NICARAGUA / Dopo il "patto" Alemán-Ortega, dubbi e contraddizioni

È possibile una “terza forza” che con lungimiranza strategica ed onestà intellettuale e materiale superi il piccolo cabotaggio elettoralistico che, fra l’altro, sottende il patto Alemán-Ortega? Quali  contraddizioni potranno favorire tale  scenario? In quali spazi potrà  svilupparsi? E chi si deciderà a entrare in  gioco?

Di envío-Nitlapán. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli

Le carte sono ormai sul tavolo. Il “patto” fra Daniel Ortega e Arnoldo Alemán è consumato. La sera del 17 agosto sono stati resi pubblici i 33 accordi cui sono giunti il Partito Liberale Costituzionalista (PLC), al governo, e il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN), all’opposizione. Tutti gli accordi avvantaggiano tali partiti e, in particolare, il ristretto gruppo di fedelissimi dei due caudillos che lo hanno siglato, a scapito di tutti gli altri. In questo senso, il patto punta a consolidare il bipartitismo, meglio: il bicaudillismo. Niente, né alcuna persona esterna ai due gruppi di potere ha potuto impedirlo, né modificarne i contenuti; nemmeno le critiche qualificate provenienti dalle fila dell’FSLN, né le grida di allarme di personaggi influenti sull’opinione pubblica, né quelle di vari settori sociali. Del resto, nessuno degli accordi raggiunti mostra preoccupazione per l’interesse nazionale, né esprime, quanto meno, un consenso nella ricerca della governabilità. Piuttosto, il patto riflette le debolezze di entrambi i negoziatori e la loro incapacità di imporre all’altro i propri interessi.
In attesa che tali accordi vengano convertiti in leggi e diventino, quindi, realtà - quali saranno i nuovi magistrati elettorali? E i nuovi revisori dei conti? Come voterà questo o quel deputato su determinati accordi? Come si configurerà il quadro elettorale una volta tolti i divieti sulle candidature? etc. -, la consumazione del patto ha lasciato una sequela di preoccupazione, indignazione e confusione notevoli. Scaturirà qualche iniziativa da tutte queste frustrazioni? Su tutti i sentimenti predomina la passività, l’impotenza e lo scetticismo di una società stressata. Saprà reagire quest’ultima? O quanto tempo ci vorrà perché possa tornare sulla scena da protagonista?
Nel frattempo, i giochi al vertice continuano. Siccome il patto è dettato, fondamentalmente, da considerazioni elettoralistiche e lo stesso stabilisce soltanto le coordinate principali del “gioco”, i negoziatori del PLC e dell’FSLN sembrano essersi accordati che su molti altri terreni, soprattutto quelli economici attualmente in disputa, la partita è ancora aperta. Come è emerso, del resto, subito dopo la divulgazione degli stessi accordi.
Nuove regole per il gioco elettoraleGli accordi volti a definire le nuove regole del gioco elettorale, o a riformare quelle esistenti, sono:
- salgono da 5 a 7 i magistrati del Consiglio Supremo Elettorale (CSE); presidente e vicepresidente del CSE saranno eletti ogni anno; potranno essere rieletti e sostituiti; inoltre, risultano limitati i poteri della presidenza del CSE.

- Gli attuali magistrati terminano il proprio mandato nel luglio 2000, anziché nel luglio 2001; interpretando in questo modo la legge e il calendario, l’FSLN ottiene in pratica la “destituzione” dell’attuale presidente del CSE, Rosa Marina Zelaya.
- Le elezioni sono rinviate da ottobre alla seconda domenica di novembre.
- Vengono eliminate le clausole in materia di nazionalità che impedivano finora ad una persona che avesse perso la cittadinanza nicaraguense di candidarsi alle presidenziali: in pratica, i liberali, che tenevano molto a questo accordo, potranno candidare vari dei loro più importanti dirigenti, siano essi stati in passato, o lo siano tuttora, naturalizzati statunitensi o di altri paesi.
- Le candidature a deputato saranno su liste “chiuse”, preconfezionate dai partiti; tale accordo stava particolarmente a cuore all’FSLN, che sceglierà così con cura i propri candidati, scartando i possibili “dissidenti”; in altre parole, l’accordo cancella la possibilità, più democratica per l’elettorato, di eleggere deputati su base nominale, in base alla loro storia personale e politica piuttosto che per l’avallo o la “benedizione” del loro partito.
- Vengono creati, inoltre, i Consigli Elettorali Municipali; in questi, come in tutti i Consigli Elettorali Dipartimentali e seggi elettorali, gli incarichi di presidente e vicepresidente andranno, alternativamente, a rappresentanti del PLC e dell’FSLN.
- Saranno meglio precisati i reati elettorali.
- Il finanziamento pubblico sarà versato ai partiti non prima, ma dopo le elezioni, in misura proporzionale al numero di voti ottenuti.
- Sarà permesso ai partiti ricevere donazioni e finanziamenti dall’estero, e si eserciteranno maggiori controlli per evitare il ricorso a risorse illecite.
