«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Donde trabajamos / Guatemala

fiume

In Guatemala, siamo stati impegnati nell'area Maya-Ch'orti' in diversi interventi realizzati dal nostro partner, la Asociación Indígena Campesina Ch'orti' Nuevo Día ONG:

  •  un programma di microleasing di mucche da latte;
  • sostegno alla trasformazione e commercializzazione del frutto di noni (morinda citrifolia);
  • un programma di lotta all'usura, mediante la creazione di un fondo rotativo di retención dei raccolti contadini di fagioli, mais e caffè;
  • un progetto di salvaguardia e gestione comunitaria delle risorse idriche.

Attualmente, abbiamo in corso solo l'ultimo di questi.

Obiettivi generali dei progetti di: Microleasing di mucche da latte / Produzione e commercializzazione dei derivati del Noni / Stoccaggio dei raccolti agricoli / Salvaguardia e gestione comunitaria delle risorse idriche

Scheda / GuatemalaIl Guatemala è un Paese tropicale dell’America Centrale. La sua superficie è di 108.889 km². Il territorio, di origine vulcanica, è segnato da catene montuose, su cui svettano numerosi vulcani attivi; le pianure si concentrano sulla costa occidentale e orientale e nella regione settentrionale del Petén.
Secondo le ultimevieja stime demografiche, la popolazione è di circa 13 milioni di abitanti, che vivono, in maggioranza, nelle zone alte del territorio, dove il clima è più temperato.
Il Guatemala è un paese multilingue e multiculturale, come testimonia l’esistenza di 23 lingue: 21 di origine Maya, più Garífuna, Xinka e Castigliano. Tuttavia, il riconoscimento da parte dello Stato guatemalteco di tali diversità e ricchezza culturali è cosa recente: pur affermato dagli Accordi di Pace del 1996, che hanno posto fine ad una lunghissima guerra civile, nonché dall’Accordo 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e da altri trattati e leggi in materia di diritti dei popoli indigeni, la sua applicazione è tuttora controversa.
I guatemaltechi sono in maggioranza cattolici, anche se negli ultimi decenni sono cresciute moltissime chiese evangeliche, soprattutto pentecostali. Una minoranza, ancorché significativa, nelle zone indigene pratica l’ancestrale religione maya.
Dotato di grandi ricchezze naturali e culturali, il Guatemala è, tuttavia, un Paese povero: l’eredità coloniale, ancora imperante, fa sì che le opportunità di sviluppo siano del tutto squilibrate e ineguali, favorendo la concentrazione di grandi ricchezze in poche mani ed una estesa povertà per la maggioranza della popolazione. Di conseguenza, il Guatemala è oggi uno dei Paesi più diseguali al mondo: oltre metà della popolazione sopravvive con meno di 2 dollari al giorno e quasi 3 milioni di persone con meno di 1 dollaro al giorno. Le percentuali sono ancora più drammatiche nelle campagne, dove il 72% della popolazione è povero e il 40% vive in condizioni di povertà estrema; nei fatti, il 56% della popolazione indigena vive in condizioni di povertà estrema.
Dal punto di vista costituzionale, il Guatemala è una repubblica presidenziale, con un parlamento monocamerale (congresso). Amministrativamente, il Paese è diviso in 22 dipartimenti e 333 municipi.
I nostri progetti si realizzano nel dipartimento sud-orientale di Chiquimula, uno dei più poveri del Paese, in particolare, nei municipi di Camotán e Jocotán (circa 80 mila abitanti in tutto), fra quelli con maggiore presenza indigena Maya-Ch’orti’, che sono, mediamente, più poveri di quelli più meticci; tanto che, nel municipio di Camotán, l’indice di povertà sfiora il 90% della popolazione e, di questa, il 40% è in condizioni di povertà estrema. In generale, nelle comunità in cui si realizzano i nostri progetti, gli Indici di Sviluppo Umano in campo panoramasanitario, educativo, abitativo e sociale sono più bassi della media nazionale.
La maggioranza, composta da contadini poveri, meticci o indigeni Maya-Ch’orti’, è dedita ad un’agricoltura di sussistenza: fagioli e mais, fondamentalmente, con piccole piantagioni di caffè e noni (morinda citrifolia, una pianta tropicale dai molteplici usi, in campo alimentare e non) e pascoli per il bestiame (mucche, capre).
In questa regione, il clima è di tipo subtropicale. La vegetazione varia dal bosco secco a quello umido, a seconda dell’altitudine. I suoli sono soggetti a forte erosione, date le forti pendenze di questa zona montagnosa.
I nostri progetti si inseriscono in un contesto di fragilità legislativa in materia ambientale e di scarsa protezione delle risorse naturali, idriche in particolare, nonché di gravi violazioni del diritto umano all’acqua, intesa come bene comune.

