«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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MÉXICO / Zapatisti e società civile: una mobilitazione senza precedenti

Il 21 marzo 1999, giornata della consultazione popolare promossa dagli zapatisti, resterà probabilmente una data storica per il México. È utile situare il contesto di tale avvenimento.

Di Jorge Alonso Sánchez. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Mentre con l'arroganza e la superbia tipiche del neoliberismo il governo Zedillo pronosticava successi per l'economia messicana, il principale gruppo finanziario del paese lo raggelava, dimezzando il valore della crescita prevista: in altri termini, crescerà di più la popolazione che l'economia. Si ridurranno, quindi, i consumi, con le prevedibili conseguenze sociali ed economiche. Unica certezza: la tradizionale vulnerabilità dell'economia messicana continuerà.

Il governo annunciava, inoltre, che 13 milioni di poveri resteranno esclusi dal programma di assistenza a quanti vivono in situazioni di indigenza. Secondo alcuni centri per i diritti umani, il degrado sociale negli Stati di Oaxaca e Guerrero è preoccupante.
Da parte sua, l'agenzia antidroga statunitense denunciava ancora una volta la corruzione ai più alti livelli nel paese.
Parimenti, nel rendere noto il suo rapporto annuale, Amnesty International ricordava come in México l'impunità sia ormai endemica.
In questo scenario, Zedillo annunciava, poi, la privatizzazione dell'industria elettrica, al fine di ottenere risorse per pagare il debito estero; l'opposizione a tali propositi si profila tuttavia decisa.
Malessere profondoIn questo contesto economico, anche la congiuntura politica si è fatta particolarmente tesa. All'interno del partito-Stato, il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), forte è la tensione fra diversi gruppi che si contendono il controllo del partito e la nomina del candidato presidenziale. Nelle ultime elezioni, i brogli e la compravendita di voti sono stati massicci e plateali, tanto che il Partito della Rivoluzione Democratica (PRD) ha indetto una marcia di protesta, dallo Stato di Guerrero fino a Ciudad de México per denunciare le frodi nelle elezioni a governatore di quello Stato.
Per l'opposizione appare sempre più cruciale stipulare un'alleanza per porre fine al regime del PRI. Tuttavia, anche nelle elezioni della dirigenza nazionale del PRD non sono mancati brogli. E così, nella società cresce il malessere nei confronti dei partiti.
Parlano i popoli indigeniIn questo quadro, mentre agli inizi di febbraio, lo Stato dava mostra di voler proteggere i funzionari accusati della strage di Acteal, avvenuta alla vigilia di Natale di due anni fa, un gruppo di personalità sollecitava la Commissione legislativa di Concordia e Pacificazione (COCOPA) a vigilare sul rispetto della Legge per il Dialogo e la Pacificazione, e al tempo stesso dava il suo sostegno alla consultazione promossa dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) per il 21 marzo, volta ad eliminare il razzismo, l'autoritarismo e il conformismo.
I popoli indigeni rappresentati nel Congresso Nazionale Indigeno confermavano, quindi,  il proprio impegno nella realizzazione della consultazione nazionale per il riconoscimento dei popoli indigeni, per la fine della guerra di sterminio, per la democratizzazione e per rendere così effettivo il diritto alla libera determinazione. A tre anni dalla firma degli Accordi di San Andrés, gli indigeni ricordavano come gli impegni presi dallo Stato non siano stati rispettati, anzi, l'insistenza del presidente Zedillo nel promuovere mediante una iniziativa di legge una proposta unilaterale sui diritti indigeni costituisca una minaccia per il dialogo e, nel fondo, contenga intenzioni belliche.
In questi anni, almeno 136 indigeni sono stati uccisi da gruppi paramilitari in Chiapas e le loro operazioni che si svolgono al riparo dell'Esercito hanno provocato l'esodo di 15 mila indigeni e costretto inoltre circa 300 stranieri ad abbandonare il paese perché non fossero testimoni della brutalità governativa contro gli indigeni ribelli. Ciononostante, il commissario governativo per il dialogo ha continuato a dichiarare che il potere legislativo dovrebbe esaminare la proposta di legge indigena avanzata da Zedillo, mentre a sua volta il governo chiapaneco lanciava un'iniziativa di legge per un'amnistia che garantirebbe sostanziale impunità ai gruppi paramilitari.
Con appoggio internazionaleIn questo contesto, la strategia del governo puntava chiaramente a logorare gli zapatisti, Tuttavia, essa è fallita. Come dimostrano la preparazione e la realizzazione della consultazione promossa dall'EZLN nella società messicana sulla cultura indigena e sulla fine della guerra di sterminio.
Per l'EZLN, la consultazione voleva essere un passo sul cammino della pace ed un mezzo per accelerare la transizione democratica, chiamando la popolazione a mobilitarsi per il dialogo e, attraverso le parole del subcomandante Marcos, suscitare anche la solidarietà internazionale: fra gli altri, lo scrittore spagnolo Manuel Vásquez Montalván dichiarava che lo zapatismo rappresenta un seme per il futuro; anche Noam Chomsky, dagli Stati Uniti, appoggiava l'iniziativa dell'EZLN;  per il Nobel José Saramago gli zapatisti messicani e i "senza terra" brasiliani rivelano una nuova mentalità, mentre i loro movimenti proclamano sia giunto il tempo di porre fine alle umiliazioni.
In tutto il paesePer preparare la consultazione sono stati organizzati gruppi di lavoro in tutto il paese. Con metodi nuovi, distanti dai vecchi apparati politici, sono stati creati dal basso coordinamenti in ogni Stato - il México, lo ricordiamo, è una federazione di Stati, ndr - per occuparsi di tutto il necessario. Questa prima fase preparatoria ha visto 27.859 persone, soprattutto giovani, mobilitarsi in tutto il paese dando vita a 2.358 gruppi di lavoro. Si è così comprovato come la gente si organizzasse meglio e in minor tempo e come lo zapatismo aprisse spazi a nuovi soggetti, insegnando tolleranza e capacità di coinvolgere ad altri vecchi attori che hanno accompagnato lo zapatismo ai suoi inizi. Secondo Marcos, la società civile deve essere la protagonista nella ricerca di un paese migliore.
La reazione di ZedilloGli zapatisti hanno ripetuto più volte e in molte forme di non volere la guerra. Si sono detti coscienti che l'Esercito federale è composto da esseri umani che per la povertà, per la mancanza di lavoro e di una vita degna, si sono arruolati nelle sue fila. Per questo, si dicono addolorati quando i soldati vengono mandati a sloggiare le gente, a reprimere e persino ad assassinare i loro fratelli.
Di fronte ai preparativi della consultazione, il governo ha optato per ostacolarla mediante provocazioni militari e screditarla attraverso i mass-media. Ad ogni iniziativa di pace Zedillo ha sempre risposto aumentando la pressione militare. Così ha fatto anche in questa occasione. Ha bollato la consultazione come preconfezionata mentre il segretario di Gobernación (cioè, il ministro degli interni, ndr), rilevava in più occasioni come tutte le domande fossero redatte di forma tale da indurre la gente a rispondere affermativamente. A quel punto, però, vari opinionisti hanno chiesto al governo se per coerenza avrebbe posto fine al conflitto in Chiapas, qualora suoi funzionari o militanti del PRI avessero appoggiato con forza la proposta di iniziativa di legge indigena avanzata dalla COCOPA e la smilitarizzazione, cioè i temi posti dagli zapatisti nelle domande.
In ogni caso, gli zapatisti hanno invitato tutti a non cadere nelle provocazioni governative, osservando come la mobilitazione per la consultazione stesse mettendo in seria crisi la politica del governo.
La resistenza dei "diversi"Il maggior ostacolo per la realizzazione della consultazione è stato economico. Il costo della mobilitazione degli zapatisti è ricaduto, infatti, sui gruppi popolari di una società civile impoverita.
La consultazione ha favorito incontri fra zapatisti e gente che non li conosceva. I primi non hanno invitato la seconda a prendere le armi, ma a dialogare, convinti di imparare molto dall'incontro con operai, braccianti, contadini, altri gruppi indigeni, casalinghe, artisti, intellettuali e giovani di tutto il paese. Nei loro messaggi, gli zapatisti hanno ribadito di battersi per un mondo in cui ci sia posto per vari mondi, ben sapendo che il successo di un movimento di resistenza di "diversi" avrà ripercussioni su tutto ciò che la cosiddetta globalizzazione ha provocato, convinti che tale successo opporrà al potere finanziario una rete di resistenza dal basso e provocherà una vibrazione positiva che provocherà altre vibrazioni.
Pronti a ricorrere il paeseIl messaggio zapatista è che si può resistere, sopravvivere e convivere in un luogo dove convivano i diversi. Per questo, hanno ribadito come non fosse tanto importante il numero di voti raccolti quanto la mobilitazione in sé, che dimostra come la società civile sia capace di muoversi non soltanto in congiunture elettorali. In questo modo, lo zapatismo e gruppi della società civile hanno aperto una nuova congiuntura, dando vita ad un movimento nuovo che non disputa il potere ma che annuncia un altro México.
Gli zapatisti eletti dalle loro comunità nel Chiapas si sono preparati per visitare tutti i municipi del paese. Hanno studiato e preso appunti nei quaderni che avrebbero poi consultato nelle riunioni con la società civile in ogni dove. In non pochi di questi messaggeri c'era una sensazione di incertezza che nasce di fronte a ciò che non si conosce. Alcuni avevano paura di perdersi: per la prima volta infatti, partendo dalle loro fattorie disperse, avrebbero affrontato la vita in villagi lontani e in grandi città. Ma, in loro c'era anche molto entusiasmo.  Per molti indigeni, il castigliano è la seconda lingua e il loro parlare non è fluido; tuttavia, le idee le avevano ben chiare in testa.
In ogni territorio, i giovani, anch'essi in maggioranza privi di esperienza, hanno realizzato i preparativi per ricevere gli zapatisti: hanno raccolto soldi per i biglietti delle corriere che li dovevano portare nei vari luoghi, trovato ospitalità per alloggiarli, chiesto viveri per la loro alimentazione.
Non sono mancate contraddizioni. Alcuni vescovi hanno aggiunto la propria voce a quella del governo, bollando le domande zapatiste di parzialità. Altri prelati, soprattutto quelli impegnati con gli indigeni, hanno invece visto nella consultazione uno sforzo per la pace e per uscire dal conflitto con mezzi pacifici, sostenendo con molti altri settori sociali che quanto si stava chiedendo non fosse altro che una soluzione giusta al problema dell'emarginazione e della povertà.
ScintilleCon la consultazione della società civile, gli zapatisti sono dunque riusciti a rompere l'assedio militare di quasi 70 mila soldati, disperdendosi in tutto il territorio messicano. Il primo incontro si è verificato fra i giovani che in corriera sono arrivati in Chiapas e gli zapatisti pronti a partire per tutto il paese. Gli zapatisti si sono affidati a questa gioventù che, con molta freschezza, ha dato loro il primo benvenuto. I gruppi locali di ogni coordinamento statale si sono presentati nei cinque punti di raccolta stabiliti dagli zapatisti, da cui partire per le capitali dei vari Stati. Di qui, si sono quindi diretti ai vari municipi. Durante i trasferimenti, ci sono stati momenti di tensione, dal momento che con il pretesto di verificare se portassero armi o meno, gli zapatisti venivano fermati in frequenti posti di blocco dall'esercito.
Forte è stato lo shock culturale fra i giovani di estrazione urbana, con il loro modo di parlare e vestire differenti, e gli indigeni che si esprimono e vestono in altro modo e vedono il mondo da una prospettiva totalmente distinta. I giovani sembravano più preparati a tale confronto, mentre gli indigeni si sono dovuti sforzare per "vedere" i cuori dei loro primi anfitrioni, con cui hanno dovuto convivere lunghe ore prima di arrivare ai luoghi di destinazione. È stato questo l'inizio di un ricco dialogo interculturale che si è andato ripetendo nella geografia delle diverse regione messicane. Da entrambe le parti non sono mancate le sorprese per le scintille illuminanti che provocavano le differenze. In tutto il paese, si sono verificate situazioni che nessuno dei partecipanti aveva vissuto prima di allora.
Gli indigeni hanno conosciuto un México molto diverso e pieno di contraddizioni. Si erano preparati ad affrontare l'ostilità, il rifiuto e le paure: questi fenomeni ci sono stati, ma meno delle attese. L'accoglienza e l'affetto espressi da gruppi assai diversi sono stati più grandi di quanto ci si immaginasse e la buona comunicazione ha avvicinato posizioni che sembravano inconciliabili. Così, per una lunga settimana, la consultazione ha fatto presa nelle menti, nella volontà, nel sentire.
Ascolto per tuttiAll'altro estremo del paese rispetto ai loro luoghi di origine, Tijuana, gli zapatisti e alcuni degli internazionalisti statunitensi espulsi dal governo messicano si sono dati la mano attraverso il muro della frontiera, dichiarando che, anche se nessuno poteva passare dall'altra parte, essi si trovavano insieme per esigere un giusto trattamento per i popoli indigeni. Ovunque giungessero, gli zapatisti hanno dichiarato di volere far sentire la propria voce, ascoltare quella di chi dialogava con loro, testimoniare che la loro resistenza continua. Nei giorni di mobilitazione precedenti la consultazione si sono riuniti con intellettuali, studenti di ogni ordine e grado, contadini, operai, professionisti, imprenditori, sportivi, comunità ecclesiali di base, suore, sacerdoti, funzionari dei partiti di opposizione e militanti di base. Sono andati dappertutto. Dai luoghi più poveri alle esclusive riunioni con gli industriali. Sempre ascoltando con attenzione e rispondendo con grande rispetto. Soltanto in alcuni municipi, gli zapatisti non si sono potuti recare per le minacce dei cacicchi locali legati al PRI. In tutto, hanno visitato 1.299 municipi.
Maschere e passamontagnaOltre alla comunicazione orale, fra i gruppi della società civile e gli zapatisti incappucciati si è prodotta una comunicazione oculare, dal momento che l'unica parte del volto coperto da passamontagna lasciata libera erano gli occhi, espressivi, scintillanti, carichi di forza simbolica.
Gli zapatisti hanno dovuto spiegare molte volte perché indossassero il passamontagna. Mentre altri gruppi indigeni chiedevano loro se non avessero caldo con quel copricapo, persone di classe medio-alta interrogavano sul perché non mostrassero il loro volto. E gli zapatisti pazientemente hanno spiegato: con il volto coperto sono sempre stati invisibili; quando si presentavano agli uffici governativi per esporre le proprie lamentele, nessuno faceva loro caso; nonostante le molte manifestazioni realizzate i loro problemi non sono stati risolti; hanno inscenato scioperi della fame e altre forme di protesta ma tutto è continuato come se non esistessero. Allora, si sono decisi ad alzarsi in armi per esigere di essere ascoltati e si sono coperti il volto. È stato allora che il mondo si è accorto di loro. Paradossalmente, però, quando dalle armi sono tornati al dialogo, il governo, prendendo a pretesto il dialogo, ha dato il via alla guerra di sterminio. Pertanto, dal momento che non si è voluto vedere i loro volti, oggi si presentano così, senza volto: questa è la loro identità di zapatisti. Il passamontagna significa che essi sono i dimenticati, e solo quando saranno risolti i loro problemi, essi si toglieranno il passamontagna, che oggi rappresenta il volto di una collettività.
Il governo aveva compreso bene la carica simbolica della maschera zapatista e per questo, nel febbraio 1995, aveva preteso di "smascherare" Marcos, identificandolo come Rafael Guillén. Riteneva che il colpo pubblicitario di aver scoperto la sua identità equivaleva a batterlo. Persa la sua maschera, il leader chiapaneco avrebbe perso la sua attrazione e con il volto scoperto si sarebbe convertito in un "signor nessuno" sconfitto e finito. Ma la società non è caduta nella trappola governativa. In un incontro pubblico con gruppi della società civile Marcos ha chiesto in quei giorni se questi volessero che lui si togliesse il passamontagna. La risposta unanime è stata no. La società gli ha lasciato la sua maschera e per tutti continua ad essere Marcos.
Impatto indimenticabileNei loro contatti con la società civile, gli zapatisti hanno insistito sul dialogo come la loro migliore arma. Il México ha potuto vedere gli indigeni parlare con determinazione. Gli zapatisti sono rimasti colpiti al constatare come la povertà simile a quella che essi patiscono in Chiapas esista in molti altri angoli del paese. Sono rimasti fortemente impressionati dalla grande disuguaglianza nelle città: luoghi molto ricchi accanto a zone molto povere. Ma, hanno anche visto luoghi poveri che tuttavia godono di quei servizi che loro invece non hanno: scuole, ospedali, acqua potabile, luce, luoghi di ricreazione, trasporto pubblico. Li ha colpiti il modo di vita e di parlare della gente delle città, a volte, senza capire il gergo soprattutto dei giovani.
È stato molto importante, anche sul piano simbolico, che il gruppo partito dal Chiapas fosse composto metà da uomini e metà da donne. L'effetto dimostrativo è stato forte. Agli incontri pubblici, in genere, gli indios sono soliti  inviare solo uomini, ma questi ora si presentavano accompagnati da donne. Le donne zapatiste hanno maggiori difficoltà nell'esprimersi. Preferiscono esprimersi nelle loro lingue ed essere aiutate nella traduzione. Quando ciò è capitato, sebbene i presenti non comprendessero la lingua usata dalle donne, sì comprendevano la loro fermezza e coraggio.
In alcuni luoghi, quanti avevano preparato gli incontri fra indigeni e non, dicevano: "gli indigeni del Chiapas hanno proposto delle soluzioni ma il governo ha fatto marcia indietro, argomentando che il popolo del México non è d'accordo con esse. Per questo, ora gli zapatisti chiedono al popolo messicano se ciò sia vero".
Le quattro domande avanzate nella consulta erano:
1. Sei d’accordo che i popoli indigeni devono essere compresi con tutta la loro forza e ricchezza nel progetto nazionale e prendere parte attiva nella costruzione di un nuovo México?
2. Sei d’accordo che i diritti indigeni devono essere riconosciuti nella Costituzione messicana ai sensi degli accordi di San Andrés e della relativa proposta della Commissione di Concordia e Pacificazione del Congresso della Unione?
3. Sei d’accordo che dobbiamo raggiungere la pace vera per la via del dialogo, smilitarizzando il paese con il ritorno dei soldati alle loro caserme come stabilito dalla Costituzione e dalle leggi?
4. Sei d’accordo che il popolo deve organizzarsi ed esigere al governo che “comandi obbedendo” (“mande obedeciendo”) in tutti gli aspetti della vita nazionale?
A questo domande si poteva rispondere con un sì, un no, o un non so.
Dal basso e senza risorseGrandi sono i passi avanti fatti. Nel settembre 1997, avevano marciato sulla capitale del paese 1.111 zapatisti. Nel marzo 1999 ne sono partiti per la consultazione 5 mila, diretti in tutta la repubblica. Nella consulta del 1995, avevano risposto un milione e 300 mila messicani. Il 21 marzo scorso hanno votato in 2.854.737.
Ovviamente, per organizzare tale referendum, gli zapatisti non disponevano delle risorse umane e materiali che i partiti sono soliti profondere in occasione di consultazioni, come quella promossa dal PRD sullo scandalo finanziario del FOBAPROA. Per la consulta zapatista non c'era un apparato che la organizzasse, né un comando centrale, né - ovviamente - denaro pubblico. Ogni gruppo locale ha provveduto a montare il proprio tavolo.
Nelle elezioni e nelle consulte organizzate dai partiti si sviluppa una intensa propaganda sui mass-media. Questa volta i grandi mass-media si sono proposti piuttosto di far fallire la consulta. Non per questo, gli zapatisti si sono disanimati: "Sono mezzi di disinformazione", hanno ribattuto, dicendosi contenti di aver realizzato migliaia di piccoli incontri e non manifestazioni di massa, dal momento che così hanno potuto esprimersi e ascoltare quanti li invitavano. Dal basso e con risorse dal basso, si è realizzata questa consultazione.
Quasi 3 milioni di votiOltre il 95% dei votanti si è espresso a favore dei diritti indigeni, della proposta di legge indigena elaborata dalla COCOPA, della richiesta di smilitarizzazione delle comunità indigene e per la pace.
La consulta è stata un successo. Facendo una comparazione con le ultime elezioni federali, il numero di quanti sono accorsi ai tavoli zapatisti equivale ad un decimo dei voti totali del 1997. Quanti hanno appoggiato gli zapatisti nella consultazione superano il numero complessivo di votanti di due partiti -Partito del Lavoro (PT) e Partito Verde Ecologista Messicano (PVEM) - rappresentati nella Camera dei Deputati. A Jalisco, la consulta zapatista ha raccolto più adesioni della consulta del PRD  sul FOBAPROA. Anche a livello internazionale, si è svolta una consultazione, giudicata positiva. In breve, lo zapatismo ha dimostrato non solo di non essere logorato, ma in crescita.
La consultazione ha visto una mobilitazione sociale mai vista prima. Gli zapatisti hanno parlato nella loro lingua e sono stati ascoltati. Hanno dialogato, a volte alzando la voce, come con alcuni industriali. Gli zapatisti sono entrati ovunque sia stata aperta loro la porta. Hanno bussato dappertutto e sono arrivati nei posti più impensabili come l'Hard Rock Café. È stata una consultazione ampia e coinvolgente, che ha forgiato una nuova organizzazione. Nel suo tentativo di ostacolarla, il governo ha pensato che il PRD potesse porre la sua infrastruttura al servizio dell'iniziativa: così, ha subito accusato lo zapatismo di essere il braccio armato del PRD. Ciò ha frenato il PRD, peraltro impegnato nella soluzione di alcuni conflitti interni resi più aspri da elezioni interne parse assai "sporche". Ciò è stato, comunque, positivo per gli zapatisti, che sono rimasti in mano soltanto di gruppi della società civile e al margine dei partiti.
Molti zapatisti sono stati alloggiati presso comunità religiose. Un grande appoggio lo hanno ricevuto dalle comunità ecclesiali di base. I vecchi gruppi di appoggio agli zapatisti hanno constatato la partecipazione di nuovi gruppi. Ciò favorisce la convergenza in reti che possono consolidarsi. La consultazione è vista come un nuovo esercizio di democrazia partecipativa e deliberativa, non limitata al processo di elezione di candidati a posti pubblici.
La consultazione è stata resa possibile da una rete nuova e indipendente, in un processo aperto, limpido di fronte allo "sporco" rappresentato dal governo e dai partiti. È il frutto di una organizzazione autenticamente civile. Gli zapatisti hanno ribadito di non volere il potere ma che il popolo del México partecipi e li ascolti. Un modo per far vedere al governo che non può prendere decisioni senza consultare il popolo. Molti altri gruppi indigeni si sono sentiti assai vicini agli zapatisti, che hanno dimostrato la loro caparbietà nella lotta per ottenere giustizia, democrazia, dignità e pace.
I risultati della consultazione portano a dire che il successo è stato sia degli zapatisti che della società civile. Al momento di ripartire per il Chiapas, gli indigeni hanno affermato di lasciare "qualche piccola luce" accesa, affidata ai gruppi che li hanno accompagnati per più di una settimana in lungo e in largo per il paese, sottolineando che si tratta di un momento di organizzazione dal basso.
La consultazione non si può ridurre a cifre, anche se sono stati migliaia gli incontri fra gli zapatisti e gruppi di ogni tipo. Gli zapatisti sono stati capaci di spiegare a se stessi e di far capire il momento del paese. Da ciò, sorgono nuove solidarietà, che allacciano gruppi che prima non erano in contatto. È emersa la fiducia nella capacità creativa e nell'autogestione della società civile, dimostrando le potenzialità di una democrazia radicale e facendo nascere speranze nella forza del popolo, senza dimenticare però che tale è la chiusura del governo che di fronte al successo zapatista esso può rispondere con nuove provocazioni di guerra (come puntualmente sta accadendo, mentre chiudiamo questo numero, ndr).
Quanti accusavano lo zapatismo di separatismo sono stati smentiti dai fatti. Gli zapatisti non si sono chiusi in se stessi, né intendono andarsene per conto loro. Hanno girato per tutto il paese, contattato gruppi di ogni tipo, difeso la propria differenza, ma promosso la convivenza pluralistica.
In tutti i loro incontri hanno intonato l'inno nazionale e quello zapatista. Ovunque, si sono presentati recando i simboli nazionali per eccellenza: l'immagine della Vergine di Guadalupe e la bandiera nazionale.
Quanti si riunivano con essi, all'inizio, cantavano insieme l'inno nazionale e dopo, con rispetto, ascoltavano gli indigeni cantare il proprio,  il cui testo è adattato ad una vecchia canzone rivoluzionaria. Alla fine della settimana, zapatisti e gruppi della società civile intonavano ormai con emozione i due inni.
Primi ottimistici bilanciEra così forte l'affetto maturato che il momento del ritorno è stato triste per entrambe le parti. I gruppi popolari non hanno voluto che gli zapatisti tornassero senza regali, mentre ai primi giovani che li hanno riaccompagnati in Chiapas  se ne sono aggiunti di nuovi ed entusiasti. Gli zapatisti hanno spiegato alle proprie comunità la loro esperienza: come erano state accolte le loro proposte, le domande che erano state rivolte loro, le proposte ricevute. Tutto ciò, in vista del momento in cui riprenderà la comunicazione con i gruppi della società civile per il prossimo passo: portare le conclusioni al Congresso dell'Unione.
I giovani, i gruppi della società civile che hanno dialogato con gli zapatisti e gli stessi zapatisti sono entrati tutti in una nuova fase di valutazione di questa esperienza. È ormai evidente che è sorto un nuovo soggetto giovane, stimolante, con proposte creative, fuori dai tradizionali schemi organizzativi, disposto a lavorare disinteressatamente, senza aspettare compensazioni dal potere governativo o dai partiti. Il movimento generato è stato ampio, pluralistico, convergente ed è andato tessendo reti molto efficienti. Molti gruppi che si sentivano soli hanno visto che esistono in molti punti del paese altri gruppi simili. Gli zapatisti hanno dato loro l'opportunità di riconoscersi e contattarsi.
Un vasto movimentoNonostante gli sforzi del governo e dei grandi mass-media, la questione indigena continua ad essere centrale nella discussione nazionale.
Gli zapatisti hanno contribuito anche a rivalutare la lotta delle donne.
I vecchi gruppi che hanno accompagnato la lotta zapatista sono ancora molto aspri nei loro slogan: gli zapatisti hanno voluto insegnare loro ad essere tolleranti, a non dividersi, ad unirsi a quanti vogliono stare dalla parte della giustizia e della democrazia. Per tutte queste ragioni il movimento generato è di lungo respiro. Gli zapatisti hanno dimostrato che è possibile mettersi d'accordo fra soggetti molto diversi; ciò ha permesso l'emergere di una forma di apprendimento orizzontale. La consultazione ha dimostrato che la democrazia non può restare solo sul piano elettorale e che ci sono forme più radicali di viverla. Ciò ha piantato semi e favorito il risveglio.
"Per il mondo intero"Da parte loro, gli zapatisti hanno toccato con mano cosa sia la società civile e si sono resi conto di non essere soli. La consultazione è stata un importante referendum, possibile grazie alle potenzialità delle reti civiche. Nel marzo 1999, gli zapatisti hanno scatenato un'impressionante offensiva per la pace. La lotta indigena promossa dallo zapatismo ha reso dinamico un multiculturalismo democratico, convertendosi in un simbolo di resistenza alla globalizzazione economica, in un appello per cercare un nuovo patto nazionale, mostrando come il mondo, più che globalizzato, sia frammentato, ma che può essere integrato reticolarmente e dal basso. Danielle Mitterrand, moglie dell'ex presidente francese scomparso, ha dichiarato il giorno dopo la consultazione, dal Chiapas dove si trovava in visita, che quanto è successo rappresenta qualcosa di storico non solo per i messicani ma per il mondo intero.
L'EZLN ha, quindi, convocato i protagonisti di questa mobilitazione per una prima valutazione dei risultati della consultazione. Duemila delegati di tutto il paesi sono convenuti a La Realidad, nel Chiapas, a metà maggio. Secondo il subcomandante Marcos, gli zapatisti hanno dimostrato capacità di ascolto non solo nei confronti di chi vuole che il México cambi, ma anche di chi sostiene che la situazione attuale sia la migliore possibile. I potenti, ha aggiunto Marcos, avevano scommesso sul fatto che l'EZLN avesse perso ogni capacità di mobilitazione. Mentre il potere aveva schierato esercito, polizia, partiti, opinion makers, tv, radio, giornali, funzionari di governo e speso molto denaro, gli zapatisti non potevano che scommettere su quanto avevano puntato il primo gennaio 1994. Per il poeta Juan Bañuelos, questo nuovo incontro è stato una prova di democrazia, perché in esso l'EZLN ha dimostrato di non volere prendere decisioni al di sopra della società, ma con essa.
Ancora una volta, è balzato agli occhi come la maggioranza dei delegati presenti all'incontro si affacciasse per la prima volta alla politica e non venisse da precedenti militanze in qualche partito. Piuttosto, era la dimostrazione di una politica nuova che il contatto dello zapatismo con la società civile sta favorendo. La riunione è stata assai pluralistica. In essa, si è evidenziato come una peculiarità dello zapatismo sia quella di aprire spazi a nuovi soggetti sociali. In questo senso, i giovani non hanno scoperto solo il mondo indigeno, ma anche che nelle case vicine c'era gente che simpatizza come loro con la causa zapatista. Anche molti dei "senza partito" stanno ampliando il proprio orizzonte. Per L'EZLN, in México c'è bisogno di una nuova fase di lotta. Per questo, ha chiesto ai gruppi che si sono mobilitati  di fungere da ponte fra gli zapatisti e le organizzazioni sociali e civiche, i movimenti e le persone. Prossimo incontro, forse, in luglio.


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