«Abbiamo fatto germinare le nostre idee per imparare a sopravvivere in mezzo a tanta fame, per difenderci da tanto scandalo e dagli attacchi, per organizzarci in mezzo a tanta confusione, per rincuorarci nonostante la profonda tristezza.
E per sognare oltre tanta disperazione.»


Da un calendario inca degli inizi della Conquista dell'America.
  • slide01.jpg
  • slide02.jpg
  • slide03.jpg
  • slide04.jpg
  • slide05.jpg

EL SALVADOR / Elezioni legislative e municipali: un primo bilancio

Nelle elezioni legislative e municipali dell'11 Marzo scorso, tutti i partiti misuravano le forze con un occhio alla campagna per le presidenziali del 2014. Il Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (FMLN), che nel 2009 ha ottenuto la presidenza e spera di ripetere quel risultato, in questa occasione ha, però, accusato una seria battuta d'arresto, almeno nell'area metropolitana di San Salvador, su cui dovrà riflettere attentamente.

Articolo di Elaine Freedman. Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.


Per leggere e/o stampare il numero 4/2012 in formato PDF, clicca qui.
Nel Salvador, le elezioni legislative e municipali hanno un basso profilo, dal momento che nel Paese vigono una tradizione ed una Costituzione presidenzialiste, che si impongono su altri organi e livelli di governo. Le elezioni dell'11 Marzo scorso, che erano per l'appunto legislative e municipali, hanno appassionato soprattutto i militanti dei partiti partecipanti, senza riuscire a coinvolgere molto l'intera popolazione, troppo preoccupata per i problemi della vita quotidiana da non vederne il nesso con i risultati elettorali.
Tuttavia, per i partiti in lizza, la posta in gioco in queste elezioni era enorme, nella prospettiva delle presidenziali del 2014. Nel 2009, l'FMLN le vinse diventando la prima forza politica del Paese e strappando alla destra quote di potere in tutti i settori istituzionali. Da allora, sia i movimenti popolari che la classe dominante salvadoregna hanno conosciuto passi avanti e indietro. Per quanti si aspettavano dalla vittoria dell'FMLN una repentina e sostenuta svolta, l'andirivieni ha rappresentato una frustrazione che rende meno brillante la vittoria dell'FMLN nelle presidenziali del 2009.
RisultatiGli 84 seggi dell'Assemblea Legislativa sono così ripartiti:

  • Alleanza Repubblicana Nazionalista (ARENA, di estrema destra) 33 (ne aveva 32);
  • FMLN 31 (ne perde 4);
  • Grande Alleanza Nazionale (GANA, di destra) 11;
  • Concertazione Nazionale (ex Partito Conservatore Nazionale) 7 (il PCN ne aveva 11);
  • Partito della Speranza (PES, ex Partito Democratico Cristiano) 1 (il PDC ne aveva 5);
  • Cambiamento Democratico 1 (come nel 2009).
Rispetto alle precedenti elezioni, la principale novità è la presenza di GANA, partito nato da una costola di ARENA, cui nella scorsa legislatura aveva “portato via” 13 deputati. Altri 3 deputati di GANA provenivano dalle fila del PDC.
A sua volta, nel corso della legislatura, un deputato del PCN si era dichiarato "indipendente", uscendo da questo partito.
A livello municipale, i 262 comuni sono così assegnati:

  • ARENA 116 (ne aveva 122);
  • FMLN 95, di cui 8 in coalizione con CD e 2 con il PES (ne aveva 96, di cui 22 in coalizione);
  • CN 26, di cui 3 in coalizione con il PES (il PCN ne aveva 33);
  • GANA 17, di cui 1 in coalizione con il PES;
  • PES 4 (il PDC ne aveva 9);
  • CD 3 (ne aveva 2).
Al momento in cui scriviamo, non si conosce ancora il risultato di San Fernando, Morazán, dove ARENA e GANA sono finiti alla pari e il voto va ripetuto.
Anche nelle elezioni municipali, dunque, la differenza con i risultati del 2009 è minima.
VotiL'elettorato salvadoregno consta di 4.679.069 persone. Domenica 11 Marzo ne sono andate a votare 2. 369.450, cioè il 50,6%.
Come si sono distribuiti i voti? Nell'elezione di deputati, dove è più facile comparare le percentuali:

  • ARENA ha preso il 39,8% dei voti;
  • l'FMLN il 36,7%;
  • GANA il 9,6%;
  • CN il 7,2%;
  • PES il 2,7%;
  • CD il 2,1%.
  • L'altro 1,9% va diviso tra Partito Popolare, Partito Nazionale Liberale e quattro candidati indipendenti.
Rispetto al 2009:

