MÉXICO / Notiziario

Di Marco Cantarelli, su note di Ramón Eugenio Rodríguez González.
AmbienteIl governatore del Chiapas Roberto Albores Guillén ha manifestato l’intenzione di dividere la riserva biologica di Chilamapas, nota anche come Jícara de Oro, che vanta una superficie di 594 mila ettari con una popolazione di 13 mila abitanti, in maggioranza indigeni Zoques. Chilamapas rappresenta la selva tropicale umida più importante del paese e possiede una ricchezza biologica di 351 specie di vertebrati, 40 di uccelli e 51 di pesci. Vi si possono trovare, inoltre, vestigia della cultura Olmeca, con iscrizioni rupestri e resti fossili. Nel 1998, nella riserva sono stati registrati ben 68 incendi che hanno mandato in fumo un terzo della riserva, circa 25 mila ettari, provocando un’interruzione del corridoio biologico fra la stessa riserva e la selva di Ocote, sempre nel Chiapas. Secondo fonti scientifiche e gruppi di studiosi di Oaxaca, con la spartizione proposta dal governatore, si corre il rischio di perdere definitivamente la grande biodiversità di specie esistenti nella riserva, a conseguenza del processo di colonizzazione e sfruttamento illegale, che con ogni probabilità prenderebbe il via da tale decisione.
ChiapasLa Rete Civica di Osservazione, formata da oltre 30 ONG che si dedicano alla difesa dei diritti umani, ha reso noto che nelle ultime due settimane del mese di agosto, è aumentata l’ostilità dell’Istituto Nazionale di Migrazione (INM) verso gli stranieri che visitano lo Stato del Chiapas.  L’indurimento degli agenti federali farebbe seguito all’opposizione degli abitanti della comunità “Amador Hernández” ai progetti di costruire una strada in quel luogo. Gli indigeni sostengono che tale via avrebbe principalmente scopi militari, agevolando il trasporto delle truppe dell’esercito federale verso le zone di maggiore presenza zapatista. Anche il governatore del Chiapas, Albores Guillén ha scatenato una forte campagna xenofobica, lasciandosi andare a discorsi incendiari che invitano a respingere l’ingerenza di stranieri negli affari interni del paese. Tale campagna colpisce non soltanto quest’ultimi: di recente, anche l’attrice messicana Ofelia Medina è stata oggetto di tentativi di “espulsione” dal Chiapas. In queste settimane, agenti dell’INM sono soliti visitare pensioni e alberghi di San Cristóbal de las Casas sollecitando ai proprietari i dati personali delle persone ospiti, al fine di individuare turisti stranieri rei di simpatizzare con la causa zapatista. Questi, denuncia la Rete, vengono poi convocati dalle autorità che intimano loro di abbandonare il paese.
CommercioIl 3 settembre, il Relatore per il México della Assemblea parlamentare del Consiglio di Europa, Enric Palmitjavila ha visitato il Chiapas con il proposito di stendere un rapporto sui diritti umani in questo Stato da sottoporre quindi alla citata assemblea. Palmitjavila si è riunito con il governatore Albores Guillén e altri esponenti politici chiapanechi. Al termine degli incontri, Palmitjavila ha sostenuto che la soluzione del conflitto armato non rappresenta necessariamente una conditio sine qua non per il consolidamento del trattato di libero commercio che si intende firmare fra México ed Unione Europea; tuttavia, ha aggiunto, sarà un fattore di rilievo l’analisi che si farà sul rapporto fra popolazione indigena e giustizia. La direttrice del Centro “Fray Bartolomé de las Casas”, Marina Patricia Jiménez ha definito preoccupanti le dichiarazioni del diplomatico, lamentando il fatto che Palmitjavila abbia ascoltato solo la versione governativa sul tema dei diritti umani, scegliendo di non incontrare gli organismi di difesa di tali garanzie.
