MÉXICO / Notiziario

Di Marco Cantarelli, su note di envío.
TerrorismoDigna Ochoa y Plácido, 37 anni, uno degli avvocati messicani più in vista nel campo dei diritti umani è stata assassinata nel suo ufficio il 18 ottobre scorso. Digna aveva lavorato per molti anni al Centro per i Diritti Umani fondato da gesuiti, che prende nome dal beato Miguel Agustin Pro, martirizzato nel 1927. I beneficiari più famosi del suo impegno presso il Pro-DH, come era popolarmente noto, sono probabilmente Rodolfo Montiel e Teodoro Cabrera, contadini impegnati nella lotta contro il disboscamento indiscriminato dello Stato di Guerrero, in prigione dal maggio 1999 e considerati da Amnesty International “prigionieri di coscienza”. Gli assassini le hanno sparato tre colpi a distanza ravvicinata. Vicino al corpo è stato trovato un biglietto anonimo indirizzato ai suoi colleghi del Centro: «Figli di puttana, se continuate succederà lo stesso a molti di voi. Uomo avvisato...». Durante la messa in suo suffragio, Edgar Cortez, direttore del Centro, ha definito l’omicidio «un segnale inquietante» del fatto che l'impunità continua a minare la giustizia in Messico nonostante le promesse di riforma dell'amministrazione Fox. Più volte minacciata di morte, nel 1999 Digna fu sequestrata per quattro ore e picchiata. Due mesi dopo fu nuovamente sequestrata nella sua abitazione per nove ore. Legata e bendata, subì un durissimo interrogatorio sui suoi colleghi e clienti, e sui loro ipotetici legami con gruppi della guerriglia. Ai sequestri non seguì alcun provvedimento giudiziario. Nel settembre 2000, riparò per qualche tempo negli Stati Uniti, da dove tuttavia continuò nella sua attività. Digna Ochoa era una donna di grande spiritualità, che amava il silenzio e la riflessione. Difendeva senza paura chiunque subisse ingiustizie: militanti, ragazzi di strada, prigionieri politici, povera gente senza soldi, zapatisti. I casi importanti che seguiva attiravano spesso l'attenzione internazionale, in particolare quando i suoi clienti accusavano l'esercito e le forze dell'ordine messicane di averli torturati. «Tutto ciò che ha fatto per i fratelli più indifesi, il Signore lo considera fatto a sé - ha scritto il padre generale della Compagnia di Gesù in un messaggio di condoglianze al Centro Pro-DH - ed Egli saprà ricompensarla a piene mani per la sua costante dedizione fino al dono della vita». Dopo i sequestri del 1999, la Corte Interamericana per i Diritti Umani emanò una risoluzione che chiedeva al governo messicano di proteggere Digna Ochoa e altri difensori dei diritti umani. In risposta al suo assassinio e alle reiterate minacce, il provinciale dei gesuiti messicani ha pubblicamente richiesto «piene garanzie per far sì che tutti coloro che difendono i diritti umani nel nostro Paese possano portare avanti il proprio lavoro secondo quanto stabilito dagli accordi internazionali firmati dal governo messicano».
Saramago: «E adesso, signor presidente?»Lo scrittore portoghese, premio Nobel per la letteratura, José Saramago, scosso dall’assassinio di Digna Ochoa,  ha rivolto una domanda al presidente Fox. «La parte sana e onesta della società messicana non ha bisogna di chiedersi perché sia stato commesso l’infame crimine che ha provocato la morte di Digna Ochoa. Quella parte della società messicana non ha bisogno che le dicano che gli assassini hanno ucciso ubbidendo agli ordini di messicani per i quali la difesa dei diritti umani, da qualunque parte venga, è il nemico da abbattere. Bisogna scoprire chi  siano gli assassini e i loro mandanti. Se la polizia, il governo, il Presidente Fox non li scopriranno subito, se la verità non verrà presto alla luce, la incipiente democrazia messicana potrebbe cominciare a scricchiolare. La complicità con quanti hanno commesso il crimine o l’impunità di quanti lo hanno eseguito significherebbe l’inizio di una corruzione nuova ma che, senza dubbio alcuno, si alimenta dalle radici della vecchia. L’assassinio di Digna Ochoa interpella direttamente la coscienza dei messicani: “E adesso?”. Mi permetta presidente Fox di farle la stessa domanda: “E adesso, signor Presidente?”».
