GUATEMALA / È "ufficiale": fu genocidio

Il 20 febbraio, la Commissione per il Chiarimento Storico (CEH, nell'acronimo in castigliano) ha depositato presso la sede delle Nazioni Unite a New York, il documento Guatemala, Memoria del Silencio, che raccoglie le testimonianze e i dati relativi sui principali episodi di violazione dei diritti umani occorsi nel corso dei 36 anni di conflitto armato in Guatemala. Quindi, il 25 febbraio il rapporto è stato reso pubblico a Ciudad de Guatemala. La base di dati, con tutti i documenti allegati, resterà presso le Nazioni Unite per i prossimi 50 anni, durante i quali nessuno potrà avere accesso agli stessi.

 A cura di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.

Il rapporto, frutto di 18 mesi di lavoro a partire dal luglio 1997, consta di 9 tomi, per complessive 3.600 pagine. Il tedesco Christian Tomuschat, coordinatore della Commissione, ha presentato il documento e formulato le "raccomandazioni" a nome della CEH. L'indagine ha preso in esame circa 8 mila casi, in cui sono rimaste vittime oltre 42 mila persone, delle quali quasi 30 mila uccise o fatte sparire. L'83% delle vittime erano maya, il 17% ladinos. Il documento indica nei servizi segreti dell'esercito (la famigerata G-2) e nello Stato Maggiore Presidenziale i mandanti e gli organizzatori diretti della cattura, delle torture, degli interrogatori illegali, delle sparizioni e delle esecuzioni sommarie di gran parte delle vittime. Le maggioranza delle violazioni sono state commesse fra il 1978 e il 1983, durante le dittature militari di Romeo Lucas García e Efraín Ríos Montt. In base a tali indagini e ad altre fonti, la CEH stima il bilancio totale delle vittime del conflitto in circa 200 mila fra morti e scomparsi.
Il rapporto documenta un totale di 669 massacri, commessi negli anni della guerra: di questi, il 93% (626) sono attribuiti all'esercito e alle cosiddette Pattuglie di Autodifesa Civile, il 3% (32) alla guerriglia della Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG). Non è stato possibile identificare gli autori del 4% delle rimanenti stragi documentate. La maggior parte dei massacri è avvenuta nella parte occidentale del paese, specialmente nel dipartimento del Quiché (53%), abitato prevalentemente da gruppi etnici maya. Seguono il dipartimento di Huehuetenango, con il 14% dei massacri; Chimaltenango, con l'11%; quindi i dipartimenti di Alta e Baja Verapaz con il 13% dei massacri.
Per la CEH, la disumanità e l'irrazionalità delle violazioni commesse non si spiegano soltanto come conseguenza del conflitto armato: le cause più profonde vanno ricercate, piuttosto, nella struttura e nella natura dell'esercito, la cui dottrina considerava come nemici tutti gli oppositori, nelle profonde disuguaglianze economiche e nel marcato razzismo che caratterizzano la società guatemalteca.
Tomuschat ha affermato che sia gli Stati Uniti che Cuba hanno partecipato alla guerra: "Il governo degli Stati Uniti, attraverso diverse sue agenzie, fra cui la CIA, ha appoggiato in via diretta e indiretta alcune operazioni illegali dello Stato guatemalteco", aggiungendo che "fino a metà anni Ottanta, ci sono state forti pressioni del governo degli Stati Uniti e delle imprese nordamericane per mantenere la arcaica e ingiusta struttura socioeconomica del paese".
Quanto a Cuba, Tomuschat ha sostenuto che "la CEH possiede informazioni sul sostegno offerto dal governo di Cuba alle organizzazioni guerrigliere, nel quale era compreso la formazione militare dei combattenti".
Il rapporto conclude con delle "raccomandazioni" al governo guatemalteco: fra queste, la richiesta di una ristrutturazione dell'esercito, la creazione di una commissione che esamini la condotta degli ufficiali dell'esercito in servizio nel periodo 1978-83 al fine di procedere ad una loro epurazione, lo studio di una nuova dottrina militare, la soppressione dello Stato Maggiore Presidenziale, la promulgazione di un nuovo Codice Militare. Inoltre, si raccomanda al Congresso l'approvazione di una legge per il risarcimento delle vittime delle violazioni. A tale scopo, la CEH ritiene necessario che il Congresso insedi entro 60 giorni una commissione per dare seguito al lavoro.
Per Rigoberta Menchú Tum, premio Nobel per la Pace, il rapporto raccoglie la "memoria collettiva" del popolo indigeno del Guatemala, che ha tramandato quella terribile storia di morte "di bocca in bocca". Ed ha aggiunto: "questo è il silenzio che stiamo rompendo per tutto il pianeta. La cosa più importante è che i crimini di lesa umanità commessi non cadono in prescrizione. Ciò significa che, un giorno, noi vittime avremo l'opportunità di rivolgerci ad un tribunale nazionale o internazionale per reclamare giustizia".