«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Elezioni 2016: massiccia astensione popolare

Daniel Ortega è arrivato al giorno della sua rielezione pressato da due fianchi. Da un lato, l'Organizzazione degli Stati Americani gli ha presentato la Carta Democratica Interamericana. Dall'altro, la Camera bassa del Congresso degli Stati Uniti ha minacciato il ricorso al Nica Act. Il 6 Novembre, giorno delle elezioni, si è aperto per il presidente nicaraguense un inatteso terzo fronte: il massiccio “no” del popolo, che non è andato a votare.

Della redazione di envio. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Dopo aver proibito agli osservatori internazionali di presenziare al voto; aver impedito la partecipazione alla campagna elettorale dell'opposizione che realmente poteva impensierirlo; aver scelto, in pratica, i propri avversari elettorali; aver nominato sua moglie come candidata alla vicepresidenza; aver annunciato che il giorno delle elezioni i suoi seguaci avrebbero riempito i seggi... Ebbene, tutto sembrava preludere ad un sonoro trionfo del partito al governo, senza che fosse necessario architettare una nuova frode elettorale.
Qualcosa di inatteso è, però, successo: i seggi sono rimasti vuoti. Non si sono viste file di elettori davanti agli stessi. Le strade sono rimaste deserte. In altre parole, la maggioranza della gente non è andata a votare e tra essa vi sono persone che hanno sempre sostenuto il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Il 6 Novembre, Daniel Ortega e Rosario Murillo hanno, sì, “vinto”, ma con il sostegno di una evidente minoranza di nicaraguensi.

NICARAGUA / Elezioni 2016: «la truffa perfetta» secondo l'esperto Peraza

Per capire cosa possa essere successo il 6 Novembre 2016, abbiamo intervistato il politologo nonché esperto di statistiche elettorali José Antonio Peraza, che già aveva investigato i brogli occorsi nel 2008 e nel 2011.

Della redazione di envio. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Prima che Daniel Ortega indossasse la fascia presidenziale il 10 Gennaio 2011, alla sua prima rielezione, un gruppo di statistici e matematici nicaraguensi coordinati dal politologo José Antonio Peraza e sostenuti da due organizzazioni, il Movimento per il Nicaragua e Hagamos Democracia (Facciamo Democrazia, ndr), presentò uno studio intitolato Elecciones 2011: ¿Manipulación o ruptura del patrón electoral histórico?(dove patrón sta per registro, ndr). Quello studio forniva le prove scientifiche della frode elettorale occorsa il 6 Novembre 2011.
In seguito, Peraza ha pubblicato un altro testo, intitolato Una radiografía de los fraudes electorales de 2008 y 2011. Entrambi i testi sono stati pubblicati da envío (in spagnolo, ndr) nel numero del Gennaio 2012 (qui, invece, la versione italiana).
Quattro anni dopo, abbiamo di nuovo consultato questo “esperto in frodi” per capire meglio cosa possa essere successo in occasione del 6-N.

NICARAGUA / Il progetto Ortega-Murillo: chiavi di lettura di un successo effimero

Daniel Ortega è stato rieletto per la seconda volta consecutiva e per la quarta negli ultimi trenta anni. In quest'ultima occasione, con un'astensione elettorale senza precedenti nella storia del Nicaragua. Oltre alle evidenze di un sistema elettorale viziato, ci sono, tuttavia, ragioni che spiegano il suo successo negli ultimi anni. Se la massiccia astensione del 6 Novembre scorso sia un segnale di quanto effimero esso sia è ancora presto per dirlo, però...

Di José Luis Rocha, nicaraguense, ricercatore dell'Università “Rafael Landívar” del Guatemala. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Il regime edificato da Hugo Chávez (in Venezuela, ndr) si sta sgretolando su un mare di petrolio in tempesta; nel 2009, Mel Zelaya (presidente honduregno, ndr) è stato deposto da un colpo di Stato che allora scatenò un ripudio, ma privo di conseguenze; Evo Morales (in Bolivia, ndr) ha dovuto affrontare penuria di beni alimentari e proteste di massa per alcuni suoi provvedimenti. Il comandante petrolero, quello ganadero(allevatore di bestiame, ndr) e quello cocalero (dei coltivatori di coca, ndr) – come furono battezzati dallo stesso Chávez – non sono riusciti a costruire un dominio con l'apparente stabilità su cui sembra basarsi l'autarchia del quarto comandante del socialismo del 21° secolo: il comandante guerrillero Daniel Ortega.

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