«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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GUATEMALA / Sul voto, l'ombra del generale

Il potere civile resta tagliato fuori dalle decisioni che contano: una fitta, ma occulta rete di ufficiali in pensione continua a comandare, anche se dietro le quinte.

Di Juan Hernández Pico. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Solo due dei quasi dieci candidati alla presidenza della Repubblica hanno possibilità reali di vincere le elezioni del prossimo 7 novembre: Oscar Berger, del Partito di Avanzada Nazionale (PAN), cui appartiene l’attuale presidente Alvaro Arzú, e Alfonso Portillo, del Fronte Repubblicano Guatemalteco (FRG), presieduto dal generale in pensione Efraín Ríos Montt.
L’agenzia di sondaggi Borge y Asociados, del Costa Rica, sta svolgendo per conto di tre quotidiani guatemaltechi - Prensa Libre, El Periódico e Nuestro Diario, tutti appartenenti ad un unico editore -, una serie di dieci inchieste. Quattro di quelle già realizzate - in maggio, giugno, luglio e agosto scorsi - meritano di essere analizzate.
Un profilo dei candidatiAlvaro Colom è il candidato che presentavano le sinistre del paese - l’Unione Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG), cioè la ex guerriglia, il Fronte Democratico Nuovo Guatemala (FDNG) già presente in parlamento, il movimento di Sviluppo Integrale Autentico (DIA) e il partito in formazione Unità della Sinistra Democratica (UNID) - unite nell’Alleanza per una Nuova Nazione (ANN). Presentavano, perché tali forze sono state scosse da continue divergenze che hanno finito per rompere l’alleanza, dalla quale si è separato l’FDNG, il partito che nelle elezioni del 1995, prima della firma degli accordi di pace, ha rappresentato la sinistra. L’instabilità della coalizione si riflette probabilmente nel fatto che il suo candidato è fermo al 5% delle intenzioni di voto. Tutto sembra indicare che restano remote le possibilità di dare vita ad una terza forza politico-elettorale di peso; pertanto, è probabile che il bipartitismo si accentui ancor di più. Alvaro Colom, nipote del più importante leader democratico che il Guatemala abbia conosciuto negli ultimi 40 anni, l’ex sindaco della capitale Manuel Colom assassinato nel 1979, è come suo zio, di ideologia socialdemocratica. Inoltre, è fratello di una ex dirigente della URNG, Yolanda Colom de Payeras.
Acisclo Valladares, ex Procuratore della Nazione, di famiglia piuttosto nota nel paese, guida da tempo il Partito Liberale Popolare (PLP): convinto di avere qualcosa di diverso da offrire al paese, ritiene valga la pena lottare ancora perché arrivi la “sua ora”, essendo già stato candidato presidenziale nel 1995. Come procuratore, Valladares è riuscito ad evitare la privatizzazione dell’impresa statale di telecomunciazioni TELGUA. È stato, inoltre, “incaricato” dalla Conferenza Episcopale cattolica del Guatemala di seguire l’inchiesta sull’omicidio di monsignor Gerardi. Probabilmente, le intenzioni di voto a suo favore, che si aggirano sul 2,1%, rappresentano il suo tetto possibile.
Francisco Bianchi, ex segretario privato del generale Ríos Montt durante il suo governo di 18 mesi fra il 1982 e il 1983, adepto come il generale della Chiesa del Verbo, è uno dei pochi candidati che nella campagna elettorale possa essere definito di estrema destra. Bianchi ha lasciato l’FRG del generale per fondare un suo partito, l’Azione di Riconciliazione Democratica (ARDE), sorta sulle ceneri del Movimento di Azione Solidale (MAS), dell’ex presidente Serrano. Così, ha creato un partito di affiliati segnatamente evangelici. Negli anni del governo di Ríos Montt, Bianchi dichiarò a The New York Times che se gli indigeni simpatizzavano con la sovversione, allora bisognava ammazzarli anche se erano civili. Oggi, nega di aver rilasciato tali dichiarazioni. I sondaggi mostrano una tendenza in ascesa a suo favore, cosa che potrebbe tornare assai utile a Portillo in una eventuale secondo turno elettorale.