- Sarà esteso quanto prima il voto ai nicaraguensi all’estero.
- Non sarà più possibile presentare liste di iniziativa popolare nelle elezioni municipali. È questo uno degli accordi più discussi del patto: in una prospettiva di allargamento della democrazia partecipativa e rappresentativa, in Nicaragua, i dati mostrano una tendenza all’aumento di voti a favore di liste di iniziativa popolare fra le elezioni del 1990 e quelle del 1996.
- I partiti che decidano di formare alleanze elettorali perderanno la propria personalità giuridica se non raggiungeranno una percentuale di voti, che sarà determinata nel prossimo futuro.
- La personalità giuridica verrà concessa al partito che presenterà un numero di firme pari al 3% degli aventi diritto nell’ultimo registro elettorale.
- Inoltre, potranno esistere solo partiti nazionali; a carattere regionale potranno essere solo quelli della Costa Atlantica (cioè caraibica).
- Si ribadisce l’impossibilità di essere rieletti alla presidenza in periodi consecutivi, come già previsto dalla Costituzione.
- Managua potrebbe essere divisa in vari municipi; tale divisione, assurda non foss’altro per l’eccessiva burocrazia cui darà luogo, è uno degli obiettivi dei liberali che temono una sconfitta elettorale nella capitale “unita”, che costituirebbe un brutto presagio per le elezioni presidenziali.
- Viene ridotto il quorum necessario per vincere al primo turno: invece del 45% dei voti, ora basterà il 40%; ma si potrà vincere al primo turno anche con un 35%, sempre che il partito secondo arrivato ottenga il 30%; qualora nessun partito risponda a tali premesse, allora si andrà al secondo turno.
Perché così tanto per così poco?L’eliminazione del secondo turno elettorale era il punto che più stava a cuore dell’FSLN: forte di un bacino di voti calcolato fra un 20 e un 25% dell’elettorato, questo partito ritiene di esser a un passo dalla vittoria, nella prospettiva di dover raggiungere solo il 35% dei consensi. Proprio con questo obiettivo l’FSLN aveva dato il via ai negoziati e per questa causa ha giustificato pubblicamente la maratona di riunioni. «Daniel Ortega è disposto a cedere su tutto se si toglie il secondo turno», dichiaró sette mesi fa a envío il deputato José Cuadra, assassinato atrocemente a metà agosto.
Tuttavia, il secondo turno non è stato eliminato. Questo e altri risultati evidenziano sia la debolezza dell’FSLN al tavolo negoziale, sia l’urgenza di privilegiare gli aspetti economici del patto, negoziati dietro le quinte. Di fatto, anche se non appare nei documenti resi pubblici a conclusione delle trattative è ormai pubblico uno dei principali risultati ottenuti dall’FSLN: il riconoscimento dei titoli di proprietà delle oltre 150 importanti imprese “dei lavoratori”, principalmente agricole e zootecniche, dell’Area  Propiedad de los Trabajadores , più nota con la sigla APT,  senza tener conto degli ingenti debiti accumulati da tali aziende. Sorte con il processo di privatizzazione degli anni ‘90, queste imprese erano da tempo nel mirino del settore imprenditoriale dell’FSLN, attivo patrocinatore del patto. «Gli unici beneficiari della legalizzazione e del condono dei debiti saranno i nuovi ricchi dell’FSLN e del PLC. Ora, essi potranno comprare queste terre ai lavoratori a prezzi stracciati... Del resto, non stanno già comprando a prezzi ridicoli le terre dei beneficiari della riforma agraria?», hanno commentato alcuni lavoratori dell’APT alla firma del patto.
In un incontro con envío, l’ex presidente del CSE, Mariano Fiallos ha commentato: «le riforme concordate alla legge elettorale non sono profonde, nonostante ce ne fosse bisogno, dal momento che esse sono tutte orientate a stabilire delle proibizioni o a concedere permessi». Fiallos ha ricordato come il bipartitismo sia frutto della cultura politica anglosassone, imposto in Nicaragua negli anni ‘20 con gli interventi militari degli Stati Uniti e prolungato dai Somoza in forma antidemocratica; non necessariamente, dunque, esso risponde alla cultura politica nicaraguense: «Ora, con il patto si opta per un bipartitismo forzato», ha aggiunto.
Come nel sistema solareIn effetti, tutti gli accordi puntano a consolidare i due grandi partiti, facendo girare loro intorno i piccoli che riescano a sopravvivere agli ostacoli che i primi pongono sul loro cammino. Nella sua lunga intervista televisiva del 19 luglio scorso, in apparenza destinata a convincere qualche settore di opinione pubblica difficile da identificare, della necessità di negoziare con il PLC per «rendere più moderno» il Nicaragua, Humberto Ortega è ricorso ad una metafora cosmica: «Da quando ho lasciato l’esercito, mi sono proposto di cercare di fare in modo di intenderci meglio tutti. E ho sempre detto che se le due forze principali non sono capaci di capirsi, qui finisce in un caos. Io penso che qui tutte le forze sono importanti, ma anche le forze più piccole devono capire che devono gravitare intorno ad un asse, senza che questo sia visto come indegno. Perché ci sia sistema solare, deve esserci il Sole. La Terra deve girare intorno al Sole, la qual cosa non toglie merito alla Terra».