LavoroSecondo fonti ufficiali, nei 5 anni di presidenza Zedillo è stato creato un milione di posti di lavoro, pari a circa 200 mila l’anno. Tuttavia, viene riconosciuto che la domanda di lavoro è di un milione e 200 mila posti l’anno. Nel primo semestre di quest’anno, sono stati creati 211 mila posti di lavoro permanente e altri 100 mila temporanei. Per il governo, circa il 50% della popolazione economicamente attiva, pari a 19 milioni di messicani, lavora nell’economia cosiddetta “informale”. Il 2,5% del totale si trova in condizioni di disoccupazione aperta, mentre 400 mila lavoratori emigrano ogni anno negli Stati Uniti in cerca di lavoro. Ovviamente, quanti lavorano nel settore informale non godono di previdenza sociale, né di altri diritti lavorativi. D’altro canto, il governo ha reso noto che il 1999 è l’anno in cui si sono (finora) registrati meno scioperi da trent’anni a questa parte, con soli 20 proteste (-17% rispetto al 1998). Anche il numero di lavoratori coinvolti negli scioperi è pure diminuito del 50% rispetto all’anno scorso.
Narcotraffico/1A fine agosto, il procuratore generale di Giustizia del Distretto Federale, Samuel de Villar ha confermato che la morte del noto presentatore televisivo Francisco Stanley Albateira, avvenuta il 7 giugno scorso, è dipesa da un regolamento di conti interno a bande di narcotrafficanti. Nell’assassinio sarebbero coinvolti, inoltre, stretti collaboratori della vittima, nonché l’autista e la sua guardia del corpo. Ai primi di settembre, sei persone sono finite, quindi, in carcere. Le indagini, intanto, continuano, soprattutto sull’origine dei beni e dell’ingente ricchezza accumulata dalla vittima, in México e all’estero.
Narcotraffico/2Il 15 settembre, si è suicidato l’ex viceprocuratore generale della Repubblica, Mario Ruiz Massieu, ingerendo una overdose di antidepressivi, secondo gli inquirenti. Mario Ruiz Massieu era balzato al centro delle cronache qualche anno fa, quando annunciò che, nonostante gli impedimenti legali, avrebbe condotto le indagini sull’assassinio di suo fratello José Francisco Ruis Massieu, avvenuto nel maggio 1994, allora segretario generale del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), al governo da settant’anni. Mario aveva così iniziato una frenetica ricerca dei colpevoli che lo aveva portato ad accusare dirigenti dello stesso PRI, fra i quali Raúl Salinas, fratello dell’ex presidente della Repubblica Carlos Salinas, di essere i mandanti dell’omicidio. Tuttavia, da investigatore, Mario passò presto a essere indagato dalle autorità messicane e statunitensi per oltre una ventina di reati legati al narcotraffico. Per Washington, in particolare, il caso divenne un test importante per determinare il grado di penetrazione del narcotraffico nelle sfere politiche messicane. L’accuse contro di lui presero il via dalla scoperta di un suo conto bancario in Texas, in cui erano depositati 9 milioni di dollari. Secondo le indagini della procura texana, Ruiz Massieu riceveva ingenti somme in moneta statunitense da personaggi legati ai cartelli messicani del narcotraffico, denaro che poi l’ex magistrato inviava o depositava in contanti sul suo conto estero. Ad accusarlo, è stato anche l’ex direttore della polizia federale Adrián Carrera Fuentes, reo confesso di aver intascato insieme ad altri funzionari, fra i quali Mario Ruiz Massieu, mazzette dal cartello di Juárez, allora comandato dal defunto Amado Carrillo Fuente. Nonostante la giustizia messicana avrebbe voluto arrestarlo, il giudice di Houston (Texas) aveva stabilito che non c’era pericolo di fuga da parte di Ruiz Massieu, il quale dopo aver pagato una cauzione di 500 mila dollari, viveva agli arresti domiciliari nel New Jersey da quattro anni. Periodo in cui era riuscito ad evitare quattro richieste di estradizione da parte del governo messicano. Ruiz Massieu era in attesa del verdetto della corte texana in merito all’accusa di “lavaggio” di denaro “sporco”. Tutto sembra indicare che l’accusato temesse una condanna all’ergastolo. Di qui, la tragica decisione di togliersi la vita, ritengono gli investigatori.
