NICARAGUA / Il prevedibile impatto del canale interoceanico sugli ecosistemi

Tra l'Agosto e il Novembre 2013, l'Accademia delle Scienze del Nicaragua ha promosso tre forum pubblici per dibattere del progetto di canale interoceanico proposto dal governo. Successivamente, ha pubblicato un libro con una selezione di testi che riprendono contributi di vari esperti intervenuti. Uno di essi, Jean-Michel Maes, partecipante al terzo dei citati forum, sottolinea i possibili effetti che il canale potrebbe avere sulla complessa biodiversità del Nicaragua e della regione centroamericana. Ecco una sintesi del suo intervento.

Biologo con master in Ecologia e, inoltre, esperto di Entomologia, Jean-Michel Maes è uno dei fondatori dell'Accademia delle Scienze di Nicaragua, Paese dove vive dal 1983.
Traduzione e redazione di Marco Cantarelli.

Prima di discutere dell'impatto del canale interoceanico sull'ambiente e sulla biodiversità, vorrei toccare alcuni punti che, sebbene appaiano poco legati al tema, finiscono invece per essere i più importanti.
Un progetto “a scatola chiusa”Il primo elemento da considerare è questo: seguendo le notizie relative alla proposta di canale interoceanico dall'esterno, al pari della maggior parte dei nicaraguensi, l'impressione è che si tratti di un progetto “a scatola chiusa”. L'idea del canale, considerata un sogno dai nicaraguensi, nell'aria da secoli, è stata improvvisamente ripresa dal governo del Nicaragua, presentata all'Assemblea Nazionale (il parlamento monocamerale, ndr) in veste di progetto di legge che, in un lasso di tempo estremamente breve per una questione di tale importanza, è stata approvata e pubblicata su La Gaceta Diario Oficial. Inoltre, senza alcuna gara, la concessione per la costruzione del canale è stata data ad una società presumibilmente cinese. La legge approvata contraddice in numerosi aspetti la Costituzione del Nicaragua. In essa, non appare alcun, serio riferimento agli aspetti ambientali. Al contrario, in un punto si propone di emendare le leggi esistenti, comprese quelle ambientali, al fine di agevolare la costruzione del canale. Ciò fa sorgere seri dubbi circa l'interesse per l'ambiente del governo nicaraguense, o dell'impresa che possiede la concessione del canale.
Spero di essermi sbagliato, ma la legge in sé dà l'impressione di preoccuparsi più dello sviluppo economico che del patrimonio naturale della nazione.
Il progetto del canale si contrappone anche ad altri progetti, forse più redditizi a lungo termine, per il Nicaragua, dal momento che verrebbe tagliato in due il corridoio turistico del Pacifico, compresa la strada litoranea. Per la sua sussistenza, lo sviluppo turistico, in particolare con le sue componenti ecoturistiche, deve essere rispettoso dell'ambiente, nonché generare una significativa quantità di posti di lavoro.
Tuttavia, il progetto di canale minaccia la disponibilità di acqua potabile proveniente dal lago Cocibolca. C'è consenso fra economisti e sociologi sul fatto che l'acqua potabile sia una risorsa la cui disponibilità va riducendosi in tutto il mondo, che registra una crescente domanda e che, a medio termine, sarà molto ricercata. Già esistono progetti che utilizzano l'acqua del Gran Lago di Nicaragua per l'approvvigionamento idrico delle popolazioni di Chontales (nella zona centrale del Paese, ndr). Per queste come per altre comunità, la possibilità di utilizzare l'acqua verrà meno nel caso in cui grandi navi dovessero passare per il lago.
La fretta nell'iter di approvazione della legge, la decisione discrezionale di assegnare la concessione ad un'unica impresa e l'assenza della problematica ambientale nel testo della legge, fanno dubitare che, anche quando si facesse un serio studio di impatto ambientale, esso venga tenuto in conto.
Altre rotte sono possibiliLa rotta del canale attraverso il Grande Lago di Nicaragua è un retaggio del periodo d'oro dei velieri e battelli a vapore che percorrevano la Ruta del Tránsito ai tempi del commodoro Vanderbilt (vedi qui). A quei tempi, ai capitani di quelle imbarcazioni era richiesta maggiore perizia, esperienza ed audacia, ma non c'era bisogno di molta acqua, dal momento che la stazza delle navi non era molto grande. Oggi, non sarebbe necessario scavare un canale che attraversi il lago Cocibolca, giacché sarebbe molto più facile aprire una trincea sulla terra ferma, della misura necessaria per le nuove navi di grandi dimensioni.