Nel suo discorso, autocelebrativo del proprio pragmatismo politico, Humberto Ortega ha ripercorso la storia della lotta contro Somoza, nella quale si è dipinto costantemente come protagonista indiscutibile; envío ha avuto la pazienza di contare le volte in cui l’ex generale ha usato il pronome “io” e quelle in cui ha coniugato il verbo con la prima persona singolare: 339 volte, per l’esattezza. A ciò si aggiunge un migliaio di altre allusioni di carattere personalistico, senza pronomi, né verbi.
Conseguenze per la CostituzionePer Mariano Fiallos, le riforme hanno, dunque, come unico obiettivo quello di garantire vittorie elettorali in un quadro bipartitico. Ma, aggiunge Fiallos, non è detto che ci si riesca. Molte delle riforme concordate, ha ricordato, sono già state messe alla prova nelle elezioni regionali della Costa Atlantica, nel marzo 1997, vinte dal PLC. E proprio quei risultati mettono in dubbio l’argomento più usato dall’FSLN per giustificare il patto nei confronti della sua base: cioè, che esso serve per piazzarsi meglio sul piano elettorale e, possibilmente, assicurarsi la vittoria.
Fiallos ha ricordato, inoltre, come le riforme alla legge elettorale introdotte nel 1995 dai piccoli partiti - l’Assemblea Nazionale era allora divisa in 19 gruppi parlamentari - fossero disegnate in modo che il controllo partitico imposto dai partiti sulle strutture tecniche del CSE li favorisse sul piano elettorale. Ma, anche quella volta, i risultati delle urne li smentirono.
Gli accordi del patto relativi alle riforme costituzionali sono anch’essi legati alla riforma elettorale:
- eliminando il divieto di candidare nicaraguensi che in passato abbiano rinunciato alla cittadinanza nicaraguense, si stabilisce anche che a quest’ultima non si può rinunciare, cioè non può essere perduta, né una persona può essere privata della stessa; in pratica, si introduce la possibilità della doppia nazionalità con qualsiasi altro paese.
- Viene stabilito che il presidente della Repubblica, all’abbandonare  il suo incarico, ottenga automaticamente un seggio di deputato nell’Assemblea Nazionale. Grazie a tale meccanismo, da lui stesso escogitato, Alemán potrà continuare a dirigere il partito ed eventualmente governare dal parlamento, qualora il PLC vinca le elezioni, senza doversi scontrare con l’opinione pubblica giacché così si starebbe violando il principio della non rielezione. Inoltre, la nomina a deputato gli assicura l’immunità.
- D’altro canto, per sospendere l’immunità al presidente della Repubblica sarà necessaria una maggioranza di due terzi della Assemblea. Ciò interessa da vicino sia Alemán che Ortega: nel caso in cui uno dei due vinca le prossime elezioni, entrambi temono, per distinti motivi, di perdere l’immunità che li protegge e finire quindi in tribunale.
- Si annuncia, infine, una prossima Assemblea Costituente, nella quale sarà modificato o soppresso il Preambolo alla attuale Costituzione.
Costituente all’orizzonteIl giorno dopo la pubblicazione del patto, il presidente Alemán ha avanzato la seguente proposta: le elezioni presidenziali del novembre 2001 dovrebbero essere sostituite dall’elezione di una Assemblea Nazionale Costituente, nelle cui mani Alemán rimetterebbe il proprio incarico di presidente. Un modo di farsi rieleggere e continuare a governare?  Oppure, una via per tornare legalmente ad un presidenzialismo autoritario, forse, sull’onda dell’entusiasmo del “modello venezuelano”, visti i poteri assoluti che la Costituente in quel paese sta attribuendo a Hugo Chávez?
Per il momento, l’FSLN ha respinto l’idea di sostituire le elezioni presidenziali con l’elezione di una Costituente. Ma, alla fine, potrebbe accettare tale scambio, a seconda di quanto detti il suo pragmatismo congiunturale.
Di tutti gli accordi di riforma costituzionale, a causare maggiore indignazione fra sandinisti e non, è quello che assegna un seggio ad Alemán al margine del voto popolare. Bayardo Arce, uno dei portavoce del partito, ha giustificato tale “concessione” in questo modo: «Così ne deve uno anche a noi». Daniel Ortega è ricorso ad un argomento più “sociale”: ciò farà risparmiare risorse allo Stato, dal momento che Alemán aveva già annunciato di voler concorrere per un seggio di deputato ed è sicuro che nella sua campagna elettorale avrebbe usato risorse pubbliche...
