«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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CENTROAMÉRICA / Notiziario

A cura di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.

 
  • Stati Uniti

Si è svolta dall'8 al 12 marzo, la visita centroamericana del presidente Clinton. La Casa Bianca ha confermato il proprio impegno per la ricostruzione dei paesi devastati da Mitch, sollecitando in febbraio al Congresso un "pacchetto" di aiuti per 956 milioni di dollari, al momento in cui scriviamo non ancora ratificato. Clinton ha parlato anche di una possibile liberalizzazione nei dazi doganali per favorire il commercio di prodotti centroamericani verso il mercato nordamericano.
In dettaglio, i 956 milioni di dollari saranno ripartiti fra i paesi centroamericani, Haiti e Repubblica Dominicana, colpiti dagli uragani Mitch e Georges. Di questi aiuti, 613 milioni dovrebbero essere destinati alla ricostruzione di ospedali, centri sanitari, acquedotti, case. Altri 64 milioni, per la salvaguardia ambientale e ridurre il potenziale impatto dei fenomeni naturali, sviluppando campagne contro l'erosione dei suoli, frane e possibili inondazioni. Parte dei fondi sarà destinata ad alleviare il peso del debito estero nicaraguense (19 milioni) e honduregno (26 milioni) con il Club di Paris, mentre altri 54 milioni serviranno a pagare il servizio del debito bilaterale che questi due paesi hanno con gli Stati Uniti: in altre parole, Washington si riprende con una mano quello che dà con l'altra... Altri 10 milioni, infine, saranno destinati alla Colombia, colpita di recente da uno spaventoso terremoto.
Il primo paese centroamericano visitato da Clinton è stato il Nicaragua, dove si è trattenuto per sette ore. Momento centrale del programma, la visita a Posoltega, alle pendici del vulcano Casita, dove il presidente statunitense ha svelato una placca a memoria delle vittime dell'uragano. Inspiegabilmente, questa contiene un messaggio teologico aberrante. Recita, infatti:  "In ricordo delle anime che si sono perse". Alla cerimonia, il presidente nicaraguense Alemán non ha invitato il controllore generale della Repubblica Agustín Jarquín, dal quale lo divide un'aspra quanto annosa polemica (vedi a pag. 7). Chi la fa l'aspetti, comunque: per tutta la durata della visita, Clinton ha mantenuto, con ostentazione, le distanze dal presidente nicaraguense. Per esempio, mentre in Honduras, Clinton è volato insieme al presidente Flores alla zona del disastro, invitando quest'ultimo ad pranzare con lui nell'aereo presidenziale e, quindi, conversando con questi per un'ora, in Nicaragua Clinton è volato da solo a Posoltega, ha mangiato da solo e conversato per scarsi 20 minuti con il presidente Alemán.
In Honduras, Clinton è atterrato nella base militare di Palmerola, costruita negli anni '80. Al presidente Flores Facussé, ha annunciato che un terzo del pacchetto di aiuti sollecitati al Congresso sarà destinato all'Honduras. Circa 56 milioni di dollari serviranno, tuttavia, a coprire le spese per l'invio di un forte contingente militare statunitense, con compiti umanitari e di ricostruzione civile. Dopo aver constatato i danni provocati da Mitch nella capitale, Clinton si è riunito con rappresentanti della società civile. Da parte sua, l'arcivescovo di Tegucigalpa, Oscar Andrés Rodríguez ha insistito con il presidente statunitense sulla necessità di condonare il debito estero honduregno per poter iniziare una vera ricostruzione. Clinton ha promesso il proprio impegno per condonare il debito bilaterale honduregno nei confronti degli Stati Uniti, pari a 130 milioni di dollari.
 Il 10 marzo, Clinton ha quindi visitato El Salvador, dove in realtà era già stato ricevuto la sera dell'8 marzo e dove ha dormito anche la notte del 9.       
L'incontro con il presidente salvadoregno Calderón Sol è durato appena 15 minuti. Clinton ha, quindi, parlato alla Assemblea Legislativa, promettendo agevolazioni migratorie per tutti i centroamericani residenti negli Stati Uniti. Infine, ha incontrato brevemente il neo presidente eletto Francisco Flores.
L'ultima tappa, in Guatemala, è stata la più contrastata. All'arrivo, Clinton ha dovuto aspettare più d'un ora sull'aereo presidenziale, per il timore che le proteste in corso nella capitale guatemalteca ponessero a rischio la sua sicurezza. La manifestazione era organizzata dagli studenti universitari, da organizzazioni sindacali e da organismi dei diritti umani, che hanno chiesto a Clinton di porre fine alle deportazioni degli indocumentados, che sono riprese proprio il giorno in cui Clinton è atterrato in Centroamerica, nonché di riconoscere le responsabilità della CIA nel conflitto armato in Guatemala.
Ad attendere Clinton al suo arrivo non c'era il presidente Arzú, bensì il suo vice Luis Flores e il ministro degli Esteri Eduardo Stein. Arzú ha atteso Clinton al Palazzo della Cultura, nel quale, peraltro, il presidente statunitense è dovuto entrare dalla porta di dietro, per evitare i dimostranti che si affollavano davanti all'entrata principale. Clinton ha riaffermato il proprio sostegno agli accordi di pace raggiunti fra governo e guerriglia, offrendo di far luce sugli episodi più oscuri del recente passato. In una successiva tavola rotonda con vari settori sociali e politici è stata lampante l'assenza di rappresentanti della Chiesa cattolica, del Fronte Repubblicano Guatemalteco dell'ex dittatore Ríos Montt e della Università "San Carlos", retta dai gesuiti. In questa occasione, Clinton ha definito "un grave errore che non deve essere ripetuto" l'appoggio dato in passato dagli Stati Uniti ai regimi dittatoriali in Guatemala.
Una riunione, a Ciudad Antigua, con tutti i presidenti centroamericani, il presidente dominicano Leonel Fernández e il primo ministro belizegno Said Wilbert Musa, ha concluso la sua visita centroamericana. Il vertice non ha, tuttavia, apportato sostanziali novità. Clinton si è limitato ad una serie di promesse in campo commerciale, in materia migratoria, sul debito estero. Per i paesi centroamericani, resta la speranza che tali promesse diventino realtà. Anche in questa occasione, i lavoratori delle bananiere di Izabal hanno approfittato della presenza di Clinton per protestare contro la violazione dei diritti dei lavoratori nelle piantagioni, nelle quali molti sono stati licenziati in tronco a seguito dell'uragano. I lavoratori hanno chiesto a Clinton di non concedere agevolazioni commerciali a chi viola tali diritti.

 

  • Europa


L'Unione Europea ha inviato quattro missioni di esperti in Honduras, El Salvador, Nicaragua e Guatemala, per valutare i danni provocati da Mitch ed elaborare una strategia di ricostruzione dei paesi più colpiti.

  • Economia

Secondo proiezioni del Banco Centroamericano de Integración Económica (BCIE), nel 1999 i paesi dell'area sperimenteranno una crescita economica del 3,5%, più bassa del 4,2% registrato nel 1998. Ciò, a causa delle devastazioni provocate da Mitch. In Costa Rica, si stima una crescita del 4,5%, nel Salvador del 3,5%, in Guatemala del 3,9%, in Nicaragua del 5,1%. In Honduras, invece, si prevede una crescita negativa dell'ordine del -2%. In quest'ultimo paese, l'uragano ha causato 3,5 miliardi di dollari di danni e la distruzione dell'80% dell'apparato produttivo e delle infrastrutture.

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