Fin dal tempo degli studi degli ingegneri francesi (Belly, 1858, vedi qui), l'idea era quella di una rotta che collegasse il porto occidentale di El Realejo (nei pressi dell'attuale Corinto, nel Nord-Ovest del versante Pacifico, ndr). Più di recente, una delle imprese che proponevano la costruzione di un canale “secco”, cioè una ferrovia  interoceanica, si offriva di realizzare l'opera passando sul lato nordorientale del lago Cocibolca, ad est del lago Xolotlán (di Managua, ndr), per arrivare nei pressi del porto di Corinto.
Questa soluzione è ancora possibile, seguendo il percorso che parte da Monkey Point (sul mar dei Caraibi, ndr), raggiunge la costa nordorientale del lago Cocibolca, ma lo evita proseguendo verso Nord, ad Est del lago Xolotlán, passa per il punto più basso della cordigliera di Los Maribios, e arriva a Corinto, o ad un'estensione di quel porto. Tale percorso avrebbe il vantaggio di consentire la costruzione del canale interoceanico e, allo stesso tempo, di continuare ad utilizzare l'acqua del lago Cocibolca come fonte di acqua potabile. In questo modo, il lago fornirebbe acqua al canale senza che le navi passino attraverso di esso; il canale potrebbe, infatti, approvvigiornarsi di acqua di entrambi i laghi, grazie a diversi canali regolati con chiuse.
L'impatto ambientale non sarà solo in NicaraguaL'impatto sull'ambiente causato dal canale interoceanico non sarà limitato al territorio nazionale del Nicaragua. L'impatto marino e costiero, a causa delle correnti oceaniche, sarà a livello regionale, dal México alla Colombia e alle isole dei Caraibi.
Anche l'impatto del canale sull'acqua dolce avrà rilevanza regionale, giacché il Costa Rica potrà risentire dei cambiamenti che si verificheranno nella qualità delle acque del fiume San Juan (emissarrio del lago Cocibolca che sfocia nell'Atlantico, ndr) e nella sua navigabilità.
Anche l'impatto sui suoli sarà notevole, dal momento che l'erosione produrrà notevole quantità di sedimenti che danneggeranno il canale stesso e finiranno in entrambi gli oceani, trasportati poi dalle correnti verso il Costa Rica e gli altri Paesi limitrofi.
L'impatto sulla biodiversità, in particolare sulle specie e sugli ecosistemi, sarà più a livello nazionale. Tuttavia, a livello genetico avrà un impatto su quei Paesi che condividono con il Nicaragua le stesse specie di fauna selvatica, dal momento che sarà tagliato in senso latitudinale il flusso genetico.
Anche il cambiamento climatico, in sinergia con questi ed altri problemi, avrà un impatto a livello regionale.
Quanto all'impatto del canale sui mari, gli studi richiedono sostegno internazionale per la scarsa capacità del Nicaragua in questo campo. Sul versante atlantico, le correnti oceaniche provenienti principalmente dal largo delle coste settentrionali del Sudamerica, impattano quasi perpendicolarmente la zona centrale della costa nicaraguense, virano poi a Nord, fino alla costa meridionale dello Yucatán e, quindi, si dirigono a Nord, passando tra lo Yucatán e Cuba. Una parte di tali correnti, al raggiungere la costa atlantica del Nicaragua devia invece verso Sud, dando luogo ad un movimento circolare di ritorno verso le coste della Colombia. Tali correnti trasporteranno ogni tipo di contaminazione verso tutti i Paesi della regione.
Impatto sul lago Cocibolca, su fiumi e baciniL'impatto sulle risorse di acqua dolce è duplice: la qualità dell'acqua disponibile in Nicaragua e la quantità di acqua necessaria per il funzionamento del canale. La qualità di acqua dolce del lago, sempre più necessaria per l'approvvigionamento della popolazione, potrà risentire direttamente del transito delle navi. I sedimenti che intaseranno il sistema e le chiuse che renderanno più lento il corso dei fiumi interessati dal canale nuoceranno alla qualità e alla quantità delle acque del lago. Bisogna tenere conto, inoltre, che diverse comunità di pescatori vivono di questa importante risorsa di acqua dolce.