  • per quanto riguarda ARENA, si registra un incremento di 42.888 voti, pari al 5%;
  • l'FMLN, invece, ne ha persi 116.414 voti, pari ad un calo del 12%;
  • GANA ne ha presi 217.447 e, trattandosi della prima elezione cui partecipa, l'essere diventata la terza forza elettorale del Paese è senz'altro un buon risultato;
  • CN, cioè il vecchio PCN, che ha dovuto riscriversi non avendo preso abbastanza voti nel 2009, ha perso 31.542 voti;
  • il vecchio PDC, ora denominato PES, appare come il grande sconfitto, con un decremento di 91.882 voti.
PolarizzazioneLe prime conclusioni paiono ovvie. El Salvador continua ad essere un Paese fortemente polarizzato. Ciò, nonostante i tentativi farlo rientrare in uno schema interpretativo di “centrosinistra” o di “centrodestra”. L'ambasciata degli Stati Uniti si distingue in tale sforzo, di volta in volta perseguito con forze diverse: dapprima con il Partito Democratico, poi con il Movimento Rinnovatore, quindi con il Fronte Democratico Rivoluzionario del Secolo 21, e oggi con GANA, i cui leaders trattavano con l'incaricato d'affari statunitense, Robert Blau, già sei mesi prima che il partito venisse ufficialmente fondato.
El Salvador è un paese diviso fra ricchi e poveri, con un coefficiente di Gini, l'indicatore della disuguaglianza, al di sopra della media. In tale contesto, FMLN e ARENA si aggiudicano oltre il 75% del totale di voti.
Un'altra conclusione è che l'iniziativa di includere candidati non di partito nelle liste elettorali non è risultata particolarmente attraente per gli elettori. Nel 2010, la Corte Costituzionale ha accolto un ricorso avanzato da Félix Ulloa, direttore dell'Istituto di Studi Giuridici di El Salvador (IEJES), sostenuto da Organizzazioni Non Governative (ONG), in seguito apparse come alleate dell'Associazione Nazionale dell'Impresa Privata (ANEP), nell'Alleanza per la Democrazia. Queste ONG della cosiddetta “società civile”, oggi guidate dall'Iniziativa Sociale per la Democrazia, da FUSADES e FUNDE (organismi dell'impresa privata salvadoregna, ndr), definirono allora le candidature non di partito «una forma di restituire al popolo l'onore di essere sovrano». Ma, per quel che si è visto nelle urne, la popolazione salvadoregna non sembra aver sentito tale “onore”: i quattro candidati non di partito, tutti insieme, hanno collezionato un misero 0,6% di voti.
AstensionismoUn dato su cui riflettere è il crescente astensionismo. Di solito, l'affluenza ad elezioni municipali e legislative non supera il 55% degli aventi diritto al voto.Anche nel 2009, nonostante l'ondata di entusiasmo generato dalle elezioni presidenziali, celebrate poco prima, l'affluenza fu del 54,1%. Nel 2012, alle urne è andato il 49,4% degli aventi diritto, meno di quanti votarono nel 2006 nelle elezioni municipali e legislative, che videro un'affluenza del 52,6%. E se la differenza è poca, lo è anche la distanza tra il voto legislativo per ARENA e quello per l'FMLN: solo il 3,1%.
Il quadro metropolitanoAnche se l'FMLN ha conservato all'incirca lo stesso numero di amministrazioni municipali, il peso politico e demografico dei Comuni in cui ha vinto è assai inferiore a quello dei municipi in cui ha perso. Lo smacco più forte per l'FMLN è stato nell'area metropolitana di San Salvador, che comprende 14 municipi ed è abitata dal 27% della popolazione salvadoregna. Nelle elezioni del 2009, l'FMLN aveva vinto in 12 dei 14 Comuni, ad eccezione della capitale San Salvador, persa quell'anno dopo averla amministrata per 12 anni consecutivi. L'altro municipio in cui l'FMLN non vinse nel 2009 era Antiguo Cuscatlán, tradizionale roccaforte di ARENA.
Quest'anno, l'FMLN ha perso importanti roccaforti in cui governava dal 1997: Soyapango, Mejicanos, Ayutuxtepeque, Ilopango e Apopa. All'FMLN sono rimasti solo 4 Comuni dell'Area Metropolitana: Cuscatancingo, Ciudad Delgado e Santa Tecla, cui si è aggiunto Nejapa, municipio in cui aveva perso nel 2006.
Dal canto suo, ARENA governerà in quei centri dove vive oltre il 52% dei salvadoregni, tra cui gli 8 capoluoghi dipartimentali (cioè, di provincia, ndr).
Per la prima volta nella sua storia elettorale, l'FMLN ha preso meno voti delle precedenti elezioni. In tal senso, non c'è dubbio che abbia sofferto una battuta d'arresto.
