavano lo stilizzato disegno che di questa allegoria universale fece il pittore austriaco Gustav Klimt.
Rosario Murillo, nell'introdurre l'evento, ha affermato che il simbolo dell'albero della vita rappresenta «la fede che ci muove». Lo scorso 19 Luglio, il governo ha portato in piazza a Managua tutti i lavoratori dello Stato: non per fede ma per obbligo, altrimenti avrebbero perso il lavoro o, quanto meno, avrebbero sperimentato difficoltà nel mantenerlo. Insieme a vecchi e nuovi simpatizzanti del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), erano 300 mila i nicaraguensi convenuti che, ai piedi degli alberi dorati e illuminati, hanno ascoltato il messaggio del presidente Daniel Ortega.
Il caso SnowdenIl 7 luglio, commemorando il cosiddetto Repliegue (evento strategico nella fase finale dell'insurrezione contro Somoza, in cui gli abitanti dei quartieri orientali di Managua, assediati dalla Guardia Nazionale, “ripiegarono” nottetempo a Masaya, una trentina di km a sud-ovest della capitale, ndr) Ortega ha annunciato al mondo che il Nicaragua avrebbe dato asilo all'ex dipendente della CIA e della NSA, lo statunitense Edward Snowden «sempre che le circostanze lo permettano». Senza spiegare, neanche nei giorni seguenti, quali sarebbero tali circostanze, Ortega si è semplicemente allineato a Venezuela e Bolivia nell'offerta di asilo, peraltro solo dopo che questi due Paesi si erano già espressi a favore, dopo che Snowden aveva chiesto asilo a 21 Paesi del mondo, tra cui il Nicaragua, ma Ortega non ci aveva fatto caso.
Anche se era evidente come l'offerta di asilo fosse un'operazione retorica volta ad attizzare il fuoco antimperialista dei presenti quel pomeriggio e ottenere l'attenzione dei media internazionali, le parole di Ortega hanno suscitato dichiarazioni allarmate dei suoi alleati della grande impresa privata. I quali sono apparsi assai inquieti, ritenendo che, anche senza tradursi in concreto, la sola offerta di asilo poteva nuocere alle relazioni commerciali, esportazioni, zone franche e rimesse del Paese.
Al riguardo, Onofre Guevara, uno degli osservatori politici più onesti e acuti del Paese, ha scritto un commento per El Nuevo Diario, di cui riproduciamo un estratto: «Temono che non arrivino più le rimesse degli emigrati e spariscano le zone franche perché, qualora ciò accadesse, agli occhi della gente sarebbero più evidenti le loro responsabilità e incapacità di non essere stati capaci di promuovere lo sviluppo economico del Paese, senza tutela straniera... Si sono abituati ad essere una classe sussidiata dal grande capitale straniero e a vedere lo Stato dipendere da prestiti degli organismi finanziari controllati dagli Stati Uniti. Senza contare la subordinazione politica che ciò comporta. Nemmeno questo governo è fuori da questa orbita e, per questo, gli imprenditori sanno che quella di Daniel Ortega è solo una mossa, freddamente calcolata: mai ha pensato davvero a dare asilo a Snowden in Nicaragua; di conseguenza, non ci saranno rappresaglie statunitensi. Gli interessi che Ortega, la sua famiglia e affini hanno creato stando al potere sono freni che impediscono di concretizzare le dichiarazioni retoriche con cui mascherano i loro affari a spese dello Stato. Le camere imprenditoriali conoscono la formula orteguista: retorica “rivoluzionaria” e arricchimento. Lo sanno bene gli imprenditori, che traggono beneficio da ciò».
Tale analisi, scomoda per molti, non è stata, tuttavia, pubblicata dal giornale: i nuovi proprietari-banchieri dello stesso, lo hanno censurato. Tale veto è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per il direttore León Núñez, avvocato, scrittore e lucido critico del potere, scelto più di un anno fa dalla nuova proprietà; capita l'antifona, Núñez si è dimesso. Un esito inaspettato del caso Snowden che rivela come in Nicaragua crescano tra i potenti, paranoia e censura.
Nella lista dei poveriInattesa, non essendo abituale, anche l'enfasi data dal presidente Ortega alla povertà in Nicaragua, nel suo discorso del 19 Luglio; nel quale, per inciso, dell'offerta di asilo a Snowden non c'era più traccia. «C'è ancora povertà in Nicaragua – ha esclamato il presidente –, e povertà estrema! C'è povertà in 82 Paesi del mondo ed in America Latina, in 8 paesi: Bolivia, Dominica, San Vicente (Saint Vincent, ndr), Grenada, Guyana, Haiti, Honduras, Santa Lucía (Saint Lucia, ndr) e Nicaragua».
Secondo un'indagine sulle famiglie per misurare la povertà in Nicaragua, condotta fra l'Agosto e il Settembre 2012 dall'istituto nicaraguense FIDEG (Fundación Internacional para el Desafío Económico Global) e presentata nel Giugno di quest'anno, il 42,7% della popolazione nicaraguense vive in condizioni di povertà. Nel 2009, era il 44,7%, il che dimostra che il progresso è stato minimo, nonostante la copiosa cooperazione venezuelana di cui il governo ha beneficiato negli ultimi sette anni, in quantità tale che nessun altro governo ha mai avuto a disposizione per promuovere cambiamenti strutturali nell'economia del proprio Paese.
E l'estrema ricchezza?Secondo l'indagine, ciò che più ha contribuito a ridurre, pur di poco, la povertà non sono fattori interni, cioè le politiche governative, gli sforzi nazionali, le innovazioni tecnologiche, una migliore distribuzione delle risorse, una maggiore produttività... Quanto le rimesse dei nicaraguensi all'estero  ed i migliori prezzi sul mercato internazionale raggiunti negli ultimi tre anni dai tradizionali prodotti di esportazione.
Vale la pena sottolineare come sia scandaloso che la povertà patita da quasi metà della popolazione e l'estrema povertà crescente nelle zone rurali – entrambe documentate dal rapporto FIDEG – convivano con l'estrema ricchezza di pochi. Secondo il World Ultra Wealth Report 2011-2012, redatto da Wealth-X, in Nicaragua ci sono 180 «ultra ricchi», il cui patrimonio personale è di almeno 30 milioni di dollari. Durante il governo di Ortega, i super ricchi nicaraguensi hanno superato quelli di El Salvador, che sono 140.
Perché vendere un sogno?Perché, dunque, l'enfasi del presidente su quanto povero sia ancora il Nicaragua? Forse, perché così risulta più facile “vendere” l'illusione che il Canale farà uscire il Paese dalla povertà? O si tratta di un avvertimento subliminale delle difficoltà economiche in cui versa il Venezuela e che hanno già determinato, o determineranno, una riduzione della cooperazione che il governo nicaraguense riceve da Caracas? Si sta preparando il presidente ad una situazione in cui disporrà di minori risorse per i programmi sociali, che generano aspettative in parte dei poveri, e ciò consentirà di vendere meglio il sogno del Canale?
“Grazie a Chávez”In un altro punto del suo discorso, il riferimento alla povertà ha assunto persino toni religiosi: «Il Nicaragua, è vero, non ha enormi ricchezze materiali. Siamo nella lista dei Paesi più poveri, ma il Nicaragua ha un'enorme ricchezza morale, ereditata da Sandino, che ci viene da Dio, che ci dà Cristo, perché con Cristo, sono sicuro che, come stiamo già facendo, riusciremo a risolvere i problemi, si riesce a fare miracoli, come quando è venuta di nuovo la luce nella nostra patria, grazie a Chávez, che Nostro Signore Gesù Cristo ha messo sul nostro cammino».