La regione Maya Ch'orti'L’area Ch'orti' del Guatemala è afflitta dalla crisi, al contempo, ecologica, economica e sociale.
La deforestazione degli ultimi decenni, aggravata dai mutamenti climatici che rendono più acuti e devastanti i periodi di siccità e piovosità nelle due tradizionali temporadas tropicali, accresce il rischio di desertificazione. A risentirne è, in primo luogo, la produzione di alimenti, mais e fagioli soprattutto, che costituiscono la dieta quotidiana dei contadini poveri: nei fatti, nelle comunità della zona si registrano alti indici di denutrizione ibambininfantile.
In questa zona, malamente collegata alla rete viaria nazionale da strade di montagna di difficile accesso, a differenza di altre aree indigene pur caratterizzate da minifondi, tuttavia, il campesinado non ha costruito le proprie abitazioni in forma dispersa, nei terreni agricoli da esso coltivati, ma suole raggrupparsi in villaggi (aldeas e caseríos) che, anche se di piccole dimensioni, offrono alcuni vantaggi relativi per la prestazione di servizi - sociali, assistenziali, educativi, idrici, sanitari, etc. - e, in prospettiva, per il consolidamento di forme organizzative comunitarie.In tal senso, le comunità rurali selezionate condividono alcune caratteristiche basilari: sono abitate da famiglie povere, che posseggono, in media, poco più di due ettari di terra; offrono possibilità di espansione del piccolo mercato agricolo locale, senza che ciò richieda alti costi di trasporto dei prodotti di consumo quotidiano; nonostante le crisi, hanno già un relativo livello di diversificazione produttiva e, comunque, esiste buona disposizione in tal senso; vantano, inoltre, una buona organizzazione interna, tale da consentire loro di combinare la coltivazione individuale delle parcelle agricole con la condivisione di una serie di servizi alla produzione, in forma consorziata; si tratta, infine, di una popolazione, in gran maggioranza, discendente dei Maya-Ch'orti', anche se varia il grado di auto-identificazione in senso etnico e di utilizzazione della lingua indigena.

Le comunità beneficiarie degli interventi
capannaChiquimula è uno degli 8 dipartimenti più poveri del Paese. Nell'area Ch'orti', l'indice di povertà estrema è due volte più alto che nelle zone non indigene. Nelle aree con più popolazione Ch'orti' - quelle in cui si realizzano i nostri progetti -, le disuguaglianze risentono, inoltre, di una storia secolare di razzismo, spoliazione ed esclusione. Gran parte della popolazione Ch'orti' vive in ambito rurale. L'età media è bassa: 22,8 anni. Gli alfabetizzati sopra i 15 anni sono appena il 27,2% della popolazione; il tasso di alfabetismo nei giovani fra 15 e 24 anni sale al 40,4%, nonostante essi abbiano frequentato in media soltanto 1,7 anni di scuola.

Il 70,5% della popolazione è monolingue spagnolo; il 2,8% parla solo Ch'orti'; il 25% è bilingue.
Solo metà della popolazione dispone di acqua corrente in casa, anche se spesso non potabile. L'altra metà si serve di pozzi, fiumi, laghi, fontane pubbliche o rifornimenti periodici tramite camion-cisterna.
Quanto ai servi zi igienici, il 77,4% si serve di latrine; soltanto il 7,4% è collegato a fognature e l'11,5% a fosse settiche.
Solo il 41,1% delle abitazioni è allacciato alla rete elettrica; il 39,5% utilizza impianti a gas; mentre l'11,2%, la sera, accende le candele e soltanto lo 0,8% dispone di pannelli solari.
Per cucinare, il 94% delle famiglie usa legna, il che aggrava il problema della deforestazione; solo il 3,5% utilizza bombole a gas.Ha accesso a servizi municipali di raccolta dei rifiuti appena lo 0,8% della popolazione indigena; il 2,2% ricorre a servizi privati; mentre il 14% li brucia e il 2,9% li sotterra; ma, nel 76,4% dei casi, li getta dove capita.

