«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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EL SALVADOR / Elezioni: come da copione

Hanno vinto l'astensione e il disincanto. ARENA si assicura la presidenza, ma, più che una vittoria della destra, si tratta di una sconfitta dell'FMLN. Buona affermazione del centro-sinistra.
 
Di Ismael Moreno. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

La società salvadoregna si è svegliata domenica 7 marzo con molti dubbi sul futuro del paese e con due certezze: nonostante l'astensionismo, l'Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA) aveva in tasca la vittoria e quali che fossero i risultati finali, i militanti e simpatizzanti del Fronte si sarebbero limitati a compiere il rituale sacrificio della sinistra: immolarsi come agnelli. La società salvadoregna si è svegliata il giorno delle elezioni convinta che il Fronte "Farabundo Martí" per la Liberazione Nazionale (FMLN) avesse già perso la partita. Del resto, la campagna elettorale condotta da ARENA è stata così massiccia che tutti si aspettavano desse i suoi frutti, mentre l'FMLN, così distante da ARENA quanto a disponibilità di mezzi di propaganda, non è riuscito a differenziare le proprie proposte da quelle della destra, mentre le sue lotte interne preparavano il terreno per la sconfitta.
Nuovo quadro politicoSecondo i dati "quasi definitivi" - il conteggio nel paese centroamericano richiede tradizionalmente lunghe revisioni - comunicati dal Tribunale Supremo Elettorale (TSE) l'8 marzo, hanno votato circa 1 milione e 182 mila salvadoregni degli oltre 3 milioni e 171 mila aventi diritto. All'Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA) sono andati oltre 587 mila voti, pari al 52% dei voti validi. L'FMLN, con quasi 328 mila voti, si attesta al 29%, al secondo posto. Il Centro Democratico Unito (CDU), con 84 mila voti (7,4%), si piazza al terzo posto, superando la Democrazia Cristiana (PDC), al 5,7% con circa 64 mila 500 voti. Il CDU avrà dunque diritto ad un proprio rappresentante nel TSE. L'altra storica formazione della destra salvadoregna, il Partito di Conciliazione Nazionale, con il 3,8% ha superato anche se di poco il quorum richiesto (3%) per non venire cancellati dallo scenario politico. Sorte che invece è toccata alla Lega Democratica Repubblicana (LIDER) e a Popolo Unito Nuovo Tratto (PUNTO), dato l'esiguo consenso ottenuto.
L'astensionismo ha sfiorato il 63%: di conseguenza, Francisco Flores, di ARENA, è il presidente che condurrà il proprio paese nel terzo millennio, eletto con il più alto numero di astensioni nella storia elettorale salvadoregna.
La campagna elettorale si era aperta formalmente il 7 novembre scorso, in piena emergenza provocata dall'uragano Mitch.
FMLN: vittima di MitchIn quel momento, le tendenze dell'elettorato erano già chiare: solo due forze avevano chances reali di vittoria, ARENA e FMLN. Il Fronte si presentava, però, all'appuntamento con alle spalle un lacerante processo di scelta dei candidati, mentre ARENA sfruttava il vantaggio di aver nominato il proprio candidato a presidente con largo anticipo, sette mesi prima, avendo così questi la opportunità di percorrere in lungo e in largo il paese in una sorta di pre-campagna elettorale. La situazione creata da Mitch, poi, giocava a suo favore. Le risposte ai sinistrati e lo sforzo di ricostruzione nelle aree di maggior impatto dell'uragano hanno significato un notevole vantaggio politico per ARENA. Non disponendo della leva degli aiuti post-Mitch e, ancor meno, della propaganda a questi legata, uscito malconcio dal processo di selezione interna dei propri candidati, anche l'FMLN è rimasto vittima di Mitch.
Scontro in ARENADal canto suo, soltanto nello scorso ottobre ARENA ha indicato il proprio candidato alla vicepresidenza da affiancare a Flores: la scelta è caduta su Carlos Quintanilla, un altro tecnocrate, schierato contro i due  ex Comandantes dell'FMLN, privi di titoli di studio. Due volti giovani, quindi, a sottolineare il rinnovamento generazionale di un partito nato come braccio politico dell'esercito salvadoregno per combattere la guerriglia. In breve, ARENA ha potuto far sfoggio della propria vitalità e modernità.