... E queste sono le parole inviate dal Subcomandante Marcos:Ai familiari di Digna Ochoa y Plácido
Ai componenti del Centro “Miguel Agustín Pro” dei Diritti Umani
Fratelli e sorelle:
vi scrivo in nome degli anziani, dei bambini, degli uomini e delle donne dell’Esercito
Zapatista di Liberazione Nazionale.
Abbiamo appena appreso dell’assassinio di Digna Ochoa y Plácido, così lungamente annunciato e così irresponsabilmente sottovalutato. Il crimine che ha macchiato questa vita basta e avanza per riempire di indignazione qualunque persona onesta. Quando chi lotta nella società viene eliminato, il Potere festeggia, sfoggia i suoi migliori vestiti e lascia cadere qualche moneta perché le sue elemosine comprino indifferenza. In alto non c’è altro cambio che quello dettato dalla moda,  mentre in basso l’ingiustizia e la miseria si ripetono nei volti e nei passi. In basso torna il dolore e la rabbia, ma non ci sarà più impotenza.
Certamente, il crimine commesso contro Digna oscura il cammino di tutti quegli uomini e quelle donne che hanno fatto della difesa dei diritti umani il loro cammino e la loro meta.
Ma, dappertutto dovremo costruire la luce collettiva che metta in fuga quell’ombra e impedisca che l’orologio torni a segnare un passato di impunità, cinismo e indifferenza, che non sono altro che vestiti dell’oblio.
Non troviamo le parole che servano, allo stesso tempo, ad esprimere il dolore ed alleviare la pena che a voi e a noi ci offusca la vista, ma non la direzione. Comunque sia, che il nostro silenzio vi arrivi come un timido abbraccio, perché voi sapete che anche tacendo vi accompagniamo.
Salute e lunga vita a chi nel nome portava la vocazione e il destino.
Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario Indigeno - Comando Generale dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.
Dalle montagne del Sud-Est Messicano
Subcomandante Insorgente Marcos
México, Ottobre 2001
ChiapasA metà settembre, l’ex vescovo di San Cristóbal de las Casas, Samuel Ruiz García, ha stato insignito, a Nuremberg, del premio internazionale per la pace e i diritti umani. Nel riceverlo, il prelato ha ricordato le sofferenze che patisce la popolazione indigena chiapaneca, i cui diritti sono sistematicamente violati.
ONUIl México è stato eletto nuovo membro non permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, occupando il posto lasciato vacante dalla Jamaica. Dal prossimo 1 gennaio, rappresenterà, insieme alla Colombia, l’America Latina e i Caraibi in sede ONU. Il México ha avuto 138 voti, al secondo turno, contro i 40 ottenuti dalla Repubblica Dominicana, cui però sono andati i voti di molti Stati latinoamericani e caraibici. È la terza volta che il México ricopre tale ruolo. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è composto da 15 delegati, 5 dei quali permanenti – USA, Russia, Francia, Regno Unito e Cina –. L’assemblea elegge gli altri 10 membri per periodi di 2 anni e ogni anno si rinnova la metà dei seggi non permanenti.
TurismoAi primi di ottobre ascendevano già a 100 milioni le perdite nel settore turistico a seguito degli attentati negli USA dell’11 settembre. Quasi 20 mila posti di lavoro sono già andati persi. Di qui, la richiesta di incentivi per gli investimenti nel settore e per il rimpatrio dei circa 80 miliardi di dollari depositati da facoltosi messicani in conti svizzeri e statunitensi, o comunque all’estero.