La maggioranza delle abitazioni è costruita con materiali poveri: il 53% delle pareti è fatto di pali intrecciati a canne e argilla; l'11,1% di mattoni di argilla seccati al sole; il 27,2% di cortecce di alberi. Per quanto riguarda i tetti, il 50% è coperto da foglie di palma secche e poco meno dell'altra metà di lamine zincate. L'85% dei pavimenti interni è in terra battuta; nel 12,3% dei casi, in cemento.

Dal punto di vista agroecologico, l'area può essere suddivisa in 3 grandi zone che si differenziano per altitudine, clima, suoli, vegetazione, potenzialità agricole, zootecniche e forestali: la parte alta o montagna; le pendici dei monti; le aree prossime a rive di fiumi e torrenti.
Predominano 3 tipi di clima: nelle zone basse, di bosco subtropicale, le precipitazioni variano da 400 a 600 mm annui; nelle zone intermedie, di bosco secco subtropicale, le precipitazioni vanno da 500 a 1.000 mm annuali; nelle zone più alte, di bosco umido subtropicale, le precipitazioni vanno da 1.000 a 1.400 mm annuali.I primi 2 tipi di clima caratterizzano soprattutto zone di forte pendio, di altezze inferiori ai 1.000 m, poco umide e con temperature elevate, dove più alta è la probabilità di siccità. Nell'insieme, queste aree coprono la maggior parte del territorio.Il bosco umido subtropicale è caratterizzato da temperature temperate (fra 20 e 26 gradi C°), favorite dall'altitudine superiore ai 900 m e dalla grande umidità.
I suoli sono argillosi nelle zone di scarso pendio; in alcuni punti si combinano con pietra calcarea bianca. Di solito, sono poco profondi e ghiaiosi sulle montagne, dove i pendii sono più forti. Nelle altre zone, i suoli sono generalmente argillosi, ma anche fangosi e sassosi.
Di conseguenza, i terreni sono principalmente dedicati a coltivazioni agricole annuali, stagionali e di ciclo breve, su pendii e rive di fiumi e torrenti; coltivazioni di caffè; boscaglia, in terreni a riposo dopo che la vegetazione primaria è stata spazzata via per far posto all'agricoltura e all'allevamento; pascoli per allevamento estensivo; vegetazione di selva bassa caducifoglia e latifoglia in piccole estensioni; conifere.
Le aree deforestate sono in aumento a causa, soprattutto, dell'avanzata della cosiddetta "frontiera agricola", della crescita demografica, del tipo di coltivazioni stagionali, degli incendi, delle malattie infestanti e del fabbisogno di legna da ardere. Il fenomeno va acquisendo proporzioni allarmanti: dei 2.376 km² del Dipartimento, 2.281 km² hanno vocazione forestale, vale a dire il 96% del territorio, e solo 95 km² vocazione agricola.
Ciononostante, solamente il 18,7% del territorio è coperto da boschi. La deforestazione, il ricorso a sistemi produttivi ad alto impatto ambientale come bruciare l'area che si intende coltivare, l'agricoltura migratoria, le monocoltivazioni e l'allevamento estensivo in terre non adatte a pascolo, hanno ridotto la capacità del suolo di assorbire l'acqua piovana nei bacini più alti e causato perdita di suoli fertili nelle zone più basse. Non a caso, il dipartimento di Chiquimula è considerato parte del cosiddetto Corridoio Secco, che attraversa il Guatemala, a serio rischio di desertificazione. Da tempo, i contadini indigeni si stanno sforzando per sviluppare un sistema agro-forestale adatto alle peculiarità della zona; tuttavia, le necessità quotidiane di sopravvivenza hanno, fin qui, frenato le potenzialità di sviluppo in tal senso.

