CENTROAMÉRICA / Notiziario

Di Marco Cantarelli, su note di Roberto Valdés.

ElettricitàLa produzione di energia elettrica in Centroamerica ha raggiunto nel 1998 la cifra record di 23,9 miliardi di kilovattora, con un aumento del 7,2% rispetto al 1997 e del doppio rispetto al 1996. Lo sostiene la Commissione Economica per l’America Latina (CEPAL). Il 59% della produzione è venuto da imprese pubbliche. L’Honduras e il Guatemala sono i paesi che hanno registrato maggiore aumento della produzione, con il 9,2%. Quanto ai consumi, il settore che più ne ha consumata è quello residenziale, seguito da quelli industriale e commerciale. L’offerta ha coperto il 65% della domanda di energia. Per la CEPAL l’aumento della produzione è da mettere in relazione ai cambiamenti nelle strutture organizzative delle compagnie produttrici di ciascun paese, che comprendono la privatizzazione di varie imprese, e alle modifiche legislative che favoriscono una maggiore concorrenza.
SviluppoA metà agosto, è stato presentato a San Salvador il primo rapporto Estado de la Región en Desarrollo Humano Sostenible. Il progetto è stato elaborato da diverse équipes della Direzione Regionale per l’America Latina e i Caraibi del Programma di Nazioni Unite per lo Sviluppo e il Programma di Democratizzazione e Diritti Umani dell’Unione Europea. Si tratta di un rapporto elaborato a partire dal Centroamerica e per il Centroamerica, che ha richiesto 20 mesi per la sua realizzazione e il lavoro di una ottantina di ricercatori «rappresentativi di diversi punti di vista e nazionalità» e la collaborazione di altre 300 persone. Per questo, il rapporto «plasma un bilancio creativo di diversi punti di vista..., non è un rapporto da un paese per la regione, né una somma di rapporti nazionali elaborati dai paesi per i paesi, o un rapporto elaborato da un piccolo gruppo di esperti con un’unica visione». Al contrario, il progetto ha preteso «combinare il rigore accademico, l’articolazione di capacità locali di indagine, legittimità sociale e vigorosi meccanismi di consultazione sociale». Il rapporto descrive il Centroamerica come un insieme di piccoli paesi che presentano una molteplicità insolita in qualsiasi campo si guardi: etnie, lingue, credenze, ordinamenti e indicatori economici. Si tratta di una regione che se fosse un solo paese avrebbe occupato nel 1997 il 107° posto nell’Indice di Sviluppo Umano, con risultati simili a quelli della Georgia e della Repubblica Popolare Cinese. Ma, il rapport aggiunge allo stesso tempo che «poche regioni al mondo, in un territorio così ridotto, hanno deficit come quelli esistenti in Centroamerica. Il deficit interregionale è maggiore della distanza media fra l’Indice di Sviluppo Umano dei paesi industrializzati e quello dei paesi in via di sviluppo». È che le distanze esistenti, per esempio, fra Costa Rica e Nicaragua, paesi confinanti ma divisi da 94 posizioni, sono simili a quelle esistenti tra il Portugal e la Côte de Ivoire. In Centroamerica, soltanto il 20% dei 35 milioni di abitanti della regione vive in un paese con alto grado di sviluppo umano (Costa Rica), mentre l’80% restante risiede in nazioni giudicate di ingressi medi (Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua). Queste abissali differenze si ripetono anche all’interno di ciascuno dei paesi centroamericani. La distribuzione delle entrate e della ricchezza continua ad essere molto desiguale e non si avvertono, scrive il rapporto, segnali di miglioramento nei settori tradizionali di produzione, né nelle nuove attività economiche di esportazione o nella crescente espansione dei servizi finanziari e del turismo. La maggioranza degli indicatori economici-sociali segnalano come negli anni Novanta, alcuni paesi della regione abbiano sperimentato una tendenza alla paralisi quanto a sviluppo sociale e altri abbiano sofferto un serio  degrado. In questo decennio, tre quinti della popolazione centroamericana ha vissuto in condizioni di povertà e due quinti in condizioni di estrema povertà. Le zone rurali della regione presentano la maggiore concentrazione di povertà, con il 71%, mentre nelle zone urbane i livelli di povertà sono del 56%. Tuttavia, il rapporto avverte che «per la prima volta in trent’anni, la regione ha sperimentato, in generale, un decennio positivo. Il Centroamerica sta, nel 1999, in una migliore situazione economica sociale e politica che nel 1990, grazie a suoi sforzi per raggiungere la stabilità politica sociale ed economica e completare le transizioni democratiche». Si sottolinea come fra il 1990 e il 1996, il PIL della regione abbia mostrato un recupero dell’1,7% all’anno, dopo che negli anni Settanta la crescita si era ridotta sensibilmente e negli anni Ottanta era stata negativa. Per concludere:«ora che le guerre civili sono state superate, il Centroamerica non deve dimenticare che i profondi deficit di equità sono state una delle cause delle sue recenti tragedie».