«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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GUATEMALA / Notiziario

Di Marco Cantarelli, su note di envío.

  • Povertà

Secondo fonti ufficiali, in Guatemala, 6 milioni di persone vivono con salari inferiori a 49 dollari al mese, con i quali riescono appena a coprire il paniere minimo di beni e servizi, fissato a 46 dollari. Con meno di due dollari al giorno disponibili, quindi, queste persone sono da considerare “povere”. Di esse, 2,8 milioni vivono in condizioni di estrema povertà, non disponendo di più di un dollaro al giorno. Se si scompone il quadro statistico si scopre che nelle campagne i poveri sono tre volte di più che nelle città – 75,3% e 28,4%, rispettivamente – e se analizziamo il fenomeno su base etnica, si osserva che il 73,8% della popolazione indigena è povera, in contrasto con il 40,6% di quella meticcia.
Ancora: il 40% della popolazione rurale è in condizioni di estrema povertà, rispetto al 7% della popolazione urbana. Di nuovo, sul piano etnico risulta che la popolazione indigena in estrema povertà è più che doppia (circa il 40%) di quella non indigena (circa il 15%).
Nel paese, il 63% delle entrate nazionali si concentra nelle mani del 20% della popolazione. In questo senso, il Guatemala è terzo al mondo nella graduatoria della disuguaglianza sociale, dopo Brasil e Sudafrica. Per fare un esempio: le entrate di una persona che abbia frequentato e terminato le elementari sono superiori per il 79% di quelle di una persona che non ha studiato. In Guatemala, fra il 30 e il 40%, a seconda delle fonti, della popolazione è analfabeta.
In questo circolo vizioso, la povertà alimenta l’analfabetismo e viceversa. Il fenomeno del lavoro minorile costituisce un esempio: la povertà obbliga le famiglie a spingere i propri figli a lavorare, privandoli così della possibilità di studiare. Del resto, nelle famiglie di minore ingresso, più componenti delle stesse devono lavorare per assicurare il minimo vitale.
Non va meglio sul piano della salute: in Guatemala, i servizi sanitari pubblici garantiscono scarsa copertura; ciò fa sì che malattie che in altri paesi sono state ormai debellate continuino a mietere vittime. L’80% dei bambini accusa deficit nutritivi, mentre le principali cinque cause di malattie e di morte sono in realtà “malattie” facilmente prevenibili quali la disidratazione, la diarrea, la denutrizione, le bronchiti. Ogni anno, in Guatemala fra 25 e 30 mila bambini muoiono prima di compiere un anno di vita: in pratica, ogni cinque anni muore un numero di persone pari a quello provocato da 36 anni di conflitto armato. Ovviamente, i bambini nati sottopeso hanno maggiori probabilità di ammalarsi e non farcela. D’altro canto, la mortalità materna è di 190 ogni mille nati vivi.

  • Lavoro minorile

In Guatemala, il 13,5% dei bambini e delle bambine fra 7 e 14 anni sono da considerare “popolazione economicamente attiva”: il 75% di questi minori lavora per oltre 40 ore la settimana, il che impedisce loro, tra l’altro, di frequentare la scuola. Ma, un dato appare paradossale: con il loro lavoro, i bambini generano risorse pari al bilancio del ministero dell’istruzione! In altri termini, i bambini lavoratori “finanziano” quel sistema educativo che non frequentano e che, anzi, li emargina...

  • Ecologia

Successo, anche se parziale, della mobilitazione ambientalista per la difesa di uno degli ultimi “polmoni verdi” del Centroamerica: il governo guatemalteco ha rescisso il contratto, siglato nel 1993 che autorizzava la multinazionale Basic Resources a condurre prospezioni petrolifere nel Parco Nazionale Laguna del Tigre (vedi bollettino 2/2000), una zona protetta nel dipartimento settentrionale del Petén. Tuttavia, la compagnia potrà continuare a cercare petrolio nella zona, anche se in un altro punto, in base ad un contratto siglato prima che la zona venisse proclamata riserva naturale. Nel suo sottosuolo, si calcola vi siano riserve per circa 500 milioni di barili. Negli ultimi cinque anni, le entrate da esportazioni di petrolio estratto nel nord del paese sono quasi quintuplicate, superando i 150 milioni di dollari nel 2000. Se, probabilmente, un danno ecologico maggiore è stato evitato, nondimeno gli insediamenti umani del personale addetto ai pozzi e i lavori di scavo fin qui realizzati, nonché la minaccia futura che incombe, costituiscono una ferita per il delicato ecosistema della regione.

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