Tanta insistenza nel decorare con sfumature religiose ogni discorso ufficiale sarà un modo per espiare i “peccati” degli anni '80? O è un modo per fomentare nella popolazione sempre più rassegnazione, che di solito si accompagna al riporre speranza in soluzioni magiche come il  Canale?
L'allusione ai “miracoli” resi possibili dalla “luce” di Chávez è anche la prova che la copiosa  cooperazione petrolifera venezuelana ha spento nel governo Ortega ogni velleità di cercare  soluzioni alternative per combattere la povertà nel settore rurale. Il progetto Fame Zero ha ormai raggiunto il suo apice e negli ultimi mesi il governo non ha dato risposte né alla piaga della roya, che colpisce le piantagioni di caffè, né alla crisi della produzione di fagioli, due tragedie per la gente delle campagne, causa diretta dell'aumento della povertà in ambito rurale... Il governo è saltato sul carro della cooperazione venezuelana, ha brillato per la luce riflessa di Chávez, ma questa “luce” gli ha accecato l'immaginazione per trovare iniziative più fattibili e possibili del Canale: appare paradossale che ciò avvenga “grazie a Chávez”...
Canale: “fattore complementare”Dopo l'apparizione di Chávez sul cammino del Nicaragua ecco un altro personaggio: l'imprenditore  cinese Wang Jing, cui il presidente Ortega ha dato una concessione, praticamente illimitata, per costruire un canale interoceanico e altri otto megaprogetti.
Dal 14 Giugno, data della firma di tale concessione in cui Ortega ha presentato il Canale come la via attraverso la quale il Nicaragua “uscirà dal deserto” e “raggiungerà la terra promessa” – il che in linguaggio non religioso significa uscire dalla povertà –, i portavoce del governo si sono profusi in interviste, discorsi, presentazioni grafiche, dichiarazioni e propaganda, a favore di questo progetto.
In questo contesto di trionfalistico ottimismo, è apparso strano che, nel suo discorso del 19 Luglio, il presidente scegliesse un profilo assai più basso nel parlare del Canale. «Voglio chiarire – ha affermato Ortega – che l'obiettivo di superare la povertà ce lo siamo dati prima che nascesse la possibilità di costruire il canale attraverso il Nicaragua ... Abbiamo sufficiente capitale umano, sufficienti forze produttive nelle campagne e nelle città, abbiamo lavoratori che sanno lavorare la terra e produrre alimenti.. Anche senza il Canale, il Nicaragua ha possibilità reali di sconfiggere la povertà. Il Canale di Nicaragua non fa cambiare strada... Da quello che diranno gli studi che si stanno facendo dipenderà se il Canale si inizierà a costruire. Ma noi non possiamo distrarci e trascurare le attività produttive che abbiamo, che culturalmente siamo riusciti a sviluppare e che, oggi, stiamo potenziando. Ciò non può essere trascurato... Il Canale è solo un fattore complementare».
Analoga moderazione discorsiva riguardo al Canale è stata espressa da Ortega in una lunghissima intervista concessa giorni dopo a RT, canale televisivo russo: «Insisto sul fatto che un progetto del genere (il Canale, ndr) non dovrebbe allontanarci da quello che è il programma di sviluppo umano del Nicaragua. Non si tratta di abbandonare l'agricoltura, la produzione alimentare, l'allevamento, la piccola industria, per correre tutti dietro al Canale; sarebbe grave se il Nicaragua lo facesse», ha ribadito.
Voci allarmatePerché Ortega ha trasformato il Canale da panacea a “fattore complementare”? Un caratteristico slittamento dei suoi, confusi discorsi, o si tratta dei primi passi per prendere le distanze da un megaprogetto nato opaco, di incerto sviluppo e che, forse, mai sarà realizzato?