In realtà, anche la scelta di Flores è frutto di un duro travaglio interno. La tendenza legata all'ex presidente Alfredo Cristiani, firmatario degli accordi di pace, aveva consolidato il proprio controllo su ARENA al passare le consegne, nel giugno 1994, a Armando Calderón Sol, già sindaco della capitale, fedele esecutore delle direttrici del vertice del partito e personaggio ritenuto privo di pensiero autonomo. Per Cristiani e il suo gruppo di potere, ciò significava perpetuare il controllo del potere e, pure, a briglie sciolte. Con il tempo, Calderón Sol ha però cominciato a consolidare un proprio gruppo, prendendo le distanze da Cristiani, peraltro impegnato in accalorate discussioni con il settore "duro" e tradizionale del capitale salvadoregno che ha fondato ARENA. I cafetaleros e i commercianti tradizionali hanno accusato Cristiani e i suoi accoliti di approfittarsi del potere che essi stessi - gli areneros autentici - gli avevano conferito, per arricchirsi e accaparrarsi le leve del potere economico nel Salvador. L'accusa muoveva dalla constatazione del potere acquisito dal gruppo Cristiani in campo finanziario, industriale, del grande commercio, delle imprese di servizio, tra cui i canali principali per i quali transitano le rimesse in dollari dell'oltre mezzo milione di salvadoregni che vivono negli Stati Uniti; in seguito, veniva pure fatta circolare la voce che tale gruppo controllasse importanti canali usati da almeno uno dei "cartelli" colombiani del narcotraffico. In breve, abbondavano le ragioni perché la antica oligarchia cafetalera si sentisse messa in disparte. Il malessere, il risentimento e l'aggressività fra i due gruppi del grande capitale salvadoregno è così diventato di dominio pubblico, sfociando in un aspro scontro politico.
Il candidato "ideale"Il gruppo vicino a Calderón Sol, dopo aver preso le distanze da Cristiani, accusato inoltre di essere il principale responsabile dell'indebolimento del partito e della clamorosa sconfitta nelle elezioni municipali e legislative del marzo 1997, si è quindi dato da fare per ricostruire un'immagine del partito, che intanto precipitava nella crisi man mano che venivano alla luce scandali finanziari ed episodi di corruzione in cui figuravano coinvolti alti funzionari governativi. Approfittando degli scontri fra i due gruppi di potere interni ad ARENA, Calderón Sol e i suoi hanno avanzato la candidatura a presidente della Repubblica di Francisco Flores, un giovane di 39 anni, funzionario di secondo piano durante l'amministrazione Cristiani, forte dell'immagine di intellettuale urbano lontana da quella degli esponenti di ARENA forgiatisi durante la guerra. Flores era stato appena eletto, nel maggio 1997, presidente della Assemblea Legislativa, dopo un lungo e aspro dibattito parlamentare fra ARENA e FMLN, ma grazie anche ai voti di quest'ultimo, che lo aveva giudicato un politico inoffensivo, mai immaginando che sarebbe diventato loro rivale nelle successive elezioni. All'interno di ARENA, la candidatura di Flores fu subito avallata dall'oligarchia tradizionale ma avversata da Cristiani e seguaci.
Un "giovane inesperto"Dal marzo al luglio '98, quindi, Flores ha dovuto sudare per farsi accettare dai "duri" di ARENA, che bollandolo come "giovane", "inesperto", "troppo conciliante", "ambiguo" hanno cercato di sostituirlo con un esponente della "vecchia guardia".
È opinione diffusa, poi, che la candidatura di Flores sia stata una brutta sorpresa per Cristiani, che aspirava ad un secondo mandato presidenziale. Nel settembre 1997, infatti, Cristiani era tornato ad occupare la presidenza di ARENA, incarico considerato trampolino di lancio per la candidatura presidenziale.
Da aprile a fine luglio, sia il gruppo di Cristiani che quello tradizionale si sono scontrati sulla convenienza o meno della candidatura di un "giovane ed inesperto" come Francisco Flores. Tanto che il gruppo che accompagnava Flores nelle sue visite in giro per il paese temeva un attentato contro il candidato per mano dei "duri" di ARENA, per i quali qualsiasi tentativo di rinnovamento nel partito costituisce un tradimento della linea del fondatore, il defunto ex maggiore Roberto D'Aubuisson.
Tuttavia, Flores ha approfittato dei ritardi dell'FMLN nello scegliere i propri candidati per tentare un riavvicinamento alle basi del partito in tutte le province del paese, cercando "nuove risposte a vecchi problemi", mantenendosi però in contatto sia con i gruppi legati a Calderón Sol che con la "vecchia guardia", mentre contattava un gruppo di tecnocrati indipendenti, scegliendo fra questi i suoi principali consiglieri per la campagna elettorale.