Obiettivi generali progettualiObiettivi generali dei progetti sono contribuire:

  • al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, di lotta alla povertà in zone di estrema fragilità ecologica ed esclusione sociale, come il Tropico Secco del Guatemala, mediante programmi altamente partecipativi di difesa e gestione comunitaria delle risorse naturali e dinamizzazione dell'economia contadina locale;
  • la promozione del risparmio idrico;
  • alla rigenerazione della fertilità del suolo, mediante diversificazione produttiva e tecniche agroecologiche;
  • a migliorare la dieta alimentare, in particolare dei bambini delle famiglie coinvolte nel Progetto;
  • ad incrementare la sicurezza e la sovranità alimentari delle comunità della zona del Progetto;
  • a consolidare i processi di empowerment della donna contadina indigena;
  • al riscatto dell'identità Maya-Ch'orti' della popolazione locale.

Microleasing di mucche da lattecampesino con vaca 2
Il Progetto risponde alla necessità di far fronte, al contempo, alle crisi economica, sociale ed ecologica che investono la regione Ch'orti' del Guatemala.
Le comunità rurali selezionate condividono alcune caratteristiche basilari:

  • sono abitate da famiglie povere, che posseggono, in media, poco più di due ettari di terra;
  • offrono possibilità di espansione del piccolo mercato agricolo locale, senza che ciò richieda alti costi di trasporto dei prodotti di consumo quotidiano;
  • nonostante le crisi, queste comunità rurali hanno già un relativo livello di diversificazione produttiva e, comunque, esiste buona disposizione in tal senso;
  • tali comunità vantano, inoltre, una buona organizzazione interna, tale da consentire loro di combinare la coltivazione individuale delle parcelle agricole con la condivisione di una serie di servizi alla produzione, in forma consorziata (in Guatemala, c'è una comprensibile ritrosia ad usare il termine "cooperativa", dal momento che, negli anni del genocidio, l'adesione alla stessa comportava il più delle volte la condanna a morte per mano dell'esercito o dei paramilitari; nei fatti, la zona del Progetto è stata teatro di brutali massacri durante la quarantennale guerra civile);
  • si tratta, infine, di una popolazione, in gran maggioranza, discendente dei Maya-Ch'orti', anche se varia il grado di autoidentificazione in senso etnico-indigeno e di utilizzazione di tale lingua.

In tale contesto, il Progetto si propone di sviluppare un processo di capitalizzazione di un discreto numero di Unità Familiari Contadine (UFC) povere, mediante un programma di microleasing di mucche da latte, volto a incrementare:

  • da un lato, il consumo del prezioso alimento e di suoi derivati, quali il formaggio cuajada, a livello familiare, in particolare dei bambini; nella zona, infatti, si registra un alto indice di denutrizione infantile, dramma su cui l'associazione Nuevo Día è impegnata in una campagna di sensibilizzazione nazionale;
  • dall'altro, stimolare il piccolo commercio locale delle eccedenze di tali prodotti;
  • allo stesso tempo, in ragione della tipologia di bestiame che andrà crescendo, il programma favorirà, inoltre, un maggiore consumo e commercio di carne bovina.

In tal modo, si intende stimolare una maggiore diversificazione produttiva, combinando la tradizionale produzione di mais, fagioli, ortaggi, caffè, nel quadro di sistemi agro-zootecnici più coerentemente integrati. Particolare attenzione, in tal senso, viene data all'applicazione di tecniche agroecologiche, volte a:

  • rigenerare la fertilità dei suoli, in alcune zone di pendio assai compromessa, mediante turnazione delle coltivazioni nei terreni e ricorso al compost organico prodotto dal piccolo allevamento;
  • salvaguardare le risorse naturali, in primo luogo le fonti di acqua;
  • ridurre l'impatto sull'ambiente dell'allevamento estensivo del bestiame, favorendo modalità più intensive, grazie anche alla semina di foraggio in piccole parcelle individuali e, dove possibile, comunitarie.