I dubbi, e non solo sulla fattibilità finanziaria e ambientale del Canale, sono andati crescendo dal giorno stesso in cui è stata firmata la concessione di Ortega a Wang Jing. Sono molte le voci autorevoli che non credono che si arrivi a realizzare il Canale, ma quelle stesse voci non dubitano di quanto “in nome del Canale” si realizzerà o si sta già realizzando: consulenze e studi pagati lautamente; espropriazioni, confische o accelerate compravendite di proprietà terriere...
Tuttavia, il fatto che il governo non permetta che si svolgano dibattiti sul Canale nelle università pubbliche aggiunge incertezza al megaprogetto: a metà Luglio, l'Università Nazionale di Nicaragua (UNAN), di Managua, ha negato propri spazi perché si discutesse sull'argomento. Pur con difficoltà, l'Accademia delle Scienze del Nicaragua è riuscita ha tenere un primo incontro, il 12 Luglio, ed un secondo il 13 Agosto, perché si potessero ascoltare voci dissonanti.
Terremoti e uraganiAscoltare l'ingegnere Dionisio Rodríguez, fondatore dell'Istituto di Geologia e Geofisica del Nicaragua, spiegare le formazioni geologiche, il sistema delle placche tettoniche, la sismicità e il vulcanismo del territorio su cui sorge il Paese, spaventa. Anche perché il Canale implicherebbe un “taglio” di mezzo chilometro di larghezza, da Est ad Ovest, nella formazione geologica del territorio.
Rodríguez ha elencato una lunga lista di studi che sarebbero necessari da fare prima di avviare i lavori: mappatura geologica, che sta alla base di altri studi, considerando anche si dispone di cartografia relativa soltanto al 20% del Nicaragua; studi di stratigrafia; di tettonica strutturale, considerando che nel territorio nicaraguense interagiscono sei placche; studi di geomorfologia e geofisica aerea, terrestre, marina e lacustre; oltre ad approfondimenti geoambientali. Inoltre, ha aggiunto Rodríguez, bisogna tenere conto anche della geologia di tutta la regione centroamericana. Ed ha fatto riferimento ai rischi di ogni genere di cui il Nicaragua ha, purtroppo, esperienza: terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, frane, inondazioni ed uragani.
Di fronte a questa ineluttabile realtà, il ministro degli Esteri panamense, Fernando Núñez Fábrega, intervistato dalla BBC Mundo, ha ricordato un dato storico: «Noi non abbiamo costruito il Canale; il Canale l'hanno costruito gli americani! E la prima ragione per cui il Nicaragua venne scartato è perché là ci sono i terremoti. La seconda è perché ci sono gli uragani. A Panamá, non abbiamo né gli uni, né gli altri».
Parla Wang JingLe informazioni sui “progressi” del megaprogetto di Canale non arrivano dal Nicaragua e rafforzano la percezione che in quella che sarebbe una delle opere di ingegneria più grandi della storia dell'America Latina, non sono coinvolti nicaraguensi.
La compagnia HKND di Wang Jing sta cercando di proiettarsi strategicamente nei media internazionali. Il 30 Luglio, è apparsa un'intervista a Wang Jing, fatta a Pechino e pubblicata dal prestigioso quotidiano britannico The Daily Telegraph, il più influente tra i conservatori che governano attualmente a Londra, puntando così ad inviare un messaggio di “serietà” agli investitori internazionali. Sentendosi dotato di poteri pressoché illimitati – come in effetti è, grazie alla concessione datagli da  Ortega –, Wang Jing ha reso noto quale sarà la rotta del Canale: Bluefields-Morrito-Brito, attraversando il lago Cocibolca nei pressi dell'isola di Ometepe. Si è detto “al cento per cento sicuro” che i lavori inizieranno a fine 2014 e saranno completati nel 2019. Ha sostenuto che gli studi di fattibilità li stanno già facendo circa cinque mila persone e di contare già su grandi investitori (banche e altre istituzioni) in Cina, Europa e Stati Uniti. Ha negato che il governo cinese stia partecipando a questo progetto e annunciato che nel giro di due mesi rivelerà chi siano gli investitori coinvolti. Rivelerà anche chi siano i nicaraguensi, finora sconosciuti e nascosti dietro la società di nuova costituzione EDGI (Empresa Desarrolladora de Grandes Infraestructuras), con sede a Managua?