No al dibattito pubblicoIn settembre, l'inesperto e giovane candidato non solo aveva dissipato il pericolo di una "controsorpresa" del gruppo Cristiani, ma era ormai in grado di avanzare lui la candidatura del vicepresidente. Così, domenica 11 ottobre, con l'appoggio entusiasta della base del partito e con il riconoscimento dei "vecchi" dirigenti - compreso Alfredo Cristiani - è stata proclamata all'unanimità la candidatura dell'altrettanto giovane intellettuale e professore universitario Carlos Quintanilla. La "vecchia guardia" sembrava essersi arresa, consegnando il comando del partito ad una nuova generazione non legata alla storia della guerra. In realtà, c'è stata una negoziazione fra le diverse anime di ARENA, come poi è emerso nello sviluppo della campagna elettorale. Paquito Flores si è impegnato a rispettare la direzione e la linea del partito e a sottomettersi alla sua strategia. Così, quando diversi settori della società civile, alcune settimane prima del voto, hanno convocato i candidati dell'FMLN e di ARENA ad un pubblico dibattito, Flores si è negato a partecipare temendo di dover prendere pubblicamente posizione sui precedenti governi di ARENA e mettere in cattiva luce il suo "padrino" Calderón Sol o lo stesso Cristiani, il potente presidente del partito. Evitare il confronto pubblico è stata senz'altro la maggiore debolezza dimostrata dal candidato arenero.
FMLN: due grandi sfidePer guadagnare credibilità in vista di una possibile vittoria presidenziale, profilatasi dopo i successi elettorali del marzo 1997 nelle elezioni municipali (va ricordato che fino all'estate scorsa i sondaggi lo davano in testa per la prima volta nella storia politica salvadoregna; ndr), l'FMLN ha dovuto far fronte a due sfide simultaneamente. In primo luogo, dimostrare capacità di governo nei municipi in cui aveva vinto, specialmente nella capitale San Salvador, e saper legiferare e negoziare nella Assemblea legislativa. In secondo luogo, sciogliere il nodo della nuova identità della sinistra salvadoregna, chiarendo il carattere della sua lotta nell'attuale momento politico. Nei fatti, questo dibattito interno è stato più volte rinviato a seguito delle lotte intestine fra le diverse correnti del partito.
Quando nel 1992, l'FMLN fu riconosciuto come partito legale, a seguito degli accordi di pace fra la guerriglia e il governo, con esso sono state riconosciute varie strutture partitiche raccolte sotto quella sigla. Nei fatti, le cinque organizzazioni del Fronte si erano unite durante la guerra per realizzare determinate azioni strategiche, erano state quindi d'accordo a grandi linee nel negoziato di pace, tuttavia, le Forze Popolari di Liberazione (FPL), il Partito Comunista Salvadoregno (PCS), la Resistenza Nazionale (RN), l'Esercito Rivoluzionario del Popolo (ERP) e il Partito Rivoluzionario dei Lavoratori Centroamericani (PRTC) hanno sempre conservato strutture partitiche differenziate. Tali strutture sono sopravvissute all'interno dell'FMLN come tendenze fino al 1994, quando in una convenzione si decise di abolire l'esistenza organica delle tendenze. L'FMLN divenne, quindi, un unico partito con una sola istituzionalità attraverso la quale dovevano esprimersi i suoi militanti e dirigenti. Ma, la storia non si trasforma per decreti statutari. Le diverse concezioni, la fedeltà alle vecchie strutture, nonché la sfiducia nei confronti delle altre sono continuate nel partito, manifestandosi nelle diverse congiunture politiche.
La maggiore espressione di queste dispute interne si è avuta nel 1996 quando l'ERP, guidato dagli ex Comandantes Joaquín Villalobos e Ana Guadalupe Martínez, ha abbandonato l'ombrello comune e rotto in maniera lacerante con la struttura centrale dell'FMLN per fondare un nuovo partito, il Partito Democratico, in cui è confluito anche un ristretto numero di esponenti della Resistenza Nazionale, storicamente vicina all'orientamento socialdemocratico dei fondatori e dirigenti dell'ERP. La nuova, fragile formazione politica trovò subito in ARENA il maggior sostegno per sopravvivere in un ambiente sempre più dominato dai due partiti maggiori, di destra e di sinistra. Con l'uscita dell'ERP, si è prodotto un riassestamento nell'FMLN, essendo le FPL la tendenza con maggiore capacità di direzione, contando essa sul maggior numero di militanti.
