«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
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GUATEMALA / Otto Pérez Molina: primo discorso da presidente

Con una certa dose di demagogia, nel suo discorso di insediamento, il neopresidente, il generale in pensione Otto Pérez Molina, ha così esordito: «Il cambiamento è iniziato, il cambiamento è arrivato, il cambiamento che abbiamo promesso e per cui vi ho dato la mia parola». Ma invocare e promettere il cambiamento non è la stessa cosa di realizzarlo. I prossimi quattro anni di governo lo dimostreranno.

Di Juan Hernández Pico. Traduzione e redazione in italiano di Marco Cantarelli.


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Nel Domo della Zona 13 della capitale del Guatemala, nei pressi dell'aeroporto e del Mercato dell'Artigianato, con un ritardo di due ore e mezza, ha avuto luogo la cerimonia di insediamento del presidente Otto Pérez Molina, 61 anni, generale dell'esercito in pensione, il primo presidente con una carriera militare alle spalle da quando il Paese è tornato alla democrazia dandosi una nuova Costituzione, nel 1985.
Per la prima volta, inoltre, la cerimonia si è svolta in forma disgiunta dal discorso del presidente uscente, Álvaro Colom, che ha letto davanti al Congresso (parlamento) il suo rapporto finale.
La vicepresidenteNello stesso giorno, si è insediata anche Ingrid Roxana Baldetti, nuova vicepresidente e prima donna eletta a questo incarico in Guatemala. Baldetti, deputata del Partito Patriota di Pérez Molina nelle ultime due legislature, e oggi segretaria generale di questo partito, è stata citata nel discorso del neopresidente come una funzionaria che si farà carico di «assicurare la trasparenza e un controllo sociale interno, dal momento che ha lavorato con molto vigore nell'applicazione del governo elettronico».
Il neopresidente si è dimenticato di menzionare il ruolo avuto da Baldetti nel Congresso, con altrettanta forza: ostacolare, insieme a deputati di altri gruppi parlamentari, l'approvazione del bilancio per il 2011, costringendo il governo di Álvaro Colom a lavorare con risorse inferiori al necessario, interpellando di continuo i ministri di Colom e vanificando preziose giornate di attività legislativa con tali interrogazioni.
Baldetti, va ricordato, è stata anche una funzionaria di rango inferiore del governo di Jorge Serrano Elias (1990-93), deposto dal colpo di Stato in stile Fujimori (il discusso ex presidente peruviano, ndr).
Un presidente protagonista della guerraIl neopresidente si è detto «pienamente consapevole delle sofferenze che la nostra società ha vissuto non solo per le sue carenze e disuguaglianze, ma soprattutto a causa di un conflitto armato interno durato oltre 36 anni. Mi è toccato vivere la guerra come l'ha vissuta tutta la mia generazione. Ho sofferto come ha sofferto tutta la mia generazione».
Sarebbe stato importante approfondire quanto accaduto tra il 1960 e il 1996 in Guatemala durante il "conflitto armato interno", eufemismo ufficiale per descrivere quella che è stata una "guerra" combattuta nell'arco di 36 anni. Il neopresidente ha dimenticato di dire che lui è stato ufficiale delle forze speciali, i temuti kaibiles, dei quali è stato anche istruttore.
Circostanza che, però, ha dovuto ammettere nella sua intervista alla coraggiosa giornalista della CNN Carmen Aristegui, che gli ha chiesto che tipo di istruzione venisse data a quei soldati. Nella sua risposta, Pérez Molina ha preferito evidenziare le condizioni particolari in cui erano chiamati ad operare: fame, mancanza di sonno e sopravvivenza solitaria in luoghi selvaggi. Non ha parlato, tuttavia, degli animali vivi squartati, le cui carni venivano mangiate crude mentre i soldati inneggiavano e chiedevano sangue, come parte del loro addestramento. Aristegui ha cercato di portare il discorso sulla partecipazione di ex kaibiles al cartello messicano de Los Zetas, noti per gli atroci omicidi commessi. Al che, il presidente eletto ha ammesso di conoscere il nome di 13 o 14 ex kaibiles che si sono uniti a Los Zetas.
Il presidente non ha fatto menzione anche del fatto che, durante la guerra, è stato comandante della task force Gumarkaj nel nord del Quiché, nel cosiddetto “triangolo Ixil”, nel periodo più duro della guerra senza quartiere contro la guerriglia e la popolazione civile ad essa vicina. In dichiarazioni a Plaza Pública, quotidiano digitale dell'Università “Rafael Landívar” del Guatemala, Pérez Molina si è detto convinto che quella popolazione sostenesse e facesse da scudo alla guerriglia.