«Si tratta di una aberrazione continentale - è stato il commento dell’ex deputato sandinista Danilo Aguirre -, è un seggio sullo stile Pinochet, senatore vitalizio per imposizione politica».
Altre cariche da spartireAltri accordi che riguardano le istituzioni pubbliche e che implicano riforme costituzionali sono:
- portare da 12 a 16 i magistrati della Corte Suprema di Giustizia, inventando un nuovo alto incarico, i “congiudici”, cioè i supplenti dei magistrati.
- Rendere collegiale la direzione della Contraloría General de la República, che sarà composta da cinque persone elette dall’Assemblea Nazionale, fra le quali saranno scelti poi il contralor e il suo vice, che resteranno in carica per un anno e potranno essere rieletti.
L’aumento di incarichi nelle istituzioni pubbliche è ciò che più denota il carattere di “patto” di questa intesa, dal momento che è caratteristica dei patti, così abbondanti nella storia politica del Nicaragua, la moltiplicazione di alti incarichi che consentono di disporre di maggiori quote di potere da distribuire fra i gruppi in disputa. Nel caso della Corte Suprema appare chiaro che in Nicaragua, il grave problema dei ritardi della giustizia, come di altri mali del sistema, non dipenda dal numero di magistrati al vertice, nella stessa corte, ma dalla scarsità di giudici e segretari ben pagati nei tribunali.
La Contraloría General de la República avrà, dunque, una direzione collegiale. Tale accordo è, forse, la concessione di maggiore rilevanza negativa che l’FSLN abbia fatto al presidente Alemán, il quale si è impegnato a fondo da quando è arrivato al potere per scrollarsi di dosso il fastidioso “occhio” della Contraloría e specialmente del suo direttore Agustín Jarquín. Il “successo” di Alemán si spiega solo con la mancanza di volontà politica del vertice dell’FSLN di lottare contro la corruzione. Nei fatti, questo partito si mostra insofferente nei confronti di questo istituto di controllo.
Oltre al baratto della rielezione di Alemán in cambio della soppressione del secondo turno elettorale, anche  un’altra logica muoverebbe i due caudillos: mentre Daniel Ortega chiedeva, in privato come in pubblico, la “testa” di Rosa Marina Zelaya, presidente del CSE, altrettanto faceva Alemán in privato e in pubblico con quella del contralor Jarquín. Nei fatti, il patto riduce di un anno il mandato di Zelaya e rende collegiale la direzione della Contraloría. «Le differenti istituzioni, come i loro funzionari, erano oggetto di negoziato. Un partito si impuntava su un funzionario e l’altro su un altro, salvo poi accordarsi alla fine», ha commentato Jarquín.
Giorni contati per la Contraloría?Prima che il patto fosse consumato, però, Jarquín ha preannunciato le proprie dimissioni dalla presidenza della Contraloría qualora la direzione collegiale dovesse snaturare la sua attuale funzione di controllo. Inoltre, ha rinunciato alla propria immunità per presentarsi in tribunale e rispondere così alle accuse formulate contro di lui nel cosiddetto “caso Parrales”, nel quale il presidente Alemán, dall’aprile scorso, si è impegnato a fondo nell’approfittare di un errore di Jarquín al fine di far apparire quest’ultimo davanti all’opinione pubblica come un delinquente che merita il carcere.
Tuttavia, fino a quando non sarà stabilito chiaramente come funzionerà la nuova Contraloría collegiale, e fino a quando non si concluderà in una maniera o nell’altra il citato processo, la decisione di Jarquín e dei suoi collaboratori è quella di continuare a lavorare. Se una CGR autonoma dell’esecutivo - in Nicaragua ha appena tre anni e mezzo di vita - e se quanti l’hanno diretta con efficacia e dignità hanno ormai i giorni contati, la decisione più coerente non può che essere quella di continuare a lavorare, indagare, segnalare, controllare, risolvere, scoprire, provare: per mostrare alla popolazione quanto essa perderà a seguito della decisione presa dai negoziatori del patto.
Privatizzazione annullataA fine agosto, nella confusione provocata dal patto, con una decisione coraggiosa la CGR ha annullato la privatizzazione del Banco Nicaragüense de Industria y Comercio (BANIC). Le illegalità e anomalie che hanno segnato il processo di ricapitalizzazione di questa banca statale, dettagliate nella ricostruzione fatta dalla CGR, riconducono al gruppo di collaboratori più vicini al presidente della Repubblica. Senza dubbio, si tratta della risoluzione più significativa presa dalla istituzione di controllo dopo che nel febbraio scorso ha denunciato lo smisurato incremento patrimoniale del presidente: a questo proposito, si attende ancora che, ai sensi di legge, Alemán spieghi alla Contraloría come abbia fatto a moltiplicare così in fretta il suo patrimonio.
Nella risoluzione sul BANIC, la CGR ha portato alla luce i fili più evidenti di una complessa trama di corruzione e arbitrî. Di particolare gravità pare il coinvolgimento nell’operazione di una banca con sede negli Stati Uniti, per la qual cosa la Contraloría ha chiesto alla ministra della giustizia statunitense, Janet Reno di verificare se, nella sua illegalità, l’operazione finanziaria non abbia violato soltanto leggi nicaraguensi, ma anche quelle federali degli Stati Uniti, che stanno molto attenti a quelle operazioni condotte da proprie banche all’estero, che potrebbero essere legate ai proventi del narcotraffico, tema sensibile per la attuale politica estera statunitense. Contribuirà il governo degli Stati Uniti a chiarire i fatti denunciati in Nicaragua? La risposta a questa domanda sarà decisiva.
La Banca Mondiale prende le distanzeL’emergere di una “USA  connection” e la presa di posizione della Banca Mondiale - che subito dopo il comunicato della Contraloría sulla vicenda ha preso le distanze dall’operazione realizzata nel BANIC, facilitando inoltre informazioni sul caso alla stessa Contraloría - hanno posto il governo Alemán in una situazione estremamente delicata. Jarquín ha parlato di «imbarazzo» e di «malessere» della Banca Mondiale. Questa è l’istituzione internazionale che controlla le riforme strutturali, cui condiziona la concessione di crediti per i programmi di aggiustamento strutturale applicati nei paesi del Sud. L’aspetto più importante di tali riforme è la privatizzazione degli attivi statali. «Per la Banca Mondiale la cosa fondamentale è che i processi di privatizzazione si facciano in forma trasparente e in base a criteri di mercato, e non con gestioni oscure e con criteri mafiosi, come la Contraloría sta dimostrando si è fatto nel BANIC o come si è cercato di fare qualche mese fa con ENITEL e l’impresa di telecomunicazioni di Mas Canosa, di Miami, privatizzazione anch’essa annullata dalla Contraloría», ha dichiarato ad envío un economista indipendente.
Trovare una via di uscita nel caso BANIC non è semplice per il governo. Le richieste di chiarimento avanzate dalla Contraloría terranno occupato l’esecutivo e vari suoi alti funzionari a lungo. Del resto, non si era ancora spenta l’eco dello scandalo BANIC, che è emerso un altro caso spinoso che rivela un alto grado di irresponsabilità nella gestione dei beni statali: su sette proprietà dell’impresa statale di telecomunicazioni ENITEL  - in via di privatizzazione -, compresa la sua sede centrale, pesa una ipoteca di 100 milioni di dollari a favore dell’impresa di costruzioni del consorzio Mas Canosa.
Si passa così da uno scandalo all’altro ed è fatica seguire le trame di ciascuno di essi, distinguere quale sia il più grande o il meno grave per il futuro del paese.
Nuove leggi finanziarie contro le “famiglie”Alla vigilia della risoluzione della CGR altre contraddizioni erano maturate in campo finanziario. Il presidente della Repubblica aveva sorpreso sia i banchieri privati che i suoi alleati dell’FSLN, con un pacchetto di leggi finanziarie inviate con procedura d’urgenza alla Assemblea Nazionale per una loro rapida approvazione. Tali leggi eliminano, in pratica, l’autonomia della Sovrintendenza di Banche, che passa sotto lo stretto controllo della Presidenza; inoltre, concentrano ulteriore potere economico-finanziario nella persona del presidente del Banco Central e stabiliscono nuove regole per la banca privata e per tutte le istituzioni finanziarie, il che implica modifiche importanti quanto ai capitali iniziali necessari, alla concessione di crediti, alla autorizzazione per l’apertura di banche, al cambio dei vertici, etc..
Banchieri, imprenditori e politici critici di questo “pacchetto” hanno parlato di «dittatura finanziaria» e di una nuova ondata di «terrorismo economico». «È contradditorio - ha dichiarato William Báez, dell’Istituto Nicaraguense di Sviluppo Economico (INDE) - che da una parte si cerchi di rendere collegiale la Contraloría perché una persona non detenga tutto il potere e, dall’altra, si concedano poteri bancari assoluti a Noel Ramírez (presidente della banca centrale, ndr), che potrà controllare persino i conti privati di qualsiasi nicaraguense».
In effetti, per la vicepresidente della CGR, Claudia Frixione, in pericolo è lo stesso segreto bancario, dal momento che la nuova legge affida il controllo sulle banche al citato Ramírez, che oltre alla carica istituzionale è pure membro della direzione esecutiva del partito al governo. In questo quadro, «rendendo la Sovrintendenza un’istituzione docile e trasferendola nelle mani di un partito, il presidente della Repubblica potrebbe chiedere un rapporto privato su qualsiasi cittadino che non sia d’accordo con il governo», ha paventato Frixione.
Oltre che per la perdita totale di autonomia della Sovrintendenza, i banchieri privati sono preoccupati anche per altre nuove disposizioni di legge. Fra esse, quella che limita al 10% la quota di azioni che potrà possedere ogni socio di una banca, al fine di evitare situazioni a rischio come quella occorsa recentemente con il fallimento del BANCOSUR. O, ancora, la fissazione di limiti per i crediti che le banche potranno concedere a imprese legate da vincoli familiari con i vertici della stessa banca.
Entrambe le disposizioni colpiscono duramente tutte le banche private nicaraguensi che, come nel resto dell’America Latina, rispondono all’obsoleto profilo delle banche oligarchiche al servizio dei gruppi familiari che concentrano potere economico e politico da vari secoli.
Davvero contro i privilegi?Entrambe le disposizioni di legge, come pure quella che si propone di regolare in senso favorevole le attività di intermediazione di istituti di microcredito come Nitlapán, si annunciano molto positive dal momento che puntano a democratizzare il potere finanziario.
Non senza ragione il presidente Alemán ha risposto con fastidio ai banchieri che criticavano le leggi, che ha definito «rivoluzionarie». Il presidente ha accusato i banchieri di avere creato in questi anni un «monopolio privilegiato», sfruttando il risparmio nazionale per favorire con il credito soltanto i propri amici, dimenticando contadini e poveri.
Pochi giorni dopo, alla luce dello scandalo BANIC, è emersa tutta la demagogia di quell’accorato intervento. L’inchiesta della Contraloría dimostra come, per competere con i «privilegi oligarchici», il governo abbia usato il BANIC per favorire la rapida capitalizzazione degli alti funzionari più vicini alla presidenza. Come, del resto, aveva fatto in passato il governo di Violeta Barrios de Chamorro ai danni della banca statale BANADES (Banco Nacional de Desarrollo).
In questa occasione sono stati ripetuti “ufficialmente” le tesi che nel 1997 precedettero l’approvazione della nuova legge tributaria. Ma, dietro il discorso del presidente in senso antioligarchico e di serrata difesa «delle classi medie che pure hanno diritti», si nasconde la concezione dello Stato come forziere da saccheggiare, idea che, in fondo, Alemán condivide con l’oligarchia tradizionale.
Senza democrazia e senza mercatoI banchieri e il settore pattista dell’FSLN non si aspettavano le leggi finanziarie. Il governo non si aspettava lo scandalo BANIC. E gli organismi multilaterali - quelli che disegnano e controllano l’economia nicaraguense - non avevano messo in conto alcuna delle due crisi. Anche se appare incredibile, aspetti fondamentali delle nuove leggi finanziarie non hanno ricevuto il consenso previo della Banca Mondiale e del Banco Interamericano de Desarrollo (BID). La prima lavora per stabilire in tutti i paesi del Sud solide democrazie di mercato che favoriscano i capitali globalizzati. In Nicaragua, però, questa istituzione multilaterale è alle prese con un paese che appena conosce la democrazia e le leggi di mercato, con un governo che si appropria del discorso democratizador e modernizante della tecnocrazia che parla di globalizzazione e di Stato di Diritto, ma che appena può applica la vecchia legge dell’imbuto: “il bordo largo per me, quello stretto per te...”.
Le finanze dopo la crisi asiaticaGli organismi multilaterali non cercano solo di consolidare un mercato più trasparente e democratico. Dopo aver analizzato la crisi finanziaria dei paesi asiatici - quelli che una volta si chiamavano “le tigri” - hanno concluso che il crollo è stato provocato da una regolamentazione troppo lassista, nulla o scarsa di quei sistemi finanziari. Di conseguenza, in tutti i paesi del Sud insistono su una ricetta, peraltro non del tutto nuova. La novità sta, piuttosto, nell’accento che pongono attualmente su di essa: è necessario stringere i controlli sulla banca privata in tutti i paesi in via di sviluppo. Gli organismi multilaterali hanno sempre saputo che il Nicaragua ha un sistema bancario fragile essendo relativamente nuovo - ha aperto i suoi sportelli nel 1991 - e perché ha goduto di regole assai benevole, così stabilite proprio per far crescere rapidamente nuove banche. Ora, tenere sotto stretto controllo queste banche ormai cresciute è la condizione numero uno posta dalla Banca Mondiale e dal BID. La strategia di queste due banche prevede due fasi: nella prima, si punta a istituzioni nazionali forti; nella seconda, all’autonomia di tali istituzioni. In questo senso, concentrare le funzioni del Banco Central e della Sovrintendenza - come propone la nuova legge - risponde a tale disegno.
Autoritariamente audaciDi questo quadro concettuale ha approfittato il governo liberale per togliere dalla nuova legge l’autonomia della Sovrintendenza di Banche, entità autonoma sorta nel 1991, prima ancora che la banca privata si reinsediasse nel paese, precisamente come garanzia di trasparenza e controllo di tutto il processo, e come condizione posta dagli organismi multilaterali per avallarlo.
Tuttavia, la nuova legge sulla Sovrintendenza non gode del consenso della Banca Mondiale. Nondimeno, il governo - cioè, Noel Ramírez - l’ha inviata all’Assemblea Nazionale, scatenando un conflitto di difficile soluzione e dando un ulteriore segnale dell’audacia autoritaria dell’attuale governo. Tuttavia, le contraddizioni che Arnoldo Alemán è venuto accumulando con tutti i settori economici che non siano quelli del suo circolo di potere difficilmente gli consentiranno di far passare queste leggi tali come sono state concepite e probabilmente dovrà renderle più flessibili. In questo confronto/scontro, chi la spunterà?
Misure per alleviare la crisiSul piano governativo le cose vanno meglio per Alemán. Gli indici macroeconomici sono favorevoli all’esecutivo. Ciò rappresenta un buon biglietto da visita per gli organismi internazionali - e, forse, spiega anche un po’ dell’audacia di cui parlavamo poc’anzi -. Il Nicaragua è stato ammesso nell’iniziativa per i Paesi Poveri Altamente Indebitati (HIPC, nell’acronimo in inglese) e anche se l’impatto sull’economia reale della cancellazione dell’80% del debito estero contratto con i paesi del Club di Paris non sia rilevante, l’entrata del Nicaragua nell’iniziativa migliorerà ancora di più la sua situazione internazionale.
In altri indici, i più sensibili per la popolazione, si sta alleviando la durezza della crisi per alcuni settori. Ciò migliora la posizione del governo in politica interna. È certo che il deterioramento del salario reale è tremendo e che l’aumento delle tariffe dei servizi pubblici preoccupa molto la popolazione di Managua. Ma è anche vero che è diminuita un po’ la disoccupazione - specialmente nell’edilizia, perno della riattivazione economica urbana - e sono cominciati ad arrivare i milioni di dollari degli aiuti accordati a Stockholm - l’anno prossimo ne arriveranno di più -, il che permette al governo iniettare risorse in programmi sociali e visibili.
In agosto, secondo l’ultimo sondaggio della CID-Gallup, l’opinione favorevole al governo nelle aree rurali del paese, esclusa Managua, è salita al 40%. Appare logico: migliorano le strade nelle zone di montagna, si aprono ambulatori in vari luoghi, si sovvenziona l’acquisto di bestiame e beni produttivi agricoli per i contadini più poveri, si riparano scuole e vengono dati sussidi ai maestri rurali per aumentare il loro salario reale, etc.. In breve, sono percettibili i miglioramenti in molti luoghi. Più che durante il governo Chamorro. Si tratta, pur sempre, di miglioramenti relativi, episodici, parziali, gocce nel mare, ma goccia dopo goccia si riempe il bicchiere.
Uno sviluppo insostenibile
Si avverte maggiore sviluppo in varie zone. Ma, anche se ciò copre o allevia alcuni o molti problemi, non si tratta di uno sviluppo sostenibile. L’economia nicaraguense è insostenibile. Il deficit commerciale del paese (importazioni/esportazioni) cresce di anno in anno. Ciò che sostiene il paese sono gli aiuti esterni e le rimesse familiari di centinaia di migliaia di emigranti. Le rimesse dei nicaraguensi che se ne sono andati negli Stati Uniti e in Costa Rica - si calcola sia emigrato un 20% della popolazione nazionale - superano ormai abbondamente le entrate da esportazioni. La Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL) ha calcolato il totale delle rimesse nel 1998 in 800 milioni di dollari, senza contare le migliaia di tonnellate di “rimesse in natura”  - calzature, vestiario, elettrodomestici e altri prodotti - che entrano annualmente nel paese e che alleviano non poco la vita di tante persone.
Rimesse: stabilità socialeNei fatti, la bomba sociale capace di destabilizzare il governo, dimostrando l’inviabilità e l’insostenibilità del suo modello economico, ormai non è più in Nicaragua, è emigrata. Le rimesse costituiscono il meccanismo di compensazione sociale più efficace per rendere governabile il Nicaragua. E siccome ormai non emigrano solo gli abitanti di Managua, ma di tutto il paese, i dollari degli emigrati arrivano ormai nelle zone più remote e così, anche nelle aree rurali, le rimesse cominciano a tradursi in miglioramenti nella qualità di vita delle famiglie.
È uno sviluppo non sostenibile. È una verità strutturale che si misura sul lungo periodo. Tuttavia, queste verità non mobilitano. Il Nicaragua è troppo preso dai problemi del quotidiano. E il cortoplacismo di governanti e governati, gli uni ossessionati dall’arricchirsi il più rapidamente possibile, gli altri impegnati a sopravvivere un giorno in più, non permette di pensare, né di agire con criteri a lungo termine.
Municipali: grande opportunitàEra noto che con il patto il governo liberale intendesse strappare dal vertice dell’FSLN un’intesa per unificare la data delle elezioni municipali (ottobre 2000) con quelle presidenziali (ottobre 2001). Il presidente Alemán ha, fra l’altro, addotto l’argomento che le spese dei due appuntamenti elettorali sarebbero eccessive e insopportabili per un paese così povero. Alcuni dirigenti dell’FSLN gli hanno fatto eco. Alla fine, però, tutto sembra indicare che, almeno in questa occasione e a meno di imprevisti, le due tornate elettorali non saranno riunificate. Si è deciso solo di rinviarle di pochi giorni, da fine ottobre a metà novembre. Almeno per stavolta, le elezioni restano separate. In futuro, però, i negoziatori potrebbero riformare la Costituzione, modificando la lunghezza dei mandati perché dal 2000 in poi tutte le elezioni si celebrino in una sola giornata. Ma, in un paese come il Nicaragua bisogna sempre fare i conti con gli imprevisti...
Non è chiaro se sia stata l’opposizione del gruppo Ortega a unificare la data elettorale ad aver impedito l’accordo in questo senso, o se è proprio il carattere eminentemente elettoralistico del patto abbia convinto entrambi le parti ad accettare il “test” delle municipali prima delle presidenziali: le elezioni del 2000 potrebbero, dunque, servire per verificare molte delle decisioni che dovranno essere prese per il 2001.
Qualunque sia la ragione, che le due elezioni siano rimaste separate è, a nostro avviso, è un fatto positivo. Le prossime elezioni municipali sono forse la grande occasione - l’ultima? - per trasformare in organizzazione efficace le preoccupazioni, le indignazioni e le critiche generate dal patto. Il successo elettorale di dirigenti locali - siano essi sandinisti, liberali, di altri partiti o “senza partito” -che si oppongono alla “filosofia” bicaudillista, affatto lungimirante, incline alla corruzione promossa dal patto sarebbe la cosa più desiderabile in questo paese per cominciare ad aprire un “altro”gioco.
Forse, l’ultima opportunitàNon sarà facile. I due partiti pattisti presteranno molta attenzione nel candidare persone totalmente allineate, in un senso o nell’altro, alla loro filosofia. Ci si chiede  se, sotto la pressione dei giocatori più forti, saranno possibili alleanze solide fra il resto dei partiti, che promuovano autentici leaders locali - dissidenti dai due grandi partiti, con o senza partito - con l’obiettivo di consolidare sul campo quella terza forza che a livello nazionale appare tanto necessaria quanto ancora molto lontana?
Il patto ha alterato le regole del gioco elettorale per rendere difficile, se non proprio cancellare, questa possibilità, eliminando la possibilità di liste di iniziativa popolare nelle elezioni municipali. Tutti i candidati dovranno, quindi, appartenere, affiliarsi o essere appoggiati da un partito. In questo campo di gioco, ora ristretto, saranno possibili l’unità, la responsabilità e la visione strategica necessarie per superare questo e altri limiti?
Ciò non dipenderà solo, né principalmente dai partiti, ma dalla società civile locale, dalla sua organizzazione, dalla sua capacità di esercitare pressioni sui partiti politici, proponendo leaders e programmi. Dipenderà dalla sua lungimiranza e da come saprà giocare. Il clima rarefatto creato dal patto e il logorio etico dei due gruppi negoziali, propiziano il risveglio della società civile a livello locale.
È la prima volta nella storia recente del Nicaragua - l’ultima? - in cui i cittadini andranno a votare unicamente per chi li rappresenterà nelle amministrazioni municipali. Ciò potrebbe consentire un voto più cosciente, più informato, più deciso in contrasto con realtà concrete e vicine, senza la confusione creata dalla valanga di immagini pubblicitarie che dominano il voto a livello nazionale.  Le elezioni municipali metteranno alla prova la forza, la debolezza e la rappresentatività di tutti i gruppi organizzati della società civile nei municipi del paese. In più della metà di essi, la maggioranza della popolazione vive in condizioni di estrema povertà, che secondo l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite evolve rapidamente verso una situazione di povertà cronica.
A breve o a lungo termine?C’è chi sostiene che le organizzazioni della società civile in Nicaragua siano troppo atomizzate, tendenti al clientelismo, eccessivamente dipendenti dalla cooperazione esterna e non abbiano una posizione politica chiara.
Chi ribatte a tali giudizi sostiene si tratti di una visione ormai superata e, soprattutto, frutto di un punto di vista troppo centrato su quanto accade a Managua. Ma, Managua non è tutto il Nicaragua.
Le elezioni municipali faranno emergere questa “altra” società civile che certamente sta sorgendo oltre Managua? Forse, ma è presto per saperlo. Forse, un anno - quanto, cioè, separa dalle elezioni municipali - è un lasso di tempo troppo corto. Forse, prima bisognerà rinunciare a coltivare obiettivi a breve termine, al culto delle immagini e delle apparizioni sensazionalistiche, ma che paiono effimere e imposte dalla cultura attuale che porta a ricercare successi immediati nell’oggi senza aver tratto lezione dai profondi fallimenti di ieri.
Forse, perché la terza forza rompa quel che viene già definito lo “sporco gioco bicaudillista” e non resti un mito, c’è bisogno di gente disposta a cominciare da zero e ad attendere i primi risultati fra 5, 10 o più anni.