GUATEMALA / Notiziario

Di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.
IngiustiziaA metà agosto, il tribunale di Cobán, dipartimento di Alta Verapaz, ha condannato un tenente e 25 soldati accusati di aver ucciso 11 persone e ferito altre 257, a Xamán, il 25 ottobre 1995. Per la prima volta nella storia del paese, dei militari sono finiti in tribunale per rispondere di uno dei 626 massacri che la Comisión de Esclarecimiento Histórico (Commissione di Chiarimento Storico, CEH) ha attribuito alle Forze Armate. Per questo, il caso ha assunto notevole rilevanza a livello nazionale ed internazionale. Tuttavia, nonostante i giudici abbiano condannato i militari per omicidio colposo e complicità, la sentenza ha lasciato l’amara impressione che ancora una volta sia prevalsa la sostanziale impunità dell’esercito guatemalteco. Il tenente responsabile della strage è stato, infatti, condannato a soli 5 anni di prigione, mentre agli altri componenti della pattuglia da questi comandata hanno ricevuto pene di 4 anni. Non solo: il giudice ha sentenziato che gli anni di prigione sono commutabili in 5 quetzales al giorno (0,65 dollari); considerando i quattro anni che i militari hanno già passato in carcere in attesa di giudizio, i colpevoli potranno riacquistare presto la libertà con meno di 250 dollari. Per questo, la sentenza è stata definita «una farsa» da varie organizzazioni di difesa dei diritti umani. Fra queste, la Fondazione “Rigoberta Menchú” ha ricordato come il reato di omicidio colposo sia quello in cui una persona dà morte ad un’altra in maniera colpevole, pur senza l’intenzione di farlo: quanto accadde a Xamán nel 1995, è stato provato, ebbe purtroppo tutt’altre caratteristiche, per le quali è invece prevista una pena di 30 anni di carcere. La Fondazione ha annunciato ricorso e ha chiesto anche un’indennizzazione per le vittime sopravvissute. Per il direttore del Centro di Azione Legale per i Diritti Umani (CALDH), Frank LaRue, la sentenza costituisce un passo indietro per lo Stato di Diritto e il sistema democratico, e pone in evidenza il potere che ancora esercitano le Forze Armate sulle istituzioni dello Stato e il timore che queste incutono in quanti vorrebbero processare i militari.
BambiniLa Commissione di Ricerca dei Bambini Scomparsi ha iniziato le ricerche per scoprire che fine abbiano fatto circa 4 mila bambini scomparsi durante il conflitto armato in Guatemala. Secondo il rapporto della CEH, l’11% del totale delle persone scomparse fra il 1979 e il 1986 erano minori di età e ha aggiunto che «è probabile che molti di essi siano morti, ma è altrettanto probabile che un buon numero di essi siano ancora vivi, anche se lontano dalle loro famiglie di origine». La maggioranza degli omicidi e sequestri di minori sono attribuiti all’esercito. Da parte sua, nel rapporto finale del progetto di Recupero della Memoria Storica (REHMI), della Chiesa cattolica guatemalteca, si sostiene che «molti dei minori sono condannati a vivere con gli assassini delle loro famiglie senza saperlo». La citata commissione è stata creata nell’aprile di quest’anno su iniziativa della Procura dei Diritti Umani, in risposta ad una delle “raccomandazioni” formulate nel rapporto della CEH: sua attuale coordinatrice è la procuratrice dell’Infanzia Marilis Estrada.
