«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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Le disuguaglianze in/accettabili

L'Italia è un Paese immobile e diseguale, dove i figli dei ricchi hanno molte più probabilità di farcela, così come i figli dei poveri di restare indietro. Dove il lavoratore spesso paga più tasse del suo datore di lavoro. E dove molti non pagano. Per ridare mobilità economica e sociale all’Italia, intraprendere una vera battaglia di modernizzazione, fare in modo che le "scalate" tornino a essere possibili, soprattutto per i giovani, occorre porre rimedio a quelle disuguaglianze "inaccettabili" nei redditi e nelle ricchezze, che rappresentano ostacoli alla vera uguaglianza delle opportunità. Perché, come dice Joseph Stiglitz,  oggi sappiamo «che più uguaglianza significa anche più crescita», ma anche che più uguaglianza oggi, può voler dire più mobilità sociale domani.
Di questo e altro abbiamo parlato con Maurizio Franzini, docente di Politica Economica nella Facoltà di Economia nell‘Università di Roma "La Sapienza", direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario sullo Stato Sociale (CRISS), autore di Disuguaglianze inaccettabili. L'immobilità economica in Italia, Laterza, 2013.
Ecco una sintesi della sua presentazione al primolunedìdelmese del 2 Dicembre 2013.

 

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