Oscar Berger, della stessa età (53 anni) del presidente Arzú, del ministro degli esteri Stein, del segretario Porras e dell’ex presidente Serrano, testimonia il potenziale politico della cosiddetta generazione del ‘76, epoca in cui, peraltro, essi avevano già 30 anni. A tale leva appartiene anche l’imprenditore Miguel Fernández, principale patrocinatore di Visión Guatemala, una serie di scenari del paese fino al 2020, il cui nome era stato fatto per la candidatura a vicepresidente per il PAN e che è uno dei consiglieri più seri e influenti di Berger.
Tutti questi politici sono stati alunni dei maristi al Liceo Guatemala - Arzú, Serrano e Stein alle elementari - o dei gesuiti al Liceo Javier - Berger, Porras, Fernández e Stein alle medie -.
Berger, soprannominato fin da piccolo El Conejo (il Coniglio), di professione è avvocato ed è stato sindaco della capitale per otto anni. Quattro anni fa, nella capitale ha ricevuto molti più voti dello stesso Arzú. Ma, a differenza di quest’ultimo, Berger ha un buon rapporto con i mass-media e dimostra di sentirsi a suo agio, molto di più di Arzú, in mezzo alla folla e a gruppi popolari. All’inizio della campagna elettorale i sondaggi lo davano in testa con buon margine sul suo principale avversario Portillo, ma poi il suo consenso è sceso sensibilmente per poi risalire, mantenendo una costante crescita, restando però sempre dietro Portillo. A fine agosto, la differenza che lo separava da quest’ultimo era di soli 2,9 punti percentuali. Considerando il margine di errore di tali sondaggi, ciò potrebbe significare un pareggio virtuale, come anche uno svantaggio ancora superiore.
Alfonso Portillo, più giovane di Berger, si presta meno alle classificazioni. I suoi primi passi in politica sembra averli mossi a sinistra, fatto che lo spinse all’esilio in México nei primi anni Ottanta. Negli anni ‘90, rientrato in Guatemala, è tornato sulla scena come esponente della Democrazia Cristiana Guatemalteca (DCG). Eletto deputato per questo partito, è stato, quindi, protagonista di un’altra acrobazia politica, aderendo all’FRG. Diventato deputato di questo partito, dopo il rifiuto della Corte costituzionale di ammettere come candidati presidenziali il generale Ríos Montt e sua moglie Teresa Sosa, Portillo fu designato nel 1995 candidato alla presidenza della Repubblica per l’FRG: ha perso al secondo turno contro Alvaro Arzú per circa 30 mila voti, concentrati soprattutto nella capitale.
Loquace, rapido e chiaro nei suoi discorsi, il suo tono di voce e la sua giovane età gli hanno meritare il soprannome di Pollo Ronco (più o meno, “pollo dalla voce roca”, ndr). Di professione è economista. È stato accusato di aver ricevuto alcune decine di migliaia di quetzales per la sua campagna elettorale del ‘95 da Alfredo Moreno, incarcerato senza possibilità di uscire su cauzione, con l’accusa di essere a capo di una estesa rete di contrabbando. La crescita di Portillo nei sondaggi è costante: oltre 12 punti percentuali in quattro mesi, fino a sorpassare Berger per un 2,9%.
AstensionismoTali sondaggi sono condotti con il metodo del voto simulato. Nel suo domicilio, alla persona intervistata viene consegnata una scheda con i nomi e le foto dei candidati, con stampato a fianco il simbolo del partito. La persona segna la scheda in segreto e la introduce in un’urna. Come la stessa Borge y Asociados precisa, i risultati non sono, dunque, in grado di predire il grado di astensionismo, dal momento che l’urna viene portata in casa della persona che vota, mentre il giorno delle elezioni sarà questa a doversi recare al seggio.
I voti bianchi e nulli, comunque, sono scesi in quattro mesi dal 38% al 24%. Se queste proporzioni si manterranno il giorno delle elezioni, oltre un 60% dei votanti, come minimo, dovrebbe andare alle urne. Tuttavia, tale inversione di tendenza rispetto al crescente astensionismo, che si osserva in Guatemala dal 1985, appare improbabile.
I sondaggi sembrano indicare, piuttosto, una diminuzione progressiva del numero di persone indecise. Così, a due mesi e mezzo dalle elezioni soltanto un cataclisma per uno dei due candidati in testa o per i loro partiti, potrà impedire che l’elezione si decida fra i due, non essendo, del resto, improbabile la vittoria di uno dei due al primo turno.
Tutti al centroForse, uno dei dati più importanti registrati dai sondaggi è l’autopercezione della gente rispetto alla propria collocazione politica. In una scala che va da zero a dieci, dove zero indica la sinistra, dieci la destra e cinque il centro, quasi un quarto del campione si situa al centro (24,4%) e solo un 9,3% e un 8,2% si situano chiaramente a sinistra e a destra, rispettivamente. Nelle diverse varianti di centro-sinistra si situa un 16,6% del campione. Mentre in quelle di centro-destra si riconosce un 17,4%. Restano senza riferimento ideologico secondo il vecchio modello politico un 24,1% di persone che rispondono di non sapere o che non rispondono affatto.
Un altro dato importante - soprattutto perché emerso dall’inchiesta del giugno scorso, poco dopo la vittoria del “no” nel referendum sulle riforme costituzionali - è che praticamente l’84% del campione abbia risposto che “il prossimo governo deve continuare il processo di pace”.
Il fatto che nel centro e nelle diverse matrici di centro-sinistra e centro-destra si riconosca un 58,4% del campione e che la consapevolezza dell’importanza che continui il processo di pace sia comune all’84% delle persone intervistate, spiega lo sforzo dei due candidati di guadagnarsi il centro, mostrandosi lontani dal passato dei loro partiti.
Portillo cerca chiaramente di esprimere una posizione di centro. Uno dei maggiori segnali viene dall’aver guadagnato dalla sua Ramiro de León Carpio, ex presidente della Repubblica fra il 1993 e il 1995, il quale guida la lista dei candidati a deputato dell’FRG nel dipartimento di Guatemala. Sul significato di questa scelta di Ramis - un cui cugino, Jorge Carpio Nicolle, esponente politico di centro, è stato ucciso nel luglio 1993 in circostanze mai del tutto chiarite - no comment...
Nelle liste di candidati a deputato dell’FRG ci sono persone che per tutta la loro vita hanno avuto fama di persone di sinistra, che sono state nell’esilio e che oggi si sono spostate “al centro”. Non c’è dubbio: che ciò sia avvenuto senza scandalo, né rottura nell’FRG e che il generale Ríos Montt lo abbia accettato dopo mesi di tira e molla - si dice abbia commentato: “trenta anni della mia vita per combattere il comunismo per poi accettare questa gente...” - sono importanti vittorie del candidato Portillo nella sua strategia di adeguamento alla realtà.
Candidati criminaliSulla continuazione del processo di pace, Portillo ha dichiarato con forza che applicherà le raccomandazioni della Commissione di Esclarecimiento Histórico (Chiarimento Storico), chiamata dagli accordi di pace a far luce sulle violazioni dei diritti umani negli anni della guerra. Fra le altre iniziative, ha raccomandato a Pedro Arredondo, candidato alla rielezione alla carica di sindaco di Nueva Santa Rosa, che sistemi i suoi conti con la giustizia. Arredondo è una delle figure più tenebrose degli anni della repressione (1978-82) ed è stato accusato verbalmente da una delle sue vittime, Yolanda Aguilar, nel tomo II del Rapporto REMHI (Recuperación de la Memoria Histórica, della Chiesa cattolica guatemalteca), di terribili violazioni ai suoi diritti. Quella di Aguilar è una delle testimonianze più allucinanti e senza dubbio la più coraggiosa, giacché la vittima fa nomi.
Nella campagna elettorale per le municipali Portillo non ha voluto apparire a fianco di Arredondo. D’altro lato, l’FRG ha dovuto ritirare da candidato a deputato a Baja Verapaz Lucas Tecú, uno dei protagonisti del massacro di Plan de Sánchez a Rabinal. Nei sondaggi, l’82% del campione dice di non essere d’accordo con il fatto che “militari e gente che abbiano commesso crimini di guerra contro la popolazione civile siano candidati”. Per questo, la presenza di tali individui nelle liste di candidati dell’FRG a deputato e sindaco, ad iniziare dal generale Ríos Montt, può danneggiare la candidatura di Portillo. Su questo terreno, il candidato si mostra debole e incerto, quando sostiene che non ci sono prove delle accuse contro tali candidati o che, addirittura, gli risulti difficile conoscere il Rapporto REMHI, giacché «ditemi dove si può trovare...»
Berger e ArzúDa vari mesi ormai, Oscar Berger cerca di prendere le distanze dal governo Arzú. Non ha avuto altro motivo la sua temporanea rinuncia alla candidatura alla Presidenza nel febbraio scorso. Allora si disse che Berger reclamasse una posizione più chiara del governo in merito all’assassinio del vescovo Gerardi, che esigesse una revisione dell’iter di privatizzazione di TELGUA, e che rivendicasse la sua libertà per designare la sua squadra di campagna elettorale e di governo, vicepresidente compreso, oltre ad aver voce in capitolo nello stilare la lista di candidati a deputato, sindaco, etc.. Sembra averla spuntata nella designazione del suo vicepresidente e nel tenersi le mani libere per formare il governo. Ha perso, invece, rispetto alle liste di candidati a deputato, dove Arzú ha alzato la voce. E nulla ha ottenuto nell’affaire TELGUA, né nel caso Gerardi.
Berger ha già manifestato chiaramente il proprio disaccordo con la permanenza nel suo incarico del ministro della Difesa, il generale Espinoza, da soli due mesi al suo posto, più volte sospettato nei casi Gerardi e Mincho - un guerrigliero scomparso, legato al sequesto della signora Novella, 4 anni fa -. Berger, come Portillo, ha dichiarato che farà sue le raccomandazioni della Commissione di Chiarimento Storico.
Per sostenere la manovra “centrista”, entrambi i candidati stanno cercando di formare un movimento “parallelo” all’interno del partito che li lancia come candidati. Di questa opinione è il politologo guatemalteco Edgar Gutiérrez.
Di fronte alle posizioni di destra del ceppo da cui è nato l’FRG, nonché all’ombra del generale Ríos Montt, anche se parecchio allungata, Portillo ha creato un altro partito, precisando le proprie posizioni. Come il suo contricante Berger, annuncia che è necessario “ricuperare lo Stato”, la qual cosa significa abbandonare il neoliberismo economico, dottrinario e di destra, spostandosi verso posizioni di centro, con buona dose di protagonismo per lo Stato in campo fiscale, specialmente nella promozione dell’istruzione e della sanità. Per la prima volta dal 1982, in Guatemala si sente parlare di “riforma agraria”. Quell’anno, il Dipartimento di Stato USA e la CIA cercarono, senza successo, di far accettare l’idea di una riforma agraria a Ríos Montt, come avevano cercato di fare nel Salvador con D’Aubuisson.
Ma, proclamare le proprie posizioni non è lo stesso che guadagnarle aldilà delle promesse e delle immagini elettorali. Almeno finora, non c’è in Portillo, né in altri candidati un programma chiaro, a meno che non sia proprio questo l’asso nella manica, il più importante, l’unica cosa che non si mostra agli elettori in questi tempi in cui le immagini pubblicitarie trionfano sui contenuti reali delle offerte politiche. Accanto ai “nuovi ricchi”, un settore di antichi ricchi - soprattutto quelli rappresentati dal CACIF, organo politico e forza d’urto della grande impresa privata guatemalteca - appoggerebbe Portillo, rendendogli difficile cambiare tale carta.
La “squadra” di BergerAnche Berger ha il suo movimento parallelo interno al PAN. A quanto sembra, ad eccezione del ministro degli esteri Stein, non gli interessano molte delle personalità dell’attuale governo Arzú. Ha scelto Arabella Castro per la vicepresidenza, convinto si tratti di una buona scommessa per attirare il voto femminile soprattutto nella capitale e, comunque, a livello urbano, e che inoltre valorizza l’influsso che essa può avere su molte famiglie, mettendo a frutto la sua attuale gestione del ministero dell’istruzione. Nell’eventualità di una vittoria, Berger conterebbe sulle proprie forze nel governo e avrebbe una squadra pensante di un certo livello, in grado di radunare intorno a sé gente dell’impresa privata “illuminata”, rappresentanti della vita accademica del paese, del movimento sociale e delle chiese.
Ma anche Berger brilla per l’assenza di un suo programma di governo davanti all’elettorato. E anch’egli è sostenuto da forze economiche tradizionalmente di destra - del settore zuccheriero, con i suoi tentacoli industriali e finanziari -, sebbene oggi impegnati, attraverso i suoi alti dirigenti più giovani, in un processo di ammodernamento.
E il Congresso?Questi ipotetici movimenti paralleli all’interno di ciascun partito dovranno scontrarsi nella realtà con un futuro potere legislativo che probabilmente non vedrà più una maggioranza schiacciante, se nessuno dei maggiori partiti otterrà la maggioranza assoluta.
È assai prematuro immaginare la composizione del nuovo Congresso. Nel sondaggio dell’agosto scorso, quasi un 51% del campione non sa ancora per quale lista voterà. Un 25,7% ritiene che voterà per l’FRG e un 17,6% per il PAN, mentre solo ARDE arriva al 2,4% e nessuno degli altri partiti raggiunge l’1%. Brutta notizia per le sinistre, che nel 1995 raccolsero un numero di deputati capace di pesare molto nei momenti in cui nel Congresso erano necessarie maggioranze qualificate.
Il periodico Siglo XXI ha contrattato la firma UNIMER Research International del Costa Rica per condurre sondaggi simili a quelli della Borge y Asociados. Il risultato della sua prima inchiesta a livello presidenziale è simile a quello ottenuto da Borge. Invece, riguardo al Congresso, i dati fanno presagire un parlamento assai equilibrato, con un 25% per l’FRG, un 23,3% per il PAN, un 5,8% per le sinistre, un 1,4% per ARDE, un 1,2% per il PLP, e un 2,5% per gli altri partiti. A questo livello, gli indecisi sarebbero un 21,5%, mentre un 14,8% afferma che non voterà per alcuno al Congresso. Soltanto un 4,5% non ha risposto. Con un parlamento così composto, è probabile che il nuovo presidente, sia esso dell’FRG o del PAN, si troverà in una situazione di maggiore debolezza, diversa da quella sofferta da Arzú. Forse, l’equilibrio di forze nel Congresso spingerà verso un maggiore dialogo in funzione degli interessi del paese, che porti per esempio ad una nuova legge sulla regolamentazione bancaria e ad un patto fiscale, e che promuova lo sviluppo a lungo termine con investimenti nell’istruzione e nella sanità.
In questo scenario, sia i “duri” di Ríos Montt che gli alfieri di Arzú nel Congresso non renderanno la vita facile ad alcuno dei due candidati che risultasse eletto, Portillo o Berger.
“Campagna sporca”Dicono che Portillo abbia contrattato per la sua campagna elettorale una impresa dedita al lavoro di lobby fra i congressisti statunitensi. È evidente anche la forza pubblicitaria che sta dietro la campagna di Berger. Il Tribunale Supremo Elettorale ha ricordato con un pubblico avviso il divieto legale di utilizzare risorse dello Stato per la propaganda elettorale ed ha manifestato pubblicamente il proprio disgusto per “comportamenti inappropriati” per lo sviluppo normale del processo elettorale della campagna, che si riflettono nei mass-media. Con eleganza, il Tribunale si riferisce all’abuso che il PAN fa delle risorse dello Stato e all’enfasi data nelle campagne di tutti i partiti agli aspetti negativi degli avversari. Ciò che gli stessi mass-media definiscono una “campagna sporca”.
Nei sondaggi, quanto al profilo del presidente ideale, quasi il 50% del campione dichiara che lo vorrebbe “trasparente e onesto”. In agosto, il presidente della Conferenza Episcopale ha ricordato ai mass-media che il popolo si aspetta dai candidati che presentino i propri programmi di governo e diano alla popolazione vere piste per poter distinguere fra essi, rinunciando a centrare la campagna sulla distruzione degli avversari. Non c’è dubbio che il Tribunale Elettorale e i vescovi cattolici colgano il bersaglio. Oltre a sottolineare il coinvolgimento dei candidati del FRG nelle violazioni dei diritti umani, il PAN sta dissotterrando nella sua propaganda un episodio in cui rimase coinvolto Portillo negli anni in cui Portillo era esiliato in México: uno scontro con armi da fuoco nel quale morirono due persone. Il candidato sarebbe stato assolto.
D’altro canto, a Berger viene rimproverata la corruzione, sia nella vendita di TELGUA  che nell’assegnazione di centinaia di milioni di quetzales dei fondi speciali, che si supponeva spesi per far fronte all’emergenza causata dall’uragano Mitch.
Portillo, che nella sua eloquenza ha una vena di demogogia, allude all’importante opera del governo del PAN  nella costruzione di strade e altre vie di comunicazione, per aggiungere che «non si mangia con i mattoni, né con l’asfalto».
In piena campagna torna anche a riaffacciarsi il sepolto caso Gerardi. Il procuratore annuncia che sarà fatta presto chiarezza e sorgono nuove testimonianze contro alcuni militari dello Stato Maggiore Presidenziale. È evidente che, se nella navigazione a vista del governo in questo caso si arrivasse in porto negli ultimi giorni di campagna, per quanto cinico possa apparire, ciò favorirebbe non poco le carte di Berger.
SpeculazioneMentre si infiamma la campagna elettorale, la popolazione è stremata dalla situazione economica. Quando Ramiro de León Carpio lasciò il governo nel 1995, il paese si trovava all’inizio di un proceso de desaceleración económica, come allora venne eufemisticamente chiamata la recessione. Il governo di Arzú ha cercato di imprimere movimento all’economia favorendo abbondante liquidità, nell’ipotesi che così si sarebbero abbassati i tassi di interesse, la popolazione avrebbe contratto prestiti e gli investimenti interni sarebbero notevolmente saliti, vincendo l’economia speculativa.
Ma questi flussi straordinari di denaro sono stati utilizzati dal governo per finanziare la spesa sociale, mentre gli altri attori economici li hanno usati per speculare. Molti capitali sono andati a parare alla borsa valori russa e sono scomparsi nella monumentale caduta di questa. Si dice che il sistema finanziario dell’esercito, cioè l’Istituto di Previsión Militar e il Banco del Ejército - abbiano perso in queste operazioni 70 milioni di dollari, mentre il BANCAFE e il Banco Industrial ne abbiano persi altri 200. Di fatto, a fine 1998, varie finanziarie e vari fondi di credito alla agroesportazione sono falliti clamorosamente.
Records negativiIl governo Arzú si lamenta dell’eccessiva speculazione del capitale guatemalteco, ma non ha avuto la necessaria volontà politica per regolare il sistema bancario nazionale. Nemmeno ha mantenuto gli impegni assunti con gli accordi di pace di aumentare la percentuale di raccolta fiscale rispetto al Prodotto Interno Lordo (PIL). Ha mandato in carcere Moreno, il presunto capo del contrabbando, ma non ha potuto fare lo stesso con chi gli starebbe dietro, il generale in pensione Callejas e l’organizzazione di militari nota come La Cofradía (La Congrega), che sfrutterebbero le informazioni raccolte in anni di dominio incontrastato dello spionaggio militare.
Lo Stato guatemalteco continua ad essere uno dei più deboli in America Latina: uno di quelli in cui il potere civile dispone di minori informazioni strategiche, che minori imposte raccoglie, che meno spende in istruzione e in generale nella spesa sociale, e dove il sistema finanziario è meno regolamentato.
Il costo della vitaA tanti mali strutturali si sono aggiunti a fine 1998 l’oscura privatizzazione di TELGUA, il tremendo colpo dell’uragano Mitch e l’inizio della caduta dei prezzi del caffè e dello zucchero. Tutto ciò ha fatto crescere smisuratamente il deficit commerciale e quello pubblico in rapporto al PIL. D’altro canto, gli indici dei prezzi al consumo non considerano i prodotti dollarizzati del paniere di base della classe media: gli alimenti importati e gli affitti della casa. Ciò spiega perché le cifre dell’inflazione siano sottostimate.
Non è strano in questo panorama che un 47% delle persone intervistate nei sondaggi ritenga che “andare a votare non possa cambiare la propria situazione personale” di fronte ad un 33% che pensa che, sì, può cambiarla.
Ancora peggio: un 71% crede che “votando non si guadagna niente”.
Mentre un 65% del campione ritiene che “i politici non parlano dei problemi che gli stanno a cuore”.
Secondo i sondaggi, il 46,2% dell’elettorato guatemalteco, pensa che le sue “entrate dei prossimi mesi non eviteranno un peggioramento delle condizioni di vita”, mentre per un 33% consentiranno di mantenere lo stesso livello.
D’altro lato, “indipendentemente da chi vinca le elezioni”, per un 48,4%, “la propria situazione personale continuerà uguale”, per un 24,1% “peggiorerà”.
Infine, un 49% del campione pensa che le elezioni saranno fraudolente e solo un 29,1% crede che saranno pulite. Ciò, nonostante tutte le garanzie fornite dal Tribunale Supremo Elettorale.
StanchezzaI maggiori problemi registrati dai sondaggi sono quelli economici e di sicurezza civica. L’insicurezza civica - a causa delle delinquenza, violenza e sequestri - preoccupa un 34,1% del campione. La crisi dell’economia - povertà, disoccupazione, mancanza di istruzione, sanità, acqua potabile e trasporti - preoccupa prioritariamente il 36%.
Fra le sfide più importanti del prossimo presidente l’istruzione viene indicata solo dal 6%. È un indice della debole coscienza rispetto allo sviluppo a medio e lungo termine esistente nel paese. O un segnale ulteriore di quanto la popolazione sia sopraffatta dalla fame e dall’insicurezza attuale.
In queste condizioni, secondo il sondaggio di agosto, il candidato dell’FRG  Portillo appare come il futuro migliore governante rispetto a Berger nella lotta contro la delinquenza (54,9% del campione contro il 19,5%), contro l’impunità (37,2% contro il 21,9%), contro la corruzione (39,4% contro 23,9%), contro la povertà (36,5% contro 26,1%). Berger appare come migliore governante solo per migliorare la sanità e l’istruzione ( 37,5% e 28,9%).
Pronosticando il risultato delle prossime elezioni presidenziali, un 42,8% del campione nel sondaggio della Borge y Asociados ritiene che le vincerà Portillo, contro il 36,3% a favore di Berger. I risultati di questa domanda nel sondaggio di agosto della UNIMER Research International sono: il 40,2% crede che vincerà Portillo, il 36,7% Berger.
In generale, i sondaggi pronosticano una vittoria del PAN in molte più municipalità che l’FRG.
Parole al ventoNel suo discorso di insediamento, nel gennaio 1996, il presidente Alvaro Arzú si impegnò con insolita enfasi rispetto ai suoi antecessori ad una lotta frontale contro la corruzione. Quasi quattro anni dopo, la gente appare scettica sull’onestà del presidente e di parte del suo governo. Comunque sia, si avverte come la mancanza di trasparenza nella privatizzazione di TELGUA sia la pistola fumante che sta a indicare la corruzione ufficiale:  per quale ragione il Guatemala sarebbe stato l’unico paese a non aver ottenuto “buone” offerte nella prima asta per la sua compagnia di telecomunicazioni? E perché alla seconda asta si è fatta avanti soltanto una società, le cui radici finanziarie non sono chiare?
Si dice che intorno alla famiglia del presidente si sia formato un nuovo gruppo che, accumulato del capitale, punta a impadronirsi delle telecomunicazioni del paese, ora che il modello di totale apertura commerciale all’esterno impedisce di fatto a gran parte dell’industria, esclusa la maquila, di essere una fonte di accumulazione di capitale.
Si dice anche dietro l’accordo con l’ente delle poste stia il vicepresidente della Repubblica. E si dicono molte altre cose. Naturalmente, in questo paese di Guatebolas - espressione coniata dallo scomparso giornalista Clemente Marroquín Rojas per indicare voci e rumori alla guatemalteca - ciò che si dice bisogna provarlo prima di darlo per scontato. Ma certamente, a quasi quattro anni dal suo insediamento, il governo di Arzú ha perso l’innocenza in fatto di onestà di fronte al popolo guatemalteco. Nonostante tutto, dei quattro ultimi presidenti, è di Arzú che la gente, secondo i sondaggi, ha un’opinione più favorevole: un 37% ritiene abbia fatto un governo buono o molto buono.
Non c’è dubbio che la rinuncia del presidente Arzú a rispettare le raccomandazioni della Commissione di Chiarimento Storico - soprattutto, per quanto riguarda l’epurazione nelle fila dell’esercito e l’impegno a verificare che fine abbia fatto tanta gente scomparsa o a riesumare i cadaveri di tanti cimiteri clandestini perché la gente possa piangere i propri morti - stia togliendo voti a Berger, soprattutto nella parte occidentale dell’altipiano.
Di fronte all’assurda sentenza assolutoria degli alti capi di polizia accusati dell’assassinio di contadini del Movimento dei Sem Terra, il presidente brasiliano Cardoso ha protestato, almeno «come cittadino». Il presidente Arzú, invece, resta in silenzio di fronte all’assurda sentenza per gli autori del massacro di Xamán e continua a dichiarare che vivere del passato è ipotecare il futuro del Guatemala, mostrandosi così insensibile alle ferite ancora aperte nella memoria del popolo guatemalteco. Del resto, non si capisce come i futuri investimenti nel turismo possano venire minacciati da un paese immerso nei ricordi...
ReferendumIl colpo che per il governo ha significato il no nella Consulta Popolare è stato tremendo. Sono state messe in dubbio la capacità e la volontà del governo e, soprattutto, del PAN di mobilitare la popolazione, nonostante il sistema abbia dimostrato in molte altre occasioni che quando vuole pubblicizzare qualcosa, sa e riesce a farlo.
Il referendum è una sorta di spartiacque, una frontiera fra una forma di agire del governo e un’altra, e forse anche una frontiera fra una percezione della gente e un’altra. Il fallimento del modello economico è ciò che sta al fondo di tutto. In tempi di scarso cambiamento sociale la gente vota in gran misura con lo stomaco e di fronte alla demagogia di Portillo che sminuisce l’importanza “dei mattoni e dell’asfalto”, ciò che la gente sente di più è che non è migliorata l’economia. La gente sa più o meno, anche se nebulosamente, che i poveri stanno pagando più del dovuto e i ricchi meno. Parimenti, la classe media urbana, soprattutto della capitale - clientela abituale del PAN - sta forse avvertendo di pagare molto più del dovuto.
Arzú: poca luciditàForse, Alvaro Arzú non avrà fatto un gran governo. Forse, il suo non sarà peggiore di altri. La storia lo giudicherà con maggiore prospettiva. Nell’inaugurare il X Congresso dell’Unione dei Partiti Latinoamericani (UPLA) il presidente ha dichiarato che «viviamo in un mondo di carta che si impadronisce delle ricchezze mentre svuota le casse dei risparmiatori». E ancora: «Noi paesi latinoamericani ci preoccupiamo di attirare investimenti..., offriamo stabilità politica, democrazia, infrastruttura, ma non  possiamo competere con gli speculatori». Ed ha continuato: «Gli investitori hanno sempre chiesto una economia sana e stabile per collocare i propri capitali, ma ora approfittano delle crisi e dell’instabilità per moltiplicare i propri milioni». Ci lascerebbero, ha aggiunto il presidente, senza possibilità di generare benessere per la popolazione colpita dalla povertà, e allora verrebbe l’ora dei demagoghi e populisti: «Si convertono in profeti fascistoidi e mettono in pericolo la democrazia che tanto è costato raggiungere».
Questa analisi del presidente Arzú è limpida e non priva di lucidità. È evidente in lui la frustrazione di parte della sua squadra, di quanti hanno voluto porre le basi di un’opera più durevole. Questa analisi sconta, però, il limite delle spiegazioni basate su una sola variabile, dove mai si arriva a toccare in profondità le cause.
Il relatore dell’ONU sul tema giustizia in Guatemala sta toccando un altro filone di cause, legate al predominio che ancora esercita in Guatemala il potere militare. A breve termine, bisogna dire che il discreto - o feroce - fascino di alcuni militari non ha permesso al presidente Arzú di finire ciò che ha iniziato con coraggio nelle prime settimane del suo governo. E che la conseguenza di non aver portato a termine l’opera è che l’esercito, con la sua lunga mano clandestina fra gli alti ufficiali in pensione, continua a comandare, anche se non governa. Forse, Arzú avrebbe dovuto stringere i militari nell’angolo finanziariamente per non lasciare loro altra via d’uscita. Ma, la loro arroganza si è imposta.
Se l’ombra lunga del generale e dei suoi seguaci arriva a coprire un’altra volta la sedia presidenziale - ma anche se restasse dietro e non si sedesse su di essa - sono imprevedibili le conseguenze per il Guatemala, un paese dove  l’82% della cittadinanza non vuole come candidati né come protagonisti della politica criminali dei tempi di guerra.

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