La quantità di acqua dolce disponibile è fondamentale per il funzionamento del canale. I diversi percorsi studiati dall'impresa concessionaria del canale riguardano i bacini del fiume Brito, nel versante del Pacifico, e dei laghi Xolotlán e Cocibolca, che sboccano al mare attraverso il fiume San Juan (a Sud-Est, ndr); e sul versante dell'Atlantico, i bacini dei fiumi Escondido, Kukra e Punta Gorda. Il bacino più grande e più interessato dal progetto è quello del fiume San Juan, che comprende i due grandi laghi, in cui riversano le acque diversi fiumi del Nord del Nicaragua. I bacini del versante dell'Atlantico accumulano grandi quantità di pioggia e non ci dovrebbero essere problemi di approvvigionamento di nella zona orientale della regione dell'Atlantico Sud. Mentre il bacino dei due grandi laghi dipende dai fiumi che scendono dal Nord del Nicaragua e scorrono attraverso zone secche. Di conseguenza, per avete l'acqua sufficiente al funzionamento del canale si richiederebbe un rimboschimento massiccio della parte settentrionale di tale bacino.
Anche i suoli sono un fattore importante per il canale. Modificando il regime dei fiumi con le chiuse si facilita il deposito di sedimenti, che si accumulerebbero nel canale, facendo aumentare i costi operativi necessari per il suo continuo dragaggio. Oltre alla necessità di maggiore approvvigionamento di acqua per ridurre l'abbondanza di sedimenti, sarebbe fondamentale promuovere una copertura vegetale perenne.
A livello del sottosuolo, anche il rischio di inquinamento delle falde acquifere è fonte di preoccupazione, perché, aumentando la profondità dei fiumi e aprendo una profonda trincea nel lago Cocibolca, potrebbe aumentare la penetrazione di acqua contaminata nella falda freatica.
Tre impatti sulla biodiversitàL'impatto diretto sulla biodiversità sarebbe a tre livelli: sugli ecosistemi, sulle specie e sui geni. Il più visibile sarà l'effetto sugli ecosistemi. La perdita, o meno, di copertura forestale a causa dei cambiamenti nell'uso dei suoli potrà essere osservato su mappe geografiche o foto satellitari. La perdita di specie sarà meno visibile e potrà essere notata solo dalla presenza, o assenza, di certe specie. Ancora più difficile da verificare sarà il danno genetico, giacché solo l'analisi del DNA delle popolazioni di una stessa specie potranno evidenziare la perdita di flusso genetico.
Cambieranno gli ecosistemiOsservando le mappe della copertura forestale del Nicaragua in diverse epoche si può notare come, a forza di disboscare le foreste tropicali secche del Pacifico per far posto all'agricoltura, si sia aperta una breccia che va da Managua verso l'Atlantico. Si stima che, nel 1950, la deforestazione avesse raggiunto la metà orientale del dipartimento di Chontales. Tuttavia, già nel 1970, la deforestazione era proseguita in direzione de El Rama (nella zona centrale della costa atlantica, ndr), espandendosi ancor più nei decenni successivi e aprendo un'altra rotta verso la regione delle miniere di Siuna e Bonanza (a Nord, ndr), lasciando così disboscata gran parte della zona centrale del Paese.
Secondo dati dell'Istituto Nazionale Forestale (INAFOR), del 2004 e del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MAGFOR), del 2008, alla fine degli anni '90, la cosiddetta “frontiera agricola” si presentava con la forma di un boomerang, la cui punta centrale “poggiava” sulla regione di Bluefields, mentre le due estremità “toccavano” le due maggiori riserve naturali del paese: BOSAWÁS (acronimo di Bocay, Saslaya e Waspuk; a Nord-Est; ndr) e Indio Maíz (a Sud-Est, ndr). La regione che qui ci interessa, a Nord della riserva Indio Maíz e ad Ovest di Monkey Point, si  presentava nel 2002 come una vasta zona boscosa. Tuttavia, già nel 2011, secondo studi di Poveda e Hernández (2012), la stessa area era ridotta ad un gran numero di piccole porzioni di bosco, a testimonianza dell'avanzamento dei coloni da Nord a Sud, verso il Río San Juan.
La costruzione del canale interoceanico apre la possibilità di un rimboschimento massiccio dei bacini idrografici, per garantire l'approvvigionamento di acqua per il canale. Per farlo, il progetto dovrebbe necessariamente disporre delle risorse finanziarie necessarie allo scopo. Ma l'avanzata della “frontiera agricola” verso Sud potrebbe risultarne accelerata, a seguito dell'esproprio di terre su cui costruire il canale, che potrebbero spingere le popolazioni sfollate a cercarne di nuove a Sud o nella riserva di BOSAWÁS.
Spariranno specieI danni alla flora e alla fauna saranno proporzionali alla distruzione di copertura vegetale. Gran parte del danno potenziale nell'area in cui sarà costruito il canale è ormai fatto. Si può solo supporre un suo aggravamento, sia per la distruzione dei rimanenti boschi nella zona direttamente interessata dal canale, sia per l'estrazione di fauna selvatica da parte di un'accresciuta popolazione, attratta dal canale, che troverebbe una fonte supplementare di reddito nella caccia, nella pesca o nel traffico di fauna selvatica.
Anche la potenziale migrazione di abitanti sfollati verso la riserva Indio Maíz potrebbe causare una estrazione continua di fauna selvatica, dall'area della riserva fino a quella del canale.
Per quanto riguarda la flora, la costruzione di case di vario livello sociale farà aumentare la domanda di legname, con conseguente estrazione selettiva di varie specie di alberi. Anche l'aumento della popolazione farà aumentare la domanda di legna da ardere e la relativa estrazione.
Riduzione della variabilità geneticaLe popolazioni di molte specie animali sono distribuite in diversi paesi della regione. La breccia aperta nella copertura forestale, come quella esistente fra Managua ed El Rama, fa già diminuire il flusso genetico di specie che popolano le foreste.
Ciononostante, gli animali riescono a transitare da una zona all'altra, attraversando pascoli, frammenti di bosco, persino strade. Tuttavia, con la costruzione di un canale, quegli ostacoli diventeranno insormontabili per gli animali che non potranno volarci sopra. Di conseguenza, ci saranno due distinte popolazioni di specie animali, a Nord e a Sud del canale, con una differenza genetica che crescerà nel corso del tempo. La diminuzione della variabilità genetica per endogamia genera delle popolazioni con minori capacità di adattamento e difesa dagli elementi ambientali avversi.
Per la sua posizione latitudinale, il canale si scontra anche con l'idea, invero un po' utopica, del Corridoio Biologico Mesoamericano e quella del Corridoio Atlantico, a suo tempo progetti finanziati e sostenuti dal Ministero dell'Ambiente del Nicaragua. Nel 2002, la Commissione Centroamericana dell'Ambiente e dello Sviluppo considerava il Corridoio Biologico Mesoamericano una piattaforma per lo sviluppo sostenibile regionale e, nel 2011, la Banca Mondiale ha sottolineato la sua importanza, a seguito di una valutazione indipendente. Ma il canale va contro anche l'emblematico progetto Paseo Pantera, di protezione dei giaguari, animali mitici della regione centroamericana, in reale pericolo di estinzione.
Ci saranno anche cambiamenti climaticiIl cambiamento climatico sortirà effetti che accelereranno tali processi, perché ci saranno meno piogge nella zona del Pacifico e di più in quella dell'Atlantico. La diminuzione delle precipitazioni nel versante del Pacifico farà mancare l'acqua in quella parte di canale, una questione non di poco conto se sarà il lago Cocibolca a doverlo rifornire di acqua. Nella regione atlantica, dove il canale richiederà meno acqua, accadrà il contrario: l'aumento delle precipitazioni, pur con un regime più irregolare, aumenterà la quantità di sedimenti con cui bisognerà fare i conti. Entrambi gli effetti si potrebbero mitigare con la riforestazione.
Più negativo che positivoTracciando un bilancio, l'unico aspetto positivo del canale, oltre alla possibile ripresa economica durante la sua costruzione, sarebbe la riforestazione su larga scala, necessaria per il buon funzionamento del canale.
D'altro canto, però, ci sono diversi aspetti negativi:
- la scarsa garanzia che anche uno studio di impatto ambientale svolto con rigore e serietà venga preso in considerazione;
- l'assenza di qualsiasi riferimento all'ambiente nella legge approvata, che lascia tutto a discrezione della compagnia concessionaria;
- il venir meno del quadro giuridico di riferimento perché il governo nicaraguense, rappresentante del popolo del Nicaragua e difensore del patrimonio naturale della nazione, possa agire in tal senso;
- l'impatto marino, con potenziali problemi di inquinamento delle coste del Nicaragua e di altri Paesi della regione;
- un danno grave al lago Cocibolca, preziosa fonte di acqua dolce, pur sapendo che tale risorsa crescerà notevolmente di importanza nel corso del tempo;
- inoltre, l'eventuale costruzione di una diga sul fiume San Juan, nei pressi di San Carlos,  comprometterebbe la sua navigabilità, creando per di più un potenziale conflitto con il Costa Rica;
- il cambiamento di regime dei fiumi interessati dal canale aumenterebbe la quantità di sedimenti depositati, sia nei fiumi stessi che nel lago;
- lo sbocco del canale nel Pacifico entrerebbe in conflitto con i piani di sviluppo turistico dell'area.