Caso GerardiLe indagini sull’assassinio del vescovo Gerardi hanno ricevuto un nuovo impulso dopo la deposizione davanti al giudice di un nuovo testimone, proposta dall’Ufficio dei Diritti Umani dell’Arcivescovato (ODHA). Si tratta di un ex militare, Jorge Manuel Aguilar Martínez, che ha accusato direttamente membri dello Stato Maggiore Presidenziale (EMP) di essere i responsabili dell’omicidio. A quanto sembra, Aguilar Martínez, in servizio all’EMP, era presente nelle istallazioni dello stesso quando avvenne l’assassinio. In particolare, Aguilar Martínez ha fatto i nomi dei maggiori Francisco Escobar Blas e di un altro identificato solo come Dubois, oltre al capitano in servizio presso l’EMP, Byron Lima Oliva. Aguilar Martínez avrebbe anche fatto il nome dell’autore materiale del crimine, ma questa informazione non sarebbe stata rivelata ai mass-media. Il nuovo testimone ha confermato, inoltre, le dichiarazioni di un altro testimone presentato dalla ODHA, il tassista Diego Méndez Perrussina, che la notte del crimine osservò strani movimenti nei pressi della casa parrocchiale in cui fu assassinato Gerardi. Il tassista prese nota della targa di un veicolo sospetto parcheggiato di fronte alla casa del vescovo. Indagini successive hanno scoperto che tale targa era proprietà dell’esercito. Il nuovo testimone, Aguilar Martínez ha confermato che tale numero era assegnato all’EMP, aggiungendo che prima e dopo il crimine si sono verificati insoliti movimenti nelle istallazioni militari dell’EMP. La nuova testimonianza contraddice, inoltre, la versione del capitano Byron Lima Oliva, uno dei principali sospettati, il quale ha sostenuto di trovarsi in un bar al momento del delitto: Aguilar Martínez asserisce, invece, di averlo visto nella sede dell’EMP. Dopo aver reso la sua testimonianza davanti alla giudice Flor de María García, il testimone Aguilar Martínez ha lasciato il paese il 26 agosto con tutta la famiglia, sotto protezione dell’ODHA. Lo stesso ha fatto Méndez Perussina.
ItaliaIl Senato italiano ha approvato una risoluzione nella quale gli aiuti che il nostro paese fornisce al Guatemala vengono condizionati al rispetto delle raccomandazioni formulate al presidente Arzú dalla CEH. I parlamentari italiani hanno pure annunciato una iniziativa diplomatica in questo senso e chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite di prorogare il mandato della missione ONU nel paese centroamericano, giacché molti degli impegni presi con gli accordi di pace non sono ancora diventati realtà. L’ambasciata italiana in Guatemala ha chiarito che la risoluzione non condiziona gli aiuti già concessi, ma quelli futuri. Il ministro degli Esteri guatemalteco, Eduardo Stein, ha criticato la presa di posizione del Senato italiano come una ingerenza straniera negli affari interni del paese, che il governo Arzú non può tollerare. Lo stesso Arzú ha dichiarato: «gli italiani possono esercitare le pressioni che vogliono, ma a decidere sono i guatemaltechi», aggiungendo però, forse per smussare un po’ i toni, che la risoluzione non rappresenta alcuna pressione...
GiustiziaNella seconda metà di agosto, il relatore speciale sulla Giustizia delle Nazioni Unite, il malese Dato’ Param Cumaraswamy, ha visitato il paese per raccogliere informazioni di prima mano sullo stato della amministrazione della giustizia in Guatemala ed elaborare, quindi, uno studio. Il relatore si è riunito con magistrati della Corte Suprema di Giustizia, con rappresentanti di istituzioni governative e non, impegnate nel rispetto dei diritti umani, oltre che di altre istituzioni dello Stato. Per la Commissione dei Diritti Umani del Guatemala (CDHG), la visita di Cumaraswamy era indispensabile ed opportuna, dal momento che la supervisione dell’ONU sul diritto alla giustizia nel paese centroamericano può contribuire all’urgente miglioramento del sistema giudiziario e servire da appoggio alle azioni che la società civile realizza per rendere concreti gli accordi di pace. Al termine della sua visita, in una conferenza stampa il relatore ha anticipato alcune conclusioni cui è pervenuto. L’inefficacia, l’incompetenza, la corruzione, il clientelismo - ha sostenuto - hanno contribuito a provocare la grave crisi in cui versa il sistema giudiziario guatemalteco, crisi che si traduce nella sfiducia della popolazione nei confronti delle autorità. All’origine della crisi, secondo il malese, c’è il conflitto armato durato 36 anni. Ma, ha avvertito che se non si porrà un freno alla impunità, stimata in un 90% dei casi, questa finirà per distruggere la società. Il relatore ha chiesto, pure, all’esercito di collaborare nel far luce sui crimini di cui sono accusati i militari. Ha dichiarato di aver comprovato l’esistenza di minacce, intimidazioni e attacchi contro giudici, magistrati e procuratori: minacce che provengono dallo Stato, da vari suoi organi, compreso il sistema giudiziario. Si è detto anche preoccupato per i 250 casi di linciaggio verificatisi in varie parti del paese dal 1994, 2 solo dei quali sono finiti in tribunale. Nel corso del 1999, si ha notizia di almeno 28 linciaggi operati dalla popolazione infuriata.
EsportazioniLe entrate da esportazioni sono cadute del 26,4% nel primo semestre del ‘99, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Avevano raggiunto i 2 miliardi 225 milioni di dollari nel 1998; sono a 1 miliardo 637 milioni a metà ‘99. La diminuzione è pari, dunque, a 587,3 milioni di dollari. Caffè e zucchero i prodotti che più hanno risentito della caduta dei prezzi sul mercato internazionale. Lo zucchero ha “perso” 133 milioni di dollari di entrate, passando dai 278 milioni del primo semestre ‘98 ai 145 milioni di dollari del primo semestre ‘99, pari ad una riduzione del 47,9%. Il caffè, dal canto suo, ha registrato una caduta del 53,3%, equivalente a 491 milioni di dollari: nei primi sei mesi del ‘98 erano entrati 923 milioni di dollari, contro i 431 milioni del primo semestre ‘99.
SviluppoA fine agosto, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha presentato il rapporto Guatemala: el rostro rural del desarrollo (Guatemala: il volto rurale dello sviluppo), il secondo della serie sul paese centroamericano. Come si evince dal titolo, la principale novità sta nella maggiore attenzione allo sviluppo rurale. Il documento cerca di registrare le tendenze e i cambiamenti più importanti sperimentati dalla popolazione rurale e indigena del paese, che rappresenta più della metà degli abitanti del paese e quella che genera più divise e posti di lavoro. Secondo il rapporto, l’Indice di Sviluppo Umano è cresciuto dello 0,59%, un dato di poco superiore a quello del 1994 (0,55). Ciò viene messo in relazione ai miglioramenti in campo sanitario - con l’aumento della speranza di vita e con il raggiungimento della meta stabilita dagli Accordi di Pace di destinare l’1,1% del Prodotto Interno Lordo al bilancio del settore -, in campo educativo - con la crescita dell’alfabetismo dal 64,6% del 1994 al 69% del 1998 e con l’aumento del bilancio destinato all’istruzione, anche se non nella misura stabilita dagli accordi di pace -, infine, all’aumento delle entrate della popolazione guatemalteca.Di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.
IngiustiziaA metà agosto, il tribunale di Cobán, dipartimento di Alta Verapaz, ha condannato un tenente e 25 soldati accusati di aver ucciso 11 persone e ferito altre 257, a Xamán, il 25 ottobre 1995. Per la prima volta nella storia del paese, dei militari sono finiti in tribunale per rispondere di uno dei 626 massacri che la Comisión de Esclarecimiento Histórico (Commissione di Chiarimento Storico, CEH) ha attribuito alle Forze Armate. Per questo, il caso ha assunto notevole rilevanza a livello nazionale ed internazionale. Tuttavia, nonostante i giudici abbiano condannato i militari per omicidio colposo e complicità, la sentenza ha lasciato l’amara impressione che ancora una volta sia prevalsa la sostanziale impunità dell’esercito guatemalteco. Il tenente responsabile della strage è stato, infatti, condannato a soli 5 anni di prigione, mentre agli altri componenti della pattuglia da questi comandata hanno ricevuto pene di 4 anni. Non solo: il giudice ha sentenziato che gli anni di prigione sono commutabili in 5 quetzales al giorno (0,65 dollari); considerando i quattro anni che i militari hanno già passato in carcere in attesa di giudizio, i colpevoli potranno riacquistare presto la libertà con meno di 250 dollari. Per questo, la sentenza è stata definita «una farsa» da varie organizzazioni di difesa dei diritti umani. Fra queste, la Fondazione “Rigoberta Menchú” ha ricordato come il reato di omicidio colposo sia quello in cui una persona dà morte ad un’altra in maniera colpevole, pur senza l’intenzione di farlo: quanto accadde a Xamán nel 1995, è stato provato, ebbe purtroppo tutt’altre caratteristiche, per le quali è invece prevista una pena di 30 anni di carcere. La Fondazione ha annunciato ricorso e ha chiesto anche un’indennizzazione per le vittime sopravvissute. Per il direttore del Centro di Azione Legale per i Diritti Umani (CALDH), Frank LaRue, la sentenza costituisce un passo indietro per lo Stato di Diritto e il sistema democratico, e pone in evidenza il potere che ancora esercitano le Forze Armate sulle istituzioni dello Stato e il timore che queste incutono in quanti vorrebbero processare i militari.
BambiniLa Commissione di Ricerca dei Bambini Scomparsi ha iniziato le ricerche per scoprire che fine abbiano fatto circa 4 mila bambini scomparsi durante il conflitto armato in Guatemala. Secondo il rapporto della CEH, l’11% del totale delle persone scomparse fra il 1979 e il 1986 erano minori di età e ha aggiunto che «è probabile che molti di essi siano morti, ma è altrettanto probabile che un buon numero di essi siano ancora vivi, anche se lontano dalle loro famiglie di origine». La maggioranza degli omicidi e sequestri di minori sono attribuiti all’esercito. Da parte sua, nel rapporto finale del progetto di Recupero della Memoria Storica (REHMI), della Chiesa cattolica guatemalteca, si sostiene che «molti dei minori sono condannati a vivere con gli assassini delle loro famiglie senza saperlo». La citata commissione è stata creata nell’aprile di quest’anno su iniziativa della Procura dei Diritti Umani, in risposta ad una delle “raccomandazioni” formulate nel rapporto della CEH: sua attuale coordinatrice è la procuratrice dell’Infanzia Marilis Estrada.
Caso GerardiLe indagini sull’assassinio del vescovo Gerardi hanno ricevuto un nuovo impulso dopo la deposizione davanti al giudice di un nuovo testimone, proposta dall’Ufficio dei Diritti Umani dell’Arcivescovato (ODHA). Si tratta di un ex militare, Jorge Manuel Aguilar Martínez, che ha accusato direttamente membri dello Stato Maggiore Presidenziale (EMP) di essere i responsabili dell’omicidio. A quanto sembra, Aguilar Martínez, in servizio all’EMP, era presente nelle istallazioni dello stesso quando avvenne l’assassinio. In particolare, Aguilar Martínez ha fatto i nomi dei maggiori Francisco Escobar Blas e di un altro identificato solo come Dubois, oltre al capitano in servizio presso l’EMP, Byron Lima Oliva. Aguilar Martínez avrebbe anche fatto il nome dell’autore materiale del crimine, ma questa informazione non sarebbe stata rivelata ai mass-media. Il nuovo testimone ha confermato, inoltre, le dichiarazioni di un altro testimone presentato dalla ODHA, il tassista Diego Méndez Perrussina, che la notte del crimine osservò strani movimenti nei pressi della casa parrocchiale in cui fu assassinato Gerardi. Il tassista prese nota della targa di un veicolo sospetto parcheggiato di fronte alla casa del vescovo. Indagini successive hanno scoperto che tale targa era proprietà dell’esercito. Il nuovo testimone, Aguilar Martínez ha confermato che tale numero era assegnato all’EMP, aggiungendo che prima e dopo il crimine si sono verificati insoliti movimenti nelle istallazioni militari dell’EMP. La nuova testimonianza contraddice, inoltre, la versione del capitano Byron Lima Oliva, uno dei principali sospettati, il quale ha sostenuto di trovarsi in un bar al momento del delitto: Aguilar Martínez asserisce, invece, di averlo visto nella sede dell’EMP. Dopo aver reso la sua testimonianza davanti alla giudice Flor de María García, il testimone Aguilar Martínez ha lasciato il paese il 26 agosto con tutta la famiglia, sotto protezione dell’ODHA. Lo stesso ha fatto Méndez Perussina.
ItaliaIl Senato italiano ha approvato una risoluzione nella quale gli aiuti che il nostro paese fornisce al Guatemala vengono condizionati al rispetto delle raccomandazioni formulate al presidente Arzú dalla CEH. I parlamentari italiani hanno pure annunciato una iniziativa diplomatica in questo senso e chiesto al segretario generale delle Nazioni Unite di prorogare il mandato della missione ONU nel paese centroamericano, giacché molti degli impegni presi con gli accordi di pace non sono ancora diventati realtà. L’ambasciata italiana in Guatemala ha chiarito che la risoluzione non condiziona gli aiuti già concessi, ma quelli futuri. Il ministro degli Esteri guatemalteco, Eduardo Stein, ha criticato la presa di posizione del Senato italiano come una ingerenza straniera negli affari interni del paese, che il governo Arzú non può tollerare. Lo stesso Arzú ha dichiarato: «gli italiani possono esercitare le pressioni che vogliono, ma a decidere sono i guatemaltechi», aggiungendo però, forse per smussare un po’ i toni, che la risoluzione non rappresenta alcuna pressione...
GiustiziaNella seconda metà di agosto, il relatore speciale sulla Giustizia delle Nazioni Unite, il malese Dato’ Param Cumaraswamy, ha visitato il paese per raccogliere informazioni di prima mano sullo stato della amministrazione della giustizia in Guatemala ed elaborare, quindi, uno studio. Il relatore si è riunito con magistrati della Corte Suprema di Giustizia, con rappresentanti di istituzioni governative e non, impegnate nel rispetto dei diritti umani, oltre che di altre istituzioni dello Stato. Per la Commissione dei Diritti Umani del Guatemala (CDHG), la visita di Cumaraswamy era indispensabile ed opportuna, dal momento che la supervisione dell’ONU sul diritto alla giustizia nel paese centroamericano può contribuire all’urgente miglioramento del sistema giudiziario e servire da appoggio alle azioni che la società civile realizza per rendere concreti gli accordi di pace. Al termine della sua visita, in una conferenza stampa il relatore ha anticipato alcune conclusioni cui è pervenuto. L’inefficacia, l’incompetenza, la corruzione, il clientelismo - ha sostenuto - hanno contribuito a provocare la grave crisi in cui versa il sistema giudiziario guatemalteco, crisi che si traduce nella sfiducia della popolazione nei confronti delle autorità. All’origine della crisi, secondo il malese, c’è il conflitto armato durato 36 anni. Ma, ha avvertito che se non si porrà un freno alla impunità, stimata in un 90% dei casi, questa finirà per distruggere la società. Il relatore ha chiesto, pure, all’esercito di collaborare nel far luce sui crimini di cui sono accusati i militari. Ha dichiarato di aver comprovato l’esistenza di minacce, intimidazioni e attacchi contro giudici, magistrati e procuratori: minacce che provengono dallo Stato, da vari suoi organi, compreso il sistema giudiziario. Si è detto anche preoccupato per i 250 casi di linciaggio verificatisi in varie parti del paese dal 1994, 2 solo dei quali sono finiti in tribunale. Nel corso del 1999, si ha notizia di almeno 28 linciaggi operati dalla popolazione infuriata.
EsportazioniLe entrate da esportazioni sono cadute del 26,4% nel primo semestre del ‘99, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Avevano raggiunto i 2 miliardi 225 milioni di dollari nel 1998; sono a 1 miliardo 637 milioni a metà ‘99. La diminuzione è pari, dunque, a 587,3 milioni di dollari. Caffè e zucchero i prodotti che più hanno risentito della caduta dei prezzi sul mercato internazionale. Lo zucchero ha “perso” 133 milioni di dollari di entrate, passando dai 278 milioni del primo semestre ‘98 ai 145 milioni di dollari del primo semestre ‘99, pari ad una riduzione del 47,9%. Il caffè, dal canto suo, ha registrato una caduta del 53,3%, equivalente a 491 milioni di dollari: nei primi sei mesi del ‘98 erano entrati 923 milioni di dollari, contro i 431 milioni del primo semestre ‘99.
SviluppoA fine agosto, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo ha presentato il rapporto Guatemala: el rostro rural del desarrollo (Guatemala: il volto rurale dello sviluppo), il secondo della serie sul paese centroamericano. Come si evince dal titolo, la principale novità sta nella maggiore attenzione allo sviluppo rurale. Il documento cerca di registrare le tendenze e i cambiamenti più importanti sperimentati dalla popolazione rurale e indigena del paese, che rappresenta più della metà degli abitanti del paese e quella che genera più divise e posti di lavoro. Secondo il rapporto, l’Indice di Sviluppo Umano è cresciuto dello 0,59%, un dato di poco superiore a quello del 1994 (0,55). Ciò viene messo in relazione ai miglioramenti in campo sanitario - con l’aumento della speranza di vita e con il raggiungimento della meta stabilita dagli Accordi di Pace di destinare l’1,1% del Prodotto Interno Lordo al bilancio del settore -, in campo educativo - con la crescita dell’alfabetismo dal 64,6% del 1994 al 69% del 1998 e con l’aumento del bilancio destinato all’istruzione, anche se non nella misura stabilita dagli accordi di pace -, infine, all’aumento delle entrate della popolazione guatemalteca.