Dispute e divisionCon il passare del tempo, le tendenze all'interno del partito di sinistra si sono andate articolando intorno a dirigenti, quote di potere, concezioni e dispute nelle tendenze interne a ciò che furono gli antichi gruppi guerriglieri. Nelle FPL si sono così consolidate due correnti: quella legata a Salvador Sánchez Céren, alias Leonel González, massimo dirigente delle FPL a partire dalla controversa morte di Salvador Cayetano Carpio, alias Comandante Marcial; e quella vicina a Facundo Guardado. Nel Partito Comunista, la corrente del nucleo originario diretta da Schafick Handal ha dovuto fare i conti con quella denominata Tendenza Rivoluzionaria (TR), diretta da Dagoberto Gutiérrez. Oscillando fra una corrente e l'altra, la militanza dell'antico PRTC, guidata da Marta Valladares, alias Nidia Díaz, e il gruppo che non ha seguito Joaquín Villalobos, noto come Tendenza Democratica.
Essendo il gruppo largamente maggioritario,  le FPL hanno definito in gran misura la linea, i conflitti e le alleanze interne all'FMLN. Così, lo scontro fra le correnti di Salvador Sánchez Céren e Facundo Guardado si sono fatte sentire in tutta la struttura partitica. Nel dicembre 1997, dovendo rinnovare le cariche nel Consiglio nazionale, fino a quel momento diretto per due periodi consecutivi da Sánchez Céren, la Convenzione dell'FMLN ha eletto Guardado al suo posto. Tale decisione ha provocato un rimescolamento delle alleanze interne al partito, che ha avuto un'importanza chiave nella futura scelta dei candidati presidenziali: Sánchez Céren si è alleato con Schafick Handal e Dagoberto Gutiérrez, mentre alla corrente di Facundo Guardado si sono uniti il gruppo di Marta Valladares e la Tendenza Democratica di Raul Mijango.
No al machoÈ del tutto evidente che dopo le elezioni municipali e legislative del marzo 1997, Guardado non ha nascosto le proprie ambizioni politiche. L'aver guidato la campagna elettorale dell'FMLN in quell'occasione, gli ha consentito di consolidare le proprie posizioni nell'FMLN, organizzando un vasto consenso fra deputati, sindaci e dirigenti intermedi del partito. Nell'aprile 1998, era un segreto di Pulcinella che Guardado era pronto a lanciare la propria candidatura alla presidenza della Repubblica. Le sue ambizioni hanno, però, suscitato l'opposizione delle altre correnti, che hanno serrato le fila intorno a González e Handal. Fra queste, le femministe aspramente critiche nei confronti di Guardado, considerate il massimo esponente del maschilismo ammantato di rivoluzionario.
Formula poca attraenteLo scontro, più che il dibattito ideologico, fra le due correnti è emerso nel maggio 1998 al rendere pubblico un documento denominato Sobre el rumbo dell'FMLN (Sulla linea dell'FMLN), in cui si criticavano duramente le posizioni "annacquate", ambigue e concilianti di Guardado e della sua corrente. La Convenzione per scegliere i candidati presidenziali si è svolta in questo contesto. Non essendo ancora risolto il problema del nuovo ruolo della sinistra e delle sue alleanze politiche, tutto si è ridotto a conflitti personali per il controllo del partito. Entrambe le correnti si sono intestardite nell'assicurarsi candidati che, invece di rappresentare una "formula" attrattiva per l'elettorato e sconfiggere ARENA, garantissero il controllo dell'apparato del partito. In questo senso, non importava chi fosse il candidato. Questo ripiegamento su se stessi ha segnato il disastroso esito delle Convenzioni del 16 agosto e del 29 settembre 1998. Pur contando su candidati come Héctor Silva e Victoria Marina Avilés, due figure svincolate dalla storia della guerra, il Fronte ha finito per soccombere alle passioni dei suoi militanti, scegliendo candidati assai distanti dal costituire una alternativa attrattiva per l'elettorato e non in grado di far fronte alla macchina elettorale di ARENA. Nei fatti, la scelta della coppia Facundo Guardado - Marta Valladares ha acuito le tensioni interne e tolto all'FMLN le simpatie di importanti settori della società salvadoregna.