L'accompagnamento del Progetto è costante e sistematico, attraverso visite periodiche e momenti formativi (capacitación), secondo la metodologia nota come Campesino a Campesino, già applicata con successo nella zona.
In questo contesto, specifica attenzione viene data alla promozione del ruolo sociale ed economico della donna, in particolare indigena, favorendo processi di empowerment, quali: titolarità del contratto di microleasing e riconoscimento di altre responsabilità domestiche e progettuali.
Le modalità concrete del microleasing - forma di microcredito studiata per quelle fasce più povere della popolazione che non possono fornire nemmeno quelle "garanzie minime" richieste anche dalle iniziative microfinanziarie alternative alla banca -, sono adattate alla specifica realtà della regione Ch'orti':

  • la mucca viene scelta dalla famiglia contadina direttamente interessata, onde evitare eventuali, successive frizioni con l'associazione Nuevo Día, circa la qualità della stessa;
  • il Progetto copre, comunque, i costi dei servizi di: palpazione e perizia di qualità della mucca; trattamento sanitario minimo richiesto; marcatura del bestiame; preparazione della documentazione necessaria per il trasporto della mucca; sua consegna alla UFC cui è destinata;
  • inoltre, il Progetto assume i costi dei materiali per l'autocostruzione di recinti (pali e filo spinato) con capanno (con tetto di foglie di palme secche) per il bestiame, fornendo gli attrezzi agricoli necessari allo scopo; nonché di pompe di acqua e mini-sistemi di irrigazione a livello comunitario;
  • per ogni mucca ricevuta dal Progetto viene stipulato un contratto con l'associazione Nuevo Día, in base al quale l'Unità Familiare Contadina si impegna a pagare un "affitto" annuale, di modesta entità; nel caso in cui la mucca comprata non sia ancora in grado di produrre latte, non viene pagata alcuna quota fintantoché la mucca non dia luce a un/a vitello/a;
  • quando la prima vitella nata durante la vigenza del contratto diventa gravida, la famiglia contadina restituisce al Progetto la mucca ricevuta in affitto, che passa, quindi, ad altra famiglia; la stessa procedura si ripete con le nuove vitelle nate; nel caso nascano, invece, vitelli, si valuta con la famiglia la convenienza di farli crescere per consumarne o venderne la carne e regolare l'operazione commerciale di conseguenza;
  • quando, per ragioni naturali la mucca diventa "da scarto", la famiglia contadina può optare per comprarla, ad un prezzo svalutato, oppure la mucca viene venduta sul mercato, alle condizioni del momento.

Il ricavato dalle quote di affitto va al fondo rotativo gestito dall'associazione Nuevo Día, per consolidare e ampliare il programma di microleasing.
Tale progetto è stato finanziato anche con fondi Otto per Mille delle Chiese Metodiste e Valdesi.

Produzione e commercializzazione dei derivati del Noni
noni

Il nome scientifico di questa pianta è Morinda citrifolia; appartiene alla famiglia delle rubiacee, è un sempreverde che può raggiungere i 10 metri di altezza; il tronco è retto, ricoperto di corteccia verde brillante; le foglie sono ellittiche e grandi, con venature marcate. Fiorisce lungo tutto l'anno; i fiori, piccoli e bianchi, di forma tubulare, danno luogo a frutti, di forma ovoidale, simili a patate, di superficie irregolare e colore verde-giallastro. Ogni frutto contiene molti semi, dotati di sacca d'aria che favorisce la loro diffusione per via aerea nell'ambiente. Quando matura, il frutto sviluppa un odore intenso e, a tratti, persino sgradevole.
Originario dell'Asia, dove si segnalano fin da tempi antichi le sue proprietà benefiche, il noni è oggi diffuso nella fascia tropicale del pianeta. Si adatta, infatti, a diversi tipi di ambiente ed è particolarmente resistente alla siccità.
Ricco di elementi importanti per l'alimentazione umana e, pure, animale, il noni rafforza le difese naturali dell'organismo contro varie malattie. Da qualche anno, anche l'Unione Europea ha ammesso la sua commercializzazione nei Paesi Membri, come integratore alimentare.
Derivati del noni possono essere: sciroppo, pastiglie, pomate, bustine per infusi, melassa (e foglie) per alimentazione animale, tintura, succo.
Il nostro Progetto si concentra sulla produzione e commercializzazione di tali derivati, al fine di passare dalla fase sperimentale fin qui condotta ad una attività economica in grado di:

  • aumentare il valore aggiunto al noni prodotto in parcelle contadine diversificate;
  • aprire nuovi canali di commercializzazione del succo di noni;
  • dinamizzare l'economia agricola locale, con attività altamente redditizie per il campesinado povero;
  • migliorare la dieta alimentare, umana (in particolare, infantile) ed animale;
  • contribuire alla rigenerazione della fertilità del suolo.