“Il cambio è cominciato”Con una certa dose di demagogia, il neopresidente ha esordito: «Il cambiamento è iniziato, il cambiamento è arrivato, il cambiamento che abbiamo promesso e per cui vi ho dato la mia parola», aggiungendo che la fiducia del popolo espressa nel voto «a questo governo che inizia oggi è anche una responsabilità enorme». Pérez Molina ha affermato che da quando è stato eletto ha potuto constatare un «sentimento generalizzato, vasto, entusiastico della gente che ha grandi aspettative circa i cambiamenti che noi tutti desideriamo». Sottolineando la sua insistenza sul «cambiamento come strumento per la costruzione di una nuova realtà sociale. Parliamo di un cambiamento profondo e strutturale, e non cosmetico».
Tale precisazione è importante, dal momento che «la costruzione di una nuova realtà sociale» può essere interpretata sociologicamente come la costruzione di un nuovo immaginario sociale, senza che ciò corrisponda necessariamente ad un cambiamento nella realtà sociale nel Paese e nelle sue strutture.
In questa constatazione, il nuovo presidente è andato anche più in là: «La gente vuole partecipare. La gente vuole che il Guatemala cambi ed è disposta a fare la parte che le spetta. Vi ricordo: i Paesi sono cambiati quando la maggioranza della popolazione ha detto di voler partecipare al cambiamento, come oggi percepiamo in Guatemala». È evidente, qui, un riferimento subliminale alla “primavera araba”, alle lotte popolari in Tunisia, Egitto, Libia e Siria, piuttosto che alle proteste attive degli indignados o degli “Occupanti di Wall Street” e di altri spazi capitalisti.
“Prove” di cambiamentoIl neopresidente parla di entusiasmo popolare e, soprattutto, delle «decisioni importanti prese con l'approvazione del bilancio di quest'anno», come prova che il cambiamento è arrivato. Pérez Molina si riferisce al bilancio dello Stato per il 2012, approvato a fine 2011. Il bilancio, ha dichiarato, consentirà di «aumentare le risorse che dovrebbero servire a promuovere questi cambiamenti, per i quali ci siamo impegnati: la vera pace, la giustizia agile ed efficace e la sicurezza integrale che tutti desideriamo. Lo sviluppo sociale e lo sviluppo integrale per i più bisognosi e lo sviluppo economico per tutti».
Il presidente ha dimenticato, però, di aggiungere che l'approvazione del bilancio 2012 è stata possibile dalla collaborazione di deputati di altri partiti, compresi quelli dell'Unione per la Speranza (UNE), di Álvaro Colom, uscito sconfitto dalle urne, ma che ha tenuto un comportamento veramente patriottico, quello che il Partito Patriota di Pérez Molina negò al governo di Colom un anno fa, costringendolo a governare con un bilancio già scaduto.
Poca eleganza e poco realismoNel discorso inaugurale, il paragrafo non solo meno elegante, ma anche meno realistico, è stato quello in cui viene descritto in maniera totalmente negativa lo stato del Paese alla fine del governo Colom. Pérez Molina ha promesso «trasparenza per riscattare le istituzioni pubbliche dal disordine e dalla corruzione che le hanno infettate».
Ma non si può parlare di disordine e la corruzione nella Cancillería, quando è stato proprio il lavoro di Haroldo Rodas, ministro degli Esteri durante i quattro anni di governo Colom, a far sì che il Guatemala fosse scelto come membro del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Né si può parlare di disordine e corruzione nella scelta di Helen Mack, nominata due anni fa dal presidente Colom commissaria presidenziale per la riforma della polizia.
Nemmeno si può parlare di disordine e corruzione nel caso della nomina fatta da Colom, sebbene su pressione della società civile, di Claudia Paz y Paz, alla guida della Procura Generale e nel sostegno datole da Colom nel suo impegno al Ministero degli Interni (Público).
Anche nella collaborazione con la DEA (Drug Enforcement Administration, l'agenzia antidroga degli Stati Uniti, ndr), che ha dato risultati importanti nel sequestro di droga e nella cattura di capi di vari cartelli, già estradati.
E non si può dimenticare che Colom è uscito a testa alta dalla cospirazione che oscuri personaggi avevano ordito contro contro di lui intorno alla morte dell'avvocato Rosenberg, che la CICIG (Commissione internazionale contro l'impunità in Guatemala) ha chiarito essere stato una messa in scena, con suicidio, nel tentativo di coinvolgere il Presidente.
Infine, non si può olimpicamente prescindere dallo sforzo di Coesione Sociale, fatto per alleviare le enormi carenze della maggioranza della popolazione, nonostante i sospetti di gravi deviazioni di tali fondi sociali per la campagna elettorale di Sandra Torres, che fino all'Aprile del 2011 è stata la Primera Dama della Repubblica; vicende che meritano un'indagine e che vanno risolte in tribunale. Insomma, parlando male in termini assoluti del governo precedente, si ha l'impressione di voler precostituire un alibi nel caso in cui non fosse possibile realizzare i cambiamenti promessi.