Le ragioniAltrettanto improbabile è che tale sconfitta significhi «l'inizio della fine dell'FMLN», come ha sentenziato Facundo Guardado, ex leader dell'FMLN e fondatore del già defunto Movimento Rinnovatore, in un'intervista a El Diario de Hoy. Come ha commentato Alirio Montoya, tale affermazione riecheggia la famosa “fine della storia” proclamata dal “profeta” neoliberista Francis Fukuyama all'inizio degli anni '90. Secondo quella fallace visione, il neoliberismo si sarebbe imposto su tutte le ideologie, nel regno eterno del capitalismo. Solo per restare in America Latina, meno di dieci anni dopo è arrivata la Rivoluzione Bolivariana in Venezuela e, in seguito, sono andati al governo movimenti anticapitalisti in Bolivia ed Ecuador e ha avuto inizio la costruzione dell'Alleanza Bolivariana dei popoli latinoamericani (ALBA). Insomma, se i pronostici di Fukuyama sono stati già smentiti, alla stessa fine sembrano destinate le parole di Guardado.
Tuttavia, i motivi di questa battuta d'arresto vanno individuati, superando la tentazione di attribuire, catarticamente, la colpa a qualcuno, a qualche organo di partito o struttura locale, o alla Commissione Politica dell'FMLN; piuttosto, è necessario analizzare le ragioni, alcune strutturali, altre superficiali, alcune interne, altre esterne, per cui la principale forza politica del Paese ha fatto due passi indietro nel processo di accumulazione della sua forza politica.
Effetto Funes?Alla vigilia delle elezioni del 2009 si cominciò a parlare di “effetto Funes” per descrivere i vantaggi dell'alleanza elettorale stretta dall'FMLN con il suo candidato presidenziale, Mauricio Funes, visto come il candidato capace di attirare il voto degli indecisi, grazie alla sua personalità carismatica e alla sua lontananza dal progetto socialista. Funes avrebbe, così, dato fiducia ai ceti medi e ad una parte della borghesia, convincendoli che i cambiamenti annunciati dallo slogan “Nasce la speranza... arriva il cambiamento”, non sarebbero stati di fondo, né avrebbero minacciato il pur scarso benessere di cui godevano. Piuttosto, avrebbero portato miglioramenti e abbondanza per tutti, senza colpire gli interessi di alcuno.
Dopo due anni e mezzo, c'è chi ancora difende quell'idea. Il periodico digitale Contrapunto ha pubblicato un articolo dal titolo FMLN derrotado sin efecto Funes (FMLN sconfitto senza effetto Funes) che riecheggia quella posizione. Secondo l'autore, i risultati delle elezioni del Marzo scorso dimostrerebbero che l'FMLN perde se non trova un equilibrio “moderato”, annacquando cioè il colore rosso del partito.
Il sondaggio CID-Gallup del Dicembre 2011 dava Funes al 70% di popolarità, tre punti in più di quando si insediò alla presidenza nel 2009, ma 17 punti sotto il dato dell'Ottobre 2009, dopo quattro mesi di governo. Secondo l'analisi di Contrapunto, «la distanza che l'FMLN si è impegnato a marcare rispetto al presidente, ha ridotto il suo bacino di voti».
Tuttavia, un'altra analisi contesta il fatto che l'FMLN abbia tratto vantaggi dal cosiddetto “effetto Funes” in questi due anni e mezzo. L'incapacità del governo Funes di produrre un vero cambiamento nel pieno della difficile crisi internazionale, ha rappresentato un serio limite, mentre la sua vicinanza a settori della borghesia e agli Stati Uniti ha fatto persino dubitare della sua volontà di realizzare tali cambiamenti.
Ceti mediMa, i ceti medi hanno bisogno di Mauricio Funes per essere rassicurati o di qualcosa di più? Per rispondere a questa domanda è necessario, in primo luogo, misurare il peso che i ceti medi hanno oggi nel Salvador. Secondo uno studio del 2007 di Equipo Maíz, dal titolo La composición social de El Salvador (La composizione sociale nel Salvador), la classe media, composta da lavoratori autonomi, impiegati, dipendenti dello Stato, persone che lavorano per le chiese, comunità e ONG, è di 769.484 persone, pari al 13,4% del totale della popolazione salvadoregna.
La direzione politica dell'FMLN ritiene che il governo abbia fatto poco per quella parte di classe media che nel 2009 ha scelto l'FMLN. I progetti sociali promossi dal governo - come l'abolizione della cosiddetta “tassa volontaria”, che nulla aveva di volontario, nei centri sanitari (una sorta di ticket, come quello in uso in Italia, ndr), kit scolastici comprendenti uniformi e quaderni per gli alunni delle scuole pubbliche, il bicchiere di latte per gli alunni più piccoli - non riguardano gli studenti delle scuole o cliniche private, frequentate dai ceti medi. E nemmeno i crediti concessi ai contadini, i progetti di alfabetizzazione, il riconoscimento di titoli di proprietà e le pensioni assegnate agli anziani, hanno coinvolto più di tanto i ceti medi.
I programmi sociali del governo sono stati giustamente diretti alla popolazione più bisognosa, al fine di alleviare il peso sulla stessa del modello neoliberista, che ancora impera nel Paese. Tuttavia, le conseguenze di tale modello non le pagano solo i settori popolari più vulnerabili, ma anche, in maggiore o minor misura, quei ceti che non siano fra i più abbienti. L'aumento dei prezzi dei carburanti, dei beni di prima necessità, dei servizi di base, e, in contrasto, la perdita di potere d'acquisto dei salari, hanno colpito tutti. La concessione mirata di sussidi ha significato un notevole risparmio per il governo, che, nel caso del gas, è riuscito anche a fermare l'abuso che di tale prodotto facevano i contrabbandieri. Tuttavia, per la maggioranza di piccole imprese, per i proprietari di trattorie, per le venditrici di tortillas, la cura è stata più dolorosa della malattia.
Considerando i pochi benefici per la classe media delle politiche governative, l'FMLN ha promosso altre iniziative, come i tagli ai costi fissi della telefonia o la riduzione degli interessi sulle carte di credito. Tuttavia, queste iniziative di legge sono state avversate dal presidente Funes, la cui politica fiscale non rappresenta certo un sollievo per la classe media. Alla fine, dopo un negoziato tra FMLN e governo, sono stati estesi i benefici della riforma fiscale alle persone che guadagnano tra 530 e i 6.200 dollari (dal 2001, El Salvador non ha più la vecchia moneta nazionale, il colón, avendo “dollarizzato” del tutto la sua economia, ndr), ma tale provvedimento è entrato in vigore troppo tardi per sortire qualche effetto prima delle elezioni di Marzo.
È probabile che tutto ciò abbia pesato sui risultati elettorali, posto che la maggioranza dei ceti medi vive nell'area metropolitana di San Salvador e in altri centri urbani. La distribuzione geografica delle perdite elettorali concorda con tale ipotesi, dal momento che l'84% dei voti persi dall'FMLN sono nel dipartimento di San Salvador, 24 mila dei quali nella capitale.
In ogni caso, bisogna stare attenti con i numeri. Anche se i ceti medi rappresentano il 13,4% della popolazione, la maggioranza dei quali concentrati in San Salvador, e anche se la differenza di voti tra ARENA e FMLN è stata, a livello nazionale, soltanto del 3,1%, la maggioranza della popolazione in comuni come Soyapango, Ilopango, Mejicanos, Apopa e Ayutuxtepeque non è di classe media, ma operaia. Ragion per la quale, si potrebbe concludere che non solo i ceti medi, ma anche i settori popolari non hanno percepito il cambiamento atteso con il governo Funes.
Certamente, i cambiamenti attesi hanno a che fare con la realtà e con gli interessi di ogni settore della popolazione. Secondo un sondaggio dell'Istituto Universitario di Opinione Pubblica dell'Università Centroamericana (UCA), sui due anni di governo Funes, tali cambiamenti hanno a che fare con il costo della vita, la delinquenza, la disoccupazione e l'elevato costo del carburante.
OccupazioneLa promessa elettorale che meno si è tradotta in realtà in questi due anni, secondo il sondaggio IUDOP , è quella della creazione di posti di lavoro. Certo, si tratta di una promessa molto difficile da rispettare, dal momento che da molti anni ormai le imprese private, sia nazionali che estere, hanno smesso di investire in El Salvador.
Dal 2001, anno della dollarizzazione, fino al 2007, gli imprenditori salvadoregni hanno portato all'estero capitali per circa 13 miliardi di dollari, cifra che comprende gli investimenti esteri realizzati in altri Paesi, soprattutto centroamericani, e i depositi bancari all'estero.
Gli investimenti esteri non sono cresciuti anche perché non c'è un mercato nazionale in crescita. E non esiste perché l'impresa privata non ha permesso la benché minima ridistribuzione della ricchezza, che avrebbe dato maggiore potere d'acquisto ai salari e aumentato il consumo interno. Nemmeno è realistico pensare che gli investimenti pubblici possano essere un mezzo per alleviare la disoccupazione e la sottoccupazione in un Paese in cui l'evasione fiscale supera il miliardo di dollari l'anno e dove gli imprenditori si oppongono al più piccolo cambiamento in materia tributaria e avversano qualsiasi progetto di riforma fiscale.
CriminalitàLa questione della delinquenza e della sicurezza in El Salvador è strettamente collegata al ruolo degli Stati Uniti. Perché il problema della criminalità è legato al narcotraffico, che va da Sud a Nord e alla vendita di armi, che vanno da Nord a Sud, e al traffico di dollari, anch'essi diretti da Nord a Sud; dinamiche di accumulazione capitalista che rispondono ad una logica continentale, dalla quale difficilmente El Salvador può chiamarsi fuori.
L'ingerenza degli Stati Uniti nel Salvador si è evidenziata nella recente rimozione di funzionari legati all'FMLN da importanti incarichi pubblici nel campo della sicurezza, che sono stati sostituiti da militari, che agitano il discorso della “guerra alle bande giovanili” e spingono alla crescente militarizzazione nel campo della pubblica sicurezza.
La ormai famosa “tregua nella guerra tra bande”, che sembra aver prodotto un repentino calo del numero di omicidi, si spiega in tale contesto, appena una settimana dopo le elezioni. Tale “coincidenza” fa molto riflettere in un Paese in cui, secondo le statistiche, le bande non sarebbero responsabili della maggioranza dei delitti commessi fra il 2000 e il 2011 e, quindi, pare strano che una tregua tra le stesse possa provocare un così drastico calo degli omicidi. Inoltre, l'aumento di quest'ultimi in periodo elettorale è stato una costante dalla firma degli accordi di pace del 1992; il che fa pensare che la “tregua” sia solo l'altra faccia della medaglia...
AspettativeSimpatizzanti e militanti di sinistra si aspettavano cambiamenti più radicali dal governo di Funes, anche se erano consapevoli che il programma di governo, sostenuto dall'FMLN, fosse, al più, riformista. Speravano che El Salvador entrasse a far parte del gruppo di nazioni latinoamericane che sfidano gli Stati Uniti e negli ultimi anni hanno iniziato a tessere meccanismi creativi di integrazione. Si aspettavano una vicinanza del governo con i Paesi dell'ALBA e l'adesione del Salvador al progetto PETROCARIBE (promosso dal Venezuela, che fornisce petrolio a buon mercato a numerosi Paesi della regione caraibica e centroamericana, ndr). L'apertura delle relazioni con Cuba è stata celebrata da molti salvadoregni, che immaginavano che ciò significasse l'adesione del Salvador al nuovo blocco latinoamericano antimperialista.
Inoltre, si aspettavano un rapporto più armonioso tra Funes e l'FMLN, pur sapendo che i due sono portatori di progetti politici coincidenti nell'immediato, ma diversi nel lungo periodo. Si aspettavano più rispetto da parte del presidente nei confronti dell'FMLN e delle sue autorità, e non il continuo discredito diffuso sui media all'insegna del “sono io il presidente”, a scapito del prestigio dei dirigenti dell'FMLN, quali Gerson Martínez e Salvador Sánchez Ceren, o del progetto socialista dell'FMLN, che il presidente bolla come «una linea ideologica dalla quale prendere le distanze».
Si aspettavano un Ministero del Lavoro che privilegiasse gli interessi della classe operaia e non quelli dei padroni; un Ministero delle Relazioni Internazionali (cioè, degli Esteri, ndr) meno asservito agli interessi statunitensi e un Ministero dell'Ambiente più incisivo nella lotta contro le compagnie minerarie.
Roberto Lorenzana, portavoce ufficiale dell'FMLN, ha timidamente accennato a queste frustrazioni nei giorni successivi al voto: «È l'FMLN ad aver scelto il presidente. Pertanto, siamo noi i responsabili di questa decisione e abbiamo corso il rischio che sapevamo di correre. Non si tratta di separare Funes dai risultati (elettorali, ndr), quanto, piuttosto, di decidere responsabilmente quali adeguamenti vadano apportati alle politiche pubbliche». Secondo Lorenzana, le elezioni dell'11 Marzo hanno segnato un “prima” e un “dopo” nel rapporto tra FMLN e Funes.
Per gli ottimisti, la sconfitta elettorale offre una buona opportunità all'FMLN per rivedere la sua politica in vista delle elezioni del 2014. Quali sono le questioni più controverse in tal senso?
Nel suo saggio El FMLN y la vigencia del pensamiento revolucionario en El Salvador, (L'FMLN e l'attualità del pensiero rivoluzionario nel Salvador), del 2005, Schafik Jorge Handal, leader storico dell'FMLN morto nel 2006, tracciava un bilancio degli anni '90 alla luce della sua missione storica: «Abbiamo abbandonato le armi, siamo diventati un partito legale per partecipare attivamente alla lotta politica, siamo entrati nel sistema con la decisione di mantenere una lotta permanente per realizzare la rivoluzione democratica incompiuta, orientata a cambiare il sistema, garantire lo sviluppo sociale, in modo più o meno durevole verso una società socialista... Siamo entrati nel sistema per cambiare il sistema, non perché il sistema cambiasse noi».
Allora, Handal ribadiva la sua distanza dalla posizione di quanti ritengono impossibile cambiare il sistema dall'interno, secondo le sue regole. Gli esempi della Unidad Popular in Chile (di Allende, ndr) e della giovane Rivoluzione Bolivariana in Venezuela (di Chávez, ndr) lo confermavano nella convizione che non si dovesse scartare la via elettorale per andare al potere, dentro il sistema, per poi cambiarlo progressivamente. Allo stesso tempo, Handal riconosceva come tale strategia comportasse rischi enormi ed esigesse molta attenzione, affinché «si sia noi a cambiare il sistema e non viceversa».
Prima battuta d'arrestoIn quel saggio, Handal ricordava come, negli anni '90, l'FMLN subì una prima battuta d'arresto al diventare un partito elettorale: «Sono cominciati ad apparire all'interno del Fronte linguaggi, concetti e categorie di pensiero in voga nel capitalismo neoliberista e globalizzante. Ciò portò, a fine 1994, alla crisi provocata da Joaquín Villalobos, che lasciò l'FMLN per creare il Partito Democratico, formazione che ebbe una vita fugace, che firmò il Patto di San Andrés con il governo di ARENA, per agevolare l'aumento, deciso da quest'ultimo, dell'IVA dal 10 al 13% e contribuire a frustrare il tentativo di riforma del sistema elettorale, per la quale si era impegnato davanti all'ONU, una volta passato il secondo turno delle elezioni presidenziali di quell'anno».
Continua Handal: «Siccome la lotta politica per accedere al governo avviene attraverso le elezioni, senza molte discussioni, si impose l'idea che dovevamo essere un partito, come si diceva a quel tempo, più di massa che di quadri... “Se vogliamo ottenere più voti, dobbiamo avere più iscritti”; la qual cosa implicava dare priorità alla quantità, a scapito della qualità, e giustificare lo scarso impegno nella formazione ideologica e politica».
Per l'FMLN, la ricerca di un punto di equilibrio fra politica ed elezioni, fra l'ideale “democratico” e quello “rivoluzionario”, è stata una lotta costante. Come ricorda Handal, la “democrazia” fu l'argomento utilizzato per far entrare nel partito un sacco di persone che non condividevano la sua missione rivoluzionaria e che venivano reclutati in ragione di un progetto che non spaventasse la borghesia. Per anni, chi si opponeva a questa pratica sbagliata, si guadagnava l'appellativo di “antidemocratico”, tendenza ancora oggi in voga.
Lo statuto dell'FMLN non regolamenta l'iter di ammissione al partito. Scriveva Handal: «Di conseguenza, la modalità di adesione era quanto mai semplice: era sufficiente una firma su un pezzo di carta dove erano scritti nome e cognome, numero di carta d'identità, numero di tessera elettorale, indirizzo e avallo da parte di due affiliati (che potevano essersi iscritti anche quindici minuti prima...). Firmato quel pezzo di carta, l'iscrizione era completata, senza che ci fosse bisogno che qualcuno l'approvasse. E per diventare dirigente del partito, non c'era alcun requisito oltre l'affiliazione».
E aggiungeva: «In seguito, si è andati persino oltre questo superficiale concetto di “democratizzazione”. Senza aver approvato previamente alcun criterio di capacità e coerenza politica e morale degli aspiranti, venne stabilito che tutti gli incarichi di direzione del partito, a tutti i livelli, dal locale al nazionale, e tutte le candidature a cariche pubbliche, consiglieri comunali, sindaci, amministratori, deputati e loro supplenti, persino le candidature a presidente e vicepresidente della Repubblica, dovevano essere decise mediante elezioni segrete e dirette di tutti gli iscritti al partito».
AntidotiIn nome della democrazia sono stati utilizzati i meccanismi più rozzi della vituperata “democrazia borghese”: il ricatto, il clientelismo e la manipolazione. In quel contesto, si sono consolidati gruppi di interesse ed è stato dato il via libera alle aspirazioni personali e di gruppo. Ovviamente, nell'FMLN entrò allora anche gente che aveva una coscienza rivoluzionaria, figure oneste che si sforzavano di formarsi politicamente nonostante il partito desse loro poche opportunità di farlo, persone con mistica e voglia di lottare. Tuttavia, il danno era ormai tale che anche la destra ne approfittava, offrendo privilegi e prebende per vedere quali funzionari pubblici dell'FMLN fossero disposti a vendersi.
Nei suoi ultimi anni di vita, Schafik Handal cercò di affinare meccanismi che facessero da antidoto a quegli errori. Nel 2010, quattro anni dopo la sua morte, le fila del partito sono state epurate: gli iscritti sono così scesi da 90 mila a 30 mila. Ciò ha comportato polemiche su cui i media hanno orchestrato campagne di discredito e, va da sé, molto malessere all'interno del partito.
Tuttavia, il meccanismo mediante il quale nell'FMLN si cercava di sradicare le pratiche più meschine del processo “democraticista”, non fu esente dagli stessi limiti che pretendeva di combattere. La cura fu peggiore del male? Difficile dirlo, ma quel che è certo è che ha avuto un impatto sul piano elettorale. In molti municipi, soprattutto nell'area metropolitana di San Salvador, la differenza di voti è stata inferiore a 500 schede. Gli ex dell'FMLN che sono rimasti a casa, astenendosi dal votare, probabilmente avrebbero fatto la differenza.
Lo stesso impatto ha avuto la selezione di candidati ad incarichi pubblici, in particolare sindaci e consiglieri comunali. Nel suo saggio del 2005, Handal concludeva che occorresse «distinguere tra le elezioni ad incarichi pubblici e quelle interne al partito. Nel caso delle prime - diceva -, ne usciamo rafforzati, giacché ci obbligano ad andare verso la gente, che è la linea principale. Le elezioni interne ci spingono, invece, verso l'interno».
DivisioniNei fatti, le elezioni dirette interne hanno indebolito politicamente il partito. Mentre i media ne hanno approfittato per “mettere in piazza” i problemi interni all'FMLN, gettando discredito sul partito, sui suoi candidati e sulla sua strategia nelle competizioni elettorali. All'interno dell'FMLN, il logorio ha nuociuto all'unità.
La Convención (anche questa, se si vuole, una “storpiatura” della Convention statunitense, per sottolineare la sua differenza dal tradizionale “congresso” di un partito di sinistra, ndr) Nazionale dell'FMLN del 2005 eliminò quel meccanismo e lo sostituì con un processo di consultazione meno formale e più privato a livello municipale e dipartimentale, prima che la commissione politica approvasse le candidature.
È stato in base a tale processo che, nel 2009, è stato scelto come candidato alla presidenza Mauricio Funes e, inoltre, sono stati scelti i candidati sindaci nel 2012. Ma, in molte località, il partito si è diviso tra i militanti e affiliati che sostenevano la candidatura scelta e coloro che si dicevano insoddisfatti per tale «imposizione». In alcuni municipi, gli insoddisfatti erano più degli altri e ciò dava la sensazione che la direzione del partito non ascoltasse la base.
Sebbene nella maggior parte dei municipi si siano poi serrate le fila intorno al candidato sindaco, è indiscutibile che il malcontento abbia influito sul voto. Sta di fatto che in tre dei più importanti municipi dell'area metropolitana di San Salvador, l'FMLN ha vinto nelle elezioni legislative, ma ha perso in quelle comunali, dando così ragione a quei militanti che si erano espressi contro l'elezione o la rielezione di determinati candidati. Ancora una volta, l'antidoto al democraticismo non ha dato risultati sul piano elettorale.
Rapporto con la gentePoche pagine più avanti, nel suo saggio Handal analizzava un altro sintomo della “minaccia elettoralistica” che affliggeva l'FMLN in quel periodo: «La nostra distanza dalla gente e dai suoi problemi è il risultato di questi viziati e frequenti processi elettorali interni. Quasi sempre, siamo immersi in qualcuno di essi, che dura 4 o 6 mesi, durante i quali militanti e dirigenti sono assorbiti dagli scontri interni, per la gioia dei media di destra. Abbiamo smesso di ascoltare la gente, abbiamo abbandonato l'elaborazione di proposte, l'organizzazione e la mobilitazione sociale per affrontare i problemi che colpiscono la popolazione».
Handal insisteva, inoltre, sul fatto che i comitati di base, cioè la struttura di primo livello dell'FMLN nelle comunità locali, fossero la forma più organica di inserimento nella popolazione e il modo più idoneo a garantire la comunicazione tra la popolazione e le strutture di direzione del partito.
Tuttavia, anche se i comitati di base dell'FMLN si sono moltiplicati in questi anni, la loro capacità di elaborazione politica, in quanto cellule fondamentali di un'organizzazione nazionale che si forma, si mobilita e attrae potenziali militanti, è stata limitata. Le visite “casa per casa” sono state il mezzo di comunicazione “per eccellenza” dei comitati di base. Durante la recente campagna elettorale, i militanti dell'FMLN hanno bussato a 750 mila porte, ma, evidentemente, nella maggior parte dei casi non sono riusciti a convincere le persone che visitavano che la loro presenza non fosse motivata dalla sola “necessità di guadagnare un voto”. Tale modalità, che serve a dimostrare “la presenza” dell'FMLN sul terreno, mai potrà garantire quella comunicazione che si realizza in una chiacchierata propiziata da una buona tazza di caffè, da un lavoro comune o dalla partecipazione ad attività comunitarie. Non è possibile raggiungere la fiducia necessaria perché la gente dica ciò che sente e pensa realmente e, viceversa, in visite così brevi e saltuarie. Come ebbe a dire Handal: «Non è la stessa cosa realizzare una visita veloce piuttosto che andare tra la gente quando c'è un problema e dirle “discutiamone, vediamo come possiamo risolverlo” e fare in modo che la gente partecipi alla presa di decisioni in merito».
Tra l'altro, la gente chiede di vedere non soltanto i militanti e simpatizzanti, ma sindaci e deputati, e non solo quando sono in cerca di voti.
Il processo di consolidamento organizzativo dell'FMLN è, dunque, una questione ancora aperta, secondo la visione proposta da Handal. I “legami dell'FMLN con il popolo” non sono ancora consolidati e quanto accumulato dall'FMLN nel campo dei media negli anni di guerra non è sfruttato in questa fase della storia. Il concetto di “comunicazione con la gente” va rivisto per andare oltre la mera “comunicazione di informazioni”. Comunicare ha a che vedere con la condivisione di sentimenti, credenze, valori e visioni del mondo, perché siano parte integrante di veri processi di coscientizzazione.
Formazione«Avviare un sistema di formazione politica ed ideologica, per la comprensione della problematica nazionale e dei nostri obiettivi e promuovere un dibattito approfondito nel partito per interrogarci su ciò che stiamo facendo e che vogliamo fare, e per suscitare la capacità critica e autocritica della militanza e della dirigenza, per realizzare in modo efficace la nostra missione»: ecco un altro suggerimento di Handal, per correggere la deriva elettoralistica dell'FMLN.
La sua critica non si proponeva di allontanare i potenziali militanti, ma formarli per favorire un maggiore impegno nella missione del partito, più capacità di discutere e rafforzare la sua strategia. Per questo, nel 2004, è stata fondata la Scuola di Formazione Politico-Ideologica “Farabundo Marti” e per questo il congresso nazionale del 2009 ha reso obbligatoria la partecipazione ai suoi programmi di formazione di quanti intendano candidarsi ad incarichi pubblici. Tuttavia, nonostante gli sforzi in tal senso, ad oggi tale obbligatorietà non si è ancora tradotta in realtà e c'è ancora molto da fare per consolidare la strategia e la pratica della formazione politica.
BilancioL'FMLN dovrebbe analizzare ciò che ha fatto e non ha fatto per ottenere i recenti risultati elettorali. Dovrebbero farlo anche le varie organizzazioni del movimento popolare, che condividono le posizioni rivoluzionarie e scommettono sulla costruzione di un potere più giusto. In particolare, i movimenti alleati dell'FMLN sono chiamati a rivedere le loro strategie organizzative, di mobilitazione e di formazione politica.
Il popolo salvadoregno, che vanta secoli di esperienza di resistenza e costruzione del cambiamento sa che questi processi non sono brevi e nemmeno avanzano in maniera lineare verso la “vittoria”. Al contrario, sperimentano passi avanti, stagnazione e battute d'arresto.
È urgente imparare dai propri errori come dai successi, in questi venti mesi che separano dalle elezioni presidenziali del 2014, comprendendo che la missione dell'FMLN va al di là delle contese elettorali e, quindi, della loro capacità di adempiere a tale missione al di là di ogni vittoria elettorale.
RealismoÈ realistico pensare che l'FMLN possa riconquistare la presidenza nel 2014? È realistico pensare che l'analisi interna delle forze di sinistra dia risultati a breve, medio e lungo termine? È realistico pensare che la trasformazione socialista sia vicina per garantire un reale cambiamento nella società?
Ancora una volta, le parole di Schafik Handal restano attuali in questa prospettiva: «Per i rivoluzionari, il realismo risponde ad un altro concetto: conoscere e studiare la realtà per cambiarla, non per sottomettersi ad essa. Perché ciò sia viabile, non occorre sacrificare principi e missione, ma imparare a definire e attuare strategie di organizzazione e di lotta che ci portino a livelli superiori di coscienza, di mobilitazione del popolo, di alleanze, di accumulazione perché i rapporti di forza siano a nostro favore per produrre il cambiamento».

STATISTICHE

Oggi67
Ieri188
Questa settimana1218
Questo mese1218
Totale7323507

Ci sono 14 utenti e 0 abbonati online

VERSAMENTI E DONAZIONI

Bastano pochi clicks, in totale sicurezza!

Importo: