«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Vecchi e nuovi latifondisti

Migliaia di ettari di cooperative formate da ex militari a partire dal 1990, andate in rovina per mancanza di credito e sostegno tecnico, nonché piccoli appezzamenti di contadini poveri privi di titolo di proprietà, sono stati venduti in questi anni a prezzi stracciati. Nel loro messaggio al presidente Clinton in visita in Centroamerica, i produttori organizzati hanno calcolato in almeno mille le cooperative vendute in questo modo.

Di envío-Nitlapán. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Già da prima dell'uragano Mitch, in Nicaragua correva la voce che il presidente Alemán con i suoi parenti e amici stretti stessero comprando terre in varie parti del paese. Altrettanto noto era che accanto agli antichi latifondisti, a capitalisti centroamericani e statunitensi vicini al presidente, anche dirigenti alti e intermedi del Fronte Sandinista (FSLN) e delle organizzazioni ad esso vicine stessero portando via la terra ai poveri delle campagne.
Con "capitali oscuri che nessuno sa da dove siano saliti - ha denunciato agli inizi di febbraio Alvaro Fiallos, vicepresidente dell'Unione Nazionale degli Agricoltori e Allevatori (UNAG) - si sta realizzando una vera controriforma agraria". Secondo Fiallos "tutte le politiche di credito favoriscono gli investitori stranieri e il grande capitale nazionale". Per questo, un milione di ettari, ha precisato, sono ormai nelle mani di "nuovi latifondisti".  Il Nicaragua, ha aggiunto, vive "in una democrazia politica dominata da una dittatura economica", a capo della quale, "più che un presidente, troviamo il padrone di una azienda agricola".
Già da fine gennaio, il quotidiano La Prensa - che ha impresso alle sue pagine un'apprezzabile svolta sia in senso professionale che di impegnata opposizione - aveva scritto che il presidente stava comprando centinaia di ettari nella zona di Rivas, a sud. In quell'occasione, Alemán ha confermato la notizia, pur smentendo il giornale sul numero di ettari in questione. Giorni dopo, il presidente non solo confermava quanto sopra, ma si vantava anche del ridicolo prezzo pagato alle cooperative della zona, ostentando così la propria insensibilità sociale e pure l'impunità davanti alla legge, da egli stesso promulgata un anno fa, la quale stabilisce che non si possono comprare terre di cooperative se non cinque anni dopo la loro legalizzazione.
Da parte sua, El Nuevo Diario, quotidiano tradizionalmente antisomozista, rendeva note altre acquisizioni di terra da parte del presidente, denunciando inoltre che enti di servizio pubblico - acqua, energia, strade, servizi agricoli...- stavano realizzando opere infrastrutturali in tali aziende del presidente. Pura "casualità", ribatteva Alemán, la presenza di veicoli di proprietà pubblica nelle sue terre, mentre i responsabili degli enti pubblici implicati asserivano di trattare il presidente come "qualsiasi altro produttore". Molte delle terre acquistate dal presidente risultavano, peraltro, prossime a zone dove sono previsti ingenti investimenti turistici. Un modo come un altro di incentivare il "progresso", chiosava Alemán.
Scoperchiata la pentola, tuttavia, sulle proprietà acquisite da Alemán e dai suoi quattro fratelli, il presidente ha convocato un'insolita conferenza stampa per dimostrare, esibendo le dichiarazioni fiscali del fratello Alvaro, medico risidente negli Stati Uniti, che questi è un professionista con sufficienti capitali da investire in Nicaragua e così promuoverne il "progresso".
Lo scandalo si è, tuttavia, allargato alla notizia che il direttore dell'Istituto di Sviluppo Rurale (IDR), che è un ente pubblico,  risultava amministratore delle aziende del presidente, mentre il viceprocuratore di Giustizia era l'incaricato delle compravendite. Insomma, una confusione Stato-presidente mai vista prima. Come se l'orologio tornasse indietro nella storia, quando il Nicaragua era noto al mondo come l'azienda di una famiglia...
La reazione di Alemán alle critiche è stata più scomposta del solito: ha comprato un'ora di trasmissione in tutte le televisioni per chiarire che lui e la sua famiglia hanno il diritto a comprare ciò che vogliono, lamentando una "malevola campagna" nei suoi confronti da parte dei mass-media, dei partiti minori definiti "microbi", e da parte del movimento sandinista che non sostiene il dialogo in corso con Daniel Ortega.
Il messaggio presidenziale è caduto, però, nel vuoto. Le inchieste hanno continuato a produrre documentazione sui suoi affari. Approfittando dell'assenza dal paese di Daniel Ortega, il deputato sandinista Víctor Hugo Tinoco ha sollecitato la Contraloría General de la República, una sorta di Conte dei Conti, a realizzare un'indagine sulle proprietà del presidente. La Contraloría non si è fatta pregare. E mentre funzionari di quest'ultima indagavano in loco su una delle proprietà del presidente, La Chinampa, dotata delle migliori infrastrutture, il presidente ha lanciato insulti e minacce telefoniche nei confronti del "controllore" Agustín Jarquín. Il quale ha pensato bene di chiedere un "esplicito chiarimento" al presidente e, intanto, rivolgersi al Centro Nicaraguense dei Diritti Umani (CENIDH), che a sua volta ha investito della questione la Corte Interamericana dei Diritti Umani, chiedendo misure di protezione per lo stesso Jarquín.
Il 25 febbraio, quindi, la Contraloría ha reso pubbliche tre "dichiarazioni di probità", come vengono chiamate le certificazioni sullo stato patrimoniale dei più alti funzionari pubblici: la prima del 1990, relativa a quando Alemán era sindaco di Managua; la seconda del 1995, quando Alemán lasciò il Comune di Managua per candidarsi alle presidenziali alla testa dell'Alleanza Liberale; la terza del 1996, quando Alemán si insediò alla presidenza della Repubblica. La comparazione di queste tre dichiarazioni dimostra come in questi anni il patrimonio di Alemán si sia incrementato del 900%. Nel 1990, vantava infatti proprietà per 26 mila dollari; nel 1995 queste erano passate già a 309 mila; nel 1997, esse valevano ormai un milione di dollari. La Contraloría ha scoperto, inoltre, una società anonima, la GENINSA, usata per comprare terre a nome del presidente e della sua famiglia, al cui vertice si trova un funzionario statale, Eduardo Mena, dirigente dell'Istituto di Sviluppo Rurale.
Jarquín ha, quindi, dato un ultimatum al presidente per chiarire le numerose contraddizioni della sua versione, chiedendo di conoscere anche quanti e quali proprietà siano state acquisite a partire dal suo insediamento alla presidenza. L'inchiesta riguarda anche gli enti  pubblici che si presume siano stati utilizzati a fini personali nella creazione di servizi e infrastrutture di proprietà di Alemán. In caso di mancato chiarimento in questo senso, la Contraloria, ha annunciato, farà causa allo stesso presidente.
Il 26 febbraio, il presidente, che appariva sotto l'influsso di sedativi, è nuovamente comparso davanti alla stampa, accompagnato da tutto il governo, da parenti e amici. Stavolta, però, per smentire di aver comprato un solo palmo di terra da quando è giunto al governo, sostenendo piuttosto di aver ereditato dai nonni la maggioranza delle sue vaste attuali proprietà terriere, giustificando come semplice "plusvalore" l'ingente incremento del suo patrimonio, e affidando a "un Dio che sta in alto" il futuro del controllore Jarquín. Per l'occasione, il presidente ha annunciato anche che non fornirà maggiori informazioni alla Contraloría, asserendo che la legge sull'onestà dei funzionari pubblici era ormai derogata, a suo arbitrario giudizio. Nei giorni seguenti, Alemán ha, quindi, reso visita al cardinale Obando y Bravo per porre nelle sue mani tutta la documentazione sul patrimonio suo e dei suoi fratelli. Il cardinale si è detto compiaciuto per il gesto.
Da parte sua, invece, il controllore ha inviato al parlamento il rapporto sul patrimonio del presidente, come un primo frutto delle indagini svolte. Tuttavia, causando sconcerto nella opinione pubblica, sia i deputati "liberali" che vari sandinisti, tra cui lo stesso Tinoco, non hanno dato seguito al documento, giudicato "incompleto" e "senza i requisiti di legge". Così, mentre l'FSLN rinunciava ancora una volta al proprio ruolo di opposizione responsabile, dirigenti di altri partiti hanno chiesto l'incriminazione e la destituzione del presidente.
Da parte sua, invece, il 9 marzo, il CENIDH riconosceva legittimità al documento della Contraloría, accusando il presidente di violazione della Costituzione, nonché di aver commesso una serie di "reati", tra cui frode e peculato. Va tenuto presente che il codice penale nicaraguense non prevede (ancora) reati quali arricchimento illecito, corruzione e riciclaggio di denaro "sporco".
La posta in gioco in questo scontro fra esecutivo e Contraloría, che si protrae da tempo, è assai alto. Secondo Jarquín, uno degli obiettivi della campagna di discredito intentata dalla presidenza nei suoi confronti è quella di sviare l'attenzione dal bilancio preventivo del 1999, la cui elaborazione e presentazione è stata ritardata a causa di Mitch. Nei fatti, il bilancio non tiene conto di varie osservazioni della stessa Contraloría. In particolare, due voci di spesa appaiono alquanto vaghe agli occhi di Jarquín (e non solo): un fondo per "imprevisti" di 724 milioni di córdobas (circa 63 milioni di dollari) e altri 647 milioni di córdobas destinati al Banco Central de Nicaragua (BCN) per una non meglio precisata "politica economica". Nel 1997, il BCN  aveva ricevuto 546 milioni in questo senso, e tale quota era salita ad un miliardo l'anno dopo. Jarquín ha dichiarato ad envío che non si sa in cosa siano stati usati questi fondi: di qui il sospetto di un loro uso del tutto discrezionale.

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