L'allusione alla “profezia” mayaIl neopresidente ha voluto anche dare una dimensione allo «sforzo di cambiamento», nel contesto di un «cambiamento di epoca a livello mondiale», con il passaggio ad una nuova era maya, a conclusione di un ciclo di 5.125 anni, da lui identificato come un nuovo baktun. Come è noto, il riferimento alla fine del ciclo maya corrisponde in effetti alla fine di 13 baktunes. Inoltre, Pérez Molina ha parlato di «inizio di una nuova era di pace, prosperità e speranza per il Guatemala, culla della civiltà maya». Sostenendo che «più della metà della popolazione è discendente diretta di tale visione dei cambiamenti, fondamentali nell'inizio di una nuova era». Invero, l'ultimo censimento indica che poco più del 40% della popolazione guatemalteca è di origine maya.
Questi errori - 13 baktunes e non 1, nonché l'inesattezza demografica - sembrano indicare che il riferimento alla fine di un ciclo maya sia poco più di un accento folklorico. E sebbene Pérez Molina sostenga che «non v'è evento più significativo nelle comunità indigene di tutto il Mesoamerica dell'arrivo del nuovo baktun», nel suo discorso non c'era al riferimento al referendum sulla modifica costituzionale che riconosca il Guatemala come uno Stato «multietnico, multiculturale e multilingue».
Né conteneva la promessa di rispettare gli Accordi di Pace, che stabiliscono la restituzione allo Stato dei grandi latifondi illegalmente costituiti, soprattutto dai militari, su entrambi di versanti della cosiddetta Frangia Trasversale del Nord, perché su di essi prenda il via una politica di sviluppo agrario a favore delle comunità indigene.
Un paese in bancarottaDopo aver evocato pace, prosperità e speranza di una nuova era, il presidente ha tracciato un altro giudizio tremendamente negativo del precedente governo: «Oggi, abbiamo ricevuto un Paese in crisi, una nazione molto vicina ad un collasso economico e morale. Collasso economico, dal momento che il livello di indebitamento è oggi il più alto della nostra storia. Abbiamo trovato una infrastruttura abbandonata, distrutta e un debito corrente senza precedenti, che non è stato possibile determinare con esattezza dagli studi preliminari, neanche nei due mesi di transizione, a causa del disordine amministrativo, finanziario e alla gestione dei programmi diretti all'interno del Paese, che si sono tradotti in una gestione clientelare e populista, invece di rompere il ciclo della povertà».
Il quadro così fosco della gestione economica del governo Colom, tracciato da Pérez Molina, ha dell'incredibile. Se si legge il libro Rendición de Cuentas, di Juan Alberto Fuentes Knight, ministro delle Finanze nel governo di Colom per due anni e mezzo, si capisce che le cose sono più complicate. Il «potere di veto del settore privato» in Guatemala ha fatto sì che la riforma fiscale non venisse realizzata. Tale potere di veto, scrive Fuentes Knight, «è incompatibile con la democrazia o con il necessario rafforzamento dello Stato». I politici, in particolare la Primera Dama Sandra Torres e lo stesso Colom, così come la maggioranza dei deputati che dipendono dal potere economico privato, hanno certamente avuto grandi responsabilità in questo. Tuttavia, il potere economico privato è stato quello decisivo. Ma di esso non c'era traccia nel discorso di Pérez Molina.
Il neopresidente ha poi proseguito: «Il deficit nella sanità, nell'istruzione e la denutrizione hanno raggiunto livelli altissimi». In termini di qualità, l'affermazione è indiscutibile. Ma non si può dimenticare che sotto il governo di Colom è aumentato notevolmente il numero di bambini e adolescenti iscritti a scuola, resa gratuita per decreto. Pure i centri sanitari sono cresciuti e anch'essi sono diventati gratuiti. Certamente, è una terribile realtà la mancanza di medicinali e altre attrezzature nei centri sanitari pubblici, tanto più se si considera che il vicepresidente della Repubblica, Rafael Espada, era un chirurgo cardiaco di fama internazionale, il quale - va anche detto - ha evitato una situazione di imminente emergenza dell'unità di chirurgia cardiaca dell'ospedale “Roosevelt”.
“Un Paese in bancarotta morale, privo di leadership”Pérez Molina ha, quindi, parlato di un fallimento morale e di leadership. «Vi parlo di un fallimento morale, perché i valori tradizionali del Guatemala sono andati quasi persi. Il concetto di rispetto per l'autorità, la giustizia e lo Stato di diritto sono stati sostituiti da una cultura di corruzione e impunità, diventata sistematica e generalizzata».