Tre giorni dopo le dichiarazioni di Wang Jing, il portavoce della compagnia HKND ha negato che la rotta del Canale sia già definita: «Diversi percorsi sono sotto esame... La decisione finale sulla rotta  sarà basata su studi tecnici, ambientali, commerciali, comunitari e su altre indagini che si stanno sviluppando».
Contraddizioni e riservatezzaSe la fase attuale è quella degli studi di fattibilità (sul terreno, via satellite, da uffici con sede all'estero, sulla base degli studi fatti dall'Olanda nel 2012, sulla base di studi fatti ancor prima?...) sono già molte le contraddizioni.
Nel suo discorso del 19 Luglio, Ortega ha affermato che tali studi costano 400 milioni di dollari. Tuttavia, soltanto pochi giorni prima, Wang Jing aveva dichiarato a The Financial Times che solo uno degli studi, che ha chiamato «di viabilità», costa 900 milioni di dollari. Il boliviano portavoce della HKND ha affermato che si dispone già di 100 milioni di dollari per «la prima parte» di questi studi. Si tenga conto al riguardo che l'australiano Bill Wild, consulente di ingegneria e principale consigliere di Wang Jing, intervistato recentemente da South China Morning Post, ha dichiarato che la società HKND dispone solo di una mezza dozzina di dipendenti a Hong Kong e di una dozzina in Nicaragua.
Ancora più allarmante di questa fase previa, in cui si dice siamo già immersi, è il fatto che gli studi, qualunque essi siano e costino quel che costino, li facciano cinquemila persone o una dozzina, non saranno di dominio pubblico e non ci sarà occasione per conoscerli e discuterne. «L'Accordo Quadro che sancisce la concessione a Wang Jing stabilisce che tutte le informazioni generate per la costruzione del Canale saranno di natura confidenziale. La clausola di riservatezza nella concessione è piuttosto rigida», ha osservato con preoccupazione l'ingegnere Víctor Campos, vice direttore del Centro Humboldt, in dichiarazioni ad envío.
Sandino e il CanaleÈ parso paradossale che per legittimare l'oscuro progetto di Canale, nel suo discorso del 19 Luglio,  Ortega abbia citato Sandino: ciò che il Generale degli Uomini Liberi voleva fare del Canale di Nicaragua è, infatti, in netto contrasto con quanto concesso da Ortega all'imprenditore Wang Jing, quasi ottanta anni dopo.
Dal palco multicolore, il 19 Luglio Ortega ha letto queste parole di Sandino, scritte nel 1927: «La civiltà richiede che si faccia il Canale di Nicaragua, ma che si faccia con capitali in tutto il mondo, e non solo esclusivamente del Nordamerica... Per lo meno, metà del valore delle costruzioni dovrà essere di capitali dell'America latina e l'altra metà degli altri Paesi del mondo che desiderano possedere azioni in questa impresa... E il Nicaragua, la mia Patria, riscuoterà le imposte che in Diritto e Giustizia gli corrispondono; con la qual cosa avremo sufficienti entrate per interconnettere il nostro territorio con ferrovie».
È ovvio che Wang Jing non rappresenta il capitale dell'America Latina. Per ulteriore paradosso, nella riunione dei Paesi legati dall'accordo di PETROCARIBE (che beneficiano del petrolio venezuelano a basso costo, ndr), celebrata a Managua a fine Giugno, e in quella dei Paesi dell'ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe, ispirata tra gli altri dal Venezuala, ndr), svoltasi a Guayaquil, in Ecuador a fine Luglio, il presidente Ortega non ha nemmeno menzionato il progetto di Canale davanti ai colleghi latinoamericani. A Managua, l'unico leader latinoamericano a fare un breve riferimento al Canale è stato Desi Bouterse, presidente di Suriname. Tale silenzio appare strano, considerando la portata dell'opera che si propone, e sembra far capire che l'America Latina sia del tutto assente dal progetto.
Già nel 1927, e con più vigore due anni dopo, Sandino dichiarò che il Canale avrebbe dovuto essere latinoamericano, attraverso un'alleanza di tutti gli Stati latinoamericani. Tale alleanza, diceva Sandino, «è l'unica in grado di svolgere le opere di apertura del Canale». Ad essa, «saranno riservati tutti i diritti di costruzione o insediamento delle opere», senza permettere «alienazioni, vendite, cessioni, trasferimenti o concessioni in affitto... che compromettano la stabilità della sovranità e l'indipendenza latinoamericana nei confronti di potenze estranee alla nazionalità latinoamericana».
Tali obiettivi contraddicono chiaramente ciò che Ortega ha fatto con un uomo d'affari cinese, che è alla ricerca di investitori negli Stati Uniti...
“In Diritto e Giustizia”Possibile che Ortega non si sia reso conto di tali evidenti contraddizioni e non conosca i contenuti della concessione fatta all'imprenditore cinese? Trattasi di un segno di disprezzo dell'intelligenza della popolazione o di una manipolazione insensata?
Nel pomeriggio dello stesso giorno, nel sito web più completo che oggi abbia il governo, el19digital.com, è apparsa una nota che cercava di giustificare la concessione data all'imprenditore cinese con quest'altra frase di Sandino, estrapolata da un'intervista di quest'ultimo a Carleton Beals: «Personalmente, io preferirei che il Canale fosse costruito da una società privata, conservando il governo parte delle azioni, in cambio dei diritti acquisiti, in modo che avremmo delle entrate, invece dei prestiti concessi dalle banche a condizioni rovinose, con le quali si potrebbero costruire ferrovie, scuole e, in generale, migliorare la condizione economica del Paese».
Nella concessione fatta a Wang Jing, non è previsto che il Nicaragua riceva una sola imposta per la durata di un secolo, come invece pensava Sandino dovesse ricevere il Paese, “in Diritto e Giustizia”. La concessione prevede che, dopo 50 anni, il Nicaragua avrà il 50% delle azioni del Canale e solo dopo un secolo, la loro totalità. E aggiunge che, nel frattempo, il concessionario «farà in modo di» dare al Nicaragua 10 milioni dollari all'anno. Sufficienti entrate, come voleva Sandino?
Integrazione latinoamericana?Appariva così assordante il “silenzio” latinoamericano che il governo nicaraguense ha chiesto al Foro di São Paulo, riunito in Agosto in Brasile, che si parlasse di Canale, finalmente. Risultato: in una delle risoluzioni finali, si legge che i partiti che partecipano al Foro «salutano» il progetto di Canale ed «esortano tutti i governi latinoamericani a partecipare a questa gigantesca iniziativa, che contribuirà all'integrazione dei nostri popoli».
Integrazione per la collaborazione o dura concorrenza? Per ora, nel caso del mai integrato Centroamerica, dopo che il Nicaragua ha annunciato di voler costruire il Canale, Guatemala e Honduras si sono affrettati ad annunciare due rispettivi progetti di “canale secco” – in pratica corridoi interoceanici – che sembrano meno costosi e realizzabili in minore tempo di quello in Nicaragua.

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

STATISTICHE

Oggi69
Ieri236
Questa settimana1001
Questo mese4486
Totale7015601

Ci sono 48 utenti e 0 abbonati online

INGRESSO UTENTI

Se non hai le credenziali per accedere all'area riservata del sito, puoi richiederle tramite il modulo che trovi qui. Se le hai dimenticate, clicca sotto alla domanda corrispondente.

VERSAMENTI E DONAZIONI

Bastano pochi clicks, in totale sicurezza!

Importo: