MÉXICO / Notiziario

A cura di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.
TonnoA fine aprile, gli Stati Uniti hanno tolto l'embargo in vigore da nove anni sulla importazione di tonno proveniente dal México, ratificando che le tecniche di pesca dei pescatori messicani sono ora "dolphin safe", cioè non minacciano significativamente la popolazione di delfini. Nel 1986, alcuni studi avevano quantificato la morte, fra le altre specie, di circa 133 mila delfini l'anno, a causa dei sistemi di pesca indiscriminata dei tonni. Quindi, era entrato in vigore un embargo da parte degli Stati Uniti nei confronti di México, Panamá, Colombia, Costa Rica e Venezuela. Nel 1998, grazie al Programma Internazionale per la Conservazione dei Delfini nel Pacifico Orientale, i delfini morti erano scesi a meno di 2 mila. La flotta messicana di pesca dei tonni, la più grande dell'America Latina, è riuscita a ridurre del 97% in sette anni la morte di questi mammiferi. La risoluzione del Dipartimento del Commercio statunitense permetterà al México di reintegrarsi nella Commissione Interamericana del Tonno Tropicale.
SviluppoNuvole nere all'orizzonte dei paesi "in via di sviluppo". Le prevede la Banca Mondiale che a fine aprile ha pubblicato un rapporto sugli Indici dello Sviluppo Mondiale. Rispetto al México si legge che la aspettativa di vita è aumentata da 67 a 72 anni fra il 1980 e il 1997, mentre l'indice di mortalità infantile si è ridotto da 51 a 31 morti per ogni mille nati l'anno. La crescita demografica annua è stata in media del 2% nel periodo indicato. Nel 1997, il prodotto interno lordo del paese è stato di 348,6 miliardi di dollari, che situa il México al 16̊ posto fra i paesi più ricchi del mondo. Se si considera, però, l'ingresso pro capite, il paese scende all'81̊ posto, con 3.700 dollari a testa all'anno. Secondo il rapporto, il 10% della popolazione più ricca del México consuma il 43% dell'ingresso totale, mentre il 20% più ricco percepisce il 60% dell'ingresso nazionale. Tali livelli di disuguaglianza sono superiori a quelli osservati in Perú, El Salvador, Cina e India; anzi, fra i 96 paesi sui quali la Banca Mondiale dispone di informazioni sulla disuguaglianza nell'ingresso, solo 12 di essi registrano condizioni peggiori di quelle del México; fra essi, Brasil e Chile. Il PIL messicano si è triplicato fra il 1980 e il 1997, ma la situazione economica della maggioranza della popolazione messicana è invece peggiorata. In questo senso, la somma disponibile da spendere in ogni gruppo familiare si è ridotta di un punto percentuale annuo fra il 1980 e il 1989 e di mezzo punto percentuale fra il 1990 e il 1997. Anche il salario minimo è sceso ad una media di 1.002 dollari l'anno nel periodo 1980-84 e di 843 dollari fra il 1990 e il 1994. Inoltre, gli occupati in agricoltura sono scesi dal 44% del totale della forza lavoro occupata nel 1970, al 28% nel 1990. Così, la popolazione urbana che già nel 1970 rappresentava il 59% del totale è salita al 74%. Infine, anche se non dispone di dati aggiornati dopo il 1992, la Banca Mondiale stima che il 14,9% della popolazione messicana sopravviva con meno di un dollaro al giorno e il 40% con meno di due dollari. "Un anno fa eravamo fiduciosi di raggiungere le mete di ridurre di metà l'indice di povertà, tagliare di due terzi la mortalità post-natale e infantile, così come immatricolare tutti i bambini alla scuola elementare. Oggi questi obiettivi sono a rischio e dobbiamo trarre lezioni dalla esperienza recente per riformulare le nostre strategie per il futuro": parole di James Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale.
EmigrazioneOltre 22 mila indocumentados, in maggioranza centroamericani diretti a nord sono stati catturati ed espulsi dal paese nel primo trimestre di quest'anno: quasi 10 mila honduregni e 9 mila guatemaltechi, meno di 3 mila salvadoregni e poco più d'un migliaio nicaraguensi. Lo hanno reso noto le autorità migratorie.
PetrolioGli introiti da vendite nel primo trimestre dell'anno della Petróleos Mexicanos (PEMEX) sono stati pari a 4 miliardi e 568 milioni di dollari, il 9,2% in meno rispetto allo stesso periodo del 1998. Ciò significa ricavi, al lordo delle imposte e altri diritti, di 2 miliardi e 23 milioni di dollari, un 25% in meno rispetto al primo trimestre 1998. Tuttavia, al netto delle imposte e diritti, il guadagno è stato di 262 milioni di dollari, il 71,7% in più rispetto allo stesso periodo del 1998: ciò, grazie alla rivalutazione del peso messicano rispetto al dollaro e ad una riduzione dei pagamenti dei diritti. In soldoni, la PEMEX ha versato al governo federale 1 miliardo e 760 milioni di dollari di imposte e diritti, oltre un 30% in meno rispetto al primo trimestre 1998. Le esportazioni sono state pari a 1 miliardo e 374 milioni, un 23% in meno rispetto al primo trimestre 1998, e le importazioni a 264 milioni, 38% in meno. Ciò significa che la bilancia commerciale di questi prodotti ha registrato un attivo di 1 miliardo e 110 milioni di dollari. Nonostante i segni di ripresa, si è lontani dall'uscita dalla crisi determinata dalla caduta dei prezzi del greggio, ha però chiarito il direttore di PEMEX Andrián Lajous, ai primi di maggio.
EconomiaSecondo uno studio realizzato dall'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l'economia cosiddetta "informale" messicana ha movimentato risorse nel 1998 per 146 miliardi di dollari, pari a un terzo del prodotto interno lordo del México. Tale impressionante quantità supera dell'82% il saldo del debito pubblico estero del México, calcolato in circa 80 miliardi di dollari, ed è quasi 5 volte superiore alle attuali riserve internazionali del paese, pari a 30 miliardi di dollari. Più ridimensionato, ma non meno significativo, sarebbe il settore informale secondo il Tesoro messicano, che quantifica la movimentazione annua in 44 miliardi di dollari, pari al 10% del PIL. Secondo la OCDE, la crescita del settore informale è conseguenza della "povertà generalizzata, della mancanza di istruzione di parte importante della popolazione messicana e dall'assenza di una rete di protezione sociale". Lo studio della OCDE sostiene, inoltre, che questo settore dell'economia assorbirebbe il 44% dell'occupazione urbana totale; secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), tale percentuale potrebbe arrivare al 57%, superando così le percentuali di Argentina (53%) e Brasil (56%). Sulle attività realizzate nel mercato informale, non c'è alcun controllo fiscale da parte dello Stato: un sostanziale sussidio fiscale prevede, infatti, l'eliminazione di ogni imposizione sul lavoro degli occupati con ingressi inferiori a 3,2 salari minimi (circa 10 dollari al giorno), categoria in cui rientra la maggioranza delle persone che sopravvivono nel settore informale.
PrestitiAi primi di maggio, il governo messicano ha firmato prestiti con la Banca Mondiale per un miliardo di dollari, che saranno destinati (505 milioni) ad un programma di costruzione di 480 mila case nei prossimi 4 anni, e al miglioramento della produzione agricola (444 milioni), da cui trarranno beneficio circa 240 mila produttori e un milione e mezzo di contadini che saranno formati in nuove tecniche agricole. Le scadenze dei nuovi crediti sono a 12 e 15 anni, con periodi di grazia di 3 e 5 anni e tassi di interesse fra il 6,5% e il 7,5%.