AstensionismoGran vincitore delle elezioni è stato, comunque, l'astensionismo. Il numero di votanti è stato poco più d'un terzo degli aventi diritto, anche se molti ritengono che nei registri elettorali figurino centinaia di migliaia fra morti, emigranti, residenti ormai all'estero, interdetti, etc.. Pur considerando tale quota, l'astensionismo avrebbe superato, nella migliore delle ipotesi, metà dell'elettorato reale. Di modo che, Francisco Flores presiederà l'esecutivo contando sul consenso di un quinto o al massimo un quarto delle persone in età di voto salvadoregne, il che mina alla radice la rappresentatività di qualsiasi programma di governo. Un così alto astensionismo dimostra che la politica non è in sintonia con la realtà quotidiana della gente, che ha sempre meno a che vedere con la società, anche se sono i politici a prendere le grandi decisioni che la riguardano.
Cattivo investimentoAnche se ARENA è uscita vittoriosa dalle urne, la sua costosa campagna elettorale non la compensa del risultato ottenuto. ARENA non ha preso molti più voti del mezzo milione circa che rappresenta il suo "zoccolo duro", non riuscendo a superare i voti ottenuti nelle elezioni del 1997 e 1994. In altre parole, più che a meriti propri, la vittoria di ARENA si deve ad una congiuntura elettorale in cui l'opposizione non è riuscita ad articolare una proposta seria e alternativa. Così, più che di vitttoria di ARENA, si deve parlare di sconfitta dell'FMLN.
Centro-sinistraUn successo reale è quello del Centro Democratico Unito (CDU). Costituito appena tre mesi prima delle elezioni, con la fusione di vari partiti minori, il CDU si è raccolto intorno alla figura di Rubén Zamora, senz'altro il più navigato dei politici salvadoregni. Con un 7,4% dei voti validi, il CDU si erge come la terza forza politica del paese, dando ragione della sua analisi sulla necessità di aprire nuove alternative in un ambiente politico dominato dalla polarizzazione ARENA-FMLN. Dai primi dati, sembra che il CDU sia riuscito a captare in pochi mesi il consenso di un settore della popolazione vicino alla sinistra, ma deluso soprattutto dalle diatribe interne all'FMLN. In zone tradizionalmente roccaforti dell'FMLN, il CDU ha preso più voti dell'FMLN. Molti voti di sinistra, specialmente di settori urbani, si sarebbero dunque spostati verso il centro, individuando nel CDU una valida alternativa di centro-sinistra.
Nessuno dubita che il grande sconfitto sia l'FMLN. Anche se ha mantenuto più o meno la stessa percentuale delle elezioni del 1994, l'FMLN ha visto ridurre anche se di poco i propri voti rispetto alle elezioni municipali e legislative del marzo 1997. Una simpatizzante del Fronte ha così commentato  i primi dati scrutinati da cui già emergeva l'esito del confronto elettorale: "ARENA aveva la vittoria in tasca. Abbiamo perso non perché ARENA sia forte, ma perché l'FMLN non ha differenziato il suo programma da quello di ARENA. Non ha vinto ARENA. Hanno perso i salvadoregni".  In breve, la nuova vittoria della destra è responsabilità della sinistra. L'FMLN non ha saputo presentare un programma elettorale attrattivo, un progetto alternativo che entusiasmasse la società. Secondo alcuni, poi, l'FMLN sarebbe stato castigato nelle urne per come ha amministrato finora alcuni municipi e per il ruolo ambiguo dei alcuni suoi deputati nella Assemblea Legislativa.
Guardando al futuroLa sconfitta elettorale ricorda all'FMLN che non può evadere né rinviare il dibattito interno sul ruolo della sinistra oggi nel Salvador. Tale dibattito può aiutare a riaggruppare le diverse forze in seno all'FMLN, ma la sconfitta elettorale può anche diventare un'occasione per "regolare i conti interni". Se così fosse, probabilmente sarebbe il cammino più breve verso la disarticolazione dell'FMLN come progetto politico e spianerebbe il cammino alla destra nelle elezioni municipali e legislative del marzo 2000. L'FMLN deve dimostrare di sapere riconoscere e correggere gli errori. Più che piangere sul latte versato, questo partiro dovrebbe analizzare il perché della sua distanza dalla gente e guardare al futuro con responsabilità. Le prossime elezioni sono vicine. Saranno un banco di prova se l'FMLN vuole davvero cambiare.

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