EL SALVADOR / Terremoto nella sinistra dopo la sconfitta elettorale

Il 9 maggio, il Fronte "Farabundo Martí" per la Liberazione Nazionale (FMLN) ha tenuto la IX Convenzione Straordinaria, all'indomani dell'insuccesso elettorale. In particolare, il congresso doveva rinnovare le cariche dirigenti. Lo statuto prevede un ricambio ogni due anni. Qual che era in gioco, tuttavia, era il "momento" nei mesi che restano del 1999. In tal senso, è stato deciso che a fine luglio sarà eletta una nuova Commissione Politica nonché rinnovate tutte le strutture dirigenti dipartimentali e municipali. La tendenza cosiddetta di "rinnovamento", riunita intorno a Facundo Guardado, il candidato presidenziale battuto nelle recenti elezioni, aveva proposto un cammino più graduale, a culminarsi in ottobre, con l'elezione di un nuovo gruppo dirigente. In altre parole, Guardado ha cercato di prendere tempo dopo la sconfitta elettorale, letta anche in chiave personale. È passata ai voti, invece, la linea della corrente cosiddetta "ortodossa", vicina a Schafick Handal, favorevole a un rinnovo delle cariche a breve termine. Appuntamento al 31 luglio.

Da El Salvador, Ismael Moreno. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Il primo giugno, quando Armando Calderón Sol avrà cinto con la fascia presidenziale il suo successore Francisco Flores, avrà inizio il terzo mandato presidenziale consecutivo dell'Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA), la storica formazione dell'estrema destra salvadoregna. Nel marzo 2000 si tornerà a votare per le elezioni municipali e legislative e ARENA non fa mistero di voler ricuperare il terreno perso nelle precedenti elezioni, strappando almeno metà dei 28 seggi attuali dell'FMLN, approfittando della difficile congiuntura che attraversa questo partito. Come sempre nei momenti che contano, ARENA ritrova l'unità interna e così, Alfredo Cristiani, Armando Calderón Sol e Paquito Flores, hanno visitato in lungo e in largo il paese per ringraziare l'elettorato e, al contempo, promuovere la candidatura a sindaco della capitale della moglie di Flores.
Flores ha vinto le elezioni, sfruttando favorevolmente una serie di fattori congiunturali. Da oscuro burocrata di secondo piano durante il governo Cristiani, è dapprima diventato presidente della Assemblea Legislativa, sbloccando di fatto la situazione che vedeva impantanati i due partiti più grandi. Sfruttando appieno quel ruolo, Flores ha lanciato la propria candidatura presidenziale in un momento di forte scontro interno ad ARENA, in cui le diverse anime del partito non sembravano disposte a fare alcun passo indietro per trovare un'intesa. Oggi, Flores è prossimo ad assumere la presidenza della Repubblica.
Tra i suoi compiti, quello di dimostrare alla società salvadoregna di far parte di una destra moderna, responsabile e capace di dialogare. Questo è stato il leitmotiv della sua campagna elettorale. Qualche osservatore lo aveva previsto: se Flores vincerà al primo turno, potrà godere di maggiore indipendenza interna al partito, per il fatto che il suo successo si deve soprattutto alla novità della sua figura in un partito logorato dal tempo e polarizzato all'interno. Ora, anche se le fazioni interne ad ARENA mantengono pressoché intatta la propria forza, Flores appare meno obbligato a negoziare con esse e a qualsiasi costo. Può, deve e probabilmente intende negoziare, ma la sua vittoria al primo turno gli dà un buon margine di autonomia.
La misura di questa si avrà prossimamente quando Flores sceglierà la sua "squadra" di governo. Fra i nomi che corrono, si parla anche di personalità progressiste, persino di ex guerriglieri, tutti con capacità tecnica e buona esperienza a livello nazionale. Se così sarà, vorrà dire che Flores intende mettere da parte il settarismo e ampliare piuttosto il ventaglio delle idee, per dar vita ad un governo in grado di cominciare a rispondere ai grandi problemi del paese.
Un segnale dall'estrema destraI "duri" di ARENA hanno accolto la vittoria elettorale di Flores, cercando di sminuire il fattore decisivo che l'ha favorita: la figura del candidato. Fin dal primo momento hanno cercato di negoziare la formazione di una squadra di governo, del quale facessero parte persone che rispondono agli interessi del partito più che a quelli nazionali. Oltre a resistere a tali pressioni, Flores guiderà un governo con limitati margini di decisione, posto che nel suo primo anno di gestione dovrà fare i conti con una Assemblea Legislativa assai divisa e negli anni seguenti dovrà governare tenendo conto degli equilibri nelle due nuove assemblee che si formeranno, poiché il peculiare sistema elettorale salvadoregno prevede elezioni presidenziali ogni cinque anni, mentre quelle legislative e municipali si celebrano ogni tre, un anno dopo e un anno prima delle elezioni presidenziali.
Qualche settimana dopo il voto, la vittoria di ARENA appare più solida di quanto apparisse dai primi dati provvisori. Nonostante il suo logoramento e gli scontri interni, ARENA ha ottenuto circa 650 mila voti, una quota sensibilmente superiore al mezzo milione di voti che rappresentano il suo "zoccolo duro". Ciò viene interpretato all'interno di ARENA in forma contraddittoria. I "duri" di ARENA vedono nel successo la conferma della forza del partito, più che la capacità di attrarre nuovi consensi da parte del candidato. Tale punto di vista è proprio dei gruppi che circondano Cristiani e l'attuale ministro degli Interni Acosta, che all'interno del governo rappresenta la tendenza più estremista della destra, depositaria della tradizione degli "squadroni della morte".
Secondo l'altro punto di vista, la quota di voti oltre lo "zoccolo duro" di ARENA esprime invece la forza di Flores e della sua squadra in campagna elettorale e dimostrerebbe la giustezza delle sue strategia e metodologia, così aspramente criticate dai "duri" del partito, specialmente agli inizi della campagna elettorale. In questo contesto, i risultati offrirebbero l'opportunità al nuovo governo di distanziarsi dalla tradizione centralistica, verticistica e conflittuale, caratteristica dei fondatori di ARENA. Da come si decanteranno queste contraddizioni dipende in gran misura la direzione di marcia del nuovo governo. Un segnale in questo senso verrà dalla formazione della squadra di governo che accompagnerà il nuovo presidente.
I dirigenti di ARENA, da mesi impegnati in dispute interne, oggi sanno che il poco tempo che li separa dalle elezioni legislative del 2000 va sfruttato per due obiettivi molto importanti. In primo luogo, dar vita ad un governo che si presenti alla società con un volto differente e nuovo. Ciò richiede la realizzazione a breve termine di opere che siano immediatamente visibili, come continuare ad ampliare le vie di comunicazione, sostenere senza troppe tergiversazioni i settori rurali, assistere i sinistrati da Mitch ed evitare al massimo che emerga la corruzione dei funzionari pubblici. Una squadra di governo con volti non legati ad attività partitica, che valgono per la loro capacità professionale e con storia politica moderata rafforzerà questo primo obiettivo.
Il secondo obiettivo è imprimere una strategia al partito che assicuri il rinnovamento di buona parte dei deputati e sindaci, promuovendo una nuova leva di persone con maggiore leadership, portatrici di un discorso moderato e con buone capacità esecutive rispetto ai problemi delle comunità. A questo scopo, emerge la tendenza all'interno di ARENA a limitare le antiche alleanze con il PCN e il PDC, e ad appoggiare piuttosto il Centro Democratico Unito (CDU), accreditandolo come opposizione più seria dell'FMLN.
Ma non bisogna farsi illusioni. Le novità sono ancora sulla carta e più negli obiettivi che nella realtà, mentre ARENA continua ad essere fedele alla propria storia di intolleranza e intransigenza. Indizi di tale pesante eredità si sono avuti peraltro all'indomani del voto, quando Cristiani ha ribattuto alla proposta di Flores di formare un governo con persone di diverse tendenze, affermando che se il partito aveva vinto allora aveva il diritto di piazzare i propri uomini al governo. Tuttavia, ha prevalso l'idea di mettere da parte, almeno per il momento, le divergenze interne per varare un governo aperto che assicuri un maggiore controllo dello Stato e acuisca la debolezza dell'FMLN. È chiaro che questi calcoli sarebbero impensabili senza un FMLN diviso e pubblicamente in conflitto con se stesso.
FMLN: la resa dei contiPer l'FMLN, la pentola a pressione è esplosa di colpo all'indomani del voto, quando l'ala militante radicale del dipartimento de La Libertad, tradizionale roccaforte dei seguaci di Schafick Handal e Salvador Sánchez Céren, ha annunciato fosse giunta l'ora di "tagliare delle teste". Una settimana dopo, il 15 marzo, Facundo Guardado, il candidato presidenziale, rinunciava all'incarico di coordinatore generale dell'FMLN. La rinuncia era il segnale di sfida ai propri avversari interni, accusati di essere i veri responsabili della sconfitta, di fanatismo e di impedire l'apertura del Fronte alla società salvadoregna.
La risposta non si è fatta attendere. Dagoberto Gutiérrez, esponente della Tendenza Rivoluzionaria, ha dato il "la": "Il fallimento va cercato nella "formula presidenziale"; io non potevo chiedere alla base del partito di votare per dei candidati in cui io stesso non credevo e per i quali mai voterei". Gutiérrez è ritenuto l'autore del documento circolato nel 1998 sullo scontro fra linea cosiddetta "ortodossa" e quella "di rinnovamento" nell'FMLN. Secondo Gutiérrez, le dimissioni di Guardado sono dettate dalla mancanza di coraggio di ammettere la sconfitta elettorale. Handal, vecchia volpe della sinistra, ha usato toni più moderati, ma non diversi nella sostanza, dichiarando che la rinuncia di Guardado va vista positivamente: liberato dalla direzione del partito, egli si situa in miglior posizione per valutare e discutere apertamente gli errori del Fronte e per definire una nuova strategia.
La situazione sembrava sul punto di precipitare quando il 19 marzo il Consiglio Nazionale dell'FMLN annunciava un accordo per "riaffermare l'impegno per il rispetto della normativa interna, il diritto al dibattito e la riflessione per la costruzione di un FMLN coeso". "Meno male - hanno reagito molti simpatizzanti di base - che c'è ancora un po' di raziocinio per capire che più ci dividiamo, più forza diamo ad ARENA". Nell'accordo dell'FMLN si esprimeva la decisione di "radicali" e "rinnovatori" di creare una Commissione, formata da tre esponenti di ciascuna tendenza, per preparare la Convenzione dell'FMLN di aprile.
Dopo la tempestaAll'interno del Fronte, varie voci si sono levate nel tentativo di arginare la crisi, invitando alla moderazione e alla ricerca delle necessarie strade del dialogo e del dibattito serio, piuttosto che degli insulti e delle rese dei conti. Gerson Martínez, parlamentare dell'FMLN e già comandante delle Forze Popolari di Liberazione (FPL, la più forte fra le cinque organizzazioni dell'FMLN, la stessa di Guardado e Sánchez Céren) ha dichiarato di rifiutare categoricamente di venire "iscritto" in alcuna delle correnti in conflitto nell'FMLN, insistendo sul fatto che all'interno del Fronte vi sia molta gente stanca di polemiche sterili. Martínez ha insistito, piuttosto, sulle molte opportunità che l'FMLN avrebbe per risalire la china e disegnare una strategia per il futuro, mettendo da parte le accuse reciproche e i dissidi personali. Eugenio Chicas, anch'egli deputato ed ex comandante guerrigliero, pur ricordando di essere stato contro la candidatura di Guardado alla presidenza, ha riconosciuto le capacità di quest'ultimo e i suoi sforzi di porsi all'altezza della sfida elettorale. Quanto alle critiche rivolte all'ala radicale, di cui Chicas fa parte, per l'intransigente opposizione manifestata nei confronti di candidature più ampie e mature come quella di Héctor Silva, sindaco della capitale, Chicas ha ammesso che tale intransigenza sta alla base della sconfitta del Fronte.
Dopo l'accordo del 19 marzo, il dibattito nell'FMLN - e non solo - si è centrato sul futuro del partito, su come una forza di sinistra possa allargare il proprio consenso elettorale, per raccogliere le aspirazioni più profonde della società ed opporsi ad una destra ben strutturata e con molto più potere di quanto ne avesse solo qualche tempo fa. Se l'FMLN non riuscirà a consolidare tale opposizione, aprendo un vero dibattito nazionale sulla ricerca di alternative per il futuro, El Salvador potrebbe forse perdere la sua ultima opportunità.
Fine dell'FMLN?L'FMLN continua, infatti, ad essere l'istanza politica in grado di articolare tale opposizione. ARENA ha bisogno di un'opposizione, ma la vuole a sua misura, per legittimare i propri successi. El Salvador non ha bisogno, invece, di un'opposizione che assecondi le necessità della destra, ma di un'opposizione che rappresenti gli interessi insoddisfatti della maggioranza della popolazione. Un'opposizione che proponga alternative alla intera società, che critichi la governabilità pretesa dalla destra e che assuma la responsabilità di canalizzare il malcontento della maggioranza.
Per questo, sarebbe un errore e persino un'irresponsabilità considerare la realtà attuale dell'FMLN solo dalla prospettiva della sconfitta. Già ai primi dati elettorali c'era chi pronosticava la fine dell'FMLN, a seguito di una resa dei conti interna, specialmente ad opera di quanti hanno sempre avversato la candidatura di Guardado. Ovviamente, è possibile che  il dibattito inconcluso all'interno dell'FMLN scateni maggiori scontri e provochi divisioni o disarticolazioni nel partito. Ma questo non è l'unico scenario possibile e l'FMLN ha pur sempre sufficienti energie per scongiurarlo.
I voti dicono che l'FMLN è la seconda forza del paese, nonostante i conflitti interni, la fragilità delle candidature proposte e la costosa campagna di propaganda con cui è stato attaccato da ARENA.
Nelle elezioni presidenziali del 1994, l'FMLN disputava al Partito Democratico Cristiano (PDC) il secondo posto. Nelle ultime elezioni, il suo secondo posto era invece dato per scontato da tutti gli osservatori, per i quali più incerto era il pronostico su chi si sarebbe piazzato al terzo posto, e comunque a buona distanza dall'FMLN: il PDC, il CDU o il PCN, cioè il Partito di Conciliazione Nazionale, tradizionale espressione dell'oligarchia salvadoregna. In pratica, l'FMLN ha conservato gli stessi voti ottenuti nelle presidenziali del 1994, perdendone circa 21 mila rispetto alle legislative e municipali del 1997. L'FMLN continua, dunque, a rappresentare un'importante forza politica nel paese. In definitiva, si tratta di un partito molto giovane in campo politico ed elettorale - ha partecipato a due elezioni presidenziali (1994 e 1998) e alle municipali e legislative (1997) - e sebbene sia possibile la conclusione della sua esperienza, è altrettanto possibile lo scenario che lo vede protagonista nel prossimo futuro.
Verso il DuemilaUn errore importante dell'FMLN è stato quello di preoccuparsi più del controllo del partito che della sua responsabilità nei confronti di tutta la società salvadoregna, e persino di sconfiggere ARENA nelle urne.
Nei prossimi cinque anni, l'FMLN ha l'opportunità di diventare un'alternativa reale per il prossimo periodo presidenziale. Possono giocare a suo favore le elezioni municipali e legislative del 2000. Anche se l'FMLN ha perso voti nell'area metropolitana di San Salvador, il sindaco Héctor Silva ha fin qui dato prova di una buona gestione, fatta di sforzi titanici nel tentativo di procedere nel riordinamento urbano, ricuperando il centro storico, progetto che nessuna amministrazione precedente si è azzardata a tentare, nonostante l'urgenza delle cose. Silva può portare ad una seconda vittoria elettorale nella capitale, se continua così la sua gestione e, anzi, riesce a incrementare la partecipazione civica.
Un secondo fattore che può giocare a favore dell'FMLN è il lavoro parlamentare, specialmente su temi sensibili come l'ambiente, la protezione della famiglia, la sicurezza civica, i programmi di sostegno alla piccola e media produzione rurale e urbana, il riorientamento e controllo dei fondi destinati alla ricostruzione a seguito dell'uragano Mitch nei dipartimenti orientali, specialmente nel Bajo Lempa.
I timori degli imprenditoriPer riprendersi, l'FMLN deve mettere da parte le divisioni interne e superare il discredito che queste suscitano in molti settori sociali, specialmente nella classe media urbana. Deve fare in modo di non generare insicurezza in un importante settore imprenditoriale che, pur convinto che un eventuale governo dell'FMLN non colpirà l'impresa privata, non mostra fiducia nella capacità amministrativa del Fronte e nella sua responsabilità nella gestione delle crisi economiche e finanziarie. Per questo, il settore più aperto dell'impresa privata salvadoregna preferisce appoggiare candidature moderate di ARENA o di centro, come nel caso del sostegno dato da alcuni settori imprenditoriali al CDU.
Tre propagande diversePer l'FMLN è urgente, inoltre, consolidare la propria militanza. È curioso che in dipartimenti come San Salvador e La Libertad, dove il Fronte aveva ottenuto risultati importanti, i suoi voti siano diminuiti. Anche se i consensi per l'FMLN sono cresciuti in 9 dei 14 dipartimenti del paese, la perdita di 21 mila voti rispetto alle elezioni del 1997 si è registrata, soprattutto, a San Salvador e La Libertad. Soltanto nella capitale si stima che circa 30 mila votanti di altre elezioni abbiano negato stavolta il proprio appoggio. È in questi due dipartimenti che Handal, Sánchez Céren e Gutiérrez godono di maggiore seguito. Anche in alcuni municipi, tradizionali roccaforti dell'FMLN amministrate da sindaci di provata leadership nel Fronte, l'FMLN ha perso: c'è da supporre, al riguardo, che in questi luoghi le divisioni siano sfociate in astensioni.
La divisione interna al Fronte ha nuociuto alla stessa campagna elettorale. Secondo alcuni osservatori le campagne di propaganda sono state addirittura tre. La prima, di Facundo Guardado, che si è circondato di un gruppo di consiglieri statunitensi, ha cercato di presentare un'immagine dell'FMLN e dello stesso Guardado assai aperta, sforzandosi di smussare il profilo di sinistra del Fronte, mostrando il candidato a presidente come persona tranquilla, negoziatore e costruttori di ponti verso il centro, cercando di smentirne la pericolosità e sfumando la sua storia guerrigliera.
In secondo luogo, c'è stata la non campagna di Sánchez Céren e Handal, che hanno ridotto al minimo il proprio impegno, lasciando di fatto Guardado solo a sviluppare la propria campagna, senza offrirgli sostegno. Alcuni settori, non necessariamente legati ai due dirigenti citati, hanno persino svolto propaganda anti Guardado o, nel caso di alcuni municipi, a favore dell'astensione.
Una terza campagna elettorale è stata quella della candidata alla vicepresidenza, Marta Valladares, che si è orientata chiaramente a sinistra, prendendo in pratica le distanze dalla campagna di Guardado, anche se nell'ultimo mese fra i due approcci è stato evidente un avvicinamento, quando ormai però si profilava la sconfitta.
Il "nemico" dell'FMLNMolti nell'FMLN sono coscienti che il lavoro interno vada ripreso al più presto perché le elezioni municipali e legislative sono alle porte. L'FMLN non solo deve ricomporre le proprie fila ma convincere circa 250 mila votanti in più per vincere le elezioni nel 2000. La carta più importante da giocare è, probabilmente, la sua identità di partito di sinistra. Non basterà cambiare volti e sostituire qualche dirigente. C'è molto da definire e discutere. Nelle parole di un dirigente del partito: "Per il momento, il nostro nemico non sono gli altri, ma noi stessi, la nostra stessa maniera di gestire le differenze interne".