Nell'invocare valori in forma astratta, il presidente dimentica che in Guatemala l'autorità, specialmente quella espressione del sistema economico e del suo braccio militare, è responsabile, secondo la Commissione per il Chiarimento Storico, di orribili massacri e torture, e del 93% delle 200 mila vittime che ci hanno lasciato 36 anni di guerra.
Lo stesso si può dire delle autorità giudiziarie, di parte e formalmente inaccessibili alla maggioranza povera e indigena, e dell'autorità delle leggi che hanno rafforzato la vigenza del sistema attuale, che è esclusivo, antagonista e conflittuale. Non si dovrebbe invocare una leadership morale senza prima chiedere perdono per quel travisamento morale dell'autorità e per i segni profondi impressi nella cultura guatemalteca e nella sua tradizione, come dimostrano gli attuali livelli di violenza.
“Il ruolo fondamentale della famiglia”Nel suo discorso, il neopresidente ha, quindi, invocato il riscatto «del ruolo fondamentale della famiglia come pietra angolare delle società». Ancora una volta, il suo discorso è sconfinato nel campo di un idealismo astratto. Quale può essere il ruolo fondamentale di tante famiglie, prive di indipendenza economica, nonostante il duro lavoro che svolgono nelle piantagioni di canna da zucchero o di caffè? Quale può essere il ruolo fondamentale di tante famiglie costrette a rompersi a causa dell'emigrazione? Quale può essere il ruolo fondamentale di tante famiglie che migrano verso le città, dove vivono in condizioni di sovraffollamento in insediamenti precari, spesso guidate da madri sole, abbandonate dai loro compagni, dopo che le hanno maltrattate quotidianamente? Quale può essere il ruolo fondamentale di tante famiglie che vivono in aree soggette a frane, alluvioni e altre calamità naturali e sociali, rispetto ai quali sono indifesi? Quale può essere il ruolo fondamentale di molte famiglie di classe media e alta, rotte a seguito di divorzio o alle prese con le relazioni extraconiugali, perlopiù, dei mariti? Quale può essere il ruolo fondamentale delle famiglie ricche e potenti, che concepiscono la loro vita come crescita di ricchezza, potere e prestigio e non come servizio solidale verso la maggioranza povera? È evidente che va riscattato il ruolo fondamentale della famiglia, ma sarebbe importante che fosse quello di famiglie concrete e reali, non idealizzate.
“Una nave alla deriva” e l'urgenza di leadershipNella descrivere una situazione così deprimente Pérez Molina ha richiamato l'urgenza necessità di una leadership efficace: «Se negli ultimi anni ci sentivamo come una nave alla deriva per mancanza di leadership, oggi vengo a ribadire davanti a voi con la mia squadra il nostro impegno di assicurare alla cittadinanza tale leadership». Per questo, il presidente e la sua squadra sono pronti ad «assumersi le responsabilità di prendere decisioni ed essere i primi a dare l'esempio di onestà, duro lavoro e impegno».
Secondo Pérez Molina, questo è stato uno dei maggiori deficit del presidente Colom e della sua amministrazione. Fin dall'inizio, compreso da quando in modo un po' improvvisato pronunciò il suo discorso inaugurale, Álvaro Colom ha mostrato mancanza di leadership, che non di rado si è tradotta in incertezza ed indecisione. Nemmeno è stato in grado di organizzare una squadra di ministri all'altezza della situazione. Così, la presidenza Colom è stata fra quelle con maggiore rotazione al vertice dei ministeri. Inoltre, Colom ha dovuto convivere con la leadership espressa, invece, dalla Primera Dama, posta a capo del ministero di Coesione Sociale. Ciò, come scrive Fuentes Knight nel suo libro, ha avuto conseguenze sull'elaborazione del bilancio per il 2010 e nella doppiezza di fronte alla riforma fiscale. E soprattutto - aggiungiamo -, nel tragicomico fiasco del divorzio di convenienza, realizzato nella convinzione di poter così aggirare la Costituzione che impediva la candidatura presidenziale di Torres.
Va riconosciuto al neopresidente la rapida formazione del suo governo, che ha piazzato suoi fedelissimi nei ministeri chiave. Gli va riconosciuta una notevole capacità decisionale. Speriamo di non dover assistere, nel duo Otto Pérez Molina e Roxana Baldetti, sua vicepresidente finora inseparabile, ad una situazione politica simile a quella verificatasi fra Álvaro Colom e Sandra Torres...