EconomiaPeggiora il deficit della bilancia commerciale. La caduta (-20% in luglio) dei proventi delle esportazioni di petrolio e di automobili non pare compensata dalla crescita delle esportazioni agricole (+24%).
PetrolioI proventi derivanti dall’esportazione di petrolio messicano negli Stati Uniti sono scesi del 15% nel primo semestre del 2001, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nonostante siano aumentati i barili di greggio esportato. Nel primo trimestre, il México ha registrato entrate per 4 miliardi e 748 milioni di dollari, senza considerare costi di spedizione e assicurazioni. In raffronto, nel primo trimestre del 2000, le entrate erano state per 5 miliardi 567 milioni. I barili esportati sono stati, però, 234 milioni e 901 mila, circa 35 mila in più rispetto ai 230 milioni e 250 mila del primo semestre 2000. Il México è così passato al secondo posto per entrate e volume esportato negli USA, dopo il Canada,  fra i paesi che non aderiscono alla Organizzazione dei Paesi Produttori. Nello stesso periodo, il Canada ha fatto registrare entrate per 5 miliardi e 293 milioni di dollari, con un volume esportato di 246 milioni di barili. Tuttavia, l’Arabia Saudita e il Venezuela restano i principali fornitori di greggio degli Stati Unitil. L’Arabia, esportatore numero uno negli ultimi anni, ha ottenuto entrate per 6 miliardi e 672 milioni di dollari nel primo trimestre dell’anno, avendo esportato 303 milioni di barili. Dal canto suo, il Venezuela, principale esportatore latinoamericano negli Stati Uniti, ha fatto registrare entrate, al valore doganale, per 5 miliardi e 637 milioni di dollari, pari a 269 milioni di barili. La bolletta petrolifera degli Stati Uniti è così salita nel primo semestre di quest’anno a 39 miliardi e 684 milioni di dollari, pari ad una importazione di un miliardo e 740 milioni di barili di petrolio.
MinoriSecondo dati ufficiali, circa 3 milioni e mezzo fra bambini, bambine e giovani costituiscono il principale sostentamento economico di circa 629 mila famiglie. Dei 100 milioni di messicani, 38 milioni hanno meno di 18 anni, e oltre 10 milioni di questi svolgono qualche lavoro. Gran parte dei minori lavora in agricoltura (42%), quindi nei settori dei servizi (23%), del commercio (17%), nell’industria (14%) e nelle costruzioni (4%).
DinosauriSi è spento in agosto, all’età di 73 anni, l’influente politico ed imprenditore messicano Carlos Hank González, prominente figura del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI). Soffriva da tempo di un cancro alla prostata. Hank González è stato una delle figure più potenti nello scenario politico messicano per almeno trent’anni. Nella sua carriera, politica e affari si sono più volte intersecate e mescolate, tanto che le attività finanziarie del suo gruppo negli Stati Uniti hanno spinto in passato le autorità federali a indagare sulle sue fortune. È stato sindaco della capitale fra il 1976 e il 1982; quindi, ministro dell’Agricoltura fra il 1990 e il 1994. Era considerato uno dei “dinosauri” del PRI, restio a qualsiasi cambiamento politico nel paese.
In/giustiziaDopo tre anni di caccia a livello internazionale, è stato estradato dall’Australia l’imprenditore Carlos Cabal Peniche, accusato di una quindicina di reati finanziari per un totale di 700 milioni di dollari. Passato dall’anonimato ai più alti livelli della finanza messicana in pochissimi anni, Cabal Peniche era stato indicato come “imprenditore modello” dall’ex presidente Salinas de Gortari. Naturalmente, Cabal Peniche aveva ricambiato i favori, finanziando generosamente le campagne elettorali di vari candidati del PRI, come Ernesto Zedillo, Luis Donaldo Colosio e Roberto Madrazo.