FinanzeA fine agosto, la Standard & Poor’s ha reso noti i risultati di uno studio indipendente su quanto costerà il salvataggio della banca messicana dopo lo scandalo FOBAPROA: 105 miliardi e 138 milioni di dollari è la spaventosa cifra cui è pervenuta la nota agenzia di certificazione statunitense. Ciò equivale al 21,3% del Prodotto Interno Lordo previsto nel 1999, al 90% delle esportazioni del paese nel 1998 e ad oltre 3 volte il totale delle riserve internazionali del México. Ma, la cifra supera anche, per la prima volta, il saldo del debito pubblico estero messicano, che secondo la Standard & Poor’s ascende a 91 miliardi e 55 milioni di dollari; per il governo, invece, il debito è di soli 81 miliardi 713 milioni di dollari. Lo stesso governo ritiene che il costo del salvataggio sia minore a quello indicato: 92 miliardi 882 milioni di dollari; comunque, un 48,8% maggiore della quantità inizialmente prevista nel giugno 1998 - circa 67 miliardi di dollari -. Tali dati sono, tuttavia, contestate dalla Standard & Poor’s che ribadisce ci vorrà un 52% di risorse in più rispetto a quelle previste l’anno scorso. In ogni caso, la cifra fornita dal governo rappresenta il 19,3% del PIL; 2,3 volte la spesa sociale di quest’anno e 11 volte i proventi previsti dall’esportazione di petrolio. Il FOBAPROA era un fondo previdenziale, utilizzato per coprire i “buchi” finanziari dei ricchi messicani, con la compiacenza del governo.
UniversitàIl 15 marzo scorso, il Consiglio dell’Università Nazionale Autonoma del México (UNAM), assecondando la linea del rettore Francisco Barnés de Castro, ha approvato una serie di riforme che prevedono un aumento delle tasse universitarie. Un mese dopo, è iniziato lo sciopero studentesco che - mentre scriviamo - è ancora in corso. In realtà, è evidente come tali aumenti non siano altro che la scintilla per una protesta sociale che va aldilà dell’ambito universitario e riguarda tutta la politica neoliberistica seguita dal governo. Come in altri paesi latinoamericani, la quota di bilancio pubblico annuale destinata alle università è sempre più rachitica. Nel caso del México, il governo Zedillo assegna alla UNAM un finanziamento di 942 milioni di dollari annuali, da dividere fra una quarantina di università pubbliche, lo stesso numero di venti anni fa. Per un raffronto: il paese conta 1.500 studenti universitari ogni 100 mila abitanti; nel Salvador ce ne sono 2 mila, in Costa Rica 3 mila e in Canada 7 mila. In altri termini, l’istituzione universitaria non è cresciuta al pari dell’incremento demografico. Nella loro protesta, gli studenti hanno goduto (finora) del sostegno del sindacato dei lavoratori interno all’università, di una ventina di altri sindacati e del movimento zapatista. Le richieste degli studenti spaziano dall’annullamento degli aumenti alla cessazione della repressione ai danni degli scioperanti, dal recupero delle lezioni perse alla creazione di uno spazio di dialogo per una riforma integrale dell’università. Ai primi di settembre, il Consiglio Universitario ha approvato la proposta di otto professori emeriti di arrivare ad un accordo e porre fine allo sciopero. Gli studenti hanno reagito proclamando una nuova giornata di lotta, ribadendo le richieste di ritiro dei provvedimenti presi e proponendo la convocazione di un congresso universitario con poteri risolutivi. Per lo scrittore messicano Carlos Monsivaís «il contributo più significativo di questo sciopero è il rafforzamento della causa dell’educazione gratuita che un settore importante della popolazione sente in pericolo. Lo sciopero testimonia la disperazione di una generazione senza vie d’uscita precise e descrive gli abissi sociali che il neoliberismo ingrandisce». Monsivaís avverte però anche, nonostante sia giusta la lotta intrapresa dal Consiglio di Sciopero, su quelli che considera errori degli studenti: l’idea che il dialogo significhi resa incondizionata dell’altra parte; il disprezzo per l’opinione pubblica; il lasciare che a rappresentare gli studenti sia un piccolo gruppo di essi, che sono poi quelli che portano avanti lo sciopero, ma che non rappresentano tutto il Consiglio di Sciopero, né tantomeno la voce di tutti gli studenti della UNAM. Di tali limiti, cercano evidentemente di approfittare sia le autorità universitarie, le cui posizioni, aldilà della retorica delle immagini, si sono irrigidite nelle ultime settimane, sia quanti non vogliono una soluzione negoziata dello sciopero. Difficile prevedere l’esito di questo prolungato scontro.