«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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NICARAGUA / Notiziario

A cura di Marco Cantarelli, su note di María López Vigil. Sondaggi/1Secondo un'inchiesta realizzata a fine febbraio dall'Istituto di Studi Nicaraguensi (IEN), il 55% dei nicaraguensi disapprova la gestione governativa di Alemán e il 59% il ruolo politico di Daniel Ortega. Per il 56% il governo sandinista non ha agito secondo la legge e per il 61% non è stato onesto. Il 59% e il 62% del campione ha espresso analoghe considerazioni sul governo attuale. Il 73,8% respinge la violenza come metodo di protesta e il 68,4% ritiene che la differenza fra ricchi e poveri sia un fattore che genera violenza.

Sondaggi/2Il 6 maggio la CID-Gallup ha reso noti i risultati di un sondaggio realizzato fra il 20 e il 26 aprile su un campione di 1.248 nicaraguensi. Oltre la metà delle persone intervistate considera il presidente Alemán "poco onesto" (25%) o "per niente onesto" (27%). Soltanto un 20% dichiara di simpatizzare con l'FSLN e un altro 20% con il PLC. Il 55% non simpatizza per alcun partito. L'80% respinge categoricamente la violenza come metodo di lotta. Al contrario, un 10% sarebbe disposto a "prendere le armi" se Daniel Ortega lo ordinasse. La maggioranza di questo gruppo, per quanto minoritario in grado di destabilizzare il paese, è composta di uomini maggiori di 40 anni e abitanti di Managua. Sia Alemán che Ortega hanno dato poca importanza a questo sondaggio, curiosamente per lo stesso motivo: "non siamo ancora in campagna elettorale e non c'è di che preoccuparsi...", hanno fatto capire.
Sondaggi/3A fine aprile sono stati resi noti anche i risultati di un'inchiesta su Demografia e Salute nel 1998, realizzata dal governo con il sostegno di vari organismi internazionali. Sono state intervistati oltre 13.600 donne e 3.000 uomini. Questo il quadro che emerge: il 46% della popolazione femminile sotto i 19 anni, è già madre o incinta; un terzo delle donne è stato vittima di abusi sessuali o, comunque, di maltrattamenti fisici; il 60% dei maltrattamenti si sono verificati in presenza dei figli; nel 50% dei casi di maltrattamento, anche in presenza di lesioni gravi, non c'è stata assistenza medica; un terzodelle donne maltrattate mai ha raccontato ad alcuna persona la propria  esperienza; la media di figli per ogni donna è di 3,9 (nel 1995 era di 5,8); il 22% delle donne mai è andata a scuola.
Insomma, chi comanda?Il 27 aprile, in piena lotta universitaria per il 6%, si è assistito ad un singolare scambio di battute. Daniel Ortega ha reso visita al cardinale Obando cercando il suo appoggio, dichiarando che il cardinale "può contribuire a risolvere i problemi perché comanda". Obando gli ha risposto che non era lui a comandare, anzi: "Io credo che il comandante Ortega continui a comandare. Il presidente della Repubblica, eletto dal popolo, comanda e ha potere, ma anche il comandante Ortega comanda e ha potere, indubbiamente ha seguito". Secondo il cardinale, Alemán e Ortega "condividono il potere" e devono dialogare, giacché Ortega è l'unico che può "fermare la violenza" nel paese. A sua volta, il presidente ha reagito alle parole del cardinale, puntualizzando che Ortega "comanda solo sulle turbas" come vengono chiamati i manifestanti sandinisti. Ore dopo, Ortega ha chiosato che l'unico che può fermare ciò che succede nel paese è Dio ed ha quindi esortato a "pregarLo per fermare la violenza".
FSLNAd un anno dall'ultima sessione, l'Assemblea Sandinista, massimo organo di governo del partito, è tornata a riunirsi l'8 e 9 maggio per discutere delle candidature alle prossime elezioni municipali nell'ottobre 2000. Tuttavia, il tema è stato soppiantato da altre questioni di attualità: il logoramento della leadership di Daniel Ortega, il discusso patto fra il governo e il vertice dell'FSLN, a quanto ammonta il patrimonio del partito, la poca partecipazione della base, le contraddizioni fra le diverse correnti... Prima e dopo la riunione, si sono levate voci critiche nei confronti del segretario generale: "L'FSLN  non è proprietà di Daniel Ortega", è stato affermato.
EsercitoMotivato ufficialmente con la necessità di procedere nella professionalizzazione dell'istituzione castrense, a metà marzo, è stato annunciato il prossimo ritiro dal servizio attivo di circa 200 ufficiali dell'esercito, tra cui 8 alti graduati, ex comandanti guerriglieri dell'epoca dell'insurrezione sandinista. Uno di essi è Lenin Cerna, negli anni Ottanta capo della Sicurezza di Stato, cioè dei servizi segreti interni, e quindi, negli anni Novanta, consigliere dell'Esercito Nicaraguense nel campo della difesa e della sicurezza. Immediatamente, la Commissione Permanente dei Diritti Umani (di destra) ha annunciato che chiederà l'incriminazione di Cerna per centinaia di casi di violazione dei diritti umani, documentati negli archivi della organizzazione. Daniel Ortega ha reagito difendendo a spada tratta Cerna: "Chi accusa lui accusa me", intimando a non "scherzare col fuoco". Mentre Cerna ha annunciato che tornerà alla militanza nell'FSLN "per aiutarlo a vincere le elezioni del 2000 e del 2001", si ritiene che vari degli altri ufficiali ritirati appoggeranno la candidatura - di cui si parla con insistenza - di Joaquín Cuadra, attuale capo dell'esercito, alle presidenziali del 2001.
Scandalo narco-jetIl 26 marzo, a sorpresa, la corte d'appello di Managua ha mandato liberi 8 dei 9 arrestati per lo scandalo del jet rubato in Florida, negli Stati Uniti, nel dicembre 1997 e riapparso nel Natale dello stesso anno in Nicaragua, dove venne registrato come "aereo presidenziale". In realtà, il velivolo alternava ai viaggi ufficiali per trasportare presidente e ministri a incontri internazionali, altri voli in Colombia e Costa Rica. A seguito di uno di questi, furono trovate al suo interno abbondanti tracce di cocaina. L'esperto salvadoregno dell'antidroga che prestò la sua consulenza tecnica, è stato ucciso a metà '98 nel Salvador. L'indagine fu presto insabbiata e i funzionari pubblici presuntamente coinvolti nella vicenda sono riusciti a farla franca. Nella rete sono caduti, infatti, solo "pesci piccoli". La scandalosa decisione della giustizia (?) nicaraguense è stata così commentata da Alemán: "Ciò conferma che le accuse di corruzione rivolte al mio governo non sono vere". Sic!
Narco-economiaIn precedenza, l'11 marzo l'Assemblea Nazionale, a maggioranza liberale, aveva ratificato il veto del presidente sulla legge antidroghe. In particolare, Alemán si è opposto alla creazione di una commissione, subordinata alla Superintendencia de Bancos, cioè all'organo di controllo del sistema finanziario, e nominata dal parlamento, cui affidare il compito di indagare sull'origine dei capitali che si ritiene possano essere frutto di narcotraffico e "lavaggio di denaro sporco". Secondo la presidenza, ciò avrebbe violato il segreto bancario. Sarà, dunque, la presidenza a nominare direttamente una commissione, alle dipendenze però del ministero degli Interni (Gobernación). A giudizio dei 45 deputati che hanno votato contro il veto, il Nicaragua rischia di convertirsi in un canale privilegiato del riciclaggio.

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