RiciclaggioSecondo le autorità bancarie messicane, fra 25 e 30 miliardi di dollari di denaro “sporco” vengono “lavati” ogni anno nel paese. Un flusso così ingente che, se venisse meno, manderebbe probabilmente in bancarotta l’economia del paese.
MalgovernoDove è andato a finire il circa miliardo e mezzo di dollari che dovevano servire a “combattere la povertà” e a costruire ponti e strade, stanziato dal governo Zedillo, ma di cui si sono perse le tracce? Se lo chiedono molti messicani e, pure, qualche ente federale di controllo della spesa pubblica.
TrafficiDecine di migliaia di pappagalli di varia specie, nonché milioni di piante di orchidee e cactus di vario tipo sono esportate ogni anno dal México: un mercato fiorente, ma non sempre legale, denuncia il WWF che si batte perché le specie più a rischio vengano protette.
OGMA metà ottobre, sono stati scoperte piante di mais geneticamente modificato in alcune coltivazioni nella Sierra Norte di Oaxaca. Si cerca ora di capire le dimensioni della contaminazione transgenica in tutto il paese. Nonostante il México abbia sottoscritto un impegno preciso in questo senso nel quadro della Convenzione sulla Biodiversità,  si teme che sementi di mais geneticamente modificato siano state usate anche in altri Stati messicani. Su come siano entrate nel paese, si formulano alcune ipotesi: il México importa grandi quantità di mais per alimentazione animale ed umana dagli Stati Uniti, che è uno dei principali produttori di mais geneticamente modificato. Un’altra possibilità è che qualche camion che trasportava mais importato abbia perso strada facendo parte del suo carico, o ancora che del polline possa essersi disperso nell’aria. Non si esclude, infine, l’ipotesi che i messicani che vanno e vengono dagli Stati Uniti, consapevolmente o meno, abbiano importato sementi geneticamente modificate e le abbiano, quindi, smerciate o usate. Com’è comprensibile, c’è molta preoccupazione per le esportazioni messicane di questo prodotto tradizionale.
MigrazioniIl flusso migratorio verso la capitale federale sembra essersi fermato. Non solo: si assisterebbe ad un progressivo abbandono di quel gigantesco agglomerato urbano. È quanto sostiene uno studio demografico condottto dal Consiglio Nazionale della Popolazione: negli ultimi 15 anni, è triplicato il numero di persone che hanno lasciato Ciudad de México, mentre allo stesso tempo sono diminuite quelle che vi sono arrivate.
IndigeniLa Commissione Nazionale dei Diritti Umani ha denunciato in settembre che 16 indigeni mixtecos, abitanti nel dipartimento di Guerrero, sarebbero stati sterilizzati, a loro insaputa e ricorrendo a sotterfugi. Tale Commissione ha chiesto una commissione di indagine.
‘68Il governo Fox ha annunciato in ottobre l’apertura degli archivi ufficiali relativi al movimento studentesco del 1968, la cui repressione culminò nel massacro di piazza Tlatelolco, in cui perirono centinaia di studenti. Resta da vedere quali documenti saranno messi effettivamente a disposizione del pubblico – di certo, si sa già, non quelli in possesso del ministero della Difesa – e cosa questi potranno aggiungere ad una verità storica già ampiamente ed amaramente accertata.
VaticanoNon era accompagnato dalla sua attuale moglie, Martha Sahagún, il presidente messicano Vicente Fox quando si è recato in visita dal papa Giovanni Paolo II, il 18 ottobre scorso. Ciò, perché la Santa Sede riconosce come legittima consorte del presidente Lilián de la Concha, prima moglie di Fox sposata con rito religioso cattolico, ma da cui poi si è separato. Il fatto ha rinverdito alcune polemiche sulle relazioni Stato messicano e Chiesa Cattolica. Sahagún, che ha accompagnato il marito in giro per l’Europa, si è dovuta così accontentare di una passeggiata romana.