A tal fine, il Progetto ha finanziato anche l'acquisto di un terreno su cui costruire un impianto per la lavorazione del frutto: requisito necessario per una produzione di derivati del noni che sia igienicamente corretta e, quindi, commercialmente fruibile, approvata dalle autorità sanitarie locali.

Anche questo progetto è stato cofinanziato con fondi Otto per Mille delle Chiese Metodiste e Valdesi.

Stoccaggio (retención) dei raccolti di fagioli, mais, caffèIn assenza di istanze finanziarie formali orientate a sostenere il campesinado, il contadino povero che abbia bisogno di un finanziamento per comprare ciò che necessita per il suo lavoro o per la famiglia, suole rivolgersi ad intermediari privati, localmente noti come coyotes, i quali prestano denaro a tassi usurai, con la condizione che i raccolti (mais, fagioli, caffè) siano, poi, venduti loro al prezzo da essi stabilito. Di modo che il coltivatore è costretto a vendere, in anticipo sul raccolto e a bassi prezzi, la sua produzione all’intermediario; il quale la rivende, poi, a terzi, anche fuori dalla zona di origine, contribuendo così ad aggravare la crisi alimentare nella zona.
Non solo: il contadino che, dopo essersi indebitato, abbia bisogno di fagioli o mais per l’autoconsumo familiare, non può far altro che ricomprare dallo stesso intermediario la quota che necessita, o che può permettersi di acquisire, ai prezzi usurai stabiliti dal coyote.
In tal modo, la famiglia contadina si impoverisce progressivamente, ad ogni ciclo agricolo: mentre i guadagni dell’intermediario schizzano alle stelle, il contadino riesce a coprire appena i costi di produzione, se va bene.
Quando non prende la via dell’emigrazione, in genere clandestina, verso il Nordamerica, il piccolo agricoltore si vede costretto a vendere la propria manodopera come bracciante nelle grandi piantagioni di caffè, canna da zucchero o banane di altre regioni del Paese, dove di solito riceve un salario ben al di sotto del minimo stabilito dalla legge, senza contare il fatto che è costretto a restare per mesi lontano dalla propria famiglia, con tutti i problemi che ne conseguono. Ciò, vale la pena ribadire, non per guadagnare di più, ma semplicemente per pagare l’usuraio e dar qualcosa da mangiare alla propria famiglia.
Per affrontare questa drammatica situazione, il Progetto di Retención de cosechas si propone la creazione di un Fondo di microcredito e stoccaggio dei raccolti agricoli, embrione di una futura Tienda Campesina.
cafCiò può essere di grande aiuto per la piccola produzione contadina, per almeno due ragioni:

  • da un lato, grazie ad esso, i contadini poveri possono ottenere quelle risorse economiche di cui abbiano bisogno per sviluppare le loro attività produttive e che nessuna istituzione finanziaria formale è disposta a concedere loro;
  • dall’altro, gli stessi contadini non sono obbligati a indebitarsi con gli intermediari, che applicano tassi di interesse usurai.

Il Fondo rappresenta, dunque, una concreta alternativa di finanziamento per i piccoli coltivatori che possono così vendere, a prezzi migliori, i propri raccolti, senza dover ricorrere ad intermediari senza scrupoli.
In tal senso, il Fondo si differenzia, sia da altri prodotti microfinanziari, per i suoi bassi interessi, sia dal credito formale, il quale punta ad ottenere alti profitti dal denaro prestato, anche quando ciò comporti un impoverimento progressivo dei suoi clienti e, pure, una penuria di alimenti nel mercato locale.
Pur essendo una delle zone del Guatemala di maggiore produzione di mais e fagioli, paradossalmente, la regione Maya-Ch'orti' è quella che negli ultimi anni ha più sofferto per la crisi alimentare.
Il Fondo ha carattere rotativo: i suoi proventi sono, pertanto, reinvestiti, nel corso del tempo, nelle attività di stoccaggio dei prodotti agricoli, microcredito ai piccoli produttori agricoli, rifornimento di beni e alimenti per la popolazione locale.
Come funziona? Facciamo un esempio.
Un piccolo coltivatore ha bisogno di un prestito per acquisire inputs produttivi necessari per sviluppare la sua produzione agricola.
Si rivolge, quindi, al Fondo, dopo che la sua richiesta è passata al vaglio del “comitato di microcredito locale”, creato in ciascuno dei villaggi interessati dal Progetto.
La Asociación Indígena Campesina Ch’orti’ Nuevo Día – O.N.G. concede, dunque il credito al contadino, ad un basso tasso di interesse annuale.
Il pagamento avviene in “specie”: in questo caso, fagioli, che il Fondo compra dal contadino ad un prezzo maggiorato rispetto ai suoi costi di produzione.
Pertanto, il contadino vende al Fondo la quantità di prodotto necessaria per far fronte al debito contratto, mentre il resto della produzione può optare di venderlo in forma associata agli altri produttori organizzati nell’Associazione, al fine di competere sul mercato per ottenere migliori prezzi, oppure può decidere di conservarlo per farvi ricorso nei prevedibili (per fattori climatici o socioeconomici) momenti di scarsità di questa granaglia.
Da parte sua, il Fondo mette a disposizione delle comunità i fagioli stoccati, nel momento in cui maggiore è la penuria di tale alimento: il loro prezzo viene stabilito in ragione dei costi di gestione, stoccaggio e  trasporto del prodotto alla comunità.
In tal modo, il produttore diventa anche consumatore finale del prodotto - cosa che, paradossalmente, non è poi così scontata… -, giacché acquisisce i fagioli a prezzi assai più economici di quanto avrebbe dovuto sborsare per comprarli dall’intermediario.

Questo progetto è cofinanziato con fondi Otto per Mille delle Chiese Metodiste e Valdesi ed, inoltre, dall'Ecomercato della Solidarietà di Ghedi (BS).


fagioli

Qui sotto, alcune fotografie del progetto in corso: per ingrandirle, cliccaci sopra.


Salvaguardia e gestione comunitaria delle risorse idricheObiettivi specifici di questo Progetto, realizzato anche con fondi Otto per Mille delle Chiese Metodiste e Valdesi e di Acque Vicentine SPA ( vedi anche 1, 2, 3 , 4, 5 e 6 ) sono:

  • la salvaguardia delle fonti idriche e la gestione comunitaria del bene comune acqua nelle comunità indigene e contadine della zona;
  • dotare alcune comunità rurali di piccoli impianti di irrigazione ad uso agricolo;
  • promuovere il recupero di acqua piovana per uso domestico;
  • migliorare la potabilità dell’acqua per consumo umano nelle comunità indigene e contadine beneficiarie;
  • dotare l'impianto di lavorazione del frutto di noni (morinda citrifolia), in costruzione, di un sistema di acqua potabile.

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A tal fine, il Progetto si articola in varie attività:

  • Formazione (laboratori, seminari, visite di campo, etc.) di un gruppo di donne guardianas del agua, per la salvaguardia delle risorse idriche, la promozione della loro gestione comunitaria, il monitoraggio dell’uso di acqua nelle comunità, con riduzione del suo abuso e spreco. In tal senso, si intende valorizzare il ruolo della donna contadina indigena, potenziando i processi di empowerment che la vedono protagonista.
  • Individuazione delle fonti idriche da proteggere, nonché delle unità produttive contadine maggiormente a rischio di siccità, bisognose di sistemi di irrigazione delle coltivazioni; vengono, quindi, effettuati studi di fattibilità delle opere previste.
  • Accompagnamento tecnico-legale alle popolazioni impegnate nella difesa delle fonti idriche e del territorio.
  • Istallazione di piccoli impianti di irrigazione, di facile uso contadino, con particolare attenzione alle zone coltivate in pendio, maggiormente soggette ad erosione (laderas secas).
  • Promozione del risparmio idrico mediante la costruzione di impianti (grondaie, cisterne, etc.) per la raccolta di acqua piovana, destinata ad uso domestico.
  • Istallazione di filtri e altri accorgimenti per migliorare la potabilità dell'acqua per consumo umano in quelle comunità rurali che registrino una grave incidenza di problemi igienico-sanitari derivanti dal consumo di acqua insalubre; in tal modo si tende a ridurre l'incidenza di malattie gastrointestinali ed i livelli di denutrizione, soprattutto infantile.
  • Istallazione di un sistema di acqua potabile nell'impianto (in costruzione) per la lavorazione del frutto di noni (vedi sopra).

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Se vuoi sostenere i nostri progetti, vedi qui e qui.
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