"L'ultima generazione della guerra”Dopo aver accennato alla precaria situazione a seguito della mancata attuazione degli Accordi di Pace - «molte delle cause che hanno dato origine al conflitto sono ancora presenti, sono stati traditi lo spirito e parte degli obiettivi strategici di quegli accordi», ha affermato -, il presidente ha ricordato di essere stato il rappresentante dell'esercito nel negoziato e nella firma degli accordi, e, rivolgendosi a Dio, ha chiesto «la saggezza per promuovere con perseveranza una vera riconciliazione, la forza per affrontare i ritardi e le ingiustizie, per riparare il tessuto sociale, ed i mezzi per investire nella cosa più preziosa che ha il Guatemala, cioè noi guatemaltechi, per costruire una società e una cultura di pace nel pieno rispetto dei diritti umani».
Si tratta, evidentemente, di un'affermazione assai importante. Con grande entusiasmo, Pérez Molina ha aggiunto: «Il mio sogno è che la mia sia l'ultima generazione della guerra in Guatemala e la prima della pace». Quindi, si è augurato che «le lacune diventino opportunità, e con l'attenzione all'ambiente, sappiamo sfruttare le nostre risorse naturali e mostrare al mondo ciò che siamo».
Un patto per la pace, la sicurezza e la giustiziaAl centro del suo discorso, Pérez Molina ha posto i tre patti che vorrebbe concertare. Per la pace, la sicurezza e la giustizia. Contro la fame. E per lo sviluppo economico e l'ordinamento fiscale. Tutto ciò, basato su «una visione del cambiamento fondata sul concetto di Stato di Diritto, sul rafforzamento istituzionale e sul rispetto della legge, che è sopra di noi tutti».
«Il patto per la pace, la sicurezza e la giustizia» ha affermato, ha l'obiettivo di «sensibilizzare tutti i settori della società sulle origini del crimine e sull'impegno che dobbiamo tutti assumere per prevenire il crimine, difenderci dai criminali e promuovere nuovi ambiti di convivenza pacifica. Per questo, verranno convocati vari settori per dar vita ad un tavolo permanente di discussione ed attuazione di azioni, ampiamente legittimato».
Sarebbe importante che tale appello alla partecipazione attiva della società non degeneri nella formazione di gruppi di “vigilanti” che, per “difenderci dai criminali”, incoraggino il farsi giustizia da sé o realizzino operazioni di pulizia sociale. In questo, più che in ogni altra decisione, è imperativo il rispetto dello Stato di Diritto.
Secondo il neopresidente, il patto da lui proposto permetterà «non solo di salvare l'istituzionalità attraverso il sistema nazionale di sicurezza, ma anche di incorporare suggerimenti e contributi pratici per la gestione dei rischi. L'attuazione dei piani di sicurezza pubblica, alle frontiere, e il rafforzamento del sistema nazionale di sicurezza e della giustizia, sono prioritari».
In questo passaggio, appare citato due volte il “sistema nazionale di sicurezza”. Speriamo sia così e che il Guatemala non torni, piuttosto, al “sistema di sicurezza nazionale”, del quale abbiamo avuto esperienze terribili in tutta l'America Latina. Su questo, ci sono alcuni sospetti: secondo alcuni media guatemaltechi, Pérez Molina sarebbe stato molto colpito dalla politica di sicurezza nazionale applicata da Álvaro Uribe in Colombia, che ha visto una forte collaborazione degli Stati Uniti nel quadro del Piano Colombia e che, secondo il sociologo e filosofo gesuita Javier Giraldo, ha comportato gravi violazioni dei diritti umani - in particolare, i cosiddetti “falsi positivi”: giovani reclutati forzosamente, vestiti da guerriglieri e uccisi dall'esercito per accreditarsi successi contro la guerriglia -. Álvaro Uribe ha realizzato una visita lampo in Guatemala il 13 Ottobre 2009, nel secondo anno della presidenza di Álvaro Colom.
Sicurezza: la prioritàIl neopresidente ha poi spiegato a quali strumenti intende ricorrere per mantenere fede al primo dei patti sanciti, mezzi che invero aveva annunciato durante la sua campagna elettorale e che trasudano tanto di linguaggio militare quanto di fiducia in tale approccio: «La formazione di cinque gruppi di lavoro (“fuerzas de tareas”, nell'originale in castigliano; equivalente all'inglese “task forces”, ndr) istituzionali, costituiti dalla Polizia Nazionale Civile, dall'Esercito del Guatemala, dai servizi segreti civile e militare, con l'appoggio degli Interni (Ministerio Público) e con l'accompagnamento permanente della Procura dei Diritti Umani, al fine di garantire i diritti umani e giusto processo». «Questo - ha aggiunto Pérez Molina - è un esempio dello sforzo multidisciplinare per affrontare con la legge in mano i reati di maggiore impatto sociale». Le cinque task forces specializzate si occuperanno di rapimenti, femminicidio, omicidi su commissione, estorsioni e furti di veicoli e telefoni mobili. Con esse, il neopresidente intende dimostrare di mantenere fede alle promesse elettorali e che è «disposto a fare i più grandi sacrifici per difendere la vita di tutti i guatemaltechi»; aggiungendo di voler far diventare le promesse elettorali «impegni di Stato», dal momento che «la sicurezza resta la priorità», ma essa va intesa come «sicurezza integrale, pubblica, civica, comunitaria, il tutto integrato con la sicurezza alimentare e nutrizionale».
Vittime di violenza e fameIn questo contesto, Pérez Molina ha pronunciato la frase, forse, più visionaria e, al tempo stesso, più realistica in tutto il suo discorso: «Il diritto alla vita, come parte dei diritti umani fondamentali, sarà una priorità. Perché in Guatemala si muore vittime della violenza omicida così come della fame, della povertà e della malnutrizione». Di qui, la sua visione: «Che siano garantiti tre pasti al giorno nel Guatemala più profondo, che possa arrivare presto il giorno in cui tutte le famiglie possano camminare per la strada senza timore di essere rapinate, assalite, ricattate, e senza violenza contro le donne». Senza dimenticare la necessità di azioni a protezione della «gente e delle loro proprietà attraverso la prevenzione dei disastri naturali».
Il neopresidente ha, poi, fatto riferimento ai mezzi necessari per raggiungere tali obiettivi: «Modificare ponti e strade, risorse aggiuntive per la Corte Suprema di Giustizia, per il ministero degli Interni, per il rafforzamento di un nuovo modello di indagine criminale, l'attuazione della nuova scuola ufficiali della Polizia Civile Nazionale, la riforma della polizia e due nuove brigate dell'esercito per la difesa della sovranità nazionale». Per tutto ciò, Pérez Molina sostiene di disporre già delle risorse necessarie iscritte a bilancio. Nel parlare di «rafforzamento» e «attuazione», indirettamente, Pérez Molina sembra così riconoscere che qualcosa sia stato fatto in questa direzione dal governo precedente.
Un patto contro la fameIl neopresidente ha, quindi, proposto di lanciare in tutto il Paese un programma Fame Zero: «È nostra convinzione che la povertà e la malnutrizione siano conseguenza di un'area rurale senza sviluppo». Per questo, sarà promossa «l'economia contadina, sulla direttrice che abbiamo chiamato sviluppo rurale».
Pérez Molina sembra non ricordarsi che tale argomento era stato affrontato negli Accordi di Pace, dal contenuto tanto ambizioso, quanto irrealizzato. Inoltre, tali obiettivi erano quelli presentati dalla Piattaforma Agraria ancora al governo Berger.
Nella visione di Pérez Molina, gli agricoltori devono diventare «agenti del proprio sviluppo», pur riconoscendo «che vi sono famiglie che hanno bisogno di maggiore sostegno da parte del governo per vivere con dignità». Anche qui, è parso realista, riconoscendo che i programmi di Coesione Sociale attuati dal precedente governo erano necessari e da proseguire, pur superandone i difetti: «Sono, quindi, favorevole a interventi quali i trasferimenti di fondi condizionati, ma in un quadro di istituzionalità e trasparenza, perché non si prestino a fini politici».
Il riferimento è ai programmi Mi familia progresa e Bolsa solidaria (La mia famiglia progredisce e Borsa solidale, ndr), guidati da Sandra Torres nel governo precedente. Evidentemente, non è realistico pretendere che un governo non tragga vantaggio per futuri piani politici di ciò che fa, se lo fa bene. Altra cosa è, però, sfruttarli in senso clientelare.
E i poveri delle città?Il neopresidente vuole che la sua politica favorisca «l'assegnazione trasparente delle risorse, la partecipazione civica e la trasparenza contabile». Per questo, ha proposto la creazione di un Ministero dello Sviluppo Sociale, «quale ente rettore degli sforzi nella lotta contro la povertà». Sta di fatto che, pochi giorni dopo, i deputati del suo partito hanno introdotto un disegno di legge in tal senso nel Congresso (parlamento), ottenendo la sua approvazione con procedura d'urgenza.
Pérez Molina ha insistito ancora una volta sulla strategia di sicurezza alimentare e promesso di ridurre nei suoi quattro anni di governo il tasso di denutrizione cronica infantile, attualmente intorno al 48%. Inoltre, si è impegnato a «combattere per la conservazione della biodiversità e raggiungere gli impegni internazionali assunti in materia ambientale».
È, tuttavia, evidente che limitare la lotta contro la fame alle zone rurali del paese lascerebbe fuori di questo programma la povertà urbana. Probabilmente, essa è quantitativamente minore, ma grande nel quotidiano contrasto con la ricchezza degli altri. Ciò accresce le aspirazioni e, di conseguenza, aumenta anche la povertà relativa. Ma, anche quantitativamente, la povertà urbana resta grande quando si studia l'ineguale distribuzione delle terre, la precarietà e il sovraffollamento delle abitazioni urbane nei quartieri “marginali”. Nella strategia del neopresidente contro la povertà non c'è traccia di espropriazioni di terreni urbani, per far fronte all'emergenza sociale, né di un piano per l'assegnazione di un tetto ai molti che ne hanno bisogno.
Sviluppo economico e ordinamento fiscalePer parlare del terzo “patto” che ha intenzione di concertare, il neopresidente è partito da un principio: «Sono fermamente convinto che solo attraverso la imprenditorialità si produce ricchezza. Per questo, stabiliremo un piano di rispetto e garanzia dei diritti economici delle persone fisiche e giuridiche nel nostro Paese». Pérez Molina cercherà, dunque, di promuovere un “triangolo” nelle zone rurali: occupazione, associazionismo e diversificazione delle colture per i mercati nazionali ed internazionali. E, a quanto pare, terrà in considerazione le Organizzazioni Non Governative (ONG), ammesso che si riferisca ad esse quando parla di «ricercare alleanze con organizzazioni produttive di sviluppo».
Pérez Molina si è dichiarato impegnato nel promuovere la crescita economica. Per la qual cosa, cercherà di «attrarre investimenti e creare posti di lavoro sicuri», dando grande importanza alla «agenda della competitività e ai suoi quattro motori dello sviluppo: esportazioni, turismo, energia e logistica». E ha ribadito che la sicurezza e la certezza giuridica sarà uguale per i grandi come per i piccoli imprenditori, siano essi guatemaltechi o stranieri.
Il neopresidente ha aggiunto di aver dato «speciale priorità ad un vero accordo di Stato, che faciliti l'amministrazione fiscale e che permetta di affrontare in maniera integrale ed efficace le sfide che oggi presenta il finanziamento dello Stato, per migliorare la ripartizione della spesa pubblica, ma soprattutto per garantire la trasparenza nella sua esecuzione».
Anche se molto importanti, tali punti non impegnano però ad una vera riforma fiscale, che non viene minimamente accennata: vale a dire, l'aumento delle tasse sui profitti delle grandi imprese e sulle grandi fortune personali e familiari.
Sviluppo economico o umano?Pérez Molina ha richiamato la necessità di «modernizzare la pubblica amministrazione, riorganizzare e rafforzare la finanza pubblica, ristrutturare le carriere dei funzionari pubblici, assicurare la trasparenza e la qualità della spesa, creare strumenti per un'effettiva trasparenza dei funzionari».
Sono tutti strumenti, anche se non ha specificato cosa intenda fare con essi, dove saranno diretti gli investimenti sociali e quale sarà il suo programma completo. Tuttavia, ha affermato che tali strumenti sono importanti per ottenere la fiducia nel governo, sia della gente che degli investitori. Aggiungendo che il suo governo adotterà «il modello di gestione per risultati». Con minore forza ha fatto riferimento all'istruzione come una priorità per la formazione di capitale umano. Probabilmente, perché Pérez Molina ha insistito sullo “sviluppo economico", ma non su quello “umano”...
Legalizzare le drogheAlla politica estera, Pérez Molina ha fatto brevi accenni, sostenendo che il Guatemala dovrà promuovere la democrazia, la giustizia e la pace, nel contesto del rispetto del diritto internazionale. Assicurando che il Guatemala sarà all'altezza del seggio che occupa nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, anche se non ha riconosciuto questo come un risultato positivo del governo precedente. Quindi, ha ringraziato la cooperazione estera ed espresso la sua convinzione che sarà tanto più efficace quanto più coerente con la strategia dello Stato.
Pérez Molina ha inviato un saluto speciale al milione e 400 mila migranti guatemaltechi all'estero, che sono partiti «in cerca di un lavoro e oggi le loro rimesse costituiscono il più grande ingresso del Paese». Ha promesso che farà il possibile per venire loro incontro, anche se non ha specificato come, ad esempio, rendere effettivo il loro diritto di voto.
Il neopresidente ha lasciato per la parte finale del suo discorso due «fenomeni transnazionali»: il narcotraffico e la tratta di esseri umani, che coinvolgono il Guatemala «data la sua posizione geografica». Sugli aspetti di produzione, traffico, consumo ed investimenti con violenza associati a questi fenomeni, Pérez Molina ha affermato che «rappresentano un campo di battaglia in cui non possiamo e non vogliamo essere soli». Sostenendo con forza che Colombia, America Centrale, México e, pure, gli Stati Uniti dovrebbero «affrontare la sfida della sicurezza regionale, con un grado maggiore di corresponsabilità nella prevenzione e nella lotta contro il narcotraffico».
È degno di nota che pochi giorni dopo il suo insediamento, Pérez Molina abbia sostenuto che la legalizzazione delle droghe sarebbe una soluzione migliore della lotta a traffico e consumo illegali, ammettendo che tale decisione avrebbe bisogno di una convergenza regionale, senza la quale sarebbe inoperante.
Per quanto riguarda la tratta di esseri umani, ha dichiarato che il Guatemala «si impegna a lottare con forza per sradicarla». E a dimostrazione della sua volontà di lottare per il primato della legge e il rispetto dei diritti umani «di tutti i popoli e nazioni», ha promesso il suo governo proporrà al Congresso di approvare la ratifica del Tribunale Penale Internazionale.
In conclusione, il neopresidente ha affermato: «il Guatemala non è solo la somma dei suoi problemi. È un grande Paese pieno di gente generosa, creativa e vigorosa. La nostra diversità culturale e linguistica è una forte espressione di ricchezza, non il pretesto per una divisione nazionale. Voglio poter contare su tutti i guatemaltechi, perché voi possiate contare su di me e sulla mia squadra».
Una squadra di governo pronta al lavoroCon la nomina di Luz Lainfiesta a ministra dello Sviluppo Sociale è stata praticamente completata la squadra di governo di Pérez Molina. Si tratta di un passo avanti rispetto al precedente governo, dal momento che questo è stato varato in poco tempo e ora lavora come una squadra, intorno alla figura centrale, almeno per ora, del tenente colonnello in pensione Mauricio López Bonilla.
Il governo ha cercato di presentare subito dei risultati:
  • la creazione del Ministero dello Sviluppo Sociale;
  • la trattativa con le compagnie minerarie (il governo ha aumentato le sue regalie dall'1% al 5% per quanto riguarda l'oro, fintantoché questo non scenda sotto i 935 dollari l'oncia, e dall'1% al 4% per quanto riguarda l'argento, e aumenti minori per altri minerali);
  • in vista del dialogo con il Gruppo di Economisti Guatemaltechi, il cosiddetto 40G, con il CACIF (l'insieme delle camere dell'impresa privata, ndr) e con altri gruppi organizzati, la presentazione di una legge di riforma fiscale, che pur non toccando l'IVA, aumenta l'imposta sul tabacco e sul reddito;
  • la creazione di nuovi corpi speciali contro la criminalità;
  • l'avvio dell'organizzazione di due nuove brigate dell'esercito;
  • infine, con la sua inseparabile vicepresidente, ha partecipato ad una marcia sul Volcán de Agua (il vulcano che sovrasta la famosa Ciudad Antigua, ndr), dove ha issato la bandiera nazionale e abbassato quella dei popoli indigeni, argomentando che «siamo tutti guatemaltechi».
Secondo alcuni osservatori, è probabile che questo governo intenda ricandidarsi nel 2016, sotto la guida di Mauricio López Bonilla, Roxana Baldetti e altri. Per la qual cosa, si starebbe già preparando ad un lavoro di massa nei municipi.
Nuovo protagonismo dei militariCiò che è chiaro è che, tanto in México, con la strategia militare di Calderón contro i narcotrafficanti, come in Honduras, El Salvador e Guatemala, l'esercito si sta ritagliando un nuovo ruolo. Alcuni si chiedono se ciò non sia sponsorizzato dai produttori di armi degli Stati Uniti. Sembra poco plausibile, dal momento che il nostro mercato è piuttosto piccolo e gli Stati Uniti stanno concentrando la loro forza in previsione di un conflitto con l'Iran.
L'attuale crisi del capitalismo globale, che sta mostrando sempre più il suo volto selvaggio in campo finanziario, in particolare nelle agenzie di rating che stabiliscono il “rischio Paese” e cercano di mettere in ginocchio l'Europa, fa sì che i capitalisti guatemaltechi, per quanto soci minori del sistema globale, premano sui militari per essere ancora una volta difesi da questi; per quanto predichino di imprenditorialità ai contadini, convinti che solo questa crei ricchezza, è chiaro che si riferiscono all'1% più ricco del mondo e dei nostri Paesi.
Occorrerà monitorare attentamente questo rinnovato protagonismo dei militari in America Centrale, México e Colombia. E pure quello di militari di un'altra ideologia in Venezuela. Giacché potrebbero prodursi delle tensioni innecessarie, dal momento che il regime di Chávez non piace a quell